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Elezioni Lega Pro, corsa al veleno. L’occhio di Gravina, la sfida tra giornalisti, il voto dei club e le riunioni carbonare. E Lotito…

Il ruolo del presidente federale che punta su Marani affiancato da Zola. Abodi "consiglia" Bedin come dg. Vulpis confida nel segreto delle urne. La riunione in un hotel e l'ipotesi Carraro jr

Proiezioni, protezioni, prescrizioni. C’è di tutto, fuorché piani, progetti, programmi. C’è davvero di tutto in questa mischia indistinta, in questa volata che pare soltanto una baruffa, in questa corsa elettorale che somiglia a una zuffa. Tra dodici giorni si vota per l’elezione del nuovo presidente di Lega Pro dopo le dimissioni di Francesco Ghirelli, costretto ad abbandonare la tolda della nave dopo la rivolta dei marinai, pare guidati dall’attuale armatore calcistico nazionale che prova a tenersi a galla, che cerca di mantenere dritta la barra di una nave che prende acqua da tutte le parti. E così “il campionato dei campanili” – così lo aveva definito Ghirelli – è diventato solo un funereo rintocco di potere. Le candidature al fotofinish, trappole e dietrofront per stanare l’avversario, qualche tweet velenoso, riunioni “carbonare”, richiami e candidature dall’alto, mosse della disperazione. Il 17% del peso elettorale è più importante del rilancio di una lega che sta affogando.

Nelle stesse ore, anzi negli stessi minuti in cui venerdì 20 gennaio il procuratore capo della Figc Giuseppe Chinè avanzava (con successo) alla Corte federale la richiesta di revocatoria del processo sulle plusvalenze Juventus e contemporaneamente la segreteria della Procura federale depositava l’atto di deferimento nei confronti dell’ex presidente Aia Alfredo Trentalange (leggi qui), il presidente federale Gabriele Gravina tendeva occhi e orecchie in una sala dell’hotel romano Bristol Bernini (magari sarebbe interessante leggere l’intestazione della fattura presentata per la sala) di proprietà di Bernabò Bocca, il marito di Benedetta Geronzi riconfermata, come da ultimo ordine di servizio diffuso nelle stanze di via Allegri (leggi qui), capo dell’area istituzionale della Federcalcio: lì, in quelle ore, anzi proprio in quei minuti solenni e delicati, il giornalista (presidente della Fondazione “Museo del Calcio” di Coverciano) e caldeggiato candidato allo scranno di presidente della Lega Pro Matteo Marani si presentava a un nutrito gruppo di rappresentanti dei club dell’ex serie C convocati a Roma proprio per conoscerne programma e intenzioni da opporre all’altro candidato presidente, il giornalista, vice-presidente uscente e attuale reggente della Lega Pro Marcel Vulpis. La presenza del presidente federale Gravina, proprio mentre il pallone italiano consumava e si consumava in minuti decisivi, come plastica testimonianza dell’interesse che il numero uno del calcio italiano nutre sull’esito elettorale di una Lega che pesa il 17% in consiglio federale, una fetta importante da mantenere sotto il diretto controllo per evitare scivoloni e per bloccare sul nascere tentativi di rivoluzione in attesa delle urne che tra poco più di un anno dovranno decretare il nuovo presidente Figc.

