Il Coni e le teche di Buonfiglio: l’affaire si ingrossa tra documenti lacunosi e domande irrisolte. Il preventivo veloce e la determina fulminea…

I documenti forniti dopo l'istanza di accesso agli atti non dissolvono dubbi. L'installazione degli "altarini" sulle scale che portano al Salone d'Onore, le decisoni del responsabile della direzione marketing. L'assenza di una richiesta alla Sovrintendenza
La scalinata del Coni con gli interventi voluti da Buonfiglio

Felice e sorridente, l’avvocato Luciano Buonfiglio ha chiuso l’anno 2025 – anno che l’ha visto ascendere, grazie anche a una serie di circostanze favorevoli, alla presidenza del Coni succedendo così a Giovanni Malagò – con una solenne dichiarazione che ha confermato la ritrovata sintonia-armonia tra il comitato olimpico nazionale e il Governo in un rapporto che, nella realtà dei fatti, si sta invece sempre di più caratterizzando come di notevole (o assoluta?) sudditanza nei confronti del potere politico.

«Ringrazio il parlamento, il presidente Meloni, l’intero Governo, a cominciare dai ministri Giorgetti e Abodi per l’approvazione della legge di bilancio che riporta il Coni al centro delle considerazioni della politica con due provvedimenti per noi fondamentali. Innanzitutto, salutiamo con grande soddisfazione l’aumento di 10 milioni strutturali dal 2027 del contributo annuo per il Coni. E poi il nuovo gioco “Win for Italia Team”, grazie ai cui proventi si potranno sostenere nuovi progetti olimpici e per le attività sportive di alto livello».

Queste le solenni parole dettate dal “giovane” inquilino di Palazzo H all’indomani dell’approvazione della Legge di Bilancio in chiusura d’anno: 10 milioni di euro in più dal prossimo anno (2027) e in aggiunta il 26,5% dei proventi di una nuova lotteria (quando serve allo Stato, il gioco d’azzardo è sempre benvenuto alla faccia della lotta alla ludopatia) che dovrebbero servire a puntellare il bilancio del Comitato Olimpico che da anni fatica (eufemismo) a tenersi in equilibrio anche perché con la riforma del 2018 voluta dall’attuale ministro del Mef, Giancarlo Giorgetti, soldi (e dunque potere) sono finiti nel pugno della partecipata “Sport e Salute” (peraltro non esente da incursioni da parte del Ministro dello Sport, Andrea Abodi).

In un’ottica di contenimento delle spese e di oculati investimenti, ogni centesimo ha la sua importanza. Anche per questo, ma non solo per questo, quasi due mesi fa avevamo posto l’attenzione su un’iniziativa promossa dalla presidenza del Coni. Il nostro occhio indiscreto era caduto in particolare sulla prestigiosa scalinata di accesso al Salone d’Onore, progettata un secolo fa dall’architetto Enrico Del Debbio: sulla scalinata erano state installate (posizionate, sistemate) delle scatolette di plexiglas, ognuna con il simbolo di ciascuna federazione… Ci era parsa una pacchianata, un’arlecchinata, un obbrobrio. Ci eravamo inoltre chiesti: si può alterare un edificio di enorme prestigio storico-artistico senza il permesso della Sovrintendenza? E, dopo aver ascoltato il parere di valenti giuristi, avevamo chiesto: lo sa Buonfiglio che la sua opera (tecnicamente un intervento abusivo su un bene tutelato) mette anche a rischio la pubblica incolumità perché, di fatto, riduce l’utilizzabilità della pedata della scala e rende inservibile il relativo corrimano?

Subito dopo la pubblicazione dell’articolo (leggi qui), era arrivato anche il conforto di un altro articolo (leggi qui) pubblicato da Dagospia, rinforzato dalle immagini che immortalavano le “scatolette” sui gradini della scalinata di Palazzo H e su cui eravamo tornati a darne conto (leggi qui).

Per leggere atti e costi di questo intervento, per capire se c’era stata richiesta di autorizzazione alla Sovraintendenza e se quest’ultima si fosse mai pronunciata sulla modifica estetica della scalinata, avevamo quindi inoltrato un’istanza di accesso civico generalizzato al Coni.

Preciso e puntuale l’avvocato Michele Signorini (direttore dell’Ufficio Centrale “Attività giuridiche e regolamentazione sportiva”) ha esaudito la nostra domanda di accesso agli atti relativi all’acquisto e alla installazione delle teche di plastica sulla scalinata d’onore di palazzo H. Nella risposta, ha allegato quattro documenti. E cioè.

La determina di affidamento della fornitura delle teche espositive; la nota di autorizzazione della “Direzione Marketing ed Eventi Sportivi” all’affidamento; il preventivo della ditta risultata aggiudicataria; l’ordine d’acquisto delle teche espositive.

Ebbene, dopo aver letto, riletto, esaminato e riesaminato la documentazione, c’è innanzitutto da sottolineare come essa lasci ricostruire un percorso del procedimento di acquisizione delle teche che non appare particolarmente lineare e trasparente, e che qualcuno dei documenti potrebbe sembrare addirittura posticcio.

Entriamo nei particolari.

