La minaccia di sciopero dei varisti scongiurata solo dopo l’accreditamento dei bonifici e la firma sui nuovi contratti (ancora) sospesa in attesa delle garanzie richieste; la riduzione, rispetto agli scorsi anni, del 13% del contributo annuale destinato alle sezioni; la stringata comunicazione agli assistenti arbitrali della Can A-B che, da questa stagione, per gli allenamenti dovranno arrangiarsi e far da soli: niente più polo di allenamento e preparatore; la richiesta economica avanzata dal presidente nazionale Antonio Zappi e dagli otto del Comitato Nazionale rispedita al mittente dal presidente federale Gravina: “soldi per voi non ce ne sono”; invece la (ri)definizione economica della robusta buonuscita per i due storici assistenti (Giallatini e Carbone) di Orsato, neo responsabile della Can C; il passaggio sempre più numeroso di tesserati a società calcistiche; il lungo braccio di ferro con la federazione sul ripristino del ruolo del referente arbitrale tra la Can A-B e i club cassato appena un mese fa e reintrodotto (d’imperio, dalla Federcalcio) più per la pressione delle società, delle Lega A e della Lega B e del designatore Rocchi, che per un’iniziativa della presidenza e del comitato nazionale Aia; il riconoscimento nel decreto sport a firma del ministro Abodi di uno dei cavalli di battaglia assunti dal sindacato degli arbitri e portato in Parlamento affinché vi fosse dato finalmente ascolto; la repentina (e semi-clandestina) modifica di un comunicato ufficiale relativa ad alcune importanti nomine nei comitati regionali varate dal comitato nazionale e “motivate” per errori di errata corrige o variazioni interne…e invece tra questi cambiamenti pare ce ne sia anche uno dovuto a procedimenti giudiziari in corso…
Mentre gli occhi e le orecchie erano tutte puntate (e veicolate) sulla preparazione di arbitri e assistenti alla nuova imminente stagione calcistica, ne sono accadute di pruriginose vicende che hanno così “ravvivato” i giorni di ritiro svoltosi a Cascia, la patria di santa Rita, la santa “dei casi impossibili”. Sarà un caso impossibile anche per lei restituire e (ri)donare coesione, credibilità, trasparenza e qualità a un movimento arbitrale in prolungata rottura, perennemente attraversato da veleni e conflitti? Un quadro a tinte sempre più fosche, descritto così da alcuni fischietti a pochi giorni dall’avvio del campionato: “Prima almeno c’erano le fazioni e almeno le tensioni e le lotte si spiegavano così, adesso invece non ci sono più nemmeno quelle. È saltato tutto, è un tutti contro tutti…”. Un clima interno descritto come sempre più tossico: e la stagione deve ancora iniziare…
Tutti gli sforzi per dare visibilità alle novità regolamentari (ricondotte tutte al tanto strombazzato “announcement”) e spostare l’attenzione sono così affogati davanti alla cruda e nuda realtà.
A Cascia, bisogna riconoscerlo, è stata un’autentica sfilata: come si volesse dar fiato alle sfiatate trombe. Prima gli arbitri di Lega Pro affidati a Orsato, poi quelli della Can A-B insieme al plotone di assistenti (e varisti: vmo) affidati alla commissione guidata da Rocchi (sarà l’ultimo anno per il toscano, è già partita la corsa alla sua successione e ai 250mila euro di stipendio, come sempre scritto il posto prenotato da Orsato, dal prossimo anno ci sarà scissione tra arbitri di A e arbitri di B), poi il gruppo degli osservatori della Con prof (A, B e Lega Pro): tra una corsa, un’esercitazione al video e una riunione tecnica su regole, norme e protocollo, in Umbria si sono avvicendati tutti i vertici Aia, dal presidente Zappi ai componenti del Comitato Nazionale. Giornate sintetizzate da comunicati, interviste (tra questi, Orsato, Rocchi, Sozza, Manganiello, Meli, Calzavara) e video pubblicati sui canali social dell’Associazione italiana arbitri che, con una nota, ha voluto sottolineare il rinnovamento del nuovo “Team Social Media Aia” (tra i dieci membri figura anche Federico Zappi: che sia un parente del presidente Aia Antonio Zappi?) e il rafforzamento della sua missione che, si legge, “vuole rendere la comunicazione Aia ancora più efficace, trasparente e vicina sia agli associati che al grande pubblico, un primo passo importante verso un racconto nuovo, condiviso e dinamico, una comunicazione moderna, coinvolgente e coerente”.
