Pallone, pesi e poltrone. La serie A si spacca e la Figc cancella gli arbitri. Aia: battaglia su voto e autonomia, protesta contro Gravina

Domani consiglio federale: sul tavolo la revisione dello Statuto ma restano nodi irrisolti. Gravina pesca consensi tra alcuni club di Lega A, monta il malumore in Lega Pro mentre in B traballa sempre Balata. La battaglia è tra i fischietti: stasera c'è Comitato Nazionale. Zappi definisce la sua squadra mentre Trentalange rilancia sull'autonomia

Pallone, pesi, poltrone e politica. Nella domenica del derby d’Italia e del voto in Liguria, in una domenica calcistica di fine autunno – eppure la stagione del pallone è già calda e avvelenata – spireranno forti venti di tempesta e battaglia: più che ai risultati dai campi infatti, gli occhi, le orecchie e le attenzioni saranno rivolte agli incontri, alle telefonate e alle riunioni che si snoderanno alla vigilia del consiglio federale convocato per domani da Gabriele Gravina. Un consiglio federale che si annuncia rovente, forse un po’ meno “bulgaro” rispetto al clichè solito del signorsì: sul tavolo campeggia tetragona la bozza di revisione dello Statuto federale, 33 pagine che partono dall’articolo 1 e terminano all’articolo 38 (quello sulle cause di scioglimento della Figc) nelle quali, tra cassature, rattoppi e passaggi cerchiati in giallo, i nodi (e le urgenze) del malandato calcio italiano restano irrisolti senza l’ombra di risposte e proposte, sacrificate come sempre sull’altare degli interessi di real politik, confinati in desolanti calcoli della lavandaia.

Si cambia senza cambiare. Cinque mesi di chiacchiere, parole e promesse trascorsi sotto la “scure” dell’emendamento Mulè che impone di dare maggior peso (e autonomia) a chi nel calcio (e nello sport italiano) produce il volume d’affari da cui gira una fetta con la mutualità. Dopo una girandola d’incontri e riunioni, di domande e offerte, la giostra è ferma al quasi palo. Il calcio professionistico (Lega A, Lega B e Lega Pro) dal 34% passerebbe al 36% eppure continua a chiedere a gran voce – lo fa la serie A che dal 12% passerebbe al 18% – almeno il 50% complessivo e il 30% per sé. Conti della serva anche sul versante consiglieri federali, perché dai 7 attuali si passerebbe agli 8: la Lega A da 3 arriverebbe a 4, la B passerebbe da 1 a 2 e la Lega Pro scenderebbe da 3 a 2. Eppure la Lega A continua a chiederne 7 per accontentarsi di 6. I Dilettanti di Abete – il più grande alleato di Gravina – stavano al 34% e al 34% resterebbero col plotone intatto di 6 consiglieri, e manterrebbero posizioni e numeri identici le componenti dei calciatori (20% e 4 consiglieri) e tecnici (10% e 2 consiglieri).

Arbitri alla porta. E allora? Allora l’unica componente federale a sparire sarebbe quella degli arbitri ma pare che qui nessuno si scomponga, o dica qualcosa, tutto come fosse ineluttabile e insignificante. Bah. Già attraversati da veleni e dilaniati da spaccature interne, in piena tensione elettorale (il voto per la presidenza e il Comitato Nazionale Aia è fissato al 14 dicembre), il mondo dei fischietti italiani finirebbe così definitivamente all’angolo, sia pure Gravina politicamente provi a propagandare che l’estromissione significherebbe invece assicurargli maggiore autonomia… Sulla questione dei pesi elettorali, delle manovre e delle proposte, si era già detto un mese e mezzo fa (leggi qui): i riscontri di allora, compreso l’azzeramento arbitrale, hanno trovato aderenza con la bozza di revisione che domani sarà al vaglio del consiglio federale, il tempo utile per presentare quella definitiva è giovedì 31 ottobre e poi si andrà all’assemblea straordinaria del 4 novembre a Fiumicino nella quale si andrà ai voti e si peseranno le forze sul campo. Più che un decollo, si rischia di restare a terra…

