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Elezioni Lega Pro: si vota. La battaglia di Gravina, la fronda politica contro Abodi. Marani, Vulpis o commissario?

Domani il voto, nel segreto dell'urna si decide il destino della C. Le pressioni e le promesse ai club, le manovre sportive e le alleanze politiche. Lotito, Lollobrigida, Caiata, Perissa contro il ministro
Gravina e Abodi
Gravina e Abodi

Un terno al lotto. La definizione è di uno scafato dirigente sportivo (e politico) di lunga militanza federale, il vaticinio è riferito all’esito elettorale che, uscendo dal Salone d’Onore del Coni domani a Roma, dovrebbe illuminare il volto di chi occuperà a Firenze la poltrona di nuovo presidente della Lega Pro. Ruota elettorale frantumata, dissestata, bombardata nel corso di questi due mesi e soprattutto negli ultimi infuocati giorni, tanto che per fotografare fedelmente la situazione si potrebbe utilizzare un termine geopolitico: balcanizzazione, così tanto per dar conto dell’instabilità, della frantumazione, della conflittualità e della disgregazione interne e di come la politica italiana sia entrata anche qui a piedi uniti in una contesa sportiva nella quale il vertice federale pare penda inclinato tutto verso una parte. Tutto, per quel 17% di peso elettorale che porta in dote la terza serie italiana: mentre affoga e annaspa, è diventata terra di uno scontro feroce e fangoso, perché tra un anno e mezzo ci saranno le nuove elezioni per il presidente federale e mantenere (o prendersi, aprendo così un varco) questo pacchetto – in un momento assai delicato, la serie A resta sul piede di guerra, l’Aia deve andare (forse) al voto, nella Lnd si registrano venti di fronda – è strategico e fondamentale.

Il terno al lotto. Ai veleni, alle raccomandazioni, alle pressioni e alle promesse (e agli scarni programmi) ora si sono aggiunte le proiezioni: domani chi o cosa uscirà dalle urne? Marani, Vulpis o il commissariamento? Le domande rimbalzano ancora, a poche ore dall’elezione: coi bussolotti dei candidati intanto si agitano calcoli, telefonate e messaggini, nessuno che voglia sbilanciarsi mentre i club si scambiano pareri e impressioni, molti dirigenti vengono però descritti come sfiniti, sfilacciati e infastiditi dopo due mesi delicati assai. Tutto può uscire dalle urne, tutto chissà potrebbe ancora ribaltarsi nel segreto della cabina elettorale: del resto appena due mesi fa Francesco Ghirelli confidava nell’approvazione della riforma sino a poche ore dal voto in un hotel di Fiumicino e invece il giorno dopo la sonora bocciatura (qualcuno l’ha definita congiura) l’avrebbe poi costretto all’atterraggio brusco terminato con le (imposte dall’alto) dimissioni che avrebbero così aperto la strada alle nuove elezioni. Sulle evoluzioni della contesa e sulle candidature, su come siano nate e su chi le abbia appoggiate e sponsorizzate (leggi qui e qui) s’è ampiamente scritto. Adesso tocca scrivere il finale: come finirà?

