È tempo di campagna elettorale suppletiva per il pallone tricolore. S’infittiscono summit e riunioni, telefonate e pressioni tra presidenti e dirigenti del pallone si susseguono senza sosta. Sotto l’occhio del “grande fratello” federale (cui nulla sfugge) le tre leghe provano a fare squadra per trovare la quadra: c’è da integrare il consiglio federale perché nel consesso che si riunisce sotto la regia di Gabriele Gravina nella sala “Paolo Rossi” nel palazzo di vetro di via Allegri a Roma mancano all’appello tre consiglieri, uno a testa per le componenti del calcio professionistico (serie A, B e C). In rappresentanza della Lega A c’è da sostituire Francesco Calvo (Juventus) che ha da poco lasciato il club bianconero per l’Aston Villa, decadendo dunque dalla carica. C’è poi da surrogare Giovanni Carnevali che a febbraio era stato eletto consigliere federale in quota Lega B ma il suo Sassuolo è stato promosso e dunque ha dovuto liberare la poltrona. Infine c’è da sostituire Daniele Sebastiani, il presidente del neo promosso Pescara che a giugno ha salutato la Lega Pro e dunque c’è un altro cambio da effettuare. Tre posti, tre poltrone, tre seggi: non cambieranno gli equilibri federali, ma sono comunque posti, poltrone e seggi di prestigio. Posti pesanti, per i quali è in corso la campagna elettorale.
Il consiglio federale è saldamente in pugno al presidente federale in virtù di quel “bulgaro” 98,68% ottenuto (da candidato unico) nell’assemblea elettorale dello scorso 3 febbraio (leggi qui), assemblea al voto dopo la paradossale riforma-non riforma dei “pesi elettorali” (leggi qui) che nulla ha cambiato (la Lega A – che pure si era assai battuta sul tema, chiedendo maggior peso – dopo il cambio di fronte che ha visto soccombere Lotito erodendo la golden-share del patron biancoceleste in via Rosellini, ha trovato una maggioranza salda e ampia planando su Gravina col placet dei grandi club, Milan, Inter e Juve in testa, leggi qui) ma che ha solo spostato (poche) pedine. Un’operazione da bilancino, nulla di più: un consigliere in più per la A e uno in meno per la Lega Pro, uno in più per la Lega B col posto (e voto) sfilato all’Aia. A sette mesi dalla rielezione nulla è successo: di riforme nemmeno a parlarne, di nomine anche (da mesi c’è il vuoto nel settore tecnico e in quello giovanile-scolastico, ad esempio: le nomine che Gravina aveva in mente di annunciare ad agosto rimandate prima a settembre e adesso a ottobre), mentre quel programma dal titolo “A vele spiegate” resta un libro bianco, senza punti e senza alito di vento. Mare piatto insomma, mentre la zattera azzurra prova a non affondare.
I pensieri del presidente federale sono infatti in questo periodo tutti concentrati sul destino della Nazionale di Gattuso: la qualificazione al Mondiale resta appesa a un filo, bisogna arrivare secondi e poi ottenere il pass dai playoff che si annunciano affilati. Ma il secondo posto nel girone passa per la vittoria da conquistare il 12 ottobre contro Israele, sfida che ha assunto una caratterizzazione politica e sociale assai marcata: al pressing di chi chiede(va) alla Nazionale di disertare la sfida, ha risposto così qualche giorno fa in un’intervista radiofonica, «non giocare vorrebbe dire non andare al Mondiale, agevolando addirittura proprio Israele», mentre in privato non ha nascosto (e continua a farlo) fastidio e preoccupazione per clima e situazione. Si dirà: eppure, all’eventuale diserzione dell’Italia a Udine potrebbe sempre appellarsi per difendere il posto di presidente federale, poltrona che invece tornerebbe a rischio in caso di terza eliminazione consecutiva alla fase finale di un Mondiale. A quel punto, nemmeno il dominio bulgaro in consiglio federale potrebbe probabilmente salvarlo, e chissà che per salvare faccia e dignità non scelga di rifugiarsi nelle dimissioni, pensieri però mai sfiorati nemmeno quando sul suo capo era piombata l’inchiesta della Procura di Roma per auto-riciclaggio tra il silenzio delle istituzioni sportive (leggi qui), nemmeno quando il Riesame del Tribunale di Roma ha poi sostanzialmente evidenziato punti scottanti tra le accuse dei pm (leggi qui), e nemmeno quando l’inchiesta è stata trasferita a Sulmona, dove è arrivata per “competenze territoriali” e che adesso pare viaggi quantomeno al rallentatore.
