Arbitri, che bufere. Ammanco nella sezione Roma 2, l’Aia nomina un condannato per furto in un Cra. E al neo referente De Marco fu ritirata la tessera

Il servizio ispettivo scopre gravi irregolarità nella gestione della sezione arbitrale: ingiunzioni di pagamento inevase (60mila euro) e costo del fitto sede alle stelle. In un comitato regionale del Centro Italia c'è un tesserato che patteggiò una condanna per furto. Il neo referente tra Can A-B e club fu deferito nel 2014

L’estate è ormai ai suoi ultimi mesti rintocchi, spezzata com’è da improvvise e irruenti tempeste d’acqua, bufere che segnano il preoccupante cambiamento climatico; l’estate che ormai è agli sgoccioli magari spazzerà via anche dalla quotidianità tutti quei cold-case che, in questi tre mesi, hanno riempito le pagine di giornali e programmi tv, tutti casi irrisolti di omicidi e scomparse che da anni (e decenni) attendono un punto di verità. Il segno dell’estate agli sgoccioli è dato anche dall’arrivo dei campionati di calcio – oggi parte la serie B e domani la serie A – e, insieme a tecnici e giocatori, tornano in campo anche gli arbitri (e i varisti) che fanno parte della grande famiglia arbitrale, una costellazione nebulosa attraversata costantemente da nuovi casi che si aggiungono a quelli (da tempo) irrisolti. Nemmeno il tempo del primo fischio, che sotto il cielo arbitrale ecco piombare nuovi veleni e nuove polemiche: tempeste e burrasche, altro che bufere d’estate. Veri e propri casi, a volte paradossali, a volte inquietanti. Da giugno a Ferragosto è stato un continuo succedersi di vicende (per chi volesse, si trovano diversi articoli sul sito, l’ultima puntata qui). Nuove, stanno dipanandosi. Eccole, in rapida sintesi.

Casi a valanga. Il caso De Marco, nominato d’imperio dalla Figc (o meglio, dal presidente Gravina) come nuovo referente tra la Can A-B e i club, e “trangugiato” a fatica dall’Aia di Zappi: non solo fa ancora l’opinionista tv (tra l’altro, per una rete concorrente a Dazn, il broadcaster che trasmette l’Open Var), ma soprattutto non ha più da tempo la tessera arbitrale. Il caso della sezione Roma 2: una verifica del Sin (Servizio ispettivo nazionale) ha accertato una situazione economico-finanziaria da circoletto rosso, verificando ammanchi, ritardi, fitti da capogiro e ingiunzioni di pagamento dimenticate. Il caso dell’ex designatore della Can C Maurizio Ciampi “costretto” alle dimissioni e a una riduzione del compenso (il suo incarico era biennale, come per gli altri responsabili delle Commissioni) per dar spazio a Orsato e alla sua squadra, e passato alla Can A-B di Rocchi come uno dei vice del designatore toscano al suo ultimo anno nel ruolo e sempre più isolato: al momento la sua posizione è “congelata” (questa settimana resterà a casa: un esordio da ricordare…), almeno fin quando non rinuncerà agli incarichi professionali (Ciampi è commercialista) perché il suo studio cura gli interessi di una dozzina tra arbitri, assistenti e varisti nonostante la ”Commissione dei Garanti” interpellata dal presidente Zappi abbia dato il via libera a Ciampi, non riconoscendo un conflitto di interessi.

