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Atalanta dopo Juve: sì a seconda squadra. Budget Lega Pro: 500mila euro per Marani e Bedin. Pordenone out, rischiano Siena e Messina

I friulani fanno spazio al club di Percassi: 720mila euro di contributo straordinario pure per i bianconeri. Sassuolo in attesa. Alessandria a rischio. Lotta per un posto nel consiglio federale

Domenica il ritorno della finale playoff tra Lecco e Foggia sarà l’ultimo atto della stagione sportiva della Lega Pro, il verdetto definirà il quadro delle sessanta partecipanti: quadro potenziale e non ancora definitivo perché entro il 20 giugno bisognerà presentare la domanda d’iscrizione cui allegare gli adempimenti economici-finanziari-infrastrutturali per ottenere il rilascio della licenza nazionale e dunque il quadro non è ancora definito. Al solito ci saranno esclusioni (e ricorsi), come al solito anche la stagione che sta per chiudersi ha riservato le abituali code extra-sportive: club in difficoltà economiche, adempimenti saltati, deferimenti e penalizzazioni che hanno modificato le classifiche, passaggi di quote azionarie e valzer di inchieste, sportive e penali. Una stagione segnata sin dall’avvio, sin dall’estate scorsa: il rinvio della presentazione del calendario il giorno prima della data fissata per la celebrazione nel salone del Coni e il congelamento dell’avvio delle competizioni ufficiali durato un mese mentre si provava a dipanare la matassa Campobasso-Consiglio di Stato-Figc. Poi il voto sulla riforma voluta da Francesco Ghirelli costretto invece a dare le dimissioni perché i club l’avevano clamorosamente ma non sorprendentemente bocciata, la reggenza di Marcel Vulpis, la campagna elettorale (leggi qui) nella quale il presidente Gabriele Gravina avrebbe fatto sentire tutto il proprio peso sponsorizzando prima e portando poi alla guida della Lega di Firenze il giornalista Matteo Marani, le prime distanze tra lo stesso Marani e Gravina, lo scontro naturalmente vinto dal secondo, specie sulla questione delle seconde squadre di A in Lega Pro. Una fotografia impietosa della terza Lega del calcio italiano.

La lotta per il posto in consiglio. Sorridenti e sereni: almeno colti così, nella foto che appena qualche giorno fa li ritraeva vicini. Gravina e Marani a Firenze nel corso della consegna del premio ai tre presidenti delle neo-promosse in serie B: Catanzaro, Reggina e Feralpisalò, club guidato dal consigliere federale (in quota Lega Pro) Giuseppe Pasini che salendo di categoria dovrà lasciare la poltrona. Una vicenda che, con altre, contribuisce ad arricchire il ventaglio di domande e ipotesi che aleggiano sul cielo plumbeo della Lega Pro. Chi prenderà il posto di Pasini? Nella precedente tornata elettorale era stato il primo dei due eletti, il secondo Marino. Per un solo voto era sfuggito il seggio a Salvatore Caiata, parlamentare prima Cinquestelle e rieletto lo scorso autunno nelle fila di Fratelli d’Italia: due anni fa era il proprietario del Potenza che però da un anno ha lasciato, cedendo la maggioranza delle quote a Donato Macchia, imprenditore nell’eolico ed editore assai vicino all’avvocato lucano Giancarlo Viglione, cioè il braccio destro del presidente federale: tra Gravina e Caiata non c’è corresponsione di amori sensi e su questa linea del Piave si sta conducendo da almeno due mesi una lunga ed elaborata esplorazione tra norme, cavilli e procedure. Perché il posto lasciato vacante da Pasini va colmato con la nomina del primo dei non eletti oppure vanno indette elezioni suppletive? Gravina, pare che anche il ministro dello sport Andrea Abodi abbia manifestato alcuni rilievi, non accoglierebbe tra salti di gioia Caiata nella sala “Paolo Rossi” in via Allegri a Roma, lì dove si tengono le riunioni del consiglio federale e dunque si sta studiando il da farsi mentre l’onorevole Caiata pare intenzionato a non mollare la presa e fa leva sulla corrente politica di riferimento che è maggioranza in Parlamento e che governa il Paese.

