Arbitri e Figc, resa dei conti: le mosse di Zappi e dell’Aia in attesa del verdetto di Chinè. Gravina ripensa al voto con suffragio universale

Udienza al Tribunale federale nazionale il 12 gennaio. Con sanzione superiore a due mesi il presidente Aia decadrebbe: ricorso possibile solo per stop superiore a 90 giorni. I movimenti all'interno della governance e la "stampella" di Mulè. Resta in piedi l'ipotesi commissariamento
Gravina con Zappi, presidente Aia e i vice Affinito e Massini

Il designatore della Can Gianluca Rocchi che tiene in caldo Marco Guida come fischietto della finale di Supercoppa italiana e poi però è costretto a cassare il desiderio affidando la gara di Riyad al lombardo Colombo perché l’arbitro internazionale di Torre Annunziata, nonostante da tempo sia caduto il “vincolo territoriale”, ha da tempo pubblicamente manifestato il proprio rifiuto a dirigere una partita degli azzurri (e gli azzurri in finale sono andati). Il pasticcio-intrigo internazionale su Milan-Como, gara di serie A che, tra ostacoli e dietrofront si giocherà (forse) in Australia tra meno di due mesi, partita che dovrebbe essere diretta da un arbitro straniero (sarebbe la prima volta dopo ben 67 anni, l’ultima volta fu il 31 maggio 1959 in Sampdoria-Bologna, diretta dal greco Dimosthemis Strathatos) perché così vuole la Confederazione asiatica: il presidente della Lega A Ezio Simonelli che fugge in avanti, «Collina ci ha garantito che manderà i migliori», l’italiano, designatore della Fifa, che fa filtrare fastidio misto a disappunto limitandosi a far ricordare solo come l’australiano Faghani abbia diretto la recente finale del Mondiale per club e il presidente della Figc Gabriele Gravina che sottolinea come «sul tema dell’arbitro asiatico qualche riflessione va fatta, soprattutto in merito all’equa competizione». Inciso: che la questione diventi la via d’uscita, il pretesto, per mandare diplomaticamente al macero la partita di campionato italiano in Australia che ad esempio né il Milan, né il Como, vorrebbero?

Il comitato regionale veneto arbitri (il presidente nazionale dell’Aia Antonio Zappi è della sezione di San Donà di Piave) che, dopo aver indetto per il 20 dicembre un master per tutti gli arbitri effettivi del Cra a Monastier di Treviso “per test atletici” ricordando in una nota inviata a tutti gli iscritti che “la mancata effettuazione o il mancato superamento delle prove comporterà la sospensione delle designazioni nella massima categoria di appartenenza” e che, per bypassare lo stop di tutte le iniziative causa esaurimento del budget nazionale messo a disposizione dalla Figc (intanto continua l’audit sulle spese, sui contratti, sugli impegni, sulle iniziative), fissa(va) “il costo di 15 euro a carico di ciascun partecipante”, si vede cassata l’organizzazione dell’evento causa l’ennesimo vespaio di polemiche, archiviate (?) dall’annullamento dell’evento deciso da Tarciso Serena, presidente del Cra Veneto.

Un messaggio di auguri inviato ai partecipanti della cena natalizia organizzata dal Cra Campania a Monteforte Irpino (presenti anche i vertici della Lnd Campania, Carmine Zigarelli e la consigliera federale Giuliana Tambaro oltre al vice-presidente dell’Aia Michele Affinito) da parte di Daniele Orsato che manda in tilt i destinatari e tutto il sistema arbitrale tricolore, colti di sorpresa dall’inoltro di un testo (“RAGAZZI!!!!! IN BOCCA AL LUPO a tutti!!!! Mettere in pratica tutto ciò che abbiamo studiato ogni giorno TUTTI INSIEME!!!! Non tutti diventerete dei GRANDI ARBTIRI ma per NOI voi siete già tutti dei GRANDI ARBITRI!!!”) che, vista la situazione contingente, poteva (o può?) lasciar intravedere chissà quali irrevocabili decisioni da parte dell’ex fischietto di Schio che da luglio è stato nominato designatore della Can C al posto di Ciampi, una decisione che (come si era preannunciato già in estate su questo sito) ha prodotto una inchiesta federale sfociata nel deferimento del presidente Aia Zappi e del componente del Comitato Nazionale, Marchesi.

