INDISCRETO

Calcio italiano a pezzi: Gravina all’indice e Malagò prova a ricucire i cocci. Manette nel ritiro dell’under 21

Arrestato l’accompagnatore della nazionale. Battaglia sull’indice di liquidità: bocciato Viglione, la Figc ricorre al Tar. La Lega serie A lavora e la Covisoc spedisce le contestazioni: affanni in B e Lega Pro
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Imbarazzo e silenzio. Nel cuore del ritiro dell’under 21 della nazionale di calcio italiana che oggi si gioca la qualificazione all’Europeo è stato arrestato Vincenzo Marinelli. Ex presidente del Pescara, le manette sono scattate in seguito ad un’inchiesta sulla sanità. Marinelli è il dirigente accompagnatore dell’under 21, ruolo anni fa ricoperto da Gabriele Gravina che da lì poi spiccò il volo. Fino a diventare presidente Figc, fino a farsi nominare presidente del “Club Italia”, la struttura che sovraintende al movimento di tutte le nazionali azzurre, compresa l’under 21. Una tegola, un’altra tegola piovuta sul capo. Come non bastassero altre: anche qui, imbarazzo, sconcerto e silenzi. Hai voglia di gridare all’indice.

Imbarazzo nei palazzi della politica, non solo quella sportiva: una Lega che impugna un provvedimento del consiglio Figc e che vince il ricorso al Coni, un unicum, una cosa (quasi) mai successa, una vicenda disdicevole in un momento assai delicato per il pallone italiano. Un flop clamoroso, un corto circuito paralizzante. Una pistola fumante, un’altra disarmante figuraccia. Irritazione nel palazzo di via Allegri e in quello di via Campania, lì dove si governano e amministrano calcio italiano e giustizia sportiva federale: così ci vengono contro, ma come è possibile? Irresponsabilità, è il termine invece più in voga in queste ore tra i presidenti di Lega A: Gabriele Gravina e i suoi avvocati hanno voluto andare allo scontro e si sono schiantati, noi intanto andiamo avanti e anzi porgiamo la mano. Isolamento è invece quello cui tende Giovanni Malagò, presidente del Coni tirato per la giacca in questi giorni convulsi, la sentenza del Collegio di Garanzia del Coni rinviata sino all’ultimo giorno utile: spifferi impetuosi soffiavano sulle richieste (da una parte e dall’altra) di un interessamento al contenzioso, spifferi naturalmente smentiti così come un velenoso tentativo d’accreditamento alla soluzione della causa: non è che ci sia comunque lo zampino del numero uno Coni nel giudizio che ha dato ragione alla serie A sull’inapplicabilità per la stagione alle porte dell’indice di liquidità come parametro ammissivo ma che non ha bocciato il significato e il peso della norma? Perché – questo sarebbe il veleno nella coda del diavolo – mettersi contro la Figc non era possibile, ma nemmeno troppo conveniente scontentare la serie A, in fondo in via Rosellini devono ancora decidere se archiviare il ricorso sulla questione Miccichè-Sky che vede(va) Malagò “discretamente” coinvolto: a pensare male si fa peccato, questo almeno è quanto emerge. Pensieri a caldo cui seguono le dichiarazioni ecumeniche proprio di Malagò, il giorno dopo. Cioè oggi. «Parlo sempre di tutto, non mi tiro mai indietro ma non posso commentare le sentenze della giustizia sportiva né quelle del doping. Anche perché sono organi terzi presso il Coni, nulla hanno a che fare con ciò che riguarda la gestione del Comitato olimpico. Fermo restando che la vicenda non mi sembra conclusa. All’ultima assemblea della Lega ho ricordato ai presidenti, con molti dei quali ho un rapporto importante, che la Lega è una componente della federazione. Bisogna trovare il modo di andare d’accordo. Nessuno è obbligato ad andare a cena o fare le vacanze insieme, ma su 2-3 elementi trovare un’intesa è interesse di tutti, Federcalcio e Lega».

