Arbitri nella bufera, l’inchiesta di Chinè scuote i vertici Aia. La Procura Figc indaga su minacce e pressioni. Zappi e il Comitato nel mirino

L'indagine avviata dopo una serie di esposti e denunce. Al centro della vicenda la richiesta di dimissioni fatta ad alcuni responsabili delle Commissioni e dei Cra. Intanto la sezione di Roma 2 è stata commissariata: il neo commissario riabilitato dopo una condanna
Il presidente Aia Zappi e il presidente Figc Gravina

Minacce e pressioni, denunce e delazioni, richieste perentorie di dimissioni, cambi in corsa e dietrofront affrettati, registrazioni telefoniche e cancellazioni in rosso, posti e poltrone promesse, posti e poltrone in qualche caso saltati, in altri casi mantenuti. I vertici arbitrali, dal presidente Antonio Zappi passando per i due vice (Michele Affinito e Francesco Massini) fino agli altri componenti del comitato nazionale e persino ai responsabili di tutte le commissioni, stanno galleggiando dentro un calderone bollente: tracce evidenti e testimonianze circostanziate che scuotono e inquietano la variegata e instabile costellazione arbitrale italiana, che ne intorbidano le già poco trasparenti acque, che rischiano di mettere a soqquadro (e sull’uscio) i vertici dell’Aia nemmeno dieci mesi dopo il nuovo assetto uscito dalle urne dopo una lunga e tormentata gestazione pre-elettorale (nota bene: dal 2021 già ben tre tornate elettorali si sono svolte). E, alle porte, mentre i campionati di calcio sono appena cominciati, s’intravede l’ipotesi sempre più concreta di commissariamento Aia da parte della Figc che segue con viva apprensione e malcelato disappunto le ultime (cronologicamente) tormentate e torbide vicende che avvolgano e avviluppano i vertici dei fischietti tricolore, protagonisti di un’estate da dimenticare.

È su una vicenda in particolare che ha deciso di accendere i riflettori il capo della Procura federale Giuseppe Chinè, deciso a vederci chiaro pare anche su spinta del presidente federale Gabriele Gravina e del suo braccio destro (e sinistro), il responsabile dell’ufficio giuridico della Federcalcio Giancarlo Viglione. Curiosità: stasera a Bergamo saranno vicini di posto Gravina, Viglione e Zappi a godersi la nuova Nazionale di Gattuso. Immaginarsi le facce, immaginarsi le parole… Tornando al tema: prima di Ferragosto Chinè ha aperto un’inchiesta sulla base di alcune segnalazioni e denunce, ha avviato le indagini e ha cominciato ad ascoltare a tappeto i protagonisti (accusati e accusatori), convocandoli nel proprio ufficio (gli uffici della Procura e quelli Aia sono praticamente contigui) in via Campania a Roma. Tutti, al momento, come persone informate sui fatti: l’ultimo a essere ascoltato (oggi, venerdì 5 settembre), in ordine di tempo, il responsabile della Can 5, il catanzarese Franco Falvo.

Un’indagine scottante e tenuta segretissima per ovvi motivi di opportunità, un’inchiesta che coinvolge pesantemente il presidente Aia Antonio Zappi e parte del suo Comitato nazionale, un caso che rischia di diventare dirompente quasi, se non proprio, come quello di qualche anno fa che vide come protagonista Rosario D’Onofrio, già condannato per traffico internazionale di stupefacenti ma che intanto continuava “tranquillamente” a svolgere le funzioni di capo della Procura Aia (leggi qui): Chinè non ha ancora terminato con le audizioni, ma c’è il concreto rischio che si sfoci in deferimenti. Gravina e Viglione gli hanno chiesto di approfondire tutto, senza aver riguardo per nessuno. E se tra gli eventuali deferiti ci fosse anche l’attuale presidente Aia, si arriverebbe al default anche perché il presidente Zappi dal 2017 ha accumulato già dieci mesi di sospensione, frutto di due diversi procedimenti disciplinari sanzionati, rispettivamente, con 8 e 2 mesi: se superasse la soglia dei 12 mesi e un giorno (in caso di eventuale condanna dopo eventuale deferimento), decadrebbe automaticamente dalla carica.

