Palla avvelenata al Consiglio di Stato: Gravina e Figc sperano nella strenna da Palazzo Spada. La doppia veste di Maruotti e il giudizio Fanizza: altro che Bennato e quella sua “Sono solo canzonette”. Qui sono solo (fortuite) coincidenze.
Venerdì c’è l’ultimo consiglio federale dell’anno di(s) grazia 2025. Dopo aver ottenuto con una maggioranza bulgara (98,7%) il terzo mandato alla presidenza federale, Gabriele Gravina chiude così gli appuntamenti istituzionali con la riunione plenaria che, tra i diversi punti all’ordine del giorno, ha quello del “sistema licenze nazionali 2026/2027”, della nomina del nuovo presidente del Settore tecnico (posto vacante da parecchi mesi dopo l’addio, non senza veleni, di Demetrio Albertini: in una logica di equilibri “spartitori” tra Figc, Aic, Aiac e affini, il posto dovrebbe andare all’ex tecnico Mario Beretta) e dell’approvazione del verbale della riunione del 24 novembre scorso.
Proprio in quel giorno nella sala “Paolo Rossi” della sede in via Allegri a Roma, fu varata la nuova composizione del “delicato” organo chiamato Commissione federale di garanzia. Come scritto nel precedente e recentissimo articolo (leggi qui), tra i cinque componenti spicca la presenza del magistrato Luigi Maruotti, designato come presidente della Commissione. Luigi Maruotti ricopre però anche una ben più prestigiosa e delicata carica: è infatti, dal 2023, il presidente del Consiglio di Stato. Lo status quo (la doppia veste di Maruotti) s’intreccia con una delicatissima vicenda che vede coinvolta la Figc targata presidenza Gravina: una vicenda il cui epilogo giudiziario è sull’uscio. L’11 dicembre infatti, proprio dinanzi al Consiglio di Stato (secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa), è stato discusso il ricorso presentato dall’Agcm (Autorità garante della concorrenza e del mercato) contro la sentenza del Tar (primo grado della giustizia amministrativa) che aveva annullato una sanzione di oltre 4 milioni di euro (comminata dall’Agcm l’1 luglio 2024) perché, secondo l’Antitrust, a partire almeno dalla stagione sportiva 2015/2016, la Federcalcio “aveva abusato della propria posizione dominante nel mercato dell’organizzazione di competizioni calcistiche a carattere agonistico, con l’obiettivo di escludere gli enti di promozione sportiva e limitare anche le loro attività amatoriali”. La provvidenziale boccata d’ossigeno alle casse (e alla reputazione) federale era piombata, come manna dal cielo, a febbraio 2025 in virtù di una sentenza della Prima Sezione del Tar Lazio, sentenza il cui magistrato estensore era Angelo Fanizza che, appena il 20 novembre scorso, ha rassegnato, dopo una violentissima bufera scoperchiata da inquietanti fatti scoperti dalla redazione della trasmissione “Report” condotta da Sigfrido Ranucci su Raitre, le dimissioni da segretario generale dell’Autorità garante della privacy.
E qui gli intrecci e le (fortuite) coincidenze aumentano, si potrebbe scriverne a dismisura. Prima però di entrare nello specifico, balza subito agli occhi un’evidenza dando una veloce occhiata al calendario: il 24 novembre 2025 il presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti è diventato componente della Commissione federale di Garanzia su proposta del presidente federale, proposta approvata dai consiglieri federali. Sedici giorni dopo a “Palazzo Spada” si è discusso del ricorso presentato contro la Figc per l’annullamento (deciso dal Tar) della sanzione di 4,2 milioni di euro comminata dall’Agcm nei confronti della Federcalcio presieduta da Gravina. Una (pura) coincidenza.
Riassumiamo e riavvolgiamo il nastro.
Sarà sicuramente (stata) una banalissima coincidenza. Già.
Il 24 novembre 2025 con il comunicato ufficiale 93/A firmato dal presidente federale Gravina, dopo aver sottoposto le candidature al vaglio del consiglio federale da lui presieduto, veniva ufficializzata la composizione della Commissione federale di Garanzia, organo ricostituito dopo la scadenza dei precedenti componenti. Delle nomine, dei profili, degli intrecci e dei (possibili) conflitti, ce ne siamo occupati appena ieri l’altro (leggi qui). Tra i cinque componenti di questa Commissione, che deve garantire terzietà e indipendenza nel suo operato, ci sono tre profili che hanno già operato per la Figc: l’ex presidente della Covisoc Germana Panzironi, l’ex presidente del Tribunale federale Cesare Mastrocola, e per l’appunto l’ex componente della Corte Appello Figc Luigi Maruotti. Quest’ultimo, vista la prestigiosa carica che ricopre, è stato ovviamente scelto come presidente della Commissione federale di Garanzia. Già. Non poteva essere altrimenti. Il profilo di Maruotti è prestigioso, come prestigiosa la sua carica.
