Dopo i fragorosi botti d’estate (rivolta dei vmo che nel raduno di Cascia non avevano firmato il nuovo contratto, cancellazione della figura di coordinatore tra Can A-B e club poi invece figura ripristinata, protesta dei presidenti di sezione dopo i vistosi tagli alle sezioni, no degli arbitri della Can A-B riuniti a Coverciano alla firma dei contratti sulla cessione del diritto d’immagine, di queste vicende ce ne siamo occupati già spesso, ad esempio qui, qui e qui) arrivano i fuochi d’artificio.
Li ha accesi Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio sempre più turbato e preoccupato dalle pieghe che hanno avvolto in una spirale velenosa il piramidale mondo arbitrale, dal vertice alla base e viceversa: sul tavolo, soprattutto, la questione economica, dai compensi alle tutele previdenziali e via discorrendo. In sintesi: un diverso rapporto di lavoro (non più una sorta di co.co.co.) tra arbitri (di vertice) e Figc. Un’esigenza non più procrastinabile, un nuovo modello da trovare, magari facendo sintesi tra il modello inglese (Pgmol) e un modello italiano, così come anticipato da Zappi nel raduno estivo di Cascia.
I fuochi d’artificio Gravina li ha accesi ieri dentro la sua stanza al quinto piano di via Allegri, lì dove c’erano anche l’inseparabile responsabile dell’ufficio giuridico Giancarlo Viglione e il segretario generale Marco Brunelli, stanza nella quale ha ricevuto una delegazione arbitrale composta da Marco Guida (rappresentante degli arbitri in attività), Paolo Mazzoleni (il più longevo tra i vmo) e l’assistente arbitrale internazionale Filippo Meli, accompagnati dal presidente dell’Aia, Antonio Zappi. La delegazione arbitrale pare abbia più volte sgranato gli occhi, a metà tra l’incredulità e la sorpresa. Innanzitutto perché pare non abbia dovuto fare una lunga anticamera (anzi), e soprattutto per la totale disponibilità all’ascolto dimostrata da Gravina davanti alle rimostranze arbitrali: appena una settimana fa Guida aveva comunicato a Zappi in video-call che l’intera squadra della Can A-B aveva deciso di non sottoscrivere il contratto sulla cessione dei diritti d’immagine (il rapporto è tra arbitri Aia-cedenti e Figc-cessionario) minacciando una protesta clamorosa che sarebbe potuta sfociare addirittura in uno sciopero (la linea di confine fissata subito dopo la sfida della Nazionale contro Israele a metà ottobre) e Zappi, dal canto suo, aveva subito messo al corrente Gravina della situazione sempre più intricata e scivolosa concordando così un incontro. L’incontro cioè tenutosi ieri.
Dopo aver ascoltato le istanze arbitrali, e dopo aver ricevuto tutte le rassicurazioni del caso, accompagnate dall’affermazione federale “da tempo gli arbitri avrebbero dovuto acquisire la consapevolezza che ora dimostrano riguardo alle richieste di un nuovo e diverso rapporto (di lavoro professionale) che li lega alla Federcalcio”, è dunque arrivato il solenne annuncio di Gravina: è definito e pronto il progetto di riforma dell’intero sistema arbitrale italiano.
D’accordo, con gli annunci dell’attuale presidente federale bisogna andarci sempre cauti, perché spesso tra le (sue) parole e i fatti di tempo ne è corso (nella migliore delle ipotesi) parecchio, però la dichiarazione fatta alla delegazione arbitrale è parsa assai solenne, come di una svolta imminente. Una svolta storica, che conduce cioè sulla strada del professionismo arbitrale, una questione che già la Lega A (specie Lotito e De Laurentiis, nel caso specifico si sarebbe andati verso un distacco dalla federazione, ipotesi non contemplata nella riforma allestita adesso), e in passato l’Aia («noi siamo e resteremo una componente federale della Figc, ma chiediamo una maggiore autonomia economica e operativa. Questo ci consentirebbe di reperire e gestire risorse autonomamente, senza dover sottostare a controlli preventivi e consuntivi da parte della Federazione, pur mantenendoci all’interno di un sistema di conformità. È importante sottolineare che non abbiamo intenzione di uscire dal contesto federale», così Zappi in campagna elettorale un anno fa, la questione era stata avanzata due anni addietro dall’allora presidente Trentalange; nota bene: da febbraio l’Aia non è più componente federale, Gravina le ha tolto il posto e il voto in consiglio, avevano posto e riproposto, ricevendo come risposta invece però sempre un fragoroso niet.