Mosse e malumori. La Lega A ha già convocato per domani, subito dopo il consiglio federale, un’assemblea in video-conferenza: le astute mosse di Gravina in piena campagna elettorale (ha sempre detto che annuncerà le proprie intenzioni dopo il 4 novembre ma in realtà l’unico ostacolo sul campo, al momento non c’è un potenziale avversario capace di attrarre voti, è costituito dai possibili sviluppi della vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto, pare si sia in attesa di un pronunciamento del Riesame a Roma) hanno spaccato un fronte che pareva compatto. Le avversarie di stasera al Meazza, Inter e Juve, sono sulle sue posizioni, e poi c’è Galliani che ha intessuto le fila e c’è persino l’Atalanta del vice-presidente di Lega Luca Percassi che s’è unita al gruppetto che adesso fronteggia il gruppo guidato da Lotito (e, sia pur più sfumato, De Laurentiis) e che ha in Lorenzo Casini un presidente sempre più indebolito e fiacco. Ancor più debole resta la posizione di Mauro Balata, il presidente della Lega B clamorosamente bocciato alle urne e che prova a restare a galla, rimandando sine die l’appuntamento al nuovo voto ed è per giunta in rottura prolungata con Gravina. La “vittoria” (dal 5% al 6%, da 1 consigliere a 2) in l’assemblea di Lega ha logicamente ottenuto il consenso dei 20 club: in realtà appare come un’altra mossa di Gravina che ha dalla sua la maggioranza delle società e che punta su Paolo Bedin come futuro presidente delle società cadette. A fine novembre sarebbe eleggibile, ma dovrebbe certo lasciare il posto di dg in Lega Pro. Lì dove Matteo Marani, fresco di rielezione per acclamazione (57 sì su 57 voti), si trova adesso a fronteggiare il malumore di non pochi club. Come già descritto a settembre (leggi qui), era pronto a “concedere” e sacrificare una percentuale di peso e consiglieri, in cambio però di maggiori introiti derivanti dalla mutualità: si era paventato del 2% in più (quasi 20 milioni) e invece adesso di ragionerebbe sull’1%. Un’eventualità però che resta sospesa: e così, mentre il sornione Abete con i suoi Dilettanti mantiene la rotta, il mare della Lega Pro si fa tempestoso. Anche in Lega Pro se ne discuterà subito dopo il consiglio federale di domani. «Maggiore autonomia o numeri migliori in peso elettorale? Entrambi i fronti: la bozza necessita di aggiustamenti su entrambi i fronti», ha detto Casini. Eppure, a ragionare sui numeri, come si potrebbe mai trovare un’intesa? L’unica soluzione sarebbe togliere – sulla Lnd Gravina non cede – peso e percentuali alle componenti giocatori e tecnici. Per farlo bisognerebbe però revisionare completamente la Legge Melandri, il ministro dello Sport Andrea Abodi avrebbe voluto inserire le modifiche con la Legge di Bilancio, ma nulla. Tutto ancora fermo, sospeso.

Arbitri dietro la lavagna. Si naviga a vista, mentre invece si avvistano onde di tempesta già da stasera, alla vigilia del consiglio federale e nel pieno della domenica pallonara nella quale i fischi arbitrali inevitabilmente finiranno nel tritacarne. Nel tritacarne rischia di finire anche la riunione del Comitato Nazionale Aia convocato per stasera dal presidente (uscente) Carlo Pacifici. Nel fine settimana si è chiusa la tornata elettorale per i delegati nazionali (sono 730), nelle prossime tre settimane (dal 7 al 22 novembre) si voterà per i 206 presidenti di sezione, ufficialmente non ci sono ancora i candidati presidenti (saranno il gruppo di Antonio Zappi e il gruppo di Alfredo Trentalange a contendersi il titolo il 14 dicembre) ma all’ordine del giorno c’è ben altra carne a cuocere. Perché terrà banco l’articolo 20 che compare nella bozza federale, l’articolo 20 che con sei righe barrate certifica la cancellazione dell’associazione arbitri come componente federale, che le toglierà quel già piccolo 2% che deteneva come rappresentanza (ma senza arbitri si possono giocare le partite?) nel Palazzo del pallone tricolore, “concedendo” però al presidente Aia la presenza ai consigli federali ma senza diritto di voto. Una decisione che entra a piedi uniti nell’agone elettorale arbitrale e che sarà ancor più terreno di battaglia tra i due gruppi che tra quaranta giorni andranno al voto.

Comitato Aia e consiglio Figc: proteste e azioni. La questione finirà sul tavolo del Comitato Nazionale stasera (ore 19) contrapponendo gli schieramenti. Da una parte il “terzo polo” guidato da Zappi e Affinito (sostenuto da Orsato) nel quale sono confluiti anche il presidente uscente Pacifici e il suo vice Zaroli: fuori dai giochi, dopo aver “sposato” nei mesi le tesi e le richieste di Gravina, hanno indossato i panni dei traghettatori aprendosi il paracadute. Dall’altra parte c’è il gruppo di Trentalange che vuole riprendersi quel posto che era stato costretto a cedere dopo la vicenda D’Onofrio e sotto le pressioni federali: le operazioni di ritorno sulla scena guidate da Baglioni e viste con attenzione dagli ex fischietti italiani ora impegnati all’estero (Collina, Rizzoli, Rosetti). I quattro che nel Comitato Nazionale appartengono alla sua schiera – Camiciottoli, Marconi, Mazzaferro e Senesi – stasera daranno battaglia rivendicando il peso della componente arbitrale mortificata dalla Figc e su alcune vicende (quella ad esempio che vede coinvolta la sezione di Novara e quella di Foggia) ritenute assai delicate. E battaglia l’annunciano per domani, davanti (o dentro?) alla sede di via Allegri. Come “barricaderi”, sono pronti a una manifestazione rumorosa e plateale per difendere l’immagine e il peso della categoria, e a rivendicarne diritti e autonomia. Magari riprendendo anche una proposta (caldeggiata tempo fa anche dalla Lega A su iniziativa di Lotito) frutto di uno studio elaborato dall’allora presidente Trentalange e da Harpalis, società di consulenza che ha sede centrale a Firenze (fiorentino è Duccio Baglioni) che dovrebbe portare a una vera e propria autonomia funzionale dell’associazione nel rapporto di “lavoro” con federazione e leghe, “le Leghe delle società affiliate alla Figc e l’Aia svolgono, salvo quanto disposto dal precedente comma, le funzioni di interesse delle società ad esse appartenenti e degli associati Aia in condizioni di autonomia funzionale”.