Il voto, il quorum, i calcoli. Al voto ci vanno 59 società perché la sessantesima – la Juve next gen – non ne ha diritto. Da statuto, dalla prima votazione può uscire l’eletto solo se conquista il 50% più uno dei voti degli aventi diritto: quindi servono 30 schede col proprio nome. Nella seconda votazione invece il candidato deve conquistarsi la maggioranza semplice, calcolata tra i presenti al voto. Altrimenti è nulla di fatto, altrimenti la strada è obbligata e porta al commissariamento, un’ipotesi balenata (leggi qui) nel corso dell’ultimo mese e che potrebbe non dispiacere poi così tanto al presidente federale Gabriele Gravina che, facendo leva sulla balcanizzazione e sulla frammentazione, conserverebbe così il controllo della terza serie, nominandosi commissario oppure affidando le chiavi della Lega Pro magari al fidato Giancarlo Viglione, da pochi giorni diventato responsabile delle relazioni istituzionali e dell’Ufficio Legislativo della Figc (per il nuovo organigramma federale, leggi qui). Una soluzione che però potrebbe rivelarsi come un altro ceffone alla credibilità del sistema sportivo italiano e specie di chi lo governa: a chi gioverebbe? I candidati Marani (voluto da Gravina) e il reggente Vulpis intanto da prassi non si sbilanciano: il primo nell’ultimo giorno di calcio-mercato all’hotel Sheraton confidava nella vittoria dialogando con alcuni dirigenti di club di terza serie ai quali ha ribadito il suo programma mentre Vulpis ieri ha scritto una lettera ai club nella quale si è chiesto, «dov’è chi dovrebbe invitare i candidati a presentarsi ad armi pari? C’è la percezione che siamo in una terra di nessuno, dove vige la legge del “fare come mi pare”, tanto tutto è possibile». Alle parole dei due candidati, si aggiungono le voci di dentro, quelle che portano all’ultima notte prima dell’alba elettorale. Il presidente federale Gravina avrebbe confidato ad amici e dirigenti dei club che Marani (presidente della Fondazione “Museo del calcio” a Coverciano e giornalista di Skysport che trasmette le gare di Lega Pro) vincerà a mani basse, mentre Vulpis (era il vice di Ghirelli) è invece convinto che l’esito della contesa sia ancora aperto. Chissà.

Intanto qualche società potrebbe non presentarsi al voto, facendo così abbassare il quorum della seconda tornata. Qualche altro club potrebbe votare scheda bianca, almeno in prima battuta. È un’indiscrezione che ha preso piede nelle ultime ore e che ruoterebbe nell’area di club rimasti vicino a Ghirelli: nove oppure qualcuno in meno? Capaci di influenzare l’esito della seconda votazione se in prima battuta non arrivasse la fumata bianca? Le domande rimbalzano sorde, mentre dalle stanze della politica fuoriescono altri rumorosi retroscena.

Abodi, Lotito e la politica. La contesa elettorale è stata inquinata da pesanti ingerenze, sportive e politiche. Un dato di fatto che va rimarcato per squarciare una volta di più il velo che copre l’avvilente e desertificato governo sportivo tricolore. Gravina ha incontrato Marani e l’ha convinto ad accettare la candidatura, le resistenze sciolte dopo aver ricevuto l’ok di una ventina di club riuniti a Roma in un albergo di proprietà del marito di Benedetta Geronzi che lavora in Figc: nel “pallone” è entrato anche il ministro dello sport Andrea Abodi che pare abbia caldeggiato Paolo Bedin (con lui ai tempi della presidenza di Lega B) come direttore generale della Lega Pro, in fondo Marani (che in caso di elezione come vice avrà Gianfranco Zola e Giovanni Spezzaferri, ex presidente dell’Aversa Normanna), incontrando due settimane fa i dirigenti di club a Roma ha candidamente e onestamente ammesso di «essere un candidato istituzionale». L’ingresso sulla scena di Abodi è stato preso male (eufemismo) dalla parte politica che pure ha consentito a Abodi di diventare ministro, parte politica che in più vede Marani come personaggio vicino alla sinistra. Con Lotito i rapporti non sono mai stati idilliaci, del resto il patron della Lazio ha provato a trovare un candidato che potesse contrastare quello del nemico Gravina ma poi si è dedicato anche a lui a tessere una tela di alleanze e appoggi per rinforzare la candidatura di Vulpis che, in caso di elezioni, avrebbe come vice De Nigro e Francesco Zicchieri. Quest’ultimo è stato un deputato di Alleanza Nazionale e poi della Lega. Sullo scacchiere politico si sono poi aggiunti il ministro Lollobrigida, il deputato di Fratelli d’Italia ed ex presidente di Opes Marco Perissa e Salvatore Caiata, ex presidente del Potenza, ex cinquestelle, ora deputato di Fratelli d’Italia e che avrebbe ancora il dente avvelenato con Gravina: tutti a cercare di sbarrare la strada al candidato di Gravina. Che però nella tasca conserva l’asso da calare sul tavolo nella balcanizzata e desolata Lega Pro: il commissariamento. Un terno già uscito più volte sulla ruota di via Allegri.

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