Gravina ha assicurato (e rassicurato) che dalla prossima stagione sportiva si cambierà registro: si assisterà alla nascita di una riforma discussa spesso ai margini degli ultimi consigli federali proprio con Zappi, capace di serbare il segreto assoluto, avendo pare rivelato qualcosa solo ai suoi più stretti collaboratori. L’annuncio solenne ha così persino leggermente offuscato la questione (risolta e definita nel corso dell’incontro) oggetto iniziale del summit, e cioè la firma sui contratti della cessione dei diritti d’immagine degli arbitri della Can A-B e dei contratti di assistenti arbitrali e vmo. La Figc ha aperto all’istanza: il versamento dei diritti d’immagine pare sarà anticipato (possibilità di anticipare le fatture di tre mesi, settembre-dicembre-marzo), ampie rassicurazioni su tutti gli emolumenti arretrati (i pagamenti della scorsa stagione saranno effettuati lunedì), versamento del gettone gare a cadenza mensile e disgiunto dalle spese che saranno accorpate periodicamente. E, addirittura, ha “aumentato” il carico sul tavolo, aggiungendo la stipula di una nuova copertura assicurativa e l’apertura al riconoscimento del tfr, trattamento di fine rapporto più volte chiesto dagli arbitri (di vertice) e istanza sostenuta da tempo anche dal sindacato arbitri (Coordinamento nazionale arbitri Slc-Cgil, leggi qui). Aperture e accordo che, di fatto, hanno fatto così cadere la minaccia (concreta) di sciopero arbitrale.
Proprio il riconoscimento del tfr ha fatto da stura al solenne annuncio della Federcalcio. Dall’1 luglio 2026 nascerà un board (c’è da trovare ancora il nome all’organizzazione) nel quale confluiranno le due principali leghe italiane (Lega A e Lega B), la Figc che darebbe spazio all’Aia che si occuperà della formazione, della gestione e del finanziamento della squadra arbitrale di A e B: in sostanza, è come se scomparisse la Can A-B, che verrebbe sostituita da questo board nel quale l’Aia ha ottenuto di poter mantenere totale autonomia nelle scelte e nella gestione tecnica-arbitrale. In questo modo la Figc risparmierebbe risorse che poi verrebbero destinate all’Aia per le categorie arbitrali dei campionati inferiori (per la Lega C si sta ancora cercando di trovare una intesa, intanto proprio l’altro ieri Orsato, Giallatini e Carbone hanno firmato i nuovi contratti, il compenso di Orsato arriva a 150mila euro, 90mila euro in più rispetto al predecessore Ciampi, mentre i due assistenti guadagneranno più degli altri componenti della Can C in virtù del contratto sullo sviluppo del progetto “fvs”) e l’Aia continuerebbe ad avere voce in capitolo, un punto questo a favore di Zappi che pare così essere riuscito ad allontanare le voci di commissariamento e che pare abbia ritrovato un’intesa armonica coi vertici federali.
Filtra, ma resta un’indiscrezione al momento, che nel corso dell’incontro sul tavolo sia stata posta anche la richiesta di versamenti dei contributi federali alle sezioni, richiesta che pare la Figc abbia accordato grazie, si narra, a una “sorprendente” riduzione di spesa dei costi di gestione in questo avvio di campionato per la serie D e la serie C.