Primo appunto: come temevano, non c’è nessuna richiesta di autorizzazione alla competente Sovrintendenza e conseguentemente questa non ha rilasciato nessuna autorizzazione. Si tratta dunque di un’installazione temporanea? Temporanea per quanto? E (qui comincia l’aspetto politico): ha (o per meglio dire, aveva) senso spendere circa 30mila euro (22mila euro più Iva) per una installazione temporanea che magari la Sovrintendenza potrebbe (avrebbe potuto, se magari lo avesse saputo o scoperto, e comunque potrà) vietare?

Secondo punto. Nessuna indagine di mercato precede l’acquisto; il 21 ottobre 2025 (non si sa a seguito di quale impulso e proveniente da chi) una ditta di un paesino del maceratese manda un preventivo al Coni: 18.240 euro per 48 teche espositive più il logo della federazioni; 4.500 euro come spese di trasporto e montaggio; iva al 22%, per un totale da pagare di 27.742,80 euro. La criticità è bella grossa: in base agli atti forniti dal Coni non c’è uno straccio di documento che ci dica da chi, e quando, quel preventivo sia stato richiesto. La mancanza di trasparenza e il mancato rispetto delle regole sembrerebbero, così, evidenti.

Ricevuto il preventivo, il giorno stesso della data che compare sul preventivo della ditta (il 21 ottobre) o quello successivo (il 22 ottobre) il responsabile della “Direzione marketing” del Coni Lorenzo Pellicelli autorizza la spesa, dopo aver compiuto le previste (da legge) verifiche di rito sull’azienda (visura camerale, Durc, casellario Anac)… Una velocità strabiliante…E già, perché è del 22 ottobre la data della determina a contrarre e di affidamento diretto: sul documento inviatoci dopo l’istanza di accesso, il numero della determina appare come scritto a penna “MKT-15 del 22/10”, mentre solo l’anno (2025) appare come scritto al computer. È solo una nostra (marchiana) impressione? Ma l’apoteosi è raggiunta da un altro documento, denominato “nota di autorizzazione affidamento” a firma del responsabile della direzione marketing ed eventi sportivi Lorenzo Pellicelli. Sul contenuto nulla da dire: “l’ufficio di presidenza richiede l’autorizzazione all’affidamento delle forniture delle teche espositive personalizzate in plexiglas alla ditta…con imputazione della spesa sul budget dell’Ufficio Marketing ed eventi sportivi /Milano Cortina 2026”. Il problema (e non da poco) sta nel fatto che nessuno ha mai visto un documento amministrativo nel quale manchino la data, il destinatario e il protocollo…

Vale la pena mostrarlo qui sotto, a beneficio dei lettori.

Il Coni e le teche di Buonfiglio: l'affaire si ingrossa tra documenti lacunosi e domande irrisolte. Il preventivo veloce e la determina fulminea... Storiesport

Una semplice disattenzione? Tutta colpa della fretta? E già. Mai vista tanta celerità (ripetiamo: il preventivo è del 21 ottobre, la determina di affidamento è del 22 ottobre). Anche perché gli atti parlano di una consegna al 31 dicembre 2025 mentre le famigerate teche stanno lì, sugli scalini che conducono al Salone d’Onore a Palazzo H, da molto prima (e sull’ordine d’acquisto non compare una data)…. Sono lì almeno da metà novembre, come da immagini fotografiche.

Morale. Sotto il Colonnato di San Pietro si possono mettere teche (anche provvisorie) ma soltanto dopo aver chiesto il permesso alla Sovrintendenza (ed è così anche se lo chiedesse il Papa); invece il Coni di Luciano Buonfiglio ha pensato che nel suo palazzo si può fare cosa si vuole, senza chiedere alcuna autorizzazione. E così (dalla sera alla mattina) nei suoi uffici si è materializzato, come fosse un razzo, un preventivo proveniente (non si sa come) da un paesino del maceratese; un preventivo (non si sa chiesto da chi) che in un solo giorno si è trasformato in determina di acquisto. Nella determina viene richiamata la delibera del Coni n.100 del 2024 che “attribuisce ai dirigenti o direttori area/responsabili di servizi del Coni la qualità di responsabile unico del procedimento ai sensi dell’art.15 del D. Lgs 36/2023 e in conformità di quanto previsto dalla Legge 241 del 90 (nb: disciplina i principi dell’azione amministrativa secondo i canoni della trasparenza, efficacia e imparzialità) per l’acquisto di beni e servizi fino a 140mila euro e fino a 150mila per lavori contestualmente al potere di impegnare risorse finanziarie, compiere atti e stipulare contratti fino a tale importo”. Ora, saranno anche solo 27mila euro (eppure anche questi incidono a bilancio, come incidono tutti gli impegni sotto la soglia dei 140mila…), ma è possibile sapere come si è svolta tutta la procedura, da chi e quando è stato firmato e redatto il primo atto (quello di richiesta della fornitura), come è stato scelto il fornitore, se ci sono state relazioni marketing e quali sono state le motivazioni? Non resta dunque che formulare un’altra istanza di accesso agli atti (istanza inoltrata oggi, ne daremo conto appena avremo risposte).

Per il momento la conclusione è questa: l’installazione delle teche resta di assai dubbia legittimità sul piano della Sovrintendenza e il relativo procedimento risulta opaco e incredibilmente veloce.

 

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