La tradizione o l’innovazione? L’usato sicuro o una novità sperimentale? Un passo ragionato nel presente o un allungo verso il futuro che però potrebbe rivelarsi come un tragico salto nell’ignoto o nel vuoto? Le domande affollano la vigilia della nuova assemblea della Lega serie A di basket che, domani riunita in video-conferenza, vivrà ore calde e decisive. Le casse sono vuote, la pallacanestro italiana in tv (in generale, su tutti i media) è un prodotto di ultra nicchia, i club punta(va)no a incrementare le entrate dai diritti tv (dal chiaro al digitale, dal satellitare allo streaming) e invece le previsioni per il prossimo triennio sembrano addirittura inferiori al ciclo precedente. Un tema scottante, tema tra i punti caldi del recente cambiamento ai vertici della Lega, con l’elezione di Maurizio Gherardini mentre e però il presidente uscente Umberto Gandini (guai a ricordargli che è stato sconfitto, replica a tutti che è stato lui a fare un passo indietro per favorire l’unità tra i sedici club) è rimasto in carica fino a ottobre, quando cioè firmerà, come ultimo atto, il bilancio consuntivo. Soprattutto, in mano al manager varesino, è rimasta la delicata e decisiva contrattazione dei diritti tv. Sembra un paradosso, eppure questo è il basket italiano…
Come? Ecco.
«Questa è l’ultima settimana di ragionamenti, la prossima sarà quella nella quale i club decideranno la strada da percorrere. La scelta chiave potrebbe andare in due direzioni completamente diverse. Da una parte scegliere la via più tradizionale, quella più collegata alla visibilità. Oppure provare a rischiare su un prodotto completamente nuovo. Ci sarà da ragionare sopra. È una scelta che tocca a tutti», così qualche giorno fa Gherardini intervistato da “Pianeta basket”. Mentre il neo-presidente (in pectore) resta alla finestra, nella stanza dei bottoni continua dunque a pigiare tasti l’uscente Gandini, un manager che negli anni di Lega ha vissuto con distacco (e forse poco interesse) le vicende del basket italiano: in fondo è un tratto che pare condividere col presidente federale Gianni Petrucci, entrambi nostalgici di un posto nel pallone. È questo un aspetto che, anche in questa delicata partita che mette sul parquet i diritti tv via streaming (il pacchetto Ott, pare assai cogente. Dazn ha smontato le tende, Discovery (Warner Bros) ha presentato una prima offerta (in fase di trattativa privata) ritenuta non soddisfacente dai club (a salire, dagli 800mila euro per il primo anno fino ai 900mila del terzo e ultimo anno) e pare abbia alzato la posta fino ad arrivare alla cifra di 1,2 milioni di euro, manifestando però anche un po’ di dispiacere misto a disappunto, visto che il basket della Lega A lo ha trasmesso fino a giugno, credendoci certo ma sia pur ricevendo ascolti bassi.
E così, in questo desolante “vuoto”, ecco arrivare sul tavolo l’offerta di Deltatre, società piemontese specializzata nella distribuzione in campo internazionale di servizi streaming, dati, broadcast e digital per l’industria dello sport e dell’intrattenimento, già provider tecnologico di Nfl, Uefa Champions League, Premier League, Volleyball World. Lo scorso anno ha avviato anche una partenership con la Lega serie A di calcio (cura la produzione grafica delle partite, «per garantire una grafica di alto livello, era fondamentale collaborare con aziende ben preparate ad affrontare questo progetto impegnativo e a rispettare tempi stretti», così Luisella Fusco, direttore Media Operations & Broadcast della Lega serie A) che, sotto la spinta dell’ad Luigi De Siervo, ha fissato e implementato il centro di produzione televisivo a Lissone e che continua a lavorare alla creazione di un vero e proprio canale di Lega che produca, commercializzi e venda il prodotto calcistico della serie A. Un tema caldissimo qualche anno fa, quando si consumò la battaglia tra litigi, colpi di scena e cambi di fronte, sulla creazione della media company finanziata con l’ingresso di un fondo internazionale (all’epoca, l’offerta era di Cvc): a farne le spese, fu l’allora presidente di Lega A Paolo Dal Pino, un tema che però non è mai stato definitivamente archiviato ma anzi tenuto in vita, sia pur con mezzi e modi diversi.