Opere e parole che si scontrano un po’ con le raccomandazioni elargite, negli stessi giorni, da Orsato che, in un’intervista al Corriere della Sera, ha detto così: «Ai giovani arbitri dico: niente paura e zero social». Due modelli (di comunicazione) agli antipodi. E, a proposito di modelli, ecco cosa ha detto il presidente Zappi a conclusione del raduno, rivolgendosi agli arbitri, agli assistenti, ai varisti, agli osservatori. «Ho apprezzato il lavoro che avete svolto durante il ritiro e le esercitazioni che avete effettuato sul campo con l’announcement. Quando, insieme all’immagine, il pubblico conoscerà anche la vostra voce sarà un passo in avanti nel far accettare e rispettare la figura arbitrale. Questa professionalità, che va di pari passo ai compiti che vengono richiesti, dovrà essere sempre più valorizzata. Abbiamo bisogno di tutti voi perchè dobbiamo costruire insieme il modello italiano, sulla base del quale avanzeremo verso una professionalizzazione sempre maggiore dell’attività a questo livello, nella consapevolezza del valore della prestazione offerta al mondo del calcio. Di sicuro non mancherà il nostro impegno, nella consapevolezza che, come accade nella musica di un’orchestra, i grandi successi si possono raggiungere solo andando tutti insieme nella stessa direzione».
Nella costruzione del modello italiano (e nell’affiatamento di un’orchestra che dovrebbe suonare lo stesso spartito per andare in un’unica direzione), accadono invece ancora cose così. Del tipo…
La protesta dei varisti. Si chiamano Vmo (video match official), sono sempre più al centro del “gioco”, dell’attenzione e, spesso, delle polemiche. Sono quelli che assistono, dalla sala Var di Lissone, arbitri e assistenti impegnati sul campo: saranno ancor più al centro di tutto perché adesso, con l’introduzione dell’announcement (così definito dall’Aia) insieme all’arbitro dovranno spiegare pubblicamente e nel corso della gara, le motivazioni su una decisione. Rispetto alla scorsa stagione, nell’organico sono entrati Aureliano, Del Giovane, Ghersini, Giua, Monaldi, Prenna, Prontera, Rutella e Santoro (tutti dismessi il 30 giugno) che hanno superato il corso di qualificazione, con ammissione al ruolo, svolto a Lissone e tenuto dalla commissione presieduta da Marchesi nella quale c’era naturalmente anche il designatore Rocchi. Al primo giorno di raduno a Cascia, i rappresentanti dei Vmo hanno incontrato Zappi e l’hanno letteralmente messo spalle al muro. I vmo della scorsa stagione avanzavano ancora parecchie mensilità, sempre a vuoto le rassicurazioni ricevute. E allora. “Se non arrivano i bonifici, siamo pronti a scioperare, non siamo figli di serie b o c, abbiamo eguali diritti degli altri, se continua così a Lissone noi non ci andremo più”: questo l’aut-aut dato al presidente dell’Aia. Tempo due giorni, e di primo mattino sui conti corrente dei vmo sono state accreditate (quasi) tutte le somme dovute. Resta ancora qualcosa da regolare (ma la situazione è uguale anche per arbitri e osservatori) e resta ancora un punto in attesa del nero su bianco: la firma cioè sul nuovo contratto. Perché i Vmo chiedono garanzie e puntualità nei pagamenti, la certezza che la corresponsione di quanto dovuto non avvenga a singhiozzo. A proposito di comunicazioni, e di casse vuote (oppure di somme stornate per altro): agli assistenti arbitrali della Can A-B in raduno a Cascia è stato comunicato che da questa stagione non avranno più a disposizione il polo di allenamento con tanto di preparatore atletico a disposizione. Testualmente, gli è stato detto: “L’allenamento è lasciato alla vostra sensibilità e responsabilità”.
