Altro che announcement, ref-cam e fvs: solo armi di distrazione di massa. La vera cannonata nel mondo arbitrale italiano è invece il distacco della Can A-B dall’Aia (abbondantemente anticipata, leggi qui) deciso dalla Figc e la sua confluenza in una governance “indipendente”, costituita e poi condotta da Figc e leghe di serie A e B. La trasformazione è una rivoluzione destinata a dare un colpo d’accetta definitivo a un’associazione sempre più spaccata e avvelenata, personalizzata e politicizzata: lo scorso anno aveva perso il grado di componente federale e adesso rischia seriamente il commissariamento. Le distanze tra Gravina e gli attuali vertici Aia, in primis col suo presidente Zappi, sembrano sempre più ampie e difficilmente colmabili: le continue e perverse vicende che dall’estate hanno avvolto l’associazione arbitri (dalla minaccia di sciopero dei vmo a Cascia alla riunione della Can a Coverciano nella quale s’era deciso di non firmare i contratti di cessione del diritto d’immagine minacciando altre proteste, ma questo solo a mo’ di esempio, leggi qui); le diverse ricostruzioni di parte e le continue riunioni (ultima in ordine di tempo, quella burrascosa assai a Tirrenia); il tentativo di iscrivere a una battaglia – parsa più personale che collettiva, mascherata dalla richiesta di autonomia tecnica e organizzativa dell’associazione – profili come (ad esempio) quelli di Rocchi e Guida pur di restare aggrappato alla poltrona ha parecchio infastidito; la valanga di dichiarazioni-puntualizzazioni e comunicati ufficiali ha ancor più avvelenato il clima già teso; le vicende in alcuni comitati regionali (in uno del Centro Italia c’è ancora un componente del Cra che ha patteggiato un anno e mezzo per furto, nel Lazio la sezione Roma 2 è stata commissariata per gravi inadempienze economiche, in un altro Comitato del Centro un osservatore è stato arrestato per molestie sessuali, ce ne siamo occupati abbondantemente, leggi qui e qui) e l’indagine della Procura federale avviata da Chinè su presunte minacce e pressioni dei vertici Aia e del Comitato Nazionale fatte a componenti e designatori affinché si liberassero posti (leggi qui), hanno oltremodo esacerbato i rapporti. Segnalati, adesso, ben oltre il gelo. “Basta, la misura è colma: se non capiscono con le buone, capiranno in altro modo, la questione del professionismo arbitrale è stata definita e non si torna indietro. Se Zappi non riesce a farsene una ragione, se non riesce a spiegarlo ai suoi, lo spiegheremo noi”.
La carta del commissario. Dietro lo sfogo di Gravina, si nasconde anche una carta pesante che il numero uno della Federcalcio ha in mano. È una carta pronta a finire sul tavolo, mandandolo sottosopra: è la carta del commissariamento dell’Aia. Il presidente federale ci sta seriamente pensando, coadiuvato anche su questo tema dall’inseparabile consigliere giuridico Giancarlo Viglione, sempre presente in tutti gli incontri tenuti in questi convulsi due mesi con gli arbitri e loro rappresentanti. Non solo la mossa (commissariamento), ma circola pure il nome (del commissario): se Gravina compirà il fatidico passo, potrebbe infatti affidare ruolo e compiti di commissario al salernitano Narciso Pisacreta, ex vice-presidente dell’Aia ai tempi di Nicchi e ritenuto il profilo più idoneo a gestire una fase di transizione e trasformazione dell’associazione Aia che non è più componente federale ma semplicemente articolazione interna (una costola, per intenderci) della Figc.
L’inchiesta continua. E chissà che come misura di indiretta pressione non continui a veleggiare nell’aria (e nelle segrete stanze) anche l’inchiesta avviata da Chinè: non è stata ancora archiviata, anzi il capo della Procura ha fissato già in agenda un appuntamento con l’ex designatore della Can C Ciampi, e potrebbe ad horas risentire anche l’ex responsabile della Can D, Pizzi. Nota a margine: all’integrazione al verbale numero 2 del 4 luglio (alla voce 3.3: responsabili e componenti oottnn) ne sarebbe adesso seguita un’altra di integrazione, anche questa tesa a inquadrare e irreggimentare in maniera più “fluente e logica” le dimissioni di alcuni designatori (e componenti) per lasciar spazio ad altri. Si arriverà a un punto conclusivo e definitivo? Chissà. E Chinè cosa farà? Chissà.