C’è poi il caso di una nomina nel Cra di una regione del Centro Italia varata e pubblicizzata dal comunicato ufficiale numero 11 a inizio luglio, nomina ancora attiva a dispetto di alcune modifiche apportate dal Comitato Nazionale nei comitati Toscana, Abruzzo e Piemonte (cambi necessari visti conflitti d’interesse e caso giudiziario in corso) col comunicato numero 32 di qualche giorno dopo: è infatti ancora presente (a oggi, data di pubblicazione dell’articolo) come componente di un Comitato regionale del Centro Italia un soggetto che nel 2019 ha patteggiato una pena a un anno e sei mesi (più multa di 400 euro e sospensione condizionale della pena) per “furto continuato”, un soggetto poi “protagonista” di un’altra vicenda giudiziaria, anche questa approdata in tribunale (questa seconda vicenda penale è del 2021) dopo l’inchiesta della Procura della Repubblica competente. La voce sta correndo di bocca in bocca insieme a qualche segnalazione, ma al momento non si registrano interventi né del Comitato regionale in questione né tantomeno dell’Aia centrale. Infine, tiene sempre banco la questione economico-finanziaria (un vero e proprio caso anche questo) dell’associazione italiana arbitri (scherzi del destino, Zappi è un affermato e valente tributarista) con la riduzione dei contributi alle sezioni pari al 13% rispetto agli anni precedenti: una circolare del 20 agosto ha come oggetto “l’ottimizzazione delle designazioni arbitrali e delle relative visionature, la riduzione del costo complessivo dei raduni in presenza, downgrade degli organi tecnici cui affidare le designazioni di alcune categorie di gara, altre razionalizzazioni di costo, la necessità di monitoraggio costante del budget”. Una circolare che almeno stride con quelle che erano state le richieste dei vertici Aia alla Figc: l’istituzione di un compenso fisso a presidente Aia e ai componenti del Comitato nazionale, richiesta pare rispedita al mittente da un infastidito Gravina (e dal suo braccio destro e sinistro, l’avvocato Giancarlo Viglione). La circolare di Zappi stima un risparmio per oltre 3 milioni di euro; la domanda (certo, banale) allora da porsi, sarebbe: dove finiranno tutti questi soldi? Se si parte con un budget per la stagione e a inizio stagione si chiede una robusta “razionalizzazione”, dove si risparmia e dove si spende? Magari le domande saranno poste al presidente Zappi dai presidenti di sezione che a inizio ottobre soggiorneranno (l’occasione è il raduno nazionale dei presidenti) per tre giorni in un resort che s’affaccia sul mare incontaminato e cristallino del Cilento…

De Marco e la tessera Aia ritirata. Il già pasticciato caso sulla reintroduzione – un mese dopo l’abolizione – della delicatissima figura del referente tra la Can A-B e le società di calcio – sta assumendo sempre più i contorni di una tragicomica e paradossale commedia, ponendo interrogativi irrisolti. Andrea De Marco può espletare il ruolo (per l’incarico è previsto un compenso di 50mila euro, i soldi li passa la Figc) continuando a fare anche l’opinionista in tv (una volta si diceva moviolista, Sassi si starà rivoltando nella tomba…) proprio sulle decisioni che arbitri e varisti prendono in campo e dietro il video a Lissone? Per giunta, può continuare a farlo (lunedì scorso era regolarmente in video a commentare le gare di Coppa Italia) per un broadcast tra l’altro concorrente di quella che detiene l’esclusiva sui casi arbitrali (Open Var di Dazn) e per giunta un ruolo che è a stretto contatto col designatore Rocchi che è la punta di Open Var? Non solo: può farlo uno che in passato (basta andare sui suoi profili social o riandare a trasmissioni tv) ha espresso giudizi poco lusinghieri su alcune decisioni di alcuni suoi ex colleghi? E già, ex. Perché, a differenza di quanto scritto e detto in questi giorni, il ligure Andrea De Marco non fa più parte dell’Aia da anni: la tessera gli fu in fatta ritirata dopo un deferimento.

Arbitri, che bufere. Ammanco nella sezione Roma 2, l'Aia nomina un condannato per furto in un Cra. E al neo referente De Marco fu ritirata la tessera Storiesport