Il dietrofront sul referente. Più che singhiozzi, aveva invece prodotto strali e veleni esattamente un mese fa (leggi qui) la decisione di eliminare la necessaria e delicata figura del referente arbitrale tra la Can A-B e i club: a dare l’annuncio (con un messaggio whatsapp ai dirigenti addetti all’arbitro dei club) era stato Riccardo Pinzani (poi passato alla Lazio, e intanto continua la fuga verso i club di dimissionari Aia: Manganelli al Parma, Tolfo, Minelli, Trasciatti, Margani e Scarpa a tener conto solo degli ultimi in ordine cronologico) cioè il referente delle due ultime sue stagioni, che aveva lavorato a stretto contatto con Rocchi. Ufficialmente, da parte di Figc e Aia, nessuna motivazione: la spiegazione, in realtà, era semplice. Non c’erano risorse economiche sufficienti (50mila euro circa) per garantire la prosecuzione di un rapporto che invece ha ben seminato. Aia travolta dalle critiche interne, Aia che ha (vanamente) provato a ottenere dalla Figc le risorse necessarie per ripristinare una figura importante e strategica (anche la Lega Pro, su richiesta dei club, ha chiesto l’istituzione; nota bene: nel corso di questi anni la Figc con l’Aia ha tenuto corsi a pagamento tra Coverciano e Lissone per dirigenti addetti agli arbitri, tanti li hanno seguiti intravedendo una possibilità lavorativa…) senza però cavare un ragno dal buco. Nella complicata tela si è aggiunta l’opera di Rocchi, spiazzato e infastidito dalla decisione. Per un mese, i club di A e B hanno fatto pressione sui presidenti delle rispettive leghe, leghe che poi hanno aperto un confronto quasi quotidiano con Rocchi. E così Gravina, che per giorni aveva ripetuto a Zappi, “se volete ripristinare la figura dovete farlo a vostre spese”, ha “aperto” braccia e portafoglio, accogliendo la richiesta di Rocchi e ripristinando a dieci giorni dall’avvio dei campionati di serie A e B la figura del referente, nominando l’ex arbitro ligure Andrea De Marco.
Interessante leggere tra le righe del comunicato ufficiale pubblicato sul sito della Federcalcio: “La Figc ha individuato l’ex direttore di gara internazionale di Sestri Levante per promuovere un rapporto di proficua collaborazione tra la squadra arbitrale guidata dal designatore Gianluca Rocchi e le società dei primi due livelli professionistici italiani. Un ruolo delicato che la Federcalcio ritiene fondamentale per favorire, nel rispetto istituzionale dei ruoli, una comunicazione continua, anche con l’intento di stemperare le tensioni e favorire un clima sereno intorno ai direttori di gara”. E ancor di più, nel virgolettato di Gravina. «La crescita del sistema calcistico italiano si costruisce attraverso il dialogo e la competenza, e questa scelta va proprio in questa direzione. Vogliamo valorizzare un rapporto di collaborazione tra i principali protagonisti del vertice del nostro movimento, reintroducendo una figura fondamentale nel confronto tra arbitri e club di A e B». Si legge, dunque: reintroduzione. Si comprende, poi: rimarcare e rivendicare la figura primaria della Federcalcio rispetto all’Aia. Nel corso di questi mesi, i rapporti tra Gravina (e il suo braccio destro e sinistro, ovvero l’avvocato Giancarlo Viglione) e il presidente Zappi sono cambiati, e precipitati. A marcare sempre più le distanze, una serie di avvenimenti e vicende: clamoroso, ad esempio, l’incontro tenuto in via Allegri tra Gravina e Orsato (e i suoi due assistenti, Giallatini e Carbone) per trovare una soluzione sull’impiego dell’ex fischietto di Schio (leggi qui l’articolo) convinto poi ad accettare il ruolo di designatore della Lega Pro come primo passo verso nuovi e più prestigiosi impieghi, assicurando a lui un compenso robusto (pare 150mila euro) e una certezza economica ai due assistenti che avrebbero potuto ancora continuare la remunerativa attività in campo (pare si arrivasse a centomila euro a testa) e che invece, dimettendosi ed uscendo dai quadri (pochi giorni dopo però il 30 giugno, e così penalizzando altri due assistenti che hanno chiesto il reintegro) e che invece alla fine si sono convinti perché è stato aumentato il compenso a tutti i componenti della Can C (60mila cadauno) e perché pare abbiano ricevuto una corposa buonuscita.