Il dado è tratto. Intanto, il punto esclamativo e perentorio l’ha messo Gravina. Deciso e irritato, irritato e deciso: sono i due stati d’animo coi quali ne viene descritto l’umore, già non al meglio per via del destino della Nazionale: il presidente federale ha preso una decisione e non tornerà più indietro, il processo di trasformazione è partito e niente e nessuno (si sottolinea quel nessuno) potrà mettersi di traverso, del resto il progetto di professionismo arbitrale e l’istituzione di un soggetto che gestisse i fischietti d’elite era stato uno dei principali punti su cui aveva costruito l’intesa elettorale dello scorso 3 febbraio con i principali club italiani e la Lega serie A. È deciso e irritato, Gravina: gli ultimi due burrascosi mesi vissuti dall’Aia e nell’Aia l’hanno ancor di più convinto che quella del professionismo arbitrale, ma ancor più la creazione di un soggetto giuridico destinato a gestire i fischietti di vertice sottraendoli alla morsa dell’Aia, sia non soltanto la migliore soluzione, ma l’unica soluzione. Basta resistenze e posizioni personali, e di rendita: la strada è stata tracciata, la decisione è stata presa, il dado è tratto. E tutti i tentativi dell’attuale presidente Aia Zappi di accreditarsi come il presidente di un’associazione unita e di una totale comunità d’intenti e visioni tra se stesso e i vertici della Can (Rocchi) e gli arbitri della Can l’hanno poi persuaso che non c’è più spazio nemmeno per la mediazione, l’ascolto, un’intesa. Del resto, ha dalla sua il vento degli arbitri di vertice che così intravedono quel trattamento economico-previdenziale lungamente inseguito. Al solito, la cassa può più di ogni cosa.
Il soggetto giuridico non ha ancora un nome (c’è chi la chiama Pgmol all’italiana e chi la definisce Board arbitrale) ma ha già una data di entrata in funzione (1 luglio 2026), i soci (Figc, Lega A e Lega B: niente Aia, dunque), forma e oggetto societario (società a partita Iva con un’organizzazione propria, in cui confluirà l’attuale organico Can – arbitri, assistenti e vmo di A e B – che sarà supportata da una struttura operativa tecnica, organizzativa e di marketing).
L’ultimo incontro. Concetti e progetto (in stato decisamente avanzato) illustrati martedì scorso alle componenti federali (Simonelli per la A, Bedin per la B, Marani per la C, Abete per i Dilettanti, Calcagno per l’Aic e Ulivieri per l’Aiac) riunite a Roma, decisione e motivazioni poi confluite in un eloquente comunicato ufficiale della Federcalcio (l’incontro aveva due punti – sostenibilità del sistema calcio e arbitri – ma gran parte del comunicato l’ha presa la riforma arbitrale, leggasi qui un passaggio per comprendere: “la riforma nasce dall’esigenza di agevolare un processo di professionalizzazione e responsabilizzazione richiesto dal sistema e anche dagli stessi arbitri di vertice”): alla riunione c’era anche il presidente dell’Aia Zappi che, a margine, ha tentato un ultimo, vano e disperato assalto a Gravina e al nuovo progetto per gli arbitri d’elite. Un assalto rispedito però, e con vistose perdite. Zappi ha ribadito come le richieste e istanze di indipendenza e autonomia tecnica (scelta e scelte del designatore in sostanza), dovessero rimanere in capo all’Aia e non alle leghe perché questa è (sarebbe) la richiesta e la volontà di tutti gli arbitri (compresi i vertici e gruppo dell’attuale Can), e che il tutto gruppo Can volesse Zappi dentro questo nuovo organismo, e che dunque lui parlasse in nome di un mandato ricevuto. Gravina, raccontano, l’abbia gelato. Prima avrebbe usato la carota, “caro Antonio, la colpa non è nemmeno tua, paghi una gestione troppo politicizzata dell’Aia che dura da troppi anni, ma il mondo è cambiato e noi dobbiamo dare delle risposte, non possiamo rimanere al passato, dobbiamo andare incontro al futuro”, e poi utilizzato le forbici, “caro Antonio, anche noi parliamo costantemente con gli arbitri, se vuoi ci parliamo insieme e vediamo cosa dicono…”. A quel punto, Zappi avrebbe incassato, senza più colpo ferire. Almeno per il momento.
