Sport, nomine e conflitti. Collegio Garanzia Coni: un rinnovo mascherato. E Gravina (si) blinda Figc col presidente del Consiglio di Stato

Mentre ristagna il lavoro della Commissione di riforma della giustizia sportiva il presidente del Coni Buonfiglio dribbla l'articolo 12 bis comma 7 dello Statuto: i componenti sono "scaduti". In Federcalcio la commissione federale di garanzia è composta da profili che hanno già operato in Figc: Panzironi e Mastrocola oltre al presidente Maruotti
Gabriele Gravina premiato con il "Collare d'oro" da Luciano Buonfiglio, presidente del Coni

“Il mondo è fatto a scale…c’è chi scende e chi sale”. Il celebre (e antico) proverbio anni fa fu persino il tema di una canzone (di Claudio Lolli): incarna il principio ciclico della vita di ognuno di noi, fatto di alterne (e passeggere) fortune e sfortune.

Il mondo è fatto anche di bellissime e prestigiose scale, come quelle ad esempio che a Palazzo H (sede del Coni) portano dal pian terreno al Salone d’onore del Comitato olimpico italiano: furono progettate a fine anni ’20 dello scorso secolo dall’architetto Enrico Del Debbio e sono rimaste immutate nella loro bellezza per quasi dieci decenni. Da qualche mese, invece (ne abbiamo scritto, leggi qui e qui) sui gradini di questa scalinata sono comparse (a proposito: ci sono ancora?) delle scatolette di plexiglas posizionate, ognuna col simbolo delle cinquanta federazioni affiliate al Coni.

Si può alterare l’immagine e la composizione di un edificio di così enorme prestigio storico-artistico senza il permesso della Soprintendenza? È a rischio la pubblica incolumità perché di fatto si riduce l’utilizzabilità della pedata della scala e si rende inservibile il relativo corrimano? Domande già poste ma ancora in attesa di risposte. Per leggere atti e costi di questo intervento voluto dal Comitato Olimpico presieduto dall’avvocato Luciano Buonfiglio, si è anche proceduto a una richiesta di “accesso agli atti”: anche questa è in attesa di risposte. Sarà di sicuro stato un intervento temporaneo, a tempo: magari le scatolette torneranno in soffitta. Chissà. Noi ci crediamo.

Intanto e però, si può leggere come nel “Codice dei beni culturali” (D. Lgs. 42/2024) sui beni immobili vincolati e di pregio “le installazioni temporanee non sono “edilizia libera” e richiedono sempre l’autorizzazione preventiva della Soprintendenza (Ministero della Cultura), anche se precarie, poiché il vincolo prevale sulle norme edilizie ordinarie e ogni intervento, anche minimo, deve essere compatibile con la tutela del bene culturale, altrimenti è abusivo e sanzionabile. Serve il nulla osta paesaggistico della Soprintendenza che valuta l’impatto e la compatibilità, con procedure specifiche, spesso complesse, che vanno oltre la semplice scadenza dei 180 giorni”.

Dunque, a meno che tra le carte che il Coni ha il dovere di consegnarci in base alla nostra richiesta di accesso non ci sia un nulla osta della Soprintendenza, oggi a palazzo H c’è un abuso che, riguardando un bene vincolato, è anche qualcosa di più grave….

Il mondo è fatto a scale, c’è chi le scende e chi le sale. Anche nell’ordinamento sportivo italiano c’è chi sale su queste scale per poi non (di)scenderne più. Può essere ad esempio il caso (attuale, e scottante, ma tenuto silente) degli (attuali) componenti del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni? Voluto e introdotto nel 2013 con una riforma decisa dall’allora presidente del Coni Giovanni Malagò (votarono contro l’allora presidente della Figc Giancarlo Abete che mostrò «perplessità sulla legittimità: c’è il rischio di violazione del principio di autonomia delle singole federazioni», l’ancora attuale presidente della Federbasket Petrucci e l’ancora attuale presidente della Federnuoto, Barelli), si legge al comma 7 dell’articolo 12 bis dello Statuto del Coni. “Il presidente del Collegio di Garanzia dello Sport è eletto dal Consiglio Nazionale del Coni, su proposta della Giunta Coni, con la maggioranza dei due terzi aventi diritto al voto. I componenti del Collegio di Garanzia dello Sport sono eletti dal Consiglio Nazionale del Coni, su proposta della Giunta nazionale del Coni con la maggioranza dei due terzi aventi diritto al voto all’esito di una selezione tramite una procedura comparativa, svolta dalla Commissione di Garanzia. Il presidente e i componenti del Collegio di Garanzia dello Sport durano in carica quattro anni e non sono rinnovabili”.