A proposito di risorse (mancanti). Con una mail indirizzata pochi giorni fa dalla casella di posta elettronica “Comunicazioni Aia” alla casella di posta elettronica di tutti i presidenti di sezione, il presidente Zappi ha comunicato che “sono in esecuzione i bonifici riguardanti il contributo per la gestione ordinaria delle sezioni per il secondo semestre 2025. Il contributo, però, è pari all’87% di quanto preventivato”. Cioè a ognuna delle sezioni sparse sul territorio italiano arriverà il 13% in meno…Immaginarsi la felicità dei presidenti di sezione e degli associati: mai era successo nella storia dell’Aia che si arrivasse a una diminuzione così vistosa, eppure in campagna elettorale le parole e le promesse erano state di tenore diverso. I presidenti di sezione, almeno loro, potranno però consolarsi: a ottobre saranno ospiti per tre giorni al “Olimpia Cilento Resort” di Ascea, struttura a cinque stelle sul mare incontaminato del Cilento, perché l’Aia ha organizzato il raduno dei presidenti di sezione, presidenti di sezione – ricordiamolo – che sono stati il corpo elettorale nella campagna per la presidenza vinta a dicembre dello scorso anno proprio da Zappi.
Le nomine cassate e cambiate ai Cra e il caso Abruzzo. Con il comunicato ufficiale dell’11 luglio erano state deliberate e ufficializzate le nomine dei Comitati regionali. Decisioni arrivate dopo i giorni (e le notti) passate col coltello tra i denti per arrivare alla quadra nelle varie Commissioni (leggi qui). Magari la fretta, magari il desiderio di accontentare qualche scontento, magari (anche) un po’ di confusione: fatto sta che, qualche giorno dopo, a rileggere tutti i nominativi, a qualcuno è sorto qualche sospetto. Tra quelle nomine c’era più di qualcosa che non andava. E così, appena qualche giorno dopo, il Comitato nazionale ha dovuto correre ai ripari, pubblicando nell’area riservata del sito web associativo il comunicato ufficiale numero 32, con “le modifiche, sia quali atti di errata corrige che a seguito di variazioni all’interno di alcuni Comitati”. Una formula singolare davvero, per mettere invece qualche pezza riparatrice…Ad esempio, in Toscana, dove era stato nominato come componente del calcio a 5 Antonio Barbati Minischetti: peccato però che fosse stato tra i delegati al voto per la presidenza (e il Comitato nazionale) dell’Aia. Un’evidente infrazione al regolamento e alle normative Aia: e così la nomina è durata lo spazio di qualche giorno, Aia costretta a revocare la propria nomina. Un obbligato cambio anche per il Comitato Piemonte dove è stato nominato Matteo Moncalvo come componente degli arbitri in sostituzione di Salvatore Affatato “erroneamente inserito” (così nel comunicato). Più curiosa e pruriginosa invece la vicenda che riguarda il Comitato Abruzzo e che ha registrato ben cinque cambi rispetto all’originario comunicato. Una sorta di giostra.