L’inchiesta della Procura Figc. Alla carica c’è andato Giuseppe Chinè, il procuratore capo Figc (la giustizia domestica, cioè quella arbitrale, è passata sotto l’ombrello di quella federale dopo il caso D’Onofrio) che si è mosso subito dopo aver ricevuto una serie di circostanziate segnalazioni e di affilate denunce. Le vicende “nascono” tra il tramonto dell’ultima stagione agonistica e l’alba della nuova, cioè tra giugno e luglio, quando cioè si definiscono i nuovi quadri: dai responsabili (e componenti) delle commissioni, ai vertici (e componenti) dei comitati regionali, passando ovviamente anche a tirare una riga tra promossi, bocciati e dismessi nelle categorie di arbitri, assistenti, vmo e osservatori. Quest’estate è stata più tormentata delle altre che pure erano state sempre assai affilate; un travaglio lungo e difficile anche perché, rispetto al recente passato, c’era una situazione nuova imposta dal regolamento approvato lo scorso anno: le cariche dei responsabili delle commissioni e dei Cra di durata biennale a “scontrarsi” contro l’esigenza del nuovo presidente Aia (e del suo comitato) di ecumenicamente ripagare le promesse elettorali trovando così collocazione ad alcuni sostenitori e ripagando così anche il desiderio e la necessità di fare “piazza pulita” tra le fila avversarie. In fondo quest’estate era la prima estate della nuova governance Aia, e magari per questo si voleva lasciare (e lanciare?) un segno di rinnovamento e discontinuità. Per questo, (ce n’eravamo occupati, leggi qui), Zappi e i suoi più stretti e fidati collaboratori avevano chiesto le dimissioni praticamente a tutti, promettendo però che nulla sarebbe cambiato, che tutti avrebbero mantenuto il posto, che si sarebbe trattato semplicemente di un beau geste… mentre però c’erano da piazzare ad esempio Orsato (e i suoi collaboratori Giallatini e Carbone), e anche Braschi (nomina poi avvenuta e sulla quale Gravina ha manifestato aperto dissenso) e via scorrendo…

Così come Gravina (ma non solo lui) aveva manifestato stupore per il ritardo nelle comunicazioni ufficiali sui nuovi quadri. Un ritardo inusuale, dovuto a giornate e serate affilate e dirompenti, ore al telefono e ore passate a scrivere (e rispondere) mail; a correggere, cassare, evidenziare. Intanto, cerca evidenze alle denunce (e alle testimonianze) il procuratore federale Chinè che procede a passi spediti nell’inchiesta. Gli hanno parlato e scritto di pressioni, di minacce, di promesse, di toppe peggiori del buco. Dal buco della serratura, ecco alcuni delicati passaggi dell’inchiesta. Secondo le denunce e le testimonianze rese finora agli inquirenti federali, nelle giornate di domenica 29 giugno e lunedì 30 giugno sarebbero stati contattati diversi responsabili delle commissioni nazionali e dei comitati regionali per indurli a rassegnare le dimissioni volontarie dall’incarico di competenza (per inserire nuovi dirigenti e responsabili?).

Can D. Alessandro Pizzi, il responsabile della Can D, sarebbe stato contattato telefonicamente più volte dal presidente Aia Zappi che, con toni minacciosi (questa è almeno la versione fornita da chi ha denunciato), ne avrebbe chiesto le dimissioni, volontarie e immediate, dal ruolo nonostante il contratto in essere. Zappi prima, e successivamente Emanuele Marchesi e Valentina Finzi (entrambi componenti del Comitato Nazionale) avrebbero comunicato a Pizzi che, se non si fosse dimesso, nessun componente lombardo sarebbe stato nominato nelle commissioni Nazionali. Pizzi allora avrebbe inviato una mail al Comitato Nazionale scrivendo che, “come richiesto dal presidente Zappi”, rassegnava le dimissioni dal ruolo. Pizzi sarebbe stato però subito dopo contattato da Zappi: il presidente Aia gli avrebbe chiesto di modificare la mail inviata (in realtà però non si può cancellare una mail già inviata, si può inviarne un’altra come rettifica…), eliminando la frase dove si faceva riferimento alla richiesta di dimissioni. Pizzi avrebbe riferito a vari colleghi quanto accaduto. Tra questi (alcuni hanno conservato tracce telefoniche): Zaroli, Ponzalli, Reni, Gaggero, Ostinelli. Loro, come ovviamente Zappi, Marchesi e Finzi, potranno fornire (qualcuno è stato già sentito) la propria versione a Chinè. C’è un altro particolare da rilevare nella vicenda che coinvolge Pizzi, poi dimessosi (è stato poi inserito come componente della Can C) e al cui posto alla Can D è stato nominato, come responsabile, Stefano Braschi. Il particolare lo si ritrova in due passaggi dell’integrazione al verbale (del comitato nazionale dell’Aia) numero 2 del 4 luglio nel quale con il colore rosso ci sono le modifiche rispetto al precedente testo che viene così integrato alle pagine 2 e 3. In nero, c’era scritto: “…l’associato Alessandro Pizzi, le cui dimissioni volontarie, senza alcuna richiesta di rassegnazione dimissioni da parte del presidente, hanno comportato…”. In rosso, c’è scritto: “…relativamente alla Can C, una commissione tutta nuova tra i cui componenti propone il nominativo di Alessandro Pizzi che, a seguito della proposta accettata, ha volontariamente rassegnato le dimissioni dal precedente ruolo di responsabile Can D…”.