Il corto circuito. Parole e pensieri. Emerge invece incredulità nell’opinione pubblica, almeno in quella che annota ancora parole, vicende, date. Perché la Figc ha intenzione di ricorrere al Tar chiedendo la sospensiva del provvedimento appena emesso del Collegio di Garanzia Coni. Incredulità perché solo pochi mesi fa era stato Gabriele Gravina a tuonare: «La giustizia sportiva è da cambiare, non si può andare avanti in questo modo. Serve un chiarimento su ruoli e competenze. Abbiamo due gradi di giudizio interno, un terzo di garanzia che però non è di garanzia ma di merito, e due giudizi ordinari. Insomma, cinque gradi per arrivare alla decisione finale e spesso non si finisce qui. Mi auguro che qualcuno intervenga». Così Gravina il 30 settembre, al termine dell’ultimo consiglio federale. Così dopo aver messo alla porta il “deferito-inibito” Claudio Lotito, così dopo il giudizio del Collegio del Coni che aveva incenerito il castello di accuse mosse dal procuratore capo Giuseppe Chinè e dall’avvocato Giancarlo Viglione al presidente della Lazio sulla lunga, estenuante, logorante guerra sui tamponi. L’allusione al “giudizio di garanzia che non è di garanzia ma di merito” aveva un destinatario. L’ex ministro Franco Frattini, il presidente del Collegio di Garanzia Coni sostituito nell’incarico a gennaio dalla professoressa napoletana Gabriella Palmieri Sandulli: adesso c’è lei all’indice (poco liquido, molto affilato), adesso è proprio la Figc di Gravina – quello che considerava un’assurdità andare sino al Tar – che ricorre al Tribunale amministrativo regionale del Lazio.

Lo schianto e lo schiaffo. Demolite le tesi federali sostenute in dibattimento – pare con una punta di nervosismo e stizza – dal braccio destro di Gravina, l’avvocato Viglione che aveva sostenuto come “per la Figc la Lega A non esiste, ha solo la delega del campionato”, pensiero seguente a un altro, manifestato ad aprile nel corso di un incontro la commissione di Lega A e i vertici federali proprio sulle licenze nazionali, “ma voi non avete ancora capito chi comanda qui…”. Parole affilate, queste quelle espresse durante il dibattimento al Coni: «Con sorpresa la Lega A non conosce i manuali delle licenze Uefa. Non abbiamo violato alcun regolamento e non è un provvedimento retroattivo come sostiene la Lega perché la Figc è tenuta a controllare l’equilibrio economico-finanziario dei club di A». Il ricorso della Lega A scritto e sostenuto dai professori Vaccarella, Mattarella e Presutti, le ragioni dell’inapplicabilità sui modi e i tempi della norma, sulla sua retroattività più che sulla percentuale tra attività e passività correnti nei bilanci dei club. In fondo a dividere le parti, c’era e c’è un misero 0,1%: una questione strumentale, solo l’ennesima puntata di un braccio di ferro che va avanti da mesi. Un’altra causa persa dalla Figc e da Viglione, come già accaduto ad esempio per la vicenda tamponi. Un’altra causa persa dalla Figc, sconfessata inoltre proprio dagli organi di giustizia federale – Tribunale federale e Corte federale d’appello – quella sulle plusvalenze, le tesi e l’inchiesta del procuratore capo Chinè incenerite con tanto di bacchettate reciproche tra componenti dello stesso palazzo. Chinè che è pure capo di Gabinetto del Mef tra l’altro non ha ancora deciso se ricorrere al Collegio di Garanzia del Coni: l’aria che tira non è affatto propizia, sarebbe un altro inciampo. Meglio desistere. Mentre nell’aria intanto restano propositi e velleità: sulle plusvalenze Gravina aveva promesso un intervento, l’adozione di parametri sostanziali, significativi, seri. Niente, niente ancora: si parla e si studia, si vocifera e si vocifera anche come debba ancora insediarsi una commissione ad hoc.