Sono solo quattro tra le tante fedeli fotografie dell’ultima (ma certo non la prima) agitata e tormentata settimana vissuta dal mondo arbitrale tricolore in questa disperante e dilaniante stagione, come non fossero bastate le precedenti.. Fotografie esistenziali che rimanderebbero, parafrasandola, alla canzone di Raf (“Cosa resterà degli anni ’80?”). Già, cosa resterà dell’Aia, dopo il deferimento del presidente nazionale Zappi e l’attesa sentenza (di primo grado) del tribunale federale nazionale? E, soprattutto, cosa resterà dell’Aia, dopo il varo dell’organismo professionistico arbitrale (ribattezzato Pgmol all’italiana) voluto da Figc in accordo con Lega serie A (pare che l’iniziale, prevista, partecipazione anche della Lega B sia sfumata) che dall’1 luglio 2026 entrerà in funzione sotto l’egida appunto di Figc e Lega serie A?

Domande e aspetti che chissà se entreranno sul tavolo natalizio approntato per l’occasione: stasera alle ore 21 in modalità on-line si consumerà l’incontro, indetto dal presidente Antonio Zappi e dal Comitato Nazionale con i 206 presidenti di sezione e i 20 presidenti dei comitati regionali. Nella stringata nota ufficiale, si legge come “l’appuntamento sarà l’occasione per lo scambio dei tradizionali auguri di Buone Feste da parte del Presidente Antonio Zappi e dei Componenti del Comitato Nazionale, oltre che per la condivisione di importanti comunicazioni associative”. Mentre c’è curiosità per conoscere il tenore delle “importanti comunicazioni associative” c’è da sottolineare come nella scaletta di stasera non siano stati previsti interventi di presidenti di sezione e comitati regionali. Ieri sera c’è stato una sorta di prologo. Zappi ha ottenuto la vetrina de “La Domenica Sportiva” in seconda serata su Rai” (1.799.000 la media spettatori, 12,29% di share) nel corso della quale ha ribadito – visibilmente tirato ma deciso – di sentirsi, e di essere, totalmente innocente. «Sarò prosciolto dal tribunale federale: ne sono assolutamente certo. Ho solo cercato di attuare un progetto tecnico, non ho minacciato nè indotto nessuno alle dimissioni: ho inserito due big come Orsato e Braschi, e Pizzi e Ciampi non sono stati sminuiti dal nuovo incarico. Il patteggiamento che avevo chiesto? Solo per dare stabilità al sistema».

Chissà se Zappi tornerà su questi punti, stasera. E chissà se tornerà anche sul tenore della nota pubblicata sul sito ufficiale dell’Aia a poche ore dalla notizia dello (scontato) deferimento inviatogli dal capo della Procura Figc, Giuseppe Chinè. Con il proprio destino (e quello dell’associazione che presiede da un anno) tremendamente in sospeso, il presidente dei trentatremila iscritti all’Aia s’era lanciato in una doppia citazione – rigorosamente pubblicata nella parte virgolettata del titolo (corredato dall’inequivocabile significato di una foto senza identità: semplicemente due dita a mo’ di V come vittoria) – mescolando un po’ di Churchill (“E’ l’ora più buia”) e un po’ di Brecht (“Ci sarà un giudice a Berlino”). Nel testo della nota destinata agli associati (ma non solo, visto il carattere ufficiale della pubblicazione sul sito ufficiale dell’associazione italiana arbitri), Zappi, dopo aver dato notizia del deferimento e ribadito la correttezza del proprio operato e di quello del suo Comitato Nazionale, ha “formalmente richiesto che, nei limiti consentiti dalle norme vigenti, gli atti dell’indagine possano essere resi disponibili agli associati che ne facciano richiesta”.