Una gigantesca mischia di voci e interessi, un affilato groviglio di alleanze, pressioni e promesse, un afflato di speranze e destini incrociati che dividono e uniscono: sul tavolo della derelitta Lega Pro si sta consumando una vera e propria battaglia, senza esclusioni di colpi. Come già descritto (leggi qui) sulla scena appare rilevante la presenza del presidente federale (che proprio dalla Lega Pro fece partire la scalata a via Allegri) nel vivo della contesa: come un arbitro che veste una casacca e parteggia per una delle due squadre – questi i pesanti rilievi avanzati dalla parte che fa capo a Marcel Vulpis – protagonista sul campo. Le elezioni sono fissate per il 9 febbraio, l’assemblea elettiva straordinaria nel “Salone d’Onore” del Coni, il termine ultimo per presentare le candidature (i candidati devono ricevere la designazione almeno dal 15% e non di più del 30% dei club con diritto di voto, quindi minimo 9 designazioni e massimo 18) è lunedì. Vulpis ha sciolto le riserve e presentato anche la sua squadra (De Nigro e Zicchieri gli eventuali due vice-presidenti). A pochi giorni dalle urne, ieri in un’intervista su tuttmercatoweb (clicca qui) ha spiegato le ragioni della sua candidatura e l’orizzonte a cui tende. «Un approccio molto più pragmatico nella gestione futura della Lega. Il mantra del prossimo biennio è recuperare risorse, andando a fare un’attenta analisi dei costi non prioritari, per non dire superflui… Nei primi 100 giorni lavoreremo per tagliare tutto ciò che non è prioritario e razionalizzeremo nel contempo tutto il resto, puntando su un’organizzazione aziendale incentrata sullo sviluppo di nuovi ricavi da destinare esclusivamente ai club. Io di sicuro sono candidato, non so altri. Resto basito davanti a certe voci».

Marani si appresta ad ufficializzare la propria candidatura. Ci ha pensato negli scorsi giorni, ne ha parlato anche con Marzio Perrelli a.d. di Sky, lì dove ricopre l’incarico di vice-direttore a Skysport, ha valutato e riflettuto con amici e colleghi. Continue le sollecitazioni di Gravina che due settimane fa l’aveva incontrato in un ristorante romano in via Po, a due passi da via Allegri, rassicurandolo sui voti necessari all’elezione (trenta), chiedendo di legarsi al suo progetto e no, non sarebbe stato bruciato.

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Dopo una serie d’incontri e telefonate, pare che proprio il presidente federale avesse sollecitato molti club di Lega Pro a presentarsi a Roma, all’hotel Bristol Bernini, per conoscere le idee e i programmi del candidato filo-governativo, dimostrando così a Marani che alle sue spalle c’era il giusto supporto. «Sono un candidato istituzionale, non ho competenze manageriali, sono pronto a mettermi al lavoro per ridare dignità e futuro alla categoria»: il vic-direttore di Sky Sport avrebbe esordito così, tanto per rompere il ghiaccio e mettere le cose in chiaro. Nella sala c’erano una ventina (un po’ meno rispetto agli invitati) di rappresentanti di società, quasi tutti presidenti. Ai quali, in questi giorni, sarebbero arrivate parecchie rassicurazioni. Del resto tra venti giorni i club di Lega Pro – ma anche quelli di serie A e B – dovrebbero di nuovo metter mano al portafoglio: il 16 febbraio è giorno di adempimenti finanziari che coincidono anche con le scadenze di adempimenti e controlli federali, nel “decreto Salvacalcio” promosso da Claudio Lotito sono rientrate le rateizzazioni in cinque anni di Irpef, Iva, Ires, Irap ma non però i contributi previdenziali pregressi. C’è da mettersi in regola versando undici mesi di arretrati (gennaio-novembre 2022): una somma mica da ridere, la Lega Pro sta affogando e si aspetta adesso qualche altro aiuto. Una rassicurazione sarebbe già arrivata dal ticket Gravina-Abodi: pare che il presidente federale e il ministro dello Sport siano in pressing su Pasquale Tridico, presidente Inps, affinché si arrivi a una rateizzazione di concerto anche con l’Agenzia delle Entrate. Questa voce sarebbe circolata anche nel corso della riunione nell’albergo romano, insieme a un’altra che circola in realtà da tempo: l’ex dg della serie B Paolo Bedin ai tempi della presidenza Abodi sarebbe destinato a diventare il nuovo direttore generale della Lega Pro rivestendo così quel ruolo manageriale che Marani avrebbe confessato di non possedere. Per puntellare la candidatura di Marani, per spazzare via le incertezze e i dubbi, per aumentare i consensi e per mettere nell’angolo Vulpis, serviva poi un colpo da biliardo, una sponda, un dribbling ubriacante. Ecco allora spuntare dal cilindro il nome di Gianfranco Zola, l’ex tamburino sardo annunciato come il vice di Marani in caso di fumata bianca. In attesa delle prime parole da candidato di Marani, il sardo si è portato avanti. «Matteo è persona splendida, competente, solare e con un solo obiettivo: dare la giusta fisionomia a un campionato che può diventare indispensabile per formare i giovani calciatori italiani. Un obiettivo che è anche il mio», ha detto in una intervista a “la Repubblica”. È su questo trio – Marani-Zola-Bedin che punta deciso Gravina: il presidente federale confida di mantenere il controllo sulla Lega Pro che in termini di voto vale il 17%: insieme al 34% della Lnd e alla percentuale di Aic, serie B e assoallenatori gli consente di tenere il controllo totale in consiglio federale tenendo lontani i tentativi della serie A che, guidata da Lotito e col suo 12%, cerca alleati per prepararsi al redde-rationem.