Ebbene, mentre nella “Commissione Giustizia del Coni” voluta dal binomio Buonfiglio-Abodi (con l’amichevole partecipazione del ministro del Mef Giancarlo Giorgetti) si continua a discutere del nuovo ordinamento della giustizia sportiva, dei suoi confini e dei suoi poteri, il “carrozzone” del Collegio di Garanzia dello Sport continua a restare allegramente in piedi (del bluff di questa commissione ne parlammo qui) con la carica (pardon, le cariche) di tutti i suoi componenti. Eppure, a ben guardare e leggere, sono tutti (o quasi) “scaduti” e non più rinnovabili. Ad eccezione della presidente (Avvocato Generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, succeduta nel gennaio del 2022 al defunto ex ministro Franco Frattini).

Come recita il comma 7 dell’articolo 12 bis dello Statuto Coni il suo mandato dovrebbe scadere tra un mese. Eppure (anche) lei è rimasta lì, su una scala “immobile”, insieme a tutti (o quasi) i componenti delle diverse sezioni del Collegio di Garanzia dello Sport, nominati ben prima del gennaio 2022. Ci sono rimasti grazie a una proroga (sarà almeno stata comunicata al ministro dello Sport, Abodi?) concessa dal nuovo presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Una proroga sine die? Una proroga sino a quando?

La proroga, soprattutto una proroga senza scadenza, non è altro che un rinnovo mascherato. E la proroga è un atto che scardina i principi sul giudice naturale. Perché non è stata indetta la procedura per la ricostituzione del Collegio di Garanzia? Si vuole (forse) favorire qualcuno? Buonfiglio ha forse ceduto a Malagò che, da dietro le quinte, vorrebbe mantenere lo status quo? Abodi (sorridente e soddisfatto nei giorni scorsi all’inaugurazione del nuovo centro Antidoping) non ha nulla da dire o da eccepire? Domande ipotetiche, è ovvio. Però chiunque venisse giudicato, e condannato, dal Collegio di Garanzia questa domanda potrebbe legittimamente porsela.

Noi invece ci chiediamo, e chiediamo (al ministro Abodi, al presidente del Coni Buonfiglio, all’ex presidente del Coni Malagò, all’attuale presidente del Collegio, Palmieri Sandulli): sono valide le sentenze emesse da soggetti che sono “scaduti” e che, secondo il vigente Statuto del Coni (articolo 12 bis, comma 7), non possono essere rinnovati? O invece sono tutte sentenze nulle? Gli amici giuristi ci hanno confermato che la Cassazione ha appunto dichiarato nulle le sentenze emesse da un giudice di pace scaduto….

Attenzione. Il divieto di rinnovo (aggirato con la proroga) non è una formalità o una barzelletta ma una garanzia per coloro che debbono essere giudicati.

Come ciò stia avvenendo (a meno che dietro non ci sia un disegno) si giustifica magari con il fatto che tutte le energie sono concentrate sulla famosa commissione di riforma della giustizia. Di questa abbiamo già scritto e detto: è legale che Abodi e Giorgetti calino (ed impongano) dall’alto regole non condivise con le federazioni che, anche in questa materia, dovrebbero essere sovrane, tanto più in forza del principio di autonomia sportiva?

Ma cosa c’è da cambiare? C’è una Commissione di garanzia per ciascuna federazione, tale Commissione dovrebbe essere composta da uomini integerrimi, i casi in cui il Tar o il Consiglio di Stato hanno riformato le decisioni sportive sono numericamente inesistenti…Eppure si vuole cambiare; non sarà che dietro questo cambiamento c’è la voglia di controllare qualcosa che fino ad oggi la politica non è riuscita a controllare?

Noi, come al solito, resteremo qui a controllare e vedremo se tra gli illustri avvocati che popolano la commissione sulle riforme pioveranno incarichi difensivi….Ma nessuno, ad esempio, si è posto il problema che qualche componente potrebbe trovarsi in una situazione di conflitto?