La vicenda risale al 2014, qualche mese dopo la sua uscita dal ruolo di arbitro della Can. Era la presidenza targata Nicchi che, per De Marco, trovò il 4 luglio 2014 il ruolo di componente della Can D. Quasi contemporaneamente però De Marco firmò un contratto di collaborazione con Mediaset, diventando un “moviolista”-opinionista. Da arbitro benemerito, e da componente della Can D, e da tesserato Aia, un doppio incarico incompatibile, non contemplato dalle norme Aia. Fu per questo deferito dalla Procura Aia: in primo grado la Commissione Disciplinare gli comminò la sanzione del ritiro tessera. De Marco fece appello: il ricorso andava presentato nei termini previsti (quindici giorni) ma la domanda fu presentata fuori tempo massimo. L’istanza arrivò infatti diciotto giorni dopo, e per questo la Commissione Disciplinare d’Appello dell’Aia dichiarò l’impugnazione inammissibile (il comunicato è il numero 25 del 19 ottobre 2015, il testo è nella foto sopra) confermando così il provvedimento di ritiro tessera. De Marco quindi, nominato a Ferragosto dalla Figc di Gravina come referente tra arbitri Can A-B e club dopo l’addio di Pinzani (lo stretto collaboratore di Rocchi è passato alla Lazio) e dopo l’abolizione del ruolo per mancanza di fondi (la questione è stata svelata e approfondita qui), o meglio una mossa inquadrata dall’Aia per risparmiare, mossa che aveva provocato strali e veleni non solo dai club, si muoverà all’interno dell’associazione arbitri pur non facendone più parte. L’Aia provvederà a ridargli la tessera? E, soprattutto, De Marco potrà contemporaneamente continuare a fare l’opinionista-moviolista giudicando gli arbitri dalla tv e a tenere i collegamenti tra la Commissione e i club? Giusto per chiudere il quadro, ecco come l’Aia il giorno dopo aveva “salutato” l’incarico ricevuto dalla Figc. Mentre Gravina spendeva fiumi di parole entusiastiche, ecco invece il concetto stringato di Zappi. «Auguro un buon lavoro ad Andrea, che nel tempo ha maturato anche brillanti competenze mediatiche oltre che tecniche, e sono felice che la Figc abbia deciso di reintrodurre una figura che già in passato era stata prevista per un fondamentale e costante confronto regolamentare e didattico tra arbitri, Leghe e club di A e B».

Il caso della sezione Roma 2. Mentre a Roma (e non solo) tiene banco la questione legata alla presunta incompatibilità di Ciampi (componente della Can A-B e commercialista di vari arbitri e assistenti, fa parte della sezione Roma 1 presieduta dall’arbitro in attività Doveri) che per questa giornata è stato “congelato” (cioè non è stato designato come organo tecnico in visionatura) sebbene la Commissione di garanzia dell’Aia non abbia ravvisato incompatibilità e conflitti, a Roma e non solo tiene banco un’altra vicenda, ben più delicata. Una vicenda che riguarda la sezione di Roma 2. Il Sin (Servizio istruttivo nazionale) ha accertato e certificato un ammanco di circa 60.000 euro. La consistente somma si riferisce al mancato pagamento dell’affitto della precedente sede sezionale, pagamenti richiesti al precedente presidente (Domenico Trombetta) che era anche il rappresentante regionale degli arbitri del Lazio e sostenitore dell’allora presidente Cra Lazio Francesco Massini che, dopo le elezioni del dicembre scorso, è diventato vice presidente vicario dell’Aia mentre Trombetta (che a novembre era stato rieletto presidente della sezione Roma 2) è stato promosso e adesso figura come componente della ConDil e dunque ha dovuto lasciare la presidenza della sezione. Sezione che è ancora senza presidente (chissà perché…). Al momento nessuno pare abbia voglia di candidarsi.

I fatti sono stati scoperti dal vice presidente che, accedendo alla pec della sezione, ha trovato tutte le ingiunzioni di pagamento notificate, ingiunzioni magari dimenticate (o sfuggite) dall’allora presidente Trombetta, un comportamento quantomeno negligente che coinvolge anche, come culpa in vigilando, il Cra Lazio dell’allora presidente Massini, perché per regolamento il Comitato regionale vigila sulle finanze delle sezioni. L’ispezione del Sin è stata condotta con precisione e impegno dal responsabile nazionale Alberto Petrelli, noto e preparato commercialista che appartiene alla sezione di Bari. Oltre ai 60mila euro dovuti per il mancato pagamento del fitto della precedente sede (con relative ingiunzioni andate a vuoto), ci sono 15mila euro ancora da pagare per dei lavori effettuati e 29mila euro da versare come Tari e altri tributi. In questo poco idilliaco quadro va aggiunta la voce che segnala come in cassa ci fossero 120mila euro quando Trombetta era stato eletto, e che il fitto della nuova sede è pari a circa 40mila euro l’anno. Una spesa insostenibile. Pare che la situazione si trascini da anni e che il Comitato Lazio (la sezione è per ora guidata dalla vice-presidente vicaria Massimi) ha un obbligo di controllo bimestrale. Cosa farà il Cra Lazio (Stazi è il neo presidente e Santoro il suo vice), e cosa farà l’Aia presieduta dal tributarista Zappi per mettere ordine nei conti e nei pagamenti della sezione Roma 2, tra l’altro intitolata al compianto Lattanzi?