Sul punto sorge una domanda (spontanea): perché modificare e inserire una precisazione del genere, cancellando quel rigo “senza alcuna richiesta di rassegnazione dimissioni da parte del presidente”? Che quel verbale, con quella scritta in nero, potesse essere la prova delle pressioni che alcuni hanno denunciato a Chinè di aver subito? Nei retropensieri di qualche “malpensante” si affaccia l’ipotesi che quel verbale sarebbe stato modificato dopo che Chinè ha ascoltato Pizzi e altri.

Can C. Come noto (e come scritto in più articoli in quest’estate, leggi qui, qui e qui) la gestazione della nuova Can C è stata il “manifesto” della nuova Aia di Zappi e delle manovre politico-economiche-federali.. Orsato alla fine ha preso il posto del dimissionario Maurizio Ciampi, commercialista romano che poi è stato inserito tra i vice di Rocchi alla Can A-B di Rocchi e su cui (leggi qui) due settimane fa si è aperto un nuovo fronte: alla prima giornata di A e B è stato “congelato” perché avrebbe dovuto rinunciare agli incarichi professionali perché il suo studio cura gli interessi di una dozzina tra arbitri, assistenti e varisti nonostante la ”Commissione dei Garanti” gli avesse dato il via libera, non riconoscendo un conflitto di interessi. Secondo quanto riferito a Chinè, anche Ciampi sarebbe stato contattato telefonicamente più volte (sempre tra il 29 e il 30 giugno) dal presidente Aia Antonio Zappi che, con toni definiti come “minacciosi”, ne avrebbe chiesto le dimissioni, volontarie e immediate, dal ruolo nonostante il contratto in essere per un’altra stagione. Secondo alcune testimonianze rese alla procura federale, Ciampi in un primo momento avrebbe cercato di opporsi, con forza e decisione, a tale richiesta, ma che successivamente avrebbe ceduto perchè gli era stato proposto il ruolo di vice alla Can A-B, posto che poi ha in realtà accettato.

Un posto che scottava, un’esigenza imprescindibile da parte di Zappi che, così come con Braschi, aveva avuto al proprio fianco Orsato nella volata elettorale. Tra l’altro, Orsato pochi giorni prima aveva incontrato in via Allegri proprio Gravina (leggi qui) insieme ai due storici collaboratori Giallatini e Carbone, pure loro alla fine entrati nella Can C. Tornando alle presunte pressioni subite, Ciampi avrebbe riferito l’accaduto a vari colleghi tra i quali Carlo Pacifici, già presidente dell’Aia, Pizzi e Rocchi. Anche in questo caso ci sarebbero tracce delle chiamate telefoniche in entrata e in uscita, e anche su questa vicenda una serie di testimoni e persone informate sui fatti. Tutti nomi finiti nella fitta agenda appuntamenti di Chinè.

Cra Toscana. Anche l’attuale presidente del Cra (comitato regionale arbitri) della Toscana Tiziano Reni sarebbe stato oggetto di pressioni di vario tipo affinchè rassegnasse le dimissioni. Anche lui sarebbe stato contattato telefonicamente più volte (sempre tra il 29 e 30 giugno) da Zappi che, con toni definiti “minacciosi”, ne avrebbe chiesto le dimissioni, volontarie e immediate, dal ruolo nonostante il contratto in essere.  In questo caso anche il componente del Comitato Nazionale Pierpaolo Perrone avrebbe chiesto a Reni di dimettersi con toni definiti come perentori. A differenza però di Pizzi e Ciampi, Reni alla fine non si è dimesso, ed è rimasto alla guida del comitato toscano. Reni avrebbe riferito dell’accaduto a vari colleghi arbitri tra cui Antonio Ruffo, Massimiliano Doni, Fabrizio Matteini e anche al presidente del Comitato Figc della Toscana, Paolo Mangini. Anche di questa vicenda ci sarebbe traccia di telefonate in entrata e in uscita, e anche qui una copiosa sequela di testimoni.