Serie A: Chiellini a vele spiegate. La tornata suppletiva elettorale per i tre posti in consiglio si consumerà in tre tempi. La Lega serie A ha fissato l’assemblea elettiva per il 2 novembre: il tema del sostituto di Calvo (il posto va di diritto alla Juventus o no?: questa è la domanda delle domande) da mesi è oggetto di discussioni e valutazioni informali; i vertici della Lega di via Rosellini (il presidente Simonelli, ma soprattutto l’ad De Siervo) hanno anche affrontato l’argomento con Gravina e l’avvocato Viglione. A rappresentare la serie A in consiglio federale attualmente ci sono, oltre al presidente Simonelli (è membro di diritto, al pari di Bedin per la Lega B e Marani per la Lega Pro), Giuseppe Marotta (presidente dell’Inter) e l’avvocato Stefano Campoccia (Udinese). Dopo le iniziali perplessità mostrate da Gravina (è giusto affidare a un fresco ex calciatore un ruolo così?) che pure molto è legato a Chiellini, il presidente federale pare abbia dato il via libera anche perché riconosce il peso e il ruolo del club bianconero nelle dinamiche del pallone italiano. In Lega A l’orientamento sarebbe quello di lasciare alla Juventus il posto (servono 14 voti in assemblea), per una questione di senso ed equilibri istituzionali e politici: il pensiero è che se sette mesi fa il posto era stato destinato alla Juve non si possa poi cambiare. E anche perché il “candidato” (ancora non sono state ufficializzate le candidature) ha tutti i requisiti per vestire i panni di consigliere federale, in virtù non solo del passato calcistico ma anche per le competenze acquisite con gli studi universitari (tra le fila dirigenziali bianconere non sarebbe spendibile un altro nome, ad esempio quello del presidente Ferrero).
Un anno fa la Juventus aveva affidato all’ex capitano l’incarico di “head of football institutional relations” (tradotto: il rappresentante del club nelle relazioni con le istituzioni calcistiche nazionali e internazionali); Chiellini è entrato poi nell’ECA (European Club Association) come membro del comitato per le competizioni e, dopo l’arrivo di Comolli alla Juventus, ha assunto poi l’incarico di “director of football strategy”, una sorta di dg a riporto del manager francese. Juventus e Chiellini non si sono ancora sbilanciati, mentre proseguono le “trattative” interne alla Lega. Tra i più attivi, si segnala l’avvocato interista Capellini che pare abbia più volte sollecitato i club a riunirsi per trovare un’intesa sulle candidature – possibilmente presentarsi con un solo candidato nel giorno dell’elezione, questo è il mantra – mentre nell’aria resiste una velenosa indiscrezione: e se il consigliere federale Marotta (il suo nome circola sempre come prima scelta in caso di sostituzione al vertice federale), cooptato tempo fa da Gravina in una sorta di commissione (è mai entrata in funzione?) composta da “dirigenti qualificati” con l’obiettivo di ridare slancio al movimento azzurro, provasse a far passare la candidatura (e l’elezione) di Giovanni Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo e di “Master Group Sport”, partner commerciale anche della Figc e società data sempre più in affari con via Allegri? Certo, si riproporrebbe una questione di conflitto di interessi, tema che però pare appassionare più dall’esterno che preoccupare dall’interno.