Il magistrato amministrativo Luigi Maruotti è infatti dal 2023 il presidente del Consiglio di Stato, cioè il secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa. È anche l’ultimo organo cui è deputato un giudizio sportivo nato prima nell’alveo della giustizia federale e che poi, dopo il passaggio dinanzi al Collegio di Garanzia del Coni, approda al cospetto dei magistrati prima del Tar ed (eventualmente) del Consiglio di Stato. Ci sono tanti casi nei quali, davanti al Consiglio di Stato, sono state affrontate spinose vicende (per lo più patrimoniali, ad esempio il caso Chievo, la cui richiesta di risarcimento danni per 143 milioni di euro fu accartocciata da una sentenza del Consiglio di Stato per “una pregiudiziale sportiva”, leggi qui) generatesi da ricorsi in ambito federale, vicende nelle quali la Figc ha praticamente sempre vinto.
Vinto il ricorso (come difensori federali il capo dell’Ufficio giuridico Figc Giancarlo Viglione e il professore Gennaro Terracciano, prorettore dell’Università degli Studi del Foro Italico, nel 2022 nominato da Gravina commissario ad acta quando la Lega serie A, all’epoca belligerante, pareva non volesse adeguare lo Statuto ai principi informatori) dinanzi al Tar (febbraio 2025) ottenendo così l’annullamento della sanzione (4,2 milioni di euro), la Figc si augura ovviamente di vincere anche nel ricorso presentato dall’Agcm (difesa dall’Avvocatura di Stato) davanti al Consiglio di Stato, massimo organo della giustizia amministrativa presieduto da Luigi Maruotti, da venti giorni presidente della Commissione federale di Garanzia.
Della sanzione comminata e dell’annullamento della sanzione (deciso dal Tar Lazio, Prima sezione) se ne era scritto al tempo (leggi qui). In sintesi. Prendendo spunto da una denuncia del Centro Nazionale sportivo Libertas (la Cns Libertas si era rivolta all’Antitrust per segnalare che la Figc si era mossa per ostacolare le sue affiliate che volevano partecipare a tornei giovanili non agonistici, avviando anche nel marzo del 2023 “accertamenti in merito a tornei presumibilmente non autorizzati, organizzati da Enti di promozione sportiva ed alla eventuale partecipazione agli stessi di tesserati e società affiliate alla Figc” giocati in Campania tra il 2021 e il 2022, da qui sarebbero poi nati deferimenti della Procura federale e giudizi, prima degli organi di giustizia territoriali poi ribaltati della Corte d’appello federale che avrebbe dato ragione alla Procura Figc) e poi di altri enti di promozione sportiva, aveva stabilito che almeno dal 2015 la Federcalcio avesse utilizzato strumentalmente il potere regolatorio, che avesse attuato pratiche di concorrenza sleale e usato poteri intimidatori, sanzionandola con una multa di 4,2 milioni di euro per infrazioni durate 8 anni e 11 mesi (468mila euro l’anno), cifra stabilita in ragione di “una percentuale del 5% del valore degli introiti derivanti alla Figc per attività relative all’organizzazione di eventi sportivi calcistici giovanili a carattere agonistico e promozionale e ludico-amatoriale svolti nell’ambito del Settore Giovanile e Scolastico per ragazzi tra 5 e 17 anni”.
La decisione dell’Antitrust, oltre a provocare un considerevole esborso nel bilancio Figc, avrebbe potuto costituire un pericoloso precedente giurisprudenziale e “rompere” una posizione dominante di una federazione sportiva. Per questo, la decisione del Tar che nel febbraio scorso aveva annullato la sanzione, era stata accolta da Gravina con un sospiro di sollievo misto a sollevazione. «Siamo molto soddisfatti, perché è stata riconosciuta la correttezza dell’agire della Figc, che si è sempre ispirata al rispetto della tutela della salute dei bambini, della legge e dei regolamenti del Coni. Davanti al giudice terzo, abbiamo dimostrato nel merito come l’istruttoria dell’Antitrust sia stata influenzata da dichiarazioni fuorvianti e si sia basata su un ragionamento giuridico errato».
La sentenza del collegio della Prima sezione del Tar Lazio aveva da poche ore confutato la tesi della posizione dominante assunta dalla Federcalcio. Il giudice estensore della sentenza? Il 52enne magistrato barese Angelo Fanizza che, fino a sette mesi prima, era uno dei componenti della Covisoc, l’organo interno della Figc che (fino all’ingresso dell’Autority governativa) vigilava sui conti e sui bilanci dei club professionistici (come avviene per la Commissione federale di Garanzia, i profili vengono scelti dopo una manifestazione d’interesse e, dopo le proposte del presidente federale, vengono nominati dal consiglio federale).
E se Luigi Maruotti, presidente dal 2023 del Consiglio di Stato e da venti giorni presidente della Commissione federale di Garanzia, aveva già ricoperto ruoli nella giustizia sportiva della Figc (componente della Corte d’Appello Figc nel 2016) così come altri due componenti (Panzironi e Mastrocola, entrambi in epoca più recente) anche il magistrato amministrativo Angelo Fanizza ha in passato ricoperto incarichi, ed ha operato, nella giustizia sportiva della Figc. Federcalcio parte in causa nel giudizio amministrativo (udienza 5 febbraio 2025, sentenza 19 febbraio 2025) vinto al Tar in forza di una sentenza che ha visto come giudice estensore proprio lui, Angelo Fanizza. Che è stato componente del Tribunale federale nazionale (sezione disciplinare) dal 2019 al 2021; poi nel 2021 nominato dal consiglio federale, su proposta del presidente federale, in base alle domande ricevute e dopo il vaglio della Commissione di garanzia (per inciso: è quella presieduta da Maruotti da venti giorni), componente del Tribunale federale nazionale (sezione vertenze economiche); a fine novembre 2023 nominato componente della Covisoc (presieduta all’epoca dalla presidente del Tar Lazio Germana Panzironi che pure lei, da venti giorni, è nella Commissione federale di garanzia presieduta da Maruotti): incarico mantenuto fino alle dimissioni nel febbraio del 2024, dopo il varo dell’Autority calcistica. Sette mesi dopo quelle dimissioni, eccolo svolgere il ruolo di estensore del giudizio promosso dinanzi al Tar dalla Figc, Figc che a febbraio ha vinto il ricorso e che adesso, proprio sotto Natale, è in attesa della sentenza del Consiglio di Stato per chiudere così in bellezza l’anno 2025.
Non un anno proprio fortunato per il magistrato Angelo Fanizza che il 20 novembre 2025 ha rassegnato le dimissioni da segretario generale dell’Autorità garante della privacy (presieduta dal professore Stanzione). Poche ore prima era stato reso noto, all’interno dell’Autorità, un documento riservato in cui il segreterio generale Angelo Fanizza chiedeva al dirigente del dipartimento informatico di provvedere urgentemente all’estrazione della posta elettronica, degli accessi vpn, degli accessi alle cartelle condivise, degli spazi di rete condivisi, dei sistemi documentali, dei sistemi di sicurezza. La richiesta di Fanizza di spiare i lavoratori dell’Autorità risaliva al 4 novembre, due giorni dopo la prima puntata dell’inchiesta di Report che ha puntualmente e magistralmente scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora.
Chissà se non ci sia nulla da scoperchiare in questa vicenda che vede tra i protagonisti la trepidante Figc in attesa di giudizio e la giustizia amministrativa, pronta a emettere l’ultima parola di una vicenda delicata assai. Si decide tutto nel segreto di “Palazzo Spada”, lì dove in queste ore si stende la sentenza sul ricorso dell’Agcm contro la decisione del Tar che ha annullato l’ingente sanzione irrogata nei confronti della Federcalcio. A Palazzo Spada, lì dove il presidente (dal 2023) è Luigi Maruotti, e dove è presidente aggiunto (dal 2023 pure lui) Carmine Volpe, fino a un recente passato anche presidente della Prima sezione della Corte federale d’Appello Figc; lì dove ha l’incarico di segretario il consigliere Giulio Castriota Scanderbeg, anche lui ex componente Covisoc, proprio come lo è stato Angelo Fanizza.
Altro che “sono solo canzonette”. Qui saranno sono solo (fortuite) coincidenze.