Oltre alle scale (e prima delle scale) Buonfiglio ha allora molto da riflettere sul tema della giustizia sportiva. A cominciare dal fatto che l’organo che dipende da lui (il Collegio di Garanzia) è attualmente e clamorosamente illegittimo (per conferme si legga la sentenza della Cassazione sulle sentenze emesse da un giudice di pace scaduto)….

Intanto la Figc si è messa al riparo, blindandosi. Nel consueto silenzio generale si è infatti mosso invece deciso Gabriele Gravina che nell’ultimo consiglio federale (il prossimo è fissato per questa settimana) ha fatto approvare dai suoi consiglieri le nomine dei nuovi componenti della Commissione federale di garanzia. Con l’abituale liturgia prevista in questi casi “ravvisata la necessità di provvedere”, “sentite le proposte del presidente federale” e “visti gli articoli 27 comma 3 e 34 comma 2 dello statuto federale”, sono stati scelti, pardon nominati, Luigi Maruotti, Cesare Mastrocola (la prima volta nominato nel 2021e dunque già presente, in un tratto, nella Commissione federale di garanzia “scaduta” presieduta da Pasquale De Lise), Germana Panzironi, Marcello Clarich e Angelo Vitale.

La Commissione federale di garanzia è un organo centrale e assai delicato nell’architettura della giustizia sportiva, incarnando i principi di legalità, imparzialità e indipendenza che devono prima di tutto possedere i suoi componenti. È infatti l’organo che valuta l’idoneità e i requisiti dei componenti degli organi giudicanti della giustizia sportiva Figc e della Procura federale, che adotta provvedimenti disciplinari nei loro confronti e che fornisce pareri non vincolanti su provvedimenti o atti federali; il dettato da statuto recita che i “membri sono scelti tra professori universitari di diritto, magistrati di giurisdizioni superiori e avvocati dello Stato con almeno 15 anni di esercizio” (di regola, si presentano le “manifestazioni di interesse” in seguito a una specie di bando, e poi si procede alla scelta-scrematura tra le varie candidature).

Tra chissà quanti candidati, sono stati scelti questi “magnifici cinque”. Angelo Vitale è un avvocato dello Stato, Marcello Clarich è un professore di diritto amministrativo, Cesare Mastrocola è stato magistrato al Tar ed ha ricoperto in passato incarichi nella giustizia Figc (presidente del tribunale federale nazionale, si ricorda ad esempio il giudizio sull’allora presidente della Juventus Andrea Agnelli, deferito per violazione dell’art.1 bis – lealtà sportiva – e art. 12 – rapporti coi tifosi- nell’inchiesta sui rapporti tra il club e una parte di tifoseria; la sanzione fu di un anno di stop più multa; è stato poi anche presiedente della corte federale). C’è poi nella nuova commissione di garanzia un’altra “vecchia conoscenza” della federazione calcistica targata Gravina: è il magistrato del Tar (attualmente è presidente del Tar Abruzzo) Germana Panzironi, in passato giudice sportivo della serie B, poi presidente della Covisoc (incarico durato un anno, poi le dimissioni dopo il paventato ingresso sulla scena dell’Autority voluta dal ministro Abodi) e, da giudice amministrativo al Tar Lazio, protagonista di una vicenda ai limiti del farsesco quando, nell’estate del 2018 il campionato di serie B partì in abbondante ritardo e a 19 squadre pur in pendenza di giudizi e ricorsi dinanzi alla giustizia amministrativa dopo un’incredibile serie di colpi di scena sul format della serie B come fossero numeri al lotto (19, 20 o 22?), una battaglia di carte bollate e veleni dalla quale non si sottrasse nemmeno il Governo con l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti che sculacciò tutti («spettacolo indecoroso tra fallimenti e ripescaggi, controlli inefficaci, ci penserà il legislatore») pur se nulla sarebbe cambiato da allora. Sette anni dopo Germana Panzironi diventa così componente dell’austera Commissione federale di garanzia.