Serie B e Lega Pro. Giochi pare invece già fatti in serie B che intanto, sotto la guida sapiente ed esperta di un manager calcistico come Paolo Bedin, sta lavorando sodo per aprirsi a nuovi mercati e reperire nuove risorse, sviluppando un modello più virtuoso ed efficiente di lega. Per il posto da consigliere federale (è stato sostituito intanto nel consiglio direttivo Dini della Cremonese con Noto del Catanzaro), era (anche) circolata l’ipotesi Sebastiani, patron del Pescara e da sempre vicinissimo a Gravina. La sua possibile candidatura però sarebbe durata pochissimo. Dopo una serie di consultazioni, sarebbe emerso il profilo di un qualificato (e anche unico?) candidato; della questione il presidente Bedin ne parlerà a stretto giro di posta con il consiglio direttivo di Lega B, prima di rimettere comunque l’esito al voto dei 20 club (urne il 21 ottobre). Si cerca compattezza.
Il candidato potrebbe essere Antonio Gozzi, presidente della neopromossa Virtus Entella, e che nel 2017 era stato eletto vice-presidente della Lega B ai tempi di Balata. Alla guida di una multinazionale del settore siderurgico, nel corso degli anni Gozzi (ha contribuito a lanciare Wyscout – database di video e statistiche calcistiche al mondo – e Wylab, il primo incubatore di startup attive nel settore dello sport) in Italia si è distinto anche come un illuminato presidente calcistico, dando linfa al settore giovanile del club e perseguendo una linea di sostenibilità economica che è punto primario per i club cadetti (e non solo).
I club di serie C saranno i primi invece ad andare al voto: l’assemblea elettiva è fissata a Firenze per il 2 ottobre, i candidati sono il presidente del Potenza Donato Macchia e Giulio Gallazzi, patron dell’Alcione Milano. Qui la campagna elettorale è in dirittura d’arrivo: il presidente lucano pare abbia ricevuto l’endorsement dell’uscente Sebastiani (che si sarebbe speso molto tra i club del girone B e C) e riscuote le simpatie del lucano Giancarlo Viglione, responsabile giuridico della Figc e da anni deus ex machina federale. Gravina avrebbe confidato a molti di star lontano dalle vicende elettorali di Lega Pro, forse anche per non riaccendere divergenze e fibrillazioni con i vertici della lega guidati da Marani (leggi qui, ad esempio). C’è da credergli? Sette mesi fa, il presidente del Potenza così scriveva sui social, dopo la rielezione di Gravina: «Abbiamo da sempre sostenuto Gravina, siamo stati tra i primi ad auspicare la sua ricandidatura. Anche quando era scomodo farlo. Perciò oggi non possiamo che gioire della sua elezione avvenuta in uno spirito, non solo numerico, di grande unità. Questa elezione responsabilizza anche noi. Dobbiamo essere vicini a Gravina nel processo di riforma dei campionati, in particolare la nostra Lega Pro». Così Macchia, che spesso in passato ha ospitato il corregionale Viglione (e Gravina) nella sua Potenza: imprenditore nel settore eolico, nell’editoria e nell’immobiliare, aveva (o forse ancora ha) in mente di costruire una cittadella dello sport a Potenza. Gli basteranno le simpatie di Viglione e il seguito (distaccato) di Gravina per diventare consigliere federale? Chissà.
In attesa del verdetto dalle urne, c’è però da registrare come gli exit-poll diano in (netto) vantaggio il proprietario dell’Alcione, Giulio Gallazzi che riscuoterebbe il consenso non solo tra molti club (specie dei gironi A e B) ma anche all’interno del consiglio direttivo. La sua storia imprenditoriale e calcistica parla chiaro: manager del private equity, controlla il club attraverso una holding che svolge attività di consulenza gestionale, è consigliere in molte aziende di spessore e anche di istituti bancari, ad esempio la “Banca del Fucino. Curiosità: Gabriele Gravina è stato presidente di “Fucino Green”, società controllata proprio da Banca del Fucino… Anche dal punto di vista calcistico, il patron dell’Alcione si segnala da anni per intraprendenza e lungimiranza, basta guardare all’occhio (e al portafoglio) particolare riservato agli investimenti nel settore giovanile.