La sentenza. Due camere di consiglio: 9 e 13 giugno. La firma del presidente del Collegio di Garanzia Gabrielli Palmieri Sandulli, quella del relatore Dante D’Alessio, quella dell’estensore Vito Branca. Una decisione: si annullano i provvedimenti impugnati nella parte in cui si prevede che la “verifica del possesso del requisito dell’indice di liquidità sia fissata in un termine antecedente alla chiusura dell’esercizio in corso”. Non un intervento sulle ragioni della norma ammissiva quindi, ma solo su modi e tempi di adozione. Una sentenza – in attesa delle motivazioni – che ha portato a queste reazioni. Quelle della Lega A, affidate a un comunicato: “Il dispositivo conferma la fondatezza delle obiezioni espresse a più riprese dalla Lega in merito ad una misura inopportuna non certo nel merito, ma nei modi e nelle tempistiche, soprattutto per gli effetti retroattivi sulla gestione in corso. L’auspicio è che da oggi si possa riprendere a lavorare tutti insieme per perseguire concretamente e in tempi rapidi quelle riforme che tutti, a cominciare dalla Lega Serie A, ritengono non più procrastinabili. Riforme che, per l’appunto, devono essere improntate sul dialogo e sulla sostenibilità diretta al rafforzamento della competitività del movimento calcistico italiano in sede nazionale e internazionale”. Come a dire, riavvolgendo un nastro che dura da almeno quattro mesi: inutile fare guerre strumentali e personali, noi siamo dalla parte delle riforme, noi siamo una voce che ha voce in capitolo: la Figc cosa vuol fare? In silenzio Gravina, in silenzio Viglione: il presidente federale e il suo braccio destro hanno mandato avanti il professore Gennaro Terracciano, nominato mesi fa da Gravina quale commissario in Lega per la riscrittura dei principi informatori, un’altra delle tante battaglie consumatesi in questi mesi tra Roma e Milano, tra i vertici federali e i presidenti di serie A. Così, Terracciano che aveva sostenuto con Viglione le tesi federali: «Il dispositivo ci lascia molto perplessi, soprattutto perché di difficile comprensione. Siamo sereni e ci attiveremo per fare ricorso, anche perché tale decisione rischia di compromettere la regolarità del campionato». La battaglia sembra continuare: cosa porterà?

Coincidenze e Covisoc. Nelle stesse ore in cui il Collegio di Garanzia del Coni pubblicava il dispositivo, la Corte federale d’appello respingeva il reclamo proposto dal consigliere di Lega A Gaetano Blandini, eletto a sorpresa a febbraio come “consigliere indipendente” in via Rosellini, eletto dal cartello anti-Gravina coagulatosi nei mesi intorno al duo Lotito-De Laurentiis. Blandini era stato inibito per due mesi (due mesi più multa di 5mila euro) “per aver leso la reputazione e l’onore degli organi federali”, decisione adottata dopo il deferimento avviato in seguito a una denuncia del presidente federale Gravina che però non ha mai fatto il nome di chi gli avrebbe riferito delle (presunte) offese rivolte da Blandini nel corso di una riunione tecnica con dirigenti federali. In quella riunione si discuteva proprio dell’indice di liquidità. Sempre ieri la Covisoc ha trasmesso ai club le comunicazioni – con le relative contestazioni – sulle carenze da indice di liquidità. Da quest’anno sui controlli agisce direttamente la Covisoc, non c’è più il filtro della Deloitte. La lettera era prevista per il 14 di giugno ma la Commissione ha anticipato di un giorno i calcoli e le contestazioni alle società che adesso entro il 22 giugno devono ripianare. Operazioni cui saranno costrette diversi club di B e di Legapro mentre Reggina e Triestina lottano per sopravvivere, mentre Pro Patria, Teramo e Messina cercano soluzioni e mentre altri club di B e serie C cercano di rientrare nell’indice. Perché lo 0,5% valeva per la serie A ma il consiglio federale ad aprile aveva portato quello di B e Legapro addirittura allo 0,7%: Balata (presidente Lega B) in silenzio mentre Ghirelli (presidente LegaPro e vice-presidente Figc) spiegava di aver voluto lui quell’indice più alto. La Lega A ha impugnato la delibera federale, non le altre due leghe: quindi, per dare ancora più un senso al corto circuito calcistico, l’indice di liquidità ammissivo non vale per un campionato (quello più ricco) ma per quelli in mutande davvero, sì. Almeno per il momento. Per il momento continuano le battaglie dentro e fuori il Palazzo. Perché, divise da lobbies e sponde politiche trasversali, ad esempio la serie A e Gravina continuano a battagliare anche sul Decreto Crescita. I presidenti di A non hanno mai accettato il limite imposto agli over 20 con stipendi oltre il milione di euro, limite imposto grazie al decreto del senatore pd Nannicini. Gravina e il sindacato calciatori guidato dal vice-presidente e vicario Figc Umberto Calcagno avrebbe voluto invece l’abolizione totale della norma. I vertici della Lega A guidati dal presidente Lorenzo Casini, dopo aver ottenuto una moratoria dei versamenti fiscali e contributivi dal 31 luglio al 31 dicembre, la proroga del credito di imposta al 50% e la modifica della legge Melandri per rendere più facile la vendita dei diritti tv all’estero, da oltre un mese sono al lavoro per far abbassare la soglia a 500.000 euro. Il nuovo campionato bussa già alla porta: già, ma con quali norme da inserire nell’indice del manuale?

 

 

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