Il rosso dei club, il budget Lega Pro e lo stipendio. Serve una politica economica diversa per i club di terza serie: contenere i costi, dar spazio ai giovani, aumentare la capacità di intercettare ricavi, ampliare le buone condotte gestionali, introdurre paletti, troncare magari quella parola professionismo che pare diventata una ghigliottina. Parole, promesse e intenti che i vertici del calcio italiano ripetono ciclicamente. «Il futuro del calcio è nello sviluppo sostenibile: non si può pensare solo ai ricavi senza metter sotto controllo i costi»: sono ad esempio le parole del presidente federale Gravina che nel corso della puntata in onda in questi giorni su Dazn dal titolo “Professione presidente” è ritornato a cantare la solita strofetta. Un’altra l’ha invece sciorinata lunedì scorso dal vivo, rivolto ai dirigenti dei sessanta club convocati a Firenze per l’assemblea ordinaria e straordinaria della Lega Pro. Ai presidenti ha ribadito l’importanza del campionato di terza serie («ha un ruolo fondamentale») e ribadito la missione che deve porsi, puntando sui giovani e sul contenimento dei costi: magari i club si aspettavano qualcosa altro, viste le promesse in campagna elettorale ma magari sarà per un’altra volta. Parole, promesse e intenti che da qualche mese ripete anche il neo-presidente Matteo Marani catapultato d’improvviso dal mondo dell’informazione istituzionale a quello politico-pallonaro in una lega poi che più delle altre vive grandi difficoltà economiche, che da anni è feudo e bacino di utenza del presidente federale, che da tempo è oggetto di un quadro di riforma (e tagli) non ancora attuato. L’istituzione dei tavoli di lavoro poco ha prodotto in questi mesi, intanto al suono delle fanfare e a beneficio degli astanti il dispaccio ufficiale al termine dell’assemblea ha vidimato l’approvazione alle modifiche al “Regolamento del minutaggio sui giovani” con nuove regole che andranno a rafforzare la premialità sull’impiego dei ragazzi provenienti dal settore giovanile del club. «Dai tavoli di lavoro sono emerse proposte molto interessanti riguardanti i giovani. Tutti i club stanno lavorando per migliorare i loro settori giovanili, contribuendo a potenziare la serie C e il calcio italiano. L’aumento delle premialità per i club che fanno giocare i ragazzi provenienti dal proprio settore giovanile è un inizio. Ci vorrà un po’ di tempo, ma il lavoro è avviato. Avanti così», ha detto il vice presidente di Lega Pro Gianfranco Zola.

Nessuna menzione però per un altro punto messo all’ordine del giorno e ai voti: dotare di un compenso adeguato il presidente della Lega Pro. Una voce non prevista prima e approvata: l’assemblea ha stabilito che a Marani spetta lo stipendio da presidente di Lega Pro, un po’ come per Casini della Lega A che ha beneficiato anche di un adeguamento rispetto ai tagli che s’era dato il predecessore Dal Pino. L’importo del compenso è stato demandato al consiglio direttivo: la cifra complessiva non sarà inferiore ai 200mila euro annui, qualche migliaia di euro in più e non in meno. Il calcolo deriva anche dal confronto con lo stipendio che la Lega Pro corrisponde al segretario generale Emanuele Paolucci il cui costo aziendale (lordo più imposte e contributi a carico del datore di lavoro) è di circa 250mila euro. E così, mentre molti tra i sessanta club stanno facendo la corsa a trovare la liquidità necessaria per ottenere la licenza nazionale rovistando nel budget, un nuovo budget di costi e spese sta per essere fissato per la macchina organizzativa e governativa della Lega Pro. Del resto ci sono da trovare e destinare risorse anche per un altro stipendio oltre quello del presidente (anche del Museo del Calcio di Coverciano) Marani: dopo i tre mesi da consulente (aprile, maggio e giugno) infatti, Paolo Bedin sarà nominato direttore generale della lega di Firenze, il suo nome speso e caldeggiato dal ministro Abodi e recepito dal presidente federale Gravina (leggi qui) che mesi fa lo aveva ricevuto a Roma in via Allegri prima che si mettesse in viaggio e a lavoro a Firenze. Dunque, fatti due calcoli, tra presidente, segretario generale e direttore generale la Lega Pro dovrà mettere in conto almeno 750mila euro come costo aziendale, di cui 250mila per Marani (compenso fissato a 225 mila lordi, il resto completa il costo azienda) e per Bedin.

Chi salta e chi arriva: il Pordenone molla e l’Atalanta festeggia. Mancano quattro giorni al gong, quattro giorni per far quadrare i conti e presentare la domanda d’iscrizione. Come anticipato (leggi qui) la situazione disperata del Pordenone ha prodotto la prima esclusione: dopo aver raggiunto i playoff per la promozione in B la società friulana ha gettato la spugna, ripartirà dalla serie D o dall’Eccellenza. La scorsa settimana il patron Lovisa era stato ricevuto in via Allegri ma il viaggio è stato infruttuoso: l’indagine penale a suo carico (per mancato versamento Iva, le due precedenti iscrizioni ottenute sul filo di lana) e l’istanza di fallimento presentata dal Tribunale nei confronti del club e della proprietà hanno costretto a modificare i piani. Sarà presentato un piano di ristrutturazione al fine di evitare il fallimento e non perdere matricola e denominazione ma intanto non presenterà la domanda d’iscrizione in Lega Pro. Il posto vacante sarà riempito dall’Atalanta che così coronerà l’ampliamento del progetto di sviluppo del settore giovanile: sull’esempio della Juventus che ha da anni la “Juve next gen” ci sarà anche la seconda squadra nerazzurra nel campionato di terza serie. Dopo le tensioni tra Marani e Gravina (leggi qui) il discorso seconde squadre è passato al vaglio del consiglio federale che ha dato mandato al suo presidente di definire le norme per l’iscrizione e la fissazione dei criteri stabilendo che, nell’ordine, in caso di posti vacanti, il primo spetti alla seconda squadra di un club di A, poi ad un club di D e infine a uno di Lega Pro retrocesso.