Autonomia: alcune proposte. Nella distribuzione delle risorse, ad esempio. “Le Leghe e l’Aia, in rappresentanza dei propri associati, stipulano gli accordi sulle rispettive competizioni e sulla partecipazione degli ufficiali di gara aventi ad oggetto la cessione centralizzata dei diritti di immagine e di diffusione radiotelevisiva; stipulano accordi commerciali sullo sfruttamento commerciale delle rispettive competizioni e della relativa partecipazione degli ufficiali di gara. I ricavi da distribuire con modalità perequative che perseguano l’equilibrio competitivo in ciascun campionato, con una quota destinata allo sviluppo delle attività di calcio giovanile delle società partecipanti ai campionati da cui derivano tali ricavi e alla formazione dei giovani ufficiali di gara”. Una completa rivisitazione dei rapporti nei quali la categoria arbitrale è dotata di autonomia funzionale, operativa, amministrativa e finanziaria, nella quale “ la Figc e le Leghe demandano all’Aia l’organizzazione e lo svolgimento delle partite nelle diverse categorie e nelle quali l’Aia rappresenta gli associati nella stipula di accordi di impiego e nella predisposizione del contratto, nella quale, nel rispetto dello Statuto, dei Principi fondamentali e degli indirizzi del Coni, stabilisce democraticamente la sua articolazione organizzativa, adottando un sistema disciplinare che sanzioni il mancato rispetto delle misure e che garantisca la terzietà e l’autonomia arbitrale, che assicuri l’esecuzione degli obblighi statutari dati dagli atti Figc, lavorando e cooperando con la Figc e le Leghe, sanzionando i dirigenti Aia che impediscono lo svolgimento delle attività o in caso di irregolarità e violazioni”.

La squadra di Zappi e quella di Trentalange. Nel nuovo modello di governance ci sarebbe posto anche per un direttore tecnico responsabile della parte tecnica-sportiva, svincolato così da pressioni e interferenze: come già annunciato un mese fa (leggi qui), per questo ruolo il candidato-presidente Trentalange propone Dondarini. A proposito di squadre. Il gruppo Zappi pare abbia definito le candidature. Zappi si presenterebbe come presidente, Masini sarebbe il vice-vicario mentre l’altro posto da vice toccherebbe ad Affinito, per le “quote rosa” Finzi, Garroffalo e Caissutti, altri componenti Perrone (Modena), Terzo (Palermo) e Marchesi (Lodi). L’altro schieramento si tiene ancora abbottonato, insieme a Trentalange presidente e Dondarini (responsabile tecnico) ci saranno di sicuro Katia Senesi, Alibrandi e Maglietta. La tornata elettorale per i delegati regionali si è chiusa, e così come avviene dopo ogni elezione politica o amministrativa, gli schieramenti cantano tutti vittoria. C’è chi dà in ascesa il gruppo Zappi, chi invece ritiene come lo schieramento di Trentalange (e Baglioni, segnalato attivissimo…) abbia conseguito un risultato assai positivo. Il quadro, al momento, racconta di Abruzzo e Campania per Zappi, di Marche, Toscana e Puglia pro Trentalange, di una Calabria dove l’uscente Archinà (gruppo Zappi) sarebbe in difficoltà e di una Sicilia spaccata, mentre al Nord Lombardia e Veneto sarebbero nel plotone di Zappi: guai però a ragionare su regioni come blocchi monolitici, attenzione invece alle sorprese e ai cambi di sponda. Ai 730 delegati regionali adesso dovranno aggiungersi i 206 presidenti di sezione: il 14 dicembre ci sarà il redde rationem. Intanto, oggi in Comitato Nazionale, e domani in Figc, si annunciano azioni di protesta e rivendicazione arbitrali. Zuffe e veleni per posti e poltrone, mentre intanto la Figc ha messo alla porta l’Aia. Saranno fischi, o fiaschi?

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