Da via Allegri a Tirrenia, passando per Coverciano e ritorno. Un punto di non ritorno, un punto che fa soprattutto il… punto sulle controverse giornate vissute negli ultimi mesi all’interno dell’Aia e della Can, giorni trascorsi e consumati a colpi di riunioni, video-call, incontri e ricostruzioni (sempre di parte). A cominciare dall’incontro (successivo al no stabilito a Coverciano sulla firma dei contratti d’immagine, Guida aveva informato Zappi in video-chiamata, Gravina aveva saputo e s’era parecchio infastidito “ma questo Zappi a cosa serve?”) del 18 settembre in via Allegri quando Gravina aveva ricevuto al quinto piano della sede Figc una delegazione composta da Guida, Mazzoleni e Meli (c’erano anche il segretario generale Figc Brunelli e il consulente giuridico Viglione, e c’era anche Zappi) nel corso del quale i rappresentanti (arbitri, assistenti e vmo) Can avevano illustrato istanze e rivendicazioni economiche. Prontamente esaudite da Gravina: il saldo dei pagamenti della scorsa stagione, la possibilità di anticipare le fatture sul contratto del diritto d’immagine di tre mesi (settembre-dicembre-marzo), il puntuale pagamento del gettone gara a cadenza mensile disgiunto dal rimborso spese (rimborsi accorpati in periodi, dopo i controlli) e anche la stipula di una nuova polizza assicurativa. Nell’incontro, si sarebbe poi discusso del nuovo progetto di Board professionistico (o Pgmol all’italiana, fate voi), elencando la necessità di prevedere e inserire un trattamento di fine rapporto (tfr, oppure se volete tfa che sta per trattamento fine attività, rapporto strutturato e diversificato a seconda di anzianità e presenze in A) da corrispondere agli arbitri “professionisti” destinati ad entrare nel nuovo organismo, oltre a una rivalutazione Istat e un adeguato aumento contrattuale.
Rapporti economici e tutele che ovviamente fanno gola agli arbitri di vertice, mentre intanto la base soffre e le sezioni hanno ricevuto un taglio del 13%, tagli (nota di cronaca) che non saranno cancellati. Alla riunione romana non c’era il designatore Gianluca Rocchi e questa sua assenza Zappi velatamente l’avrebbe fatta veicolare come una propria vittoria, soprattutto come un modo per dire: “anche Rocchi sta dalla mia parte”. Rocchi, invece, se ne sarebbe tenuto fuori perché, come spesso ripete specie ai “nemici”, il suo è un ruolo tecnico, non sindacale e nemmeno gestionale. Un quadro più chiaro (si fa per dire) di questa malmostosa situazione lo si sarebbe avuto però qualche giorno dopo. Cioè il 25 settembre, nella riunione di Tirrenia. Accompagnato da Marchesi, Zappi aveva rivendicato davanti al gruppo Can come un suo successo le conclusioni dell’incontro romano, come la richiesta di autonomia e indipendenza (e la presenza dell’Aia all’interno del nuovo soggetto giuridico, pgmol o board che sarà) fossero state riconosciute e persino avallate da Gravina (immaginarsi il fastidio e l’irritazione crescente del presidente federale…), e aveva chiesto a Guida, invitato a parlare, di testimoniare queste risultanze, chiedendo poi fiducia al gruppo Can. Una fiducia ottenuta, ma sostanzialmente di facciata. Perché il gruppo Can ha inquadrato un unico obiettivo, e per centrarlo sa che la strada porta a Gravina.
Rocchi sì, Orsato no. E, insieme a Gravina, con molta probabilità ancora a Rocchi. Proprio l’attuale designatore al suo ultimo anno di contratto nella Can A-B (a 250mila euro), è il principale candidato a dirigere il nuovo organismo professionistico: resta nelle grazie di Gravina e Viglione, e viene considerato, per esperienza e professionalità, come il profilo migliore per avviare un progetto che sarebbe balenato qualche anno fa. Proprio a margine dell’incontro a Tirrenia, pare ci sia stato un vivace confronto (non in pubblico) tra Zappi e Rocchi: il primo avrebbe chiesto appoggio al secondo nella battaglia con la Figc, il secondo avrebbe ripetuto come preferisca attenersi al proprio ruolo di designatore tecnico e basta. Il primo avrebbe accusato il secondo di essere d’accordo con Gravina e di spingere per la soluzione del board professionistico distaccato dall’Aia, il secondo (pare) avrebbe ammesso solo come tre anni fa gli fosse stato chiesto quale avrebbe dovuto essere il numero di arbitri e assistenti sufficiente a gestire i campionati di A e B. Distanze evidenti, destinate ad allargarsi sempre più, alla luce appunto di quanto emerso prima nell’incontro delle componenti federali di lunedì scorso e soprattutto dopo il faccia a faccia tra Gravina e Zappi. E mentre Rocchi resta il candidato numero uno per la poltrona di direttore del nuovo organismo, si affievoliscono le velleità di Orsato che, dopo la designazione a capo della Can C (con un contratto di 150mila euro, 90mila per il progetto Fvs) puntava al gran salto il prossimo anno in virtù anche dello stretto rapporto che intrattiene con Zappi, di cui è stato tra i più ferventi grandi elettori lo scorso anno, e invece l’ex fischietto di Schio resterebbe a mani vuote.