Dunque Percassi può finalmente dar corso all’iscrizione, la domanda deve pervenire entro il 18 luglio: è di 720mila euro il contributo straordinario da versare “eventualmente integrato in ragione del numero complessivo delle seconde squadre ammesse a partecipare al campionato di serie C”, dunque 500mila euro in meno rispetto alle ultime stagioni nelle quali solo la Juventus ha versato per iscriversi e partecipare. Trovato anche l’impianto dove giocherà la seconda squadra bergamasca: a Caravaggio, 15 chilometri da Bergamo. Come per le precedenti stagioni, la seconda squadra potrà essere promossa in serie B ma non potrà ambire al doppio salto né partecipare allo stesso campionato della prima squadra (questo nel caso ipotetico di retrocessione della prima), potrà inserire nella distinta di gara fino a 23 calciatori, in cui potranno comparire soltanto 4 calciatori nati prima dell’1 gennaio 2000. Tutti gli altri dovranno essere nati necessariamente dopo il 31 dicembre 1999. Potranno essere inseriti massimo 7 calciatori che siano stati tesserati in una società di calcio affiliata alla Figc per meno di sette stagioni sportive. I calciatori presenti nella distinta non dovranno essere presenti nell’elenco dei 25 calciatori per il campionato di serie A, dove non dovranno aver disputato più di 50 gare. Potranno essere sempre consentiti i passaggi tra prima e seconda squadra. Le società che partecipano con le seconde squadre al campionato di categoria inferiore non acquisiscono diritti economici e di voto, nonostante possano essere rappresentate. Dunque in Lega Pro ci saranno di sicuro le seconde squadre di Juventus e Atalanta. E le altre?

La corsa ad ostacoli e il Sassuolo in attesa. Al progetto seconde squadre stavano lavorando anche altri club, tra cui Inter, Milan, Torino e Monza. Un po’ più avanti delle altre c’era e ci sarebbe il Sassuolo. Tutte chiedevano tempi certi due mesi fa, perché per allestire la rosa e definire le procedure era necessario muoversi in anticipo. Niente da fare, il dettato federale è arrivato solo il 30 maggio. E per trovare altri spazi bisognerà attendere il quadro delle partecipanti: il primo steep è al 20 giugno. Tra quattro giorni cioè, quando bisognerà prsentare la domanda d’iscrizione corredata dagli adempimenti economici, finanziari e infrastrutturali. Molti club sono in difficoltà, tra tutti le maggiori difficoltà si segnalano a Siena, Messina e Alessandria. In Toscana c’è il rischio che si viva il terzo fallimento in appena nove anni: i debiti sono di oltre 5 milioni di euro, la penalizzazione che ha fatto perdere i playoff un segnale sinistro che non è stato raccolto, il patron Montanari non dà segnali e segnali concreti non arrivano nemmeno dall’ipotizzato ritorno degli “armeni”. Situazione complicata anche a Messina, tensione alle stelle tra l’attuale presidente Sciotto che, dopo giorni di trattative, ha chiuso le porte al potenziale acquirente Mannino: la rottura definitiva arrivata sulla copertura a garanzia dell’iscrizione. Che resta a serio rischio. E a rischio pare anche la situazione dell’Alessandria che negli ultimi giorni è passata sotto il controllo di Enea Benedetto (e di un partner francese, Alain Pedretti), imprenditore specializzato nella finanza e nell’ambito digitale che avrebbe ricevuto l’ok della Federcalcio ma sul quale si annidano, specie tra la tifoseria piemontese, ancora domande senza risposte: ha più valuta o criptovaluta? L’abbandono del Pordenone consentirà l’ingresso dell’Atalanta, il Sassuolo potrebbe farcela solo se saltassero almeno altri tre club, perché il secondo posto vuoto sarebbe preso da un club di D e il terzo da uno appena retrocesso. Siamo solo al 16 giugno: l’estate torrida della Lega Pro deve ancora iniziare.

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