Il tenore della nota, la doppia citazione e persino l’immagine della foto: elementi che rischiano di aprire l’ennesimo filone giudiziario-sportivo. Più di uno associato Aia ha infatti immediatamente inviato un esposto alla Procura federale ipotizzando “gravissime violazioni disciplinari, deontologiche e regolamentari ascrivibili al presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (Aia), sig. Antonio Zappi, ai sensi dello Statuto FIGC, del Codice di Giustizia Sportiva FIGC e del Regolamento AIA”. Da prassi, la Procura federale ha acquisito foto e testo della nota. Ovviamente questa fattispecie (ove mai fosse aperto un nuovo procedimento: difficile ipotizzarlo) non rientrerà di certo nell’ambito dell’udienza davanti al Tribunale federale Nazionale davanti al quale Chinè sosterrà l’accusa e Zappi (e Marchesi) dovranno difendersi, con l’ausilio dei rispettivi avvocati. La nota, come è fin troppo evidente, ha ancor di più surriscaldato un clima di per sé già inquinato da veleni e frizioni, un clima che da agosto (come si potrebbe facilmente rinvenire dalla lettura dei tanti articoli pubblicati su questo sito) è diventato sempre più rovente.

«Aspetto che la giustizia faccia il suo corso: lui (nb: Zappi) è sereno, io mi rimetto alle valutazioni oggettive della Procura Figc. Creeremo le condizioni per mettere in sicurezza i nostri arbitri»: così il presidente federale Gravina è ritornato (venerdì scorso) sulla questione del “deferimento Zappi” e indirettamente avvalorando la tesi di uno scontro su di un solco sempre più evidente tra le parti. Le valutazioni oggettive cui fa riferimento Gravina sono quelle per le quali, dinanzi al tentativo di Zappi di chiudere la partita con un patteggiamento commisurando l’accordo nella misura di 45 giorni di sanzione riducibili a 15 giorni (pena ridotta fino alla metà, come previsto da ex art 126, patteggiamento prima del deferimento, e in più l’applicazione delle attenuanti) ma senza però “ammissione di responsabilità o colpe”, il procuratore Chinè e quello della Procura dello Sport presso il Coni (il prefetto Taucer) hanno rigettato la richiesta? E “le condizioni per mettere in sicurezza i nostri arbitri” (frase di Gravina) quali potrebbero essere?

Alle domande si potrebbe rispondere affidandosi innanzitutto a codici, norme e regolamenti. Il 12 gennaio è prevista l’udienza sul deferimento di Zappi. In caso di condanna (si è sempre in primo grado, ci sarebbe poi il ricorso alla corte federale: avverso una sanzione fino a 90 giorni Zappi non potrebbe far ricorso, dai 91 giorni a salire sì; c’è chi sostiene, ma questa è pura illazione, che Chinè sia pronto a chiedere una sanzione tra un anno e 14 mesi) superiore ai due mesi e un giorno, Zappi automaticamente decadrebbe poiché, in passato, ha già accumulato dieci mesi di inibizione. A quel punto si aprirebbe una vacatio destinata a produrre nuovi e inevitabili effetti a cascata. Effetti identici anche se Zappi si dimettesse prima del giudizio (Alfredo Trentalange proprio nel dicembre di tre anni fa si dimise prima di affrontare il giudizio, giudizio che poi in secondo grado lo vide assolto e prosciolto da ogni accusa) per non far travolgere l’Aia da una serie di eventi che avrebbero portato al commissariamento: intenzioni però che al momento non paiono albergare nell’animo del presidente dell’Aia. L’Aia, in caso di dimissioni o di decadenza, si troverebbe a mezza via, sospesa tra un ipotetico commissariamento oppure di nuovo, e di corsa (fatti salvo gli aspetti tecnici e temporali: entro 90 giorni), al voto.