Cra Sardegna. Film analogo anche per la Sardegna.  Il presidente del comitato regionale arbitri Roberto Branciforte sarebbe stato contattato telefonicamente più volte (sempre il 29 e 30 giugno) dal presidente Aia Antonio Zappi e dal vice presidente Michele Affinito, (definito con toni particolarmente minacciosi il colloquio), per chiederne le dimissioni, volontarie e immediate dal ruolo, nonostante il contratto in essere.

Anche Roberto Branciforte avrebbe però tenuto il punto e non si sarebbe dimesso. È rimasto in carica (i contratti, come detto, sono biennali, e scadono nel 2026). Branciforte avrebbe riferito dell’accaduto a molti colleghi, tra i quali Reni e Scifo, e ne avrebbe parlato anche con il presidente del Comitato Regionale Figc della Sardegna, Giovanni Cadoni. Anche qui, come per gli altri casi, esistono tracce telefoniche e testimoni.

Cra Umbria. Copione più o meno simile anche in Umbria, dove però sarebbe entrato in azione anche il presidente del Comitato Figc Umbria, Repace, già ascoltato da Chinè. Il presidente del Cra umbro Nicola Fraschetti sarebbe stato contattato telefonicamente più volte (sempre il 29 e il 30 giugno) da Zappi che, con toni definiti come minacciosi, avrebbe chiesto le dimissioni, volontarie e immediate dal ruolo, nonostante il contratto in essere. Anche Valentina Finzi, componente del Comitato Nazionale Aia, avrebbe insistito su Fraschetti affinchè si dimettesse, comunicando a Fraschetti che sia lei che Zappi avevano contattato anche il presidente del Comitato Regionale Umbria, Luigi Repace. Secondo la denuncia, Repace avrebbe detto a entrambi che Fraschetti non era gradito e che andava sostituito. Anche Fraschetti alla fine non si è dimesso ed è stato confermato nel ruolo. Zappi e Finzi però, anche dopo la conferma, avrebbero insistito convocando (in presenza) tutti i presidenti delle sezioni umbre dell’Aia presso la sede del Comitato regionale umbro, a Perugia. Anche questo tentativo minaccioso è stato respinto da Fraschetti. Inutile ripetere che anche in questo caso ci sono una serie di testimonianze e di tracce telefoniche.

Come si evince, uno scenario torbido, a tinte fosche, uno scenario inquietante al quale sta lavorando da quasi due mesi il procuratore federale Chinè al quale spetterà l’arduo compito di stabilire se davvero ci sono state queste pressioni e queste minacce. Nel caso fossero vere, le conseguenze sarebbero devastanti, innestandosi poi su un binario già ricco di vagoni col detonatore; a questo bisogna poi aggiungere come Zappi, in caso di deferimento e condanna, rischierebbe la decadenza (Gravina e Viglione vengono segnalati come sempre più distanti da Zappi, nell’inchiesta sulle prime bufere estive ne avevamo parlato leggi qui).

Zappi e la spada di Damocle. L’attuale presidente Aia ha infatti già cumulato dieci mesi di sospensione. La prima condanna nel 2017 (confermata dalla Corte disciplina di appello) a otto mesi: aveva scritto una mail ai dirigenti veneti in cui si era scagliato contro un associato veneto che in assemblea nazionale si era schierato a favore di Nicchi (l’aretino vinse le elezioni, Zappi era candidato presidente nazionale contro Nicchi); e poi perché, dopo quella assemblea (settembre 2016), aveva mantenuto aperta la sua pagina facebook di campagna elettorale (lecita solo durante la campagna elettorale, secondo il regolamento Aia), dove erano stati pubblicati i più disparati commenti offensivi verso la dirigenza Aia (contro Nicchi), e persino un commento (non di Zappi, ovviamente) inneggiante al nazismo. Secondo il regolamento Aia, finita l’assemblea nazionale dove era candidato, avrebbe dovuto chiudere immediatamente la pagina di propaganda elettorale. La seconda sospensione ricevuta (2 mesi) a dicembre del 2019, per avere pubblicato un articolo su “Il Sole 24 Ore” a proposito del “caso” Gavillucci.

