Salernitana: deferito Cacicia, il vice di Nicola. Rampulla e la società invece se la cavano

L’indagine della Procura Figc. Chinè manda a processo l’allenatore in seconda del club ma archivia il caso dell’ex portiere, tesserato col Siena e poi nella stessa stagione passato ai granata
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Preso com’è dalla crisi politica-economica e dalle misure per il taglio dell’Iva su pane e pasta in qualità di capo di Gabinetto del Mef, il consigliere di Stato Giuseppe Chinè adesso non avrà certo troppo tempo per rileggere quanto ha deciso sempre Giuseppe Chinè nelle vesti di procuratore capo della Figc. Magari più in là avrà tempo per riflettere e ripensare: deferire un allenatore perchè per qualche mese ha collaborato (amichevolmente?, dietro compenso ?) con una scuola calcio senza essere tesserato e poi perchè ha firmato per una squadra professionistica e invece archiviare la vicenda di un allenatore tesserato per una società professionistica, esonerato e poi di nuovo in pista con un’altra squadra professionistica nella stessa stagione, sia pur nelle vesti di consulente. Qualcosa sulla bilancia della giustizia non dovrebbe tornare, i pesi appaiono un pochino sbilanciati: o troppo eccessiva la prima misura o troppo mite la seconda. Nell’indecisione, da via Campania a Roma è uscita una bella ics. Un bel pari in una vicenda come tante altre del calcio italiano: tesseramenti, cambi di società e di incarichi, senza deroghe e magari con qualche occhio socchiuso mentre centinaia di allenatori e preparatori restano a spasso. Di casi così succedono a centinaia nel corso della stagione.

Un deferimento e un’archiviazione: si è chiusa così ad esempio la doppia partita che ha visto coinvolta la Salernitana – in un caso direttamente, in un altro indirettamente ma con effetti concreti, sul campo – in inchieste condotte dalla Procura federale Figc. Su entrambi i provvedimenti, comunicati da prassi soltanto alle parti, c’è la firma del procuratore capo Giuseppe Chinè e dell’aggiunto Giorgio Ricciardi: entrambe le indagini erano state avviate a fine febbraio e solo qualche giorno fa s’è conclusa la loro parallela corsa. Archiviato il procedimento aperto sulla posizione del preparatore dei portieri Michelangelo Rampulla e sulle eventuali responsabilità della Salernitana; invece deferito al tribunale federale nazionale l’allenatore Manuele Cacicia (da febbraio è il vice di Davide Nicola alla Salernitana, nel procedimento è difeso dall’avvocato Francesco Fabiano) e deferito anche Bruno Dianda, presidente dell’Asd Lucchