Nel settembre del 2024 ci occupammo (leggi qui) di un progetto promosso dalla Fip e da Unicef Italia e denominato “Diritti a Canestro”, finalizzato all’inclusione sociale, scolastica e sportiva di giovani extracomunitari attraverso la pratica della pallacanestro. La società che all’epoca (ed anche oggi) portava avanti la sperimentazione del progetto, il Club Basket Frascati (CBF), aveva pubblicato su un portale specializzato una richiesta di lavoro per due persone, un uomo e una donna, che avrebbero dovuto occuparsi di “ragazze adolescenti che sono a Roma per un progetto di sport e studio”. Ci aveva incuriosito e divertito, ma anche un po’ preoccupato, il fatto che gli unici requisiti richiesti per questo delicato lavoro di educatori fossero, udite udite, la patente di guida, il permesso di soggiorno e la conoscenza della lingua italiana. Null’altro. Andando più a fondo nella ricerca scoprimmo anche un potenziale conflitto di interessi in capo al direttore generale di Unicef Italia, Paolo Rozera, che sin dal 2019 – e almeno sino a tutta la stagione 2024-25 – ha svolto attività di allenatore di basket presso la CBF ed altre società sportive ad essa riconducibili. Già, proprio il 2019, l’anno in cui il progetto “Diritti a canestro” prese formalmente il via a seguito della firma di un protocollo di intesa tra la Federbasket e Unicef Italia e di un successivo accordo tra Unicef Italia e CBF.
È trascorso più di un anno da quel nostro articolo e non è successo nulla di rilevante. Non sappiamo se CBF sia riuscito a trovare il personale altamente qualificato che cercava, comunque ha continuato ad ospitare giovani atleti extracomunitari: l’ultima, una quattordicenne proveniente dal Camerun, è arrivata a Frascati il 21 ottobre 2025. In questo anno nessuno, né Fip né Unicef Italia né CBF, ha ritenuto opportuno chiarire i dubbi e rispondere alle domande che ponevamo in chiusura dell’articolo: c’è un bilancio della prima fase di sperimentazione del progetto, iniziata nel 2019 e che, secondo quanto scritto da CBF sul proprio sito, avrebbe avuto una durata stimata di tre anni? Si prevede, come previsto in sede di stipula dei protocolli di intesa, di estendere il progetto anche ad altre società oltre a quella con cui ha collaborato come allenatore il direttore generale di Unicef Italia? Silenzio assoluto.
Il progetto? È finito, anzi no. E allora, se non è successo nulla di significativo, perché torniamo ad occuparci di questo tema? Il fatto è che abbiamo scoperto che il progetto “Diritti a canestro”… non esiste più! Spulciando infatti tra i bilanci di esercizio di Unicef Italia (li trovate qui, e per l’esattezza nel bilancio di esercizio 2022, a pagina 54, abbiamo letto che “Nel corso dell’anno (2022) è stato finanziato e calato sul territorio il progetto “Diritti a canestro” dedicato […] alla sperimentazione di un percorso di crescita personale per atleti minori provenienti da Paesi extra europei”. Qualche riga sotto si specifica che “Il progetto ha generato oneri nell’esercizio 2022 pari ad euro 62 mila”. Nel bilancio di esercizio successivo, relativo cioè al 2023, si legge a pagina 62 che “nel corso dell’anno (2023) si è concluso il progetto “Diritti a canestro” dedicato alla sperimentazione di un percorso di crescita personale per atleti minori provenienti da Paesi extra europei”, senza alcuna indicazione dei costi sostenuti nell’anno. E infine nel bilancio 2024 di Unicef Italia, l’ultimo disponibile, non si fa alcuna menzione del progetto.
Fermiamoci un attimo a fare il punto. Dai documenti ufficiali di Unicef Italia emerge che:
- Il progetto “Diritti a canestro” prende il via nel corso dell’anno 2022, quando viene “finanziato” e “calato sul territorio”;
- Il progetto “Diritti a canestro” si conclude prima del 31 dicembre 2023.

C’è qualcosa che non torna. Il protocollo di intesa Fip-Unicef relativo a “Diritti a Canestro” viene firmato il 30 ottobre 2019 dal presidente Unicef Italia di allora Francesco Samengo e dal presidente Fip di sempre Gianni Petrucci, e di pochi giorni dopo (13 novembre 2019) è l’accordo tra Unicef Italia e CBF. Il progetto rallenta poi a causa del Covid, che miete tra le sue vittime lo stesso Samengo, ma riparte in pompa magna il 13 settembre 2021, nel palazzetto dello sport di Frascati, con una conferenza stampa alla quale, oltre a Fernando Monetti per CBF e a Paolo Rozera per Unicef Italia, partecipano il vicepresidente vicario della Fip, il compianto Gaetano La Guardia, il presidente della FIP Lazio Stefano Persichelli e, in videocollegamento, il presidente del Coni Giovanni Malagò e l’atleta della nazionale di basket Stefano Tonut. E però, mentre si svolgeva questa conferenza stampa, già da quasi un anno, per l’esattezza dal novembre 2020, la società CBF ospitava nella propria foresteria tre ragazzi e tre ragazze provenienti dal Senegal che, come si legge nei post pubblicati da CBF sulla propria pagina Facebook (QUI e QUI), erano giunti in Italia proprio nell’ambito del progetto “Diritti a canestro”. Attenzione, siamo a novembre 2020: più di un anno prima che il progetto venisse “finanziato” e “calato sul territorio” secondo quanto risulta dal bilancio 2022 di Unicef Italia.
Questo per quanto riguarda il pre-2022. E per il post 2023, anno in cui secondo il bilancio Unicef Italia il progetto si è “concluso”? Qui le cose si fanno sorprendenti. Facendo qualche rapida ricerca abbiamo infatti scoperto che:
- Il 21 ottobre 2025 è giunta in Italia una ragazza proveniente dal Camerun. Nel post Facebook con cui ne annuncia l’arrivo, la società CBF esprime “Un sentito ringraziamento a Diritti a Canestro e UNICEF che INSIEME a Club Basket Frascati rende possibile questa bellissima opportunità di sport, integrazione e crescita personale” (QUI il link)
- Il 25 novembre 2025, sempre su Facebook, CBF invita i propri sponsor ad un rinfresco in programma sabato 13 dicembre. Nella locandina dell’evento campeggiano, accanto a quello di CBF, i loghi di Unicef e di “Diritti a Canestro” (QUI il link).
- Sul sito di OIS Dental (QUI), una rete di cinque centri odontoiatrici attivi a Roma e dintorni che dal 2023 è tra le aziende che sponsorizzano CBF, leggiamo che “Nel sociale OIS Dental sostiene lo sport e il progetto UNICEF e CBF Diritti a Canestro”, con tanto di loghi dell’Unicef, del progetto e link al sito di “Diritti a Canestro” di cui parleremo sotto.

Di più: sul proprio sito internet (QUI il link) CBF descrive nei dettagli gli obiettivi di questa iniziativa che – citiamo – “prevede una prima fase sperimentale (durata stimata di 3 anni) attraverso cui poterlo validare nella successiva fase di riprogettazione. La fase pilota sarà sviluppata esclusivamente in una sola comunità italiana attraverso l’attivazione di partenariati articolati nelle diverse aree d’intervento, per 6 ragazzi/e, attori principali del progetto. Una volta validato il modello, verrà creato un network nazionale (fase 02) a partire dal quale diffondere il modello di percorso educativo – sportivo”. Stando ai bilanci Unicef Italia però, tra l’altro certificati da Deloitte & Touche S.p.A., il progetto si è interrotto nel 2023. E quindi con tutta evidenza non solo non è partita la “fase 02”, ma a quanto pare il progetto prosegue nella sua “prima fase sperimentale” che prevede il coinvolgimento della sola CBF. Possibile che tutto ciò avvenga all’insaputa dell’Unicef?
Il sito fantasma. E addirittura leggiamo in un post pubblicato il 21 febbraio 2025 sulle pagine Instagram e Facebook di CBF (QUI il link): “Siamo entusiasti di annunciare il lancio del nostro nuovo sito web dedicato al progetto DIRITTI A CANESTRO che CBF ha realizzato in collaborazione con UNICEF ITALIA.” Collegandosi a questo sito – leggiamo sempre sui post di CBF – ci sarebbe stata anche “l’opportunità di fare la differenza con una donazione. Ogni contributo, grande o piccolo, ci aiuta a portare avanti la nostra missione”. Quindi a quanto pare il sito avrebbe avuto anche una sezione di fund raising a beneficio di un progetto che Unicef Italia aveva dichiarato concluso nel 2023, usando per di più il brand e il logo Unicef.