La proposta di Deltatre in sintesi è una proposta che si avvicina molto a quell’inziale modello valutato dalla Lega serie A di calcio; a corredo di questa vicenda bisogna ricordare come tre anni fa l’85% della società piemontese sia stato rilevato (per 700 milioni di euro) da Bain Capital e Nextalia. In sostanza, nelle cinque pagine firmate dall’amministratore delegato della società torinese Andrea Marini e inviate il 20 giugno al presidente di Lega A basket Umberto Gandini, si propone il progetto di una partnership pluriennale che ha come oggetto la commercializzazione dei diritti media Lba e che si dipanerebbe attraverso la creazione di una piattaforma televisiva in streaming (Ott) che si tradurrebbe nella creazione di un vero e proprio canale televisivo della Lba con una serie di contenuti che andrebbero oltre la trasmissione delle partite di campionato a cui poi andrebbero aggiunti il merchandising, membership, pubblicità, ticketing.
Una vera e propria offerta di joint venture con la partecipazione del provider torinese e della Lega basket serie A. La durata iniziale dell’accordo sarebbe di cinque anni con la possibilità di rinnovo e la possibilità, per entrambe le parti, di recedere con un preavviso di un anno. Ci sarebbe una redistribuzione degli utili e, per i primi cinque anni, Deltatre offrirebbe alla Lega 3,5 milioni di euro l’anno da versare in tre rate annuali; il controllo operativo sarebbe in capo a Deltatre mentre nel comitato strategico e direttivo siederebbero tre componenti di Deltatre e due della Lba; infine, secondo le stime presentate nell’offerta, nello scenario conservativo si passerebbe dagli inziali 58mila abbonamenti (ricavi per 6 milioni di euro) ai 130mila del quinto anno (ricavi per 12 milioni di euro) mentre nello scenario “ottimista” di andrebbe dagli inziali 73mila abbonamenti (e ricavi per 7,5 milioni di euro) ai 184mila abbonamenti del quinto anno (e ricavi per 16 milioni di euro).
Numeri, ipotesi, scenari. È una partita complessa, una partita nella quale c’è chi ipotizza come Umberto Gandini, prossimo alla definitiva uscita dalla Lega basket, possa rientrarvi dalla porta diventando il manager di riferimento di questa ipotetica media company (all’85% di proprietà di fondi internazionali). Un esperimento a cui guarda con estremo interesse anche l’amministratore delegato della serie A di calcio, Luigi De Siervo che ha ottimi rapporti proprio con Gandini. Una partita nella quale sarà però decisivo il parere (e il voto) dei club.
E qui si innesta il tema all’ordine del giorno dell’assemblea in programma domani. Gandini, che ha le carte in mano, fiuterà aria propizia e spingerà per andare al voto, oppure si resterà (ancora) nella fase delle proposte e delle contro-proposte? Detto che della partita fa parte anche Infront (ha gestione dei diritti marketing, sponsorship e digitali), nella partita si rinvengono fronti opposti. Una linea unitaria ancora non c’è. Sul tasto della media company e della creazione di una piattaforma televisiva propria spingono club come Trento, Tortona e Treviso, mentre più riflessive sono le posizioni di altri club, tra cui gli influenti pensieri di società come Bologna (soprattutto) e Milano. Quest’ultimo fronte chiede maggiori garanzie, un piano più dettagliato e preciso, e chiede anche di avere visibilità sul chiaro perché altrimenti il basket italiano continuerà a essere un prodotto di nicchia. Detto che Sky ha acquistato i diritti satellitari per tre anni (600mila euro l’anno, due partite in diretta per ogni turno di campionato), detto che in chiaro si sono dissolte ipotesi di accordi con Rai (la pallavolo ha tratto beneficio d’immagine dall’accordo con la tv di Stato in questi anni) e con Mediaset, detto che l’offerta di Discovery per lo streaming sarebbe aumentata da 800mila euro fino a 1,2 (da gennaio ci sarebbe la piattaforma Discovery plus) e che pare si sia detta disponibile a mandare in chiaro una partita a settimana su Dmax o Nove, non resta che attendere la fumata (bianca o grigia) dall’assemblea di domani. Si troverà una linea comune? I canestri italiani continueranno ad essere un’impercettibile segnale televisivo?