Aia svuotata. Nel nuovo progetto di riforma del settore arbitrale, con l’uscita della Can A-B, all’Aia resterebbe la “sovranità” sulla serie C (ma anche qui c’è da lavorare e inquadrare) e il mondo dilettantistico, con i compiti di formazione delle nuove leve e progetti da sviluppare come ad esempio quello del doppio tesseramento giocatore-arbitro e del dirigente-arbitro. Fin troppo facile affermare che sarebbe un’Aia totalmente svuotata di potere e attrattiva: Gravina ha parlato di risorse che si libererebbero in suo favore, ma si può credere che senza gli arbitri di serie A e B arrivino contratti, sponsor e risorse economiche tali da garantire l’attività e soddisfare i pagamenti-rimborsi (si è già adesso in palese difficoltà)?
Viglione-Rocchi: che tandem. Dietro questa decisa spinta verso il board professionistico si potrebbe notare come un ruolo primario lo stia svolgendo il consulente giuridico di Gravina. Giancarlo Viglione pare molto stia spingendo verso il suo presidente, così come dall’altro lato pare evidente il “pressing” di Rocchi sulla propria squadra (nella quale solo in pochi mantengono qualche perplessità, del tipo: “se si è pagati dai club, e un arbitro sbaglia, non si rischia il licenziamento se quello è un grosso club?”): Rocchi, Gravina e Viglione dunque a braccetto per un progetto che ricalca in realtà quello caldeggiato dall’allora presidente di Lega A Casini ispirato dal duo Lotito–De Laurentiis. In questo scenario, pare che un ruolo lo stia avendo anche Giancarlo Abete, cui Gravina deve pur sempre elezione, e rielezioni. Non è un mistero rivelare come l’ex presidente federale e attuale dominus dei Dilettanti, sia propenso anche a un’altra riforma: niente più elezione per i presidenti di sezione, che invece dovrebbero essere “nominati”. Se si arriverà anche a questo, ancora non si sa.
Il sindacato avanza e Ascea aspetta. Un altro colpo all’Aia di Zappi è arrivato dal riconoscimento che la Figc ha avuto nei confronti del sindacato arbitri, che in questi mesi ha fatto da critica opposizione visto il monocolore del Comitato: dopo aver ricevuto una delegazione in via Allegri, c’è stato anche un comunicato ufficiale, “l’incontro tra i rappresentanti di Slc-Cgil, Fisascat-Cisl e Uilcom-Uil col presidente Gravina e il segretario generale Brunelli è servito per introdurre alcune tematiche meritevoli di approfondimento, alla luce dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n.36 del 2021 ‘Riforma dello sport’, anche in relazione al progetto della nuova organizzazione degli arbitri di vertice proposto dalla Federazione”. All’incontro c’era ovviamente anche Viglione, e dell’incontro era stato informato Zappi che, però, non ha presenziato. Al di là del “politichese”, il passaggio da rilevare è come la Figc abbia sostanzialmente riconosciuto il lavoro della formazione sindacale, in specie quella del Coordinamento nazionale arbitri Slc-Cgil che ha, tra i soggetti più attivi Duccio Baglioni e Giuseppe Fonisto, e che da mesi sta portando avanti battaglie sulla questione delle tutele, delle garanzie e dei rapporti economici da assicurare a tutti gli iscritti e non solo agli arbitri di vertice. Proprio lunedì scorso l’organizzazione sindacale ha tenuto la sua prima partecipata assemblea nazionale, andata in scena in video-conferenza e alla quale avrebbero partecipato anche degli “infiltrati”, pronti poi a relazionare Zappi sui temi discussi. Quanto invece all’incontro svoltosi in Figc, il sindacato, dopo aver sottolineato in un comunicato il rapporto costruttivo avviato con la Federcalcio, ha ribadito come sia prioritario arrivare alla definizione e sottoscrizione di un contratto collettivo nazionale di lavoro per tutti gli arbitri, dalla base al vertice, con pagamento immediato di tutti gli arretrati, e ha contemporaneamente “aperto” alla istituzione del board (o pgmol all’italiana) professionistico, candidandosi dunque a un posto al tavolo delle trattative e del progetto. Un’altra bella “botta” per Zappi e la parte di Aia che gli è ancora vicina, mentre la base assiste sempre più attonita e sgomenta. Sempre più delegittimato e indebolito, cosa farà adesso Zappi? Questa è la domanda delle domande che circola in queste ore. Per dare una risposta alla domanda, magari toccherà attendere solo qualche altro giorno: dal 16 al 18 in un resort cinque stelle affacciato sul mare del Cilento ci sarà la riunione con i presidenti di sezione di tutta Italia, pur se si annunciano molte defezioni…