Dalla Basilicata alla Toscana, passando per Roma… La clamorosa inchiesta su cui sta lavorando Chinè si sta consumando mentre nel mondo arbitrale si stanno dipanando e intrecciando anche altre vicende spinose, delicate, e imbarazzanti. Intanto, per onor di cronaca, bisogna riportare come solo qualche giorno fa si sia dimesso il presidente del Cra della Basilicata, la regione natia di Giancarlo Viglione, il deus ex machina federale. Il presidente Antonio Rubino ha rassegnato le dimissioni, indirizzando una lettera a tutti gli associati regionali. In un passaggio, si legge: “…con emozioni contrastanti, ma con animo sereno, comunico che ho rassegnato le dimissioni da Presidente del Cra Basilicata. È stata una decisione difficile, ma presa con la convinzione che sia la scelta migliore per il bene della nostra Associazione, e in particolare per il futuro dei nostri giovani arbitri. ​Ho anteposto gli interessi della comunità degli arbitri lucani a quelli personali. La mia scelta sofferta servirà per “liberare” la Basilicata da annosi ostacoli non affrontabili con mezzi ordinari…”. Quali siano gli ostacoli non è ancor dato di sapere, magari l’uscente Rubino li avrà esposti nell’incontro avuto con Zappi. Al Cra Basilicata è stato intanto nominato un commissario (è il tarantino Espedito Marco Musolino) che dovrà poi gestire la fase elettorale. E mentre si segnala un Archinà infuriato per la decisione, si registra il movimentismo del presidente della sezione di Potenza, Loffredo, che punta allo scranno regionale, magari con la benedizione proprio di Viglione.

Dopo la nostra inchiesta (leggi qui) l’Aia di Zappi ha intanto commissariato la sezione Roma 2 per accertate irregolarità amministrative. Chi è stato nominato come commissario straordinario? Massimo Ubertini, che aveva avuto 13 mesi di sospensione per …. irregolarità amministrative. Era il presidente della sezione di Roma e fu squalificato (sentenza della Commissione Disciplina di Appello del 19 luglio 2018) per aver commesso diverse irregolarità amministrative nell’atto delle sue funzioni come presidente di sezione. Nel 2023 aveva presentato istanza di riabilitazione, concessagli dalla Corte federale d’Appello, presidente Luigi Torsello, tra i componenti l’ex arbitro Salvatore Lombardo). L’Aia di Zappi ha dunque potuto nominarlo commissario straordinario della sezione Roma 2 (commissariata per accertate irregolarità amministrative, l’ammanco è notevole) solo grazie a questa riabilitazione: con 13 mesi di sospensione non sarebbe stato possibile. Possibile però che non ci fosse tra Roma e dintorni un altro profilo da scegliere come commissario? In tutto questo bailamme, il precedente presidente di sezione (Domenico Trombetta, è il presidente di sezione nel periodo nel quale si sono registrate le irregolarità amministrative e contabili), promosso a luglio come componente della ConDil, qualche giorno fa (dopo la pubblicazione dell’inchiesta) si è dimesso dalla carica per asseriti motivi familiari mentre invece resta ancora in carica Francesco Massini che, dopo le elezioni del dicembre scorso, è diventato vice presidente vicario dell’Aia e che, all’epoca dei fatti, era il presidente del Cra Lazio e per questo tenuto a vigilare e controllare la gestione della sezioni arbitrali laziali. Un chiaro esempio di culpa in vigilando che sta animando non pochi mormorii.

È rimasto ancora in carica anche il componente di un Cra del Centro Italia che nel 2019, dopo la denuncia per furto del 2017, patteggiò (art. 444 e 445 codice procedura penale) una condanna a un anno e sei mesi di reclusione (più multa di 400 euro e sospensione condizionale della pena) per furto continuato (art. 81 e 624 c.p.). Lo stesso soggetto è stato poi “protagonista” di un’altra vicenda penale, nel 2021, una vicenda ancora non conclusa. Nel tempo però ha continuato a mantenere la tessera, e proprio un mese fa ha ottenuto il prestigioso incarico, venendo nominato dal comitato nazionale Aia quale componente di un Comitato regionale del Centro Italia. Dopo la nostra inchiesta (leggi qui) grande fermento e grande fervore tra i vertici dell’Aia nazionale e quelli regionali; scambi di mail e lettere tra il presidente Zappi alla ricerca di documenti ufficiali e chiarimenti e il presidente del comitato regionale in questione. Zappi con un provvedimento, ha chiesto a tutti i componenti di produrre il certificato penale e i carichi pendenti. Ovviamente, trattandosi di patteggiamento e di procedimento in corso, non risulta nulla a carico del tesserato che aveva patteggiato una condanna per furto. E quindi, è rimasto al proprio posto…Fino a quando, non si sa. Magari un attimo prima che venga giù tutto?

 

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