La previsioni sulla fumata però restano di colore opaco e grigio, pur se l’ipotesi di un commissariamento (Gravina o Viglione commissari?) valutata nel corso di queste settimane pare perdere piede ora dopo ora: tra voto frammentato, schede bianche o nulle si potrebbe arrivare sempre a questo risultato ma l’immagine dell’impasse rischierebbe di tramutarsi in pericoloso boomerang. La questione del quorum resta aperta, come l’ipotsi di tenere le urne aperte in stile Lega serie A. Marani – che dovrebbe ufficializzare la sua “discesa” al fotofinish – può contare sulla parte attiva di società come Padova con Bianchi, Potenza con Macchia, Pescara con Sebastiani, Olbia con Marino, Virtus Entella con Gozzi e Virtus Francavilla con Macrì che in questi giorni si son dati parecchio da fare per raccogliere adesioni: nell’elenco dei club a favore ci sarebbero anche Cesena, Reggiana, Catanzaro, Vicenza, Pordenone, Vis Pesaro, Monterosi, Gelbison e san Giuliano. Dalla parte di Vulpis invece si sarebbero già schierate società come Viterbese, Recanatese, Taranto, Gubbio, Audace Cerignola, Pontedera, Fidelis Andria. Un conto però sono le designazioni per le candidature (ne servono almeno 9, il 15% cioè dei club che hanno diritto al voto, e dunque il conto va fatto su 59 club perché la Juventus next gen non partecipa) e un conto è l’esito delle urne dalle quali, da lontano ma mica tanto, si sta tenendo l’ex presidente col dente avvelenato Francesco Ghirelli. Sulla scena restano lacerazioni, veleni e sbigottimento: di programmi invece nemmeno a parlarne. Molti club sono disorientati e incerti. Sbigottito e sconcertato sarebbe rimasto anche Marcel Vulpis: con Gravina le comunicazioni ridotte al lumicino, qualche breve messaggio e un’ipotesi di incontro rimasta tale.

A due giorni dalla definizione delle candidature, a meno di due settimane dal voto, si resta così in sospeso, magari in attesa di un nuovo colpo di scena. Potrebbe tirarlo fuori Claudio Lotito, nemico giurato di Gravina e ormai al comando della serie A che vale il 12% elettorale? In fondo quel 17% della Lega Pro potrebbe servire per la scalata alla presidenza federale in palio tra poco più di un anno? La domanda rimbalza da giorni mentre il senatore Lotito – assicurano in molti – sta lavorando ad una ipotesi che metta insieme diversi tasselli del potere calcistico, creando un’alleanza di scopo per provare a sbarrare la strada al nuovo progetto di Gravina. Servirebbe però un candidato forte (o una intesa solida), capace di raccogliere il consenso, magari stringendo un’alleanza con la parte vicina a Vulpis: poco il tempo a disposizione per trovare il candidato giusto, presentarne uno solo per dividere ancora più il voto sarebbe deleterio, tra due giorni si chiude il valzer. Tra una sponda e un rimpallo, nella lista delle ipotesi valutate ci sarebbe (stata) anche quella che porta a Luigi Carraro, figlio di Franco e presidente della federazione internazionale del padel che è lo sport del momento. Nel pallone tricolore invece vanno sempre di moda solo i giochi di potere di un sistema malato. Anche questa corsa elettorale in Lega Pro lo dimostra. Da bravi giornalisti, Vulpis e Marani potrebbero tirarne fuori un bel romanzo.

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