La questione principale resta però quella della riforma. C’è chi parla di modello professionistico arbitrale sulla scorta dell’anglosassone Pgmol (Professional game match officials limited), l’organizzazione cioè che, ormai da oltre un ventennio, lega gli arbitri del calcio professionistico inglese alla federazione e alle leghe maggiori, e chi inveve racconta di un modello leggermente diverso, perché appunto in questo caso l’associazione italiana arbitri avrebbe peso e quota nel board che sarà costituito e che entrerà in funzione dal prossimo anno calcistico. Comunque, un distacco dal modello attuale, che potrebbe significare anche il distacco completo tra Aia (o meglio, Can A-B) e Rocchi, il designatore che ha il contratto in scadenza a luglio 2026 e che pare non abbia più salde le redini del controllo sulla propria squadra (raccontano che la delegazione avrebbe accettato di incontrare Gravina solo se fosse stato presente Zappi) e pare nemmeno più (tanto) nelle grazie del presidente federale: pare che Viglione abbia provato a spendere qualche parola per il designatore toscano, ma a nulla sarebbero servite. Almeno per ora. Proprio sulla questione del modello della nascente organizzazione arbitrale professionistica, pare si sia registrata una significativa distanza tra Viglione e Gravina. Il che sarebbe una notizia… (dunque prendere tutto con le molle). Il consigliere giuridico della Figc pare avesse infatti immaginato un ruolo centrale per Rocchi nel nuovo board (la qualifica di direttore) ma da questo versante Gravina, e i dirigenti e gli arbitri di vertice, pare non ci sentano più (molto). Però su Rocchi si continuerà a lavorare…
Emergono intanto tracce (attenzione: da verificare) su come sarà composto questo modello organizzativo, il cosiddetto board: il Pgmol all’italiana” prevederebbe la totale separazione degli arbitri di vertice dalla base (scomparirà la Can A-B per come è intesa oggi), con il progressivo esautoramento (diciamo: eliminazione) delle modalità di valutazione delle prestazioni degli arbitri alle quali da sempre si era abituati, e cioè con l’utilizzo degli osservatori arbitrali che, dal prossimo anno, verrebbero sostituiti da un “panel” di valutatori costituito da allenatori, calciatori, dirigenti di “provata esperienza” e rappresentanti arbitrali. Al vertice dell’organizzazione (il direttore) non ci sarebbe necessariamente un arbitro, anche se in una prima fase questa funzione di commissioner potrebbe essere affidata proprio a un ex arbitro (l’ombra di Rocchi resiste). Nel nuovo sistema di inquadramento di tipo professionistico sarebbero previste tutte le garanzie e le tutele previdenziali, compreso un congruo tfr (trattamento di fine rapporto) al termine della carriera, rispondendo così alle richieste degli arbitri di vertice (per i quali, attualmente, è previsto un gettone di presenza più il rimborso spese mentre la parte fissa arriva dal contratto sulla cessione dei diritti d’immagine) e anche a quelle del sindacato (il 29 settembre terrà la prima assemblea organizzativa nazionale) degli arbitri che da mesi aveva posto alla base delle proprie rivendicazioni proprio queste richieste.
Forse non la prenderanno altrettanto bene tutti gli altri arbitri (e dirigenti) alla base della piramide arbitrale tricolore: costituiscono la stragrande maggioranza dei fischietti nostrani (si pensi soprattutto agli arbitri più giovani e a quelli che dirigono le gare dei campionati minori, sono 568.100 partite all’anno a fronte delle 1.900 dirette in serie A, B e C) e da anni rivendicano un miglior trattamento, non solo e non soltanto economico. Vista la riforma, a Zappi forse converrà spiegare loro il perché di rimborsi palesemente insufficienti, i ritardi nei pagamenti, la riduzione dei contributi alle sezioni e tutta la serie di tagli di cui (qui sul sito) si è più volte e abbondantemente già scritto. Così come Zappi potrebbe spiegare perché non sono stati (ancora) riaperti i “poli di allenamento” per gli arbitri nazionali, costretti attualmente ad allenarsi da soli, in assenza delle condizioni minime che pure andrebbero garantite a chi è chiamato a dirigere gare dei principali campionati. Della questione se ne era scritto ad agosto (leggi qui), a proposito del raduno a Cascia. In Umbria, dopo aver comunicato la notizia, alle rimostranze degli arbitri della Can l’Aia rispose che “sarebbe stata lasciata alla sensibilità e alla responsabilità dei singoli direttori di gara l’organizzazione della propria preparazione atletica e fisica” (è come se, i giocatori della Juve, del Napoli o del Pisa, ad esempio, si allenassero senza preparatore atletico). A proposito: dopo aver corrisposto (quasi) tutti gli arretrati (a vmo, osservatori etc. etc.) non sono stati ancora saldati i preparatori atletici per le prestazioni fornite nella scorsa stagione sportiva. Forse, chissà, arriverà anche a loro il riconoscimento tardivo… Intanto, “godiamoci” questi fuochi d’artificio, con un’avvertenza: quello che è oggi potrebbe non esserlo domani. Con Aia e Figc, tutto può accadere. Una svolta storica, o solo un passo destinato a cadere nel vuoto? Ai posteri l’ardua sentenza.






