Salernitana e Lazio: rivoluzione nelle giovanili e i destini dei rampolli Lotito e Fimmanò

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Ogni famiglia ha uno scheletro nell’armadio: si legge così in epigrafe a un romanzo – duro, potente, elegante – di Georges Simenon, il maestro del noir, inarrivabile nell’arte di scandagliare in profondità l’animo umano. Il romanzo – “Le sorelle Lacroix” – è tornato d’attualità perché, a distanza di 60 anni dalla prima pubblicazione in Italia, Adelphi proprio in questi giorni di luglio l’ha riportato nelle librerie. La trama s’incentra sulle vicende di un’altolocata famiglia della Normandia negli anni ‘30: pagina dopo pagina si resta inevitabilmente impigliati, catturati. Come incapaci di liberarsi d’un contesto claustrofobico.

Aria pura, aria fresca, aria di montagna. Invece. Claudio Lotito ha aperto le finestre nel ritiro della prima squadra a Cadore spalancando una notizia che in realtà aveva già i crismi dell’ufficialità da più di una settimana, l’ha plasticamente fatto magari anche per festeggiare i 18 anni di presidenza (l’anniversario ricorre domani): il figlio Enrico sarà il direttore generale del settore giovanile della Lazio, e terrà sotto occhio anche le vicende della Lazio femminile. La rivoluzione avviata dal patron biancoceleste nasce dalla decisione di esautorare Ighli Tare (ha ancora un anno di contratto e pare intenda onorarlo sino al termine, al momento si occupa delle uscite) facendo entrare nella “famiglia” Lazio il suo ex plenipotenziario alla Salernitana, Angelo Mariano Fabiani che, in compagnia di Bianchessi, s’occuperà invece del settore tecnico delle giovanili e di quello femminile. Dopo aver vissuto anni in una condizione quasi claustrofobica, Enrico Lotito avrà così l’occasione e il tempo di testarsi, fare esperienza. Di prepararsi a raccogliere il testimone di famiglia. E già, perché la scelta di Lotito senior pare spazzare e fugare ogni dubbio su ipotetici addii, cessioni di quote o ingresso di fondi: la famiglia Lotito continuerà a tenersi stretta la Lazio. Qualcuno (più di qualcuno) ha sempre accusato il patron di gestirla in modo patriarcale, di viverci grazie alla Lazio: la conduzione familiare pare rinforzarsi con l’investitura ricaduta sull’unico figlio del patron. Una notizia d’attualità, mentre l’attualità a Roma si divide tra l’euforia giallorossa e il malcontento biancoceleste. Fedele al suo motto, Lotito se ne frega e va avanti.

Il figlio del proprietario deve fare esperienza sul campo, dovrà farsi le ossa nell’infernale girone dantesco che è il calcio italiano. A trent’anni, dopo la laurea in Giurisprudenza, pare dunque sia arrivato il suo momento. Per anni è stato il proprietario assai nell’ombra del 50% delle quote della Salernitana (l’altro 50% dello zio, Marco Mezzaroma), detenute attraverso l’Omnia Service, una società della famiglia Lotito. Di Enrico a Salerno e alla Salernitana si conservano pochi fotogrammi, di parole ancor meno. L’ultima volta quattordici mesi fa quando insieme alla mamma (Cristina Mezzaroma, moglie di Claudio), annunciò l’obbligato disimpegno dalla Salernitana: a rivedere quel giorno e quelle immagini all’Arechi sembra quasi come tornare indietro di anni e anni, fino all’Argentina e alle immagini della disperata denuncia delle mamme coraggio in cerca dei figli desaparecidos dinanzi al tribunale della giustizia argentino. Un plotone di microfoni e telecamere, Enrico e la mamma davanti alle inferriate esterne dell’Arechi, poche parole e un saluto a Salerno e alla Salernitana. Lì dove da anni va di moda – ma è sentimento davvero concreto e reale – il passionale slogan “Di padre in figlio”. Slogan deve aver convinto il papà, convintosi dopo anni a preparare il terreno al figlio Enrico che vivrà così la sua prima vera esperienza – si parte dalla gavetta, dal settore giovanile – calcistica al fianco di Fabiani che ha in fondo conosciuto negli anni granata e che intanto, dietro direttive del patron, sta avviando una vera rivoluzione nel settore giovanile tra tecnici, dirigenti, preparatori e altro ancora. Perché così ha deciso il proprietario, cioè Claudio Lotito che così ripete quanto fece il suo predecessore Cragnotti, perché papà Sergio inserì all’epoca nell’organigramma biancoceleste il figlio Massimo insieme all’allora ds, Nello Governato.

Di padre in figlio. Il tema resta attuale anche altrove, e sempre sfiorando il settore giovanile di un altro club. Lo slogan “Di padre in figlio” piace a tanti nel calcio, c’è chi può permetterselo perché il giocattolo è proprio suo (accade ad esempio all’Atalanta, alla Roma, al Napoli), e chi invece no ed allora gli tocca magari industriarsi. Magari lo slogan poteva piacere all’avvocato-professore Francesco Fimmanò, un fior di professionista e un vero patito del pallone: fede, passione, pallone e colore ce li ha come un tatuaggio, come un tatuaggio coperto eppure impresso sulla propria pelle. Già membro della corte di giustizia Figc, spettatore e tifoso allo stadio, brillante opinionista televisivo, esperto di materia pallonara ma mica solo di quella legata a profili legali: un tuttocampista si direbbe ora, un eclettico, un polivalente, uno di quelli che saprebbe individuarti in una lista di obiettivi quello giusto. Da quando il suo ex datore di lavoro alla Pegaso (la Pegaso è stata ceduta al fondo Cvc Capital Partners) ha acquistato la Salernitana – grazie anche alle sue insistenze, il pressing fu avviato in tandem con Giovanni Lombardi nel pieno della scorsa estate negli uffici al centro direzionale di Napoli – si occupa (insieme all’avvocato Rino Sica, il tandem è diventato trio con l’ingresso dell’avvocato Chiacchio quando s’è trattato di conquistarsi il diritto a giocare le partite rinviate per covid ribaltando così l’esito del primo grado di giustizia sportiva) delle vicende legali della società granata. Che si tratti di consulenza, prestazione gratuita o onerosa, è un altro conto. Di certo sul tavolo Francesco Fimmanò non ha firmato un contratto specifico con la Salernitana. Di certo, e non è un segreto (è stato già scritto in passato in un paio di occasioni), l’ha invece fatto il figlio, Filomeno Fimmanò. Sì, ma quando?