E la storica e famosa “Giostra” cavalleresca di Sulmona (una sorta di palio tra contrade, qui si parla di sestiere) potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale. Almeno per Antonio Cinque, della sezione di Sulmona, nominato dal Comitato nazionale guidato da Zappi l’11 luglio nel comitato regionale Abruzzo quale componente degli osservatori e revocato appena qualche giorno dopo. Antonio Cinque è anche lo storico capitano del sestiere di Porta Japasseri che proprio lo scorso anno (era pieno luglio) fu protagonista di un’accesa vicenda sul ruolo di capitano della formazione (in realtà la vicenda, ben più ampia, riguardava anche una sfida elettorale culminata con l’espulsione del candidato rivale al ruolo di capitano, e il no del consiglio direttivo a nuovi 59 tesseramenti) culminata con una lite (pare solo verbale, ma assai accesa) per strada con lo sfidante, lite sedata dai passanti, terminata con l’arrivo dei carabinieri e vicenda approdata, dopo querele, in tribunale. Dove pare ora galleggi in attesa di possibili richieste di rinvio a giudizio. Una vicenda che aveva (ed ha) avuto una notevole eco, e per giunta avvenuta a Sulmona dove è di casa Gabriele Gravina. Che sia stato proprio il presidente federale a mettere sul chi va là il presidente degli arbitri Antonio Zappi, costretto quindi al repentino e frettoloso passo indietro e allargando ancor più le distanze tra i due?
Il decreto sport e il ruolo del sindacato. Senza opposizione in Comitato nazionale, all’interno dell’Aia continua invece a muoversi il neonato e combattivo sindacato (Coordinamento Nazionale Arbitri di SLC-CGIL) che da mesi fa da contraltare e controcanto alla governance attuale e che s’è visto riconoscere uno dei punti fissati mesi fa nella piattaforma programmatica nel pasticciato e famigerato Decreto Sport. Nell’audizione presso la VII commissione della Camera dei deputati, uno dei suoi rappresentanti, l’avvocato Giuseppe Fonisto aveva sottolineato come il riconoscimento dello status di lavoratore sportivo ai tesserati Aia fosse certo un passaggio storico ma che necessitasse di riscontro a diritti sostanziali, garantendo compensi giusti, puntualità nei pagamenti, rapporti di lavoro chiari e regolamentati, adeguate tutele previdenziali e assistenziali, strumenti di rappresentanza e di contrattazione collettiva e che la Federcalcio avesse per due volte rifiutato di avviare un confronto per costruire un percorso di relazioni sindacali serio e continuativo. Richieste fatte proprie dal ministro Abodi.
Nel decreto sport approvato alla Camera, si legge infatti “come i rappresentanti sindacali della categoria hanno più volte richiesto l’apertura di un tavolo di confronto con la FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio, in quanto datore di lavoro degli arbitri, per avviare un percorso di relazioni sindacali stabili e costruttive, senza tuttavia ricevere riscontro; appare pertanto necessario vigilare affinché i diritti riconosciuti dalla riforma trovino effettiva attuazione, anche attraverso il rispetto da parte delle federazioni e delle associazioni sportive delle regole e degli obblighi previsti dalla nuova normativa; impegna il Governo a valutare l’opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di dare piena attuazione alla riforma del lavoro sportivo, con particolare riferimento alla condizione degli arbitri, garantendo loro compensi equi, puntualità nei pagamenti, rapporti di lavoro chiari, tutele previdenziali e assistenziali adeguate; di promuovere e sostenere, anche mediante apposite iniziative normative e regolamentari, la piena affermazione del diritto alla rappresentanza e alla contrattazione collettiva degli arbitri, in coerenza con i principi generali dell’ordinamento giuslavoristico; di vigilare affinché le federazioni sportive, e in particolare la FIGC, rispettino gli obblighi derivanti dalla normativa vigente, favorendo il dialogo istituzionale con le rappresentanze sindacali degli arbitri”.