Il componente del Cra e il patteggiamento per furto. Restano altre domande, e restano altre questioni, che agitano in questi giorni i vertici Aia. La settimana scorsa (leggi qui) ci si era occupati delle modifiche a precedenti nomine varate dal Comitato nazionale ai primi di luglio che riguardavano alcuni comitati regionali. Nello specifico, nei comitati Abruzzo, Piemonte e Toscana: cambi necessari, giustificati però da parole generiche nel comunicato (riparatore) ufficiale, pubblicato tra l’altro (alla faccia della trasparenza) nella sezione riservata dell’associazione. Una notizia però ancor più delicata e riservata da giorni continua a circolare, rimbalzando di bocca in bocca, e soprattutto di casella di posta elettronica in casella di posta elettronica.

La delicatezza della questione e anche la complessità delle verifiche (arrivare a certificati giudiziali non è semplice) non hanno ancora portato a una soluzione, a un intervento da parte dei vertici, sia del comitato regionale in questione che dell’Aia centrale (ancora si ricorda il clamoroso caso del procuratore nazionale Aia Rosario D’Onofrio, all’epoca l’Aia era guidata da Trentalange, poi assolto da tutte le accuse). La vicenda però è reale, accertata dai fatti e dai documenti. La vicenda riguarda un tesserato Aia che a luglio è stato nominato componente di un comitato regionale del Centro Italia. Nel 2019, dopo la denuncia per furto del 2017, patteggiò (art. 444 e 445 codice procedura penale) una condanna a un anno e sei mesi di reclusione (più multa di 400 euro e sospensione condizionale della pena) per furto continuato (art. 81 e 624 c.p.). Lo stesso soggetto è stato poi “protagonista” di un’altra vicenda penale, nel 2021. Nel tempo però ha continuato a mantenere la tessera, e proprio un mese fa ha ottenuto il prestigioso incarico, venendo nominato dal comitato nazionale Aia quale componente di un Comitato regionale del Centro Italia.

È da ricordare come, in base a quanto stabilito dal regolamento Aia (ancor di più dopo la vicenda D’Onofrio), “ogni notizia relativa ad associati destinatari di misure restrittive della libertà personale, nonché a soggetti oggetto di indagini per delitti dolosi che possano arrecare pregiudizio all’immagine della Figc o dell’Aia, e alla credibilità della funzione esercitata, deve essere tempestivamente comunicata per i conseguenti adempimenti”. Qui dunque la questione è: sapeva (o sa) il presidente di sezione cui appartiene il tesserato, sapeva (o sa) il presidente del Comitato regionale in questione, e di conseguenza sa (o ancora non sa) il presidente nazionale degli arbitri, Antonio Zappi? E ne è al corrente il presidente federale Gravina che, dopo il caso D’Onofrio, ha sostanzialmente commissariato la giustizia domestica (in gergo, quella arbitrale)?

Il budget ridotto e i tagli dell’Aia. Chiudiamo con la delicata questione delle risorse economiche (già trattata qui). Dopo però la freschissima circolare del 20 agosto inviata da Zappi, e dopo le tante nomine (tra queste, quella di Orsato e della sua squadra che ha comportato un robusto aumento dei compensi per i componenti della Can Pro) vengono spontanee alcune domande. La necessità di risparmiare da dove nasce? È stata la Figc a ridurre il budget? Se sì, perché? A parità di budget, che fine fanno tutte le risorse risparmiate? Servono per gli aumenti di Orsato e company (e forse servivano per quelli di Zappi e comitato nazionale)? I presidenti di sezione cosa ne pensano delle riduzioni (-13%) dopo le promesse della campagna elettorale? I crescenti malumori verranno in superficie alla riunione dei presidenti di sezione di Ascea o si tratterà solo di una vacanza (di lusso) presso la struttura cilentana? Il sindacato arbitri, che intanto si gusta l’approvazione dell’ordine del giorno al Senato inserito nel decreto Sport, è sul piede di guerra ed è pronto a dare battaglia sull’anticipata richiesta di emolumenti in linea con l’impegno richiesto agli arbitri, richiesta cui la Figc continua a fare orecchie da mercante. La stagione arbitrale non è ancora iniziata. Casi, veleni e polemiche, non sono mai andate in vacanza…

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