Stiamo usando il condizionale perché abbiamo provato ad entrare su questo sito (www.cbfdirittiacanestro.it) ma non risulta raggiungibile: un altro mistero di una storia che di chiaro ha veramente poco. Per cercare di capirci qualcosa in più abbiamo effettuato una interrogazione WHOIS, ed abbiamo scoperto che il dominio è stato registrato il 12 novembre 2024 da Fernando Monetti, presidente di CBF, ed è cessato esattamente un anno dopo, il 12 novembre 2025. Quando abbiamo effettuato la consultazione (13 dicembre 2025) il dominio era appena uscito dalla fase in cui la sua titolarità poteva essere mantenuta gratuitamente ed era entrato nel “redemption period”, durante il quale per conservare la titolarità del dominio occorre pagare una tariffa. Non avendo scelto di rinnovare gratuitamente la titolarità del dominio, tutto lascia pensare che Monetti e la CBF non lo faranno neanche a pagamento e che, in buona sintesi, non siano più interessati ad avere la titolarità del dominio. Chissà perché…

Senza i piccioli non si canta messa (antico proverbio siculo). L’argomento delle donazioni e del fund raising ci porta a parlare di vil denaro: nel 2022, fonte il bilancio di esercizio Unicef Italia, il progetto ha generato costi pari a 62.000 euro. Per il 2023, anno nel quale il progetto si è concluso, non vengono indicati importi, quindi possiamo presumere una cifra analoga o leggermente inferiore.
E prima del 2022? E dopo il 2023? I primi ragazzi – ben sei – sono arrivati a Frascati dal Senegal nell’autunno 2020, e quest’anno a ottobre è arrivata una adolescente dal Camerun: da chi sono stati sostenuti i relativi costi, vitto, alloggio, trasporti? Da Unicef Italia? Da CBF? Da terzi non noti?
Intendiamoci: liberissimi Unicef Italia e CBF di stipulare contratti privati di sponsorizzazione, in virtù dei quali l’Ente potrebbe per esempio fornire supporto economico alla foresteria del club; starebbe eventualmente al consiglio direttivo di Unicef Italia ed al Ministero del Lavoro, a cui spetta la vigilanza sugli Enti del terzo settore, valutare la congruità dell’iniziativa rispetto agli obiettivi statutari dell’organizzazione, nonché l’opportunità che un alto dirigente di Unicef Italia svolga anche attività – nella fattispecie allenatore di basket – a favore della controparte, come è successo tra il 2019 e il 2025.
Presidentissimo Petrucci, ci ascolti! Ma qui non siamo di fronte ad un rapporto tra due privati. All’origine di tutto, atto fondativo del progetto, c’è l’accordo quadro del 30 ottobre 2019 tra Unicef Italia e Federazione Italiana Pallacanestro. Quel giorno la Fip ha sottoscritto, a nome e per conto dei propri associati, un documento che promuove un percorso di inclusione sociale, scolastica e sportiva di adolescenti provenienti da paesi extracomunitari attraverso una fase sperimentale da svolgere presso CBF ed una successiva estensione del modello su tutto il territorio nazionale.
La sperimentazione doveva avere una durata stimata di tre anni prima di passare ad una fase 2, secondo quanto riportato sul sito di CBF; di anni ne sono passati oltre sei e da parte della Fip, dopo il comunicato stampa e le foto della firma dell’accordo, non è mai arrivata una sola parola sul progetto. E allora, come di solito, qualche domandina finale a Gianni Petrucci, imperatore dei canestri italici, la facciamo noi:
- È disponibile un bilancio dei primi sei anni dell’iniziativa “Diritti a canestro”? Numero di ragazzi formati, risultati raggiunti, protocolli utilizzati, costi, finanziamenti, etc.?
- Il progetto ha concluso la fase sperimentale? È prevista la sua estensione a tutto il territorio nazionale?
- La Fip è a conoscenza del fatto che Unicef considera concluso il progetto? Se si, quali sono le ragioni della sua conclusione anticipata e come mai Fip non ha ritenuto di darne comunicazione ufficiale tramite i propri canali informativi interni ed esterni?
- La Fip è conoscenza del fatto che a tutt’oggi la società CBF, associata alla Fip, utilizza per le proprie iniziative promozionali e di comunicazione il logo di “Diritti a Canestro”, quindi di una iniziativa patrocinata da Fip, che l’altro promotore Unicef Italia considera conclusa nel 2023?
Presidente, per una volta almeno ci dia una risposta! Sappiamo di non riscuotere le sue simpatie, ma lo faccia almeno per la serenità delle società associate alla sua federazione, molte delle quali cominciano a sospettare – e con qualche ragione, visti i fatti che abbiamo allineato in questo articolo – che un progetto nato con nobili obiettivi si sia trasformato strada facendo in qualcosa di molto diverso, e soprattutto non capiscono perché la Federazione, che dovrebbe statutariamente promuovere l’attività di tutte le società aderenti, continui invece a sostenere, foss’anche soltanto col silenzio, una iniziativa partita per creare un modello di portata nazionale ma che alla fine porta beneficio ad una sola società.