Ma chi è stato scelto come presidente di questo importante e delicato organo? Ma, of course visto il prestigioso e onorato curriculum, Luigi Maruotti, che è il presidente del Consiglio di Stato, cioè il massimo organo di giustizia amministrativa presente nel nostro ordinamento. Si dirà, e allora? La scelta non è ricaduta su un profilo istituzionalmente e giuridicamente prestigioso? Di cosa vi lamentate, potrebbe chiedere Gravina ai (pochi) miscredenti? Certamente sì. C’è però un piccolo, e sottile, particolare, però: come noto, negli organi della giustizia sportiva Figc figurano (ancora) profili di giudicanti che sono anche magistrati amministrativi (al Tar e al Consiglio di Stato); inoltre, nel (ancora) lungo percorso dei giudizi sportivi, dopo i due gradi federali e dopo il Collegio di Garanzia dello sport presso il Coni (ci risiamo col Collegio di Garanzia…) si passa al giudizio del Tar e, eventualmente, del Consiglio di Stato. Quindi, ovviamente in senso astratto, il presidente della Commissione di Garanzia che valuta i requisiti di chi viene nominato come componente degli organi di giustizia federale e che potrebbe (sempre in astratto) rilevarne profili disciplinarmente rilevanti nelle proprie condotte, è il presidente del Consiglio di Stato (nel caso di specie Maruotti), organo che fornisce (come pure il Tar) componenti alla giustizia sportiva e che emette giudizi su ricorsi sì nati nell’alveo della giustizia sportiva ma poi approdati dinanzi a quella amministrativa. In una parola: Maruotti è il capo dell’organo statale che ha l’ultima parola sulle decisioni della giustizia sportiva della Figc.

C’è un altro aspetto assai delicato. Spulciando nell’archivio, si scopre come il presidente del Consiglio di Stato Maruotti sia stato, nel 2016, un componente della Corte d’Appello Figc. Un po’ più recenti sono le nomine ottenute (e gli incarichi svolti) da Panzironi e Mastrocola in ambito Figc, peraltro nella Figc a presidenza Gravina. La Panzironi prima giudice sportivo della serie B e poi presidente della Covisoc; Mastrocola al tribunale federale e alla corte federale. Una domanda: Panzironi e Mastrocola (e in aggiunta Maruotti) che hanno già operato per questa Figc possono essere (e rappresentare) garanzia di terzietà e indipendenza quando devono (almeno) valutare i requisiti di terzietà e indipendenza che devono possedere i giudici nominati (scelti) dalla Figc? Cioè, in sintesi: la Commissione di Garanzia Figc che deve “garantire” che le nomine dei giudici della Figc siano, rispetto ai soggetti giudicati, terzi e imparziali, è composta da profili (almeno tre su cinque, dunque la maggioranza) che terzi e imparziali rispetto a Figc non si possono forse dire per aver già operato con la Figc (due su tre) con la Figc targata presidenza Gravina.

Tutto normale? Nessun conflitto controllore-controllore-controllato? Magari alla domanda potrebbe rispondere il ministro dello Sport Andrea Abodi, tra i padri e registi della Commissione sulla giustizia sportiva del Coni, quella che dovrebbe partorire proposte di riforma da mettere poi in atto. È al lavoro (si fa per dire) da oltre quattro mesi. Cosa ha prodotto? Boh. La Commissione continua – pare – a restare in un letargo misto a melina, le proposte (pare) ben custodite nel cassetto (del potere). Anche perché il suo vertice (Marco Di Paola) è già impegnato a tessere il percorso che velocemente lo porterà a rimandare in canoa Buonfiglio…

In questo vorticoso nulla, veloce come Speedy Gonzales (il mitico topolino che nei cartoons si faceva beffe di Gatto Silvestro prima e Duffy Duck poi), Gravina, Viglione e la Figc si sono (almeno) contraddistinti, piazzando la zampata vincente: voi state a ragionare, voi state a discutere su chi può far parte della giustizia sportiva, su come devono avvenire le nomine, sulle regole per assicurare indipendenza, trasparenza e legalità… e intanto mentre voi discutete, vi dividete e vi fermate, noi ci nominiamo la nostra nuova commissione di garanzia. E per renderla intoccabile ci piazziamo al vertice il capo dei capi della giustizia amministrativa dello Stato italiano, Luigi Maruotti. Poi? Poi si vedrà… Noi siamo il pallone, noi siamo noi… e voi…

Roba che viene da urlare: Marchese del Grillo, scansati….

 

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