Come documentato dalla foto postata sul proprio profilo Instagram, la firma sul contratto apposta con tanto di emozione e commento («22 è il mio numero da sempre, e il 22 è l’anno da cui partire, darò anima e corpo, il mio supporto e le mie competenze») il 22 di gennaio, cioè appena qualche giorno dopo il passaggio ufficiale delle quote dal trust “Salernitana 2021” alla “Idi srl”, la società detenuta da Danilo Iervolino. Con quale incarico, su quali basi, per quali competenze s’è celebrato il rapporto con tanto di foto? Lo riporta sempre il profilo instagram di Filomeno Fimmanò che il 24 di maggio – cioè due giorni dopo l’avvenuta salvezza della Salernitana (leggi qui il ricordo di quell’attimo fuggente, tra i palloncini di Nicola, la sfilata di Iervolino e le parole di Sabatini) – come uscendo da un cono d’ombra e da una ridda di speculazioni persino maliziose, poteva finalmente uscire allo scoperto partecipando a una diretta via social organizzata in collaborazione con sfclubparthenope: “Diretta con Filomeno Fimmanò, consulente area direzione sportiva della Salernitana”.

Quattro mesi intensi, vissuti spasmodicamente alla conquista di un obiettivo che pareva irraggiungibile, irrazionale, illogico. E invece ecco la salvezza della Salernitana, vissuta da Filomeno Fimmanò con autentico trasporto (lo testimoniano video e immagini), vissuta da dentro la Salernitana, da dentro con quel contratto di “consulente della direzione sportiva della Salernitana” in tasca. In quei quattro mesi il direttore sportivo era Walter Sabatini. In quei mesi il 22enne di Frattamaggiore iscritto alla facoltà di Giurisprudenza Filomeno Fimmanò cominciava a muovere i suoi primi passi nel mondo del pallone. Quella dicitura di consulenza ritagliata e specificata così, nelle sue parole. Parole rilasciate in un’intervista quando finalmente il campionato era finito. Era il 31 maggio e così dal divano di casa rispondeva alle domande dell’intervistatore di “Nanotv” (l’intera intervista è al link): «Nel settore giovanile, affiancando il dottor La Rocca che si è mosso sin da subito per rafforzare il settore giovanile, stiamo facendo un buon lavoro di scouting, di ricerca, vogliamo far diventare la Salernitana un punto di partenza ma anche di arrivo per tanti giovani calciatori». In arrivo al settore giovanile granata per mesi era dato ad esempio quello di Geria, pare scelto da Sabatini per la rifondazione del settore. Geria sarebbe poi però sfumato (anche altri) dopo una serie di valutazioni societarie, tanto che a fine aprile la Salernitana con un comunicato ufficiale avrebbe confermato Antonio La Rocca come “coordinatore del settore giovanile granata” dando continuità così al lavoro avviato negli anni da La Rocca, voluto e portato alla Salernitana anni prima dall’ex diesse Angelo Fabiani. Nel settore giovanile adesso è però arrivato Stefano Colantuono che in questi giorni sta provando a sistemare caselle e definire il lavoro, «nel settore giovanile siamo in ritardo ma recupereremo» aveva lodevolmente ammesso nel giorno della sua presentazione invece il ds Morgan De Sanctis al quale spetterà, insieme al capo scouting Simone Lo Schiavo, l’ultima parola specie sulla formazione Primavera. Il settore giovanile sarà ristrutturato, cambio di rotta così come in questi giorni – ma sono solo combinazioni di calendario – sta avvenendo pure alla Lazio. In quello granata che farà La Rocca? E di cosa si occuperà adesso Filomeno Fimmanò? Resterà nel settore giovanile oppure la consulenza passerà per un altro settore? Magari chissà, l’incarico propedeutico (o il contrario) servirà per l’iscrizione a un corso a Coverciano, uno di quelli che danno abilitazione e timbro.

Il timbro della voce intanto ce l’ha, anche bello e forte. Musicale. Prima di salire sul palcoscenico calcistico, Filomeno Fimmanò ha infatti calcato il palco dello spettacolo canoro, ha occupato sale d’incisione, ha scritto i testi e musicato, ha cantato. È stato (o forse lo è ancora, le passioni vere non passano mai) un rapper. “Sbanca il web con il video Decoro”, così ad esempio titolava il quotidiano “La Città” l’8 dicembre 2018. “Debole”, “Come sai fare tu”, “Rime nere” sono i titoli di alcune delle tante fortunate produzioni musicali, una accompagnata persino da una frase eloquente, che rende merito al 22enne e di certo farà orgoglioso l’avvocato-papà: «Libertà è dire alla gente ciò che non vuole ascoltare». Il nome d’arte di Filomeno-rapper? Foschia.

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