Alle due ipotesi si sta lavorando – su un fronte (la Figc) e sull’altro (l’Aia) – da tempo. Su sponda Aia: il vice-presidente vicario (Massini, nella fattispecie) sarebbe pronto a convocare immediatamente nuove elezioni con le vecchie norme. Se andasse così, c’è chi giura e assicura che il candidato alla presidenza potrebbe essere il campano Michele Affinito, attualmente vice-presidente Aia: tra le sue ultime uscite pubbliche, la partecipazione a un incontro (tenutosi nella sede della Federazione rugby) che ha riunito i vertici arbitrali nazionali delle principali discipline sportive (calcio, basket, volley, pallamano, rugby, pallanuoto); un incontro nel quale, si legge nella nota diramata, tra i punti centrali ci sono stati quello “sul rapporto con le istituzioni, con l’obiettivo di presentarsi con una voce unitaria nel promuovere strumenti normativi più adeguati, maggiori risorse e specifiche misure di tutela” e quello della definizione di un calendario “di incontri operativi: nelle prossime settimane inizierà un percorso di confronto istituzionale e verrà estesa l’adesione ad altri Comitati Arbitrali di ulteriori Federazioni, con l’intento di dare avvio al più ampio progetto congiunto mai realizzato in Italia a sostegno della figura arbitrale”. Tradotto: facciamo forza comune.

Una linea che – ma magari si tratta solo di una fortuita combinazione – si interseca con quella che negli uffici del ministro dello Sport Andrea Abodi era stata tracciata qualche mese fa, ipotizzando la creazione di una federazione italiana arbitri sulla stregua di quella (esistente) dei medici sportivi. Un modo per contrastare anche il progetto (ormai definito: non ci sarà dietrofront) della Pgmol italiana che farà inevitabilmente perdere peso (come se non fosse bastata la perdita della giustizia domestica prima e del voto in consiglio federale poi) e finanze a quel che resterebbe dell’Aia. A dar ancor maggior peso a questa tesi si segnala l’invito rivolto da Zappi al ministro Abodi di partecipare alla tre giorni tenutasi ad Ascea ad ottobre, invito a cui il ministro rispose però solo da remoto, con un traballante collegamento (solo via audio, assicurato attraverso il cellulare di Zappi) e con parole apparse quasi di circostanza (leggi qui).

A dare nuova linfa al tentativo dell’attuale governance Aia di non capitolare davanti al percorso professionistico varato dalla Figc (progetto oramai definito, il lavoro del segretario Brunelli con la collaborazione di giuristi, avvocati e funzionari della Lega A è ultimato), è arrivato l’intervento dell’onorevole di Forza Italia Giorgio Mulè che, con una interrogazione a risposta scritta, ha interpellato il ministro dello Sport Abodi e quello della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo loro di voler “approfondire l’eventuale esistenza di interferenze esterne nei processi tecnici interni all’Aia” e, al Governo, “se intenda esprimersi sulla proposta della Figc di istituire un soggetto giuridico che assuma la gestione degli arbitri di Serie A e B e se essa non rischi di determinare conflitti di interesse strutturali tra le società giudicate e gli arbitri preposti alla direzione delle gare, una riforma che, oltre a indebolire l’autonomia dell’Aia, potrebbe introdurre elementi che espongono il sistema arbitrale a pressioni o condizionamenti interni ed esterni”.

Un tentativo suggerito e spinto dai vertici Aia, o solo ispirato dagli ultimi eventi? Chissà…Certo, fa specie che il vice-presidente della Camera e deputato forzista Giorgio Mulè (è anche giornalista) si “svegli” solo adesso chiedendo quale ruolo abbia, all’interno della Figc, Giancarlo Viglione… Del resto Mulè è quello che un anno e mezzo fa si fece promotore di una mozione in Parlamento che chiedeva, con un emendamento al Decreto Sport, più autonomia alla Lega serie A e che, dopo il flop ad Euro 2024, chiese il conto a Gravina.

Presidente federale che, dal canto suo, sta seduto sulla riva del fiume, e aspetta. Aspetta la sentenza del tribunale federale su Zappi. Presidente federale che, se arrivassero condanna e decadenza (o dimissioni, ipotesi al momento che Zappi non prende in considerazione), sarebbe pronto a commissariare l’Aia (tra le cause cui appellarsi resta sul tavolo anche quella, come da regolamento, dell’annullamento forzato di tutte le iniziative di formazione, deciso per l’esaurimento del budget a due mesi dalla fine dell’anno; Pisacreta resta un nome spendibile in caso di commissariamento, così come quelli di Brunelli e Di Sebastiano) per poi farla traghettare a nuove elezioni ma con nuove regole. Una, su tutte: il suffragio universale, cioè il voto dei trentatremila associati per eleggere il nuovo presidente dell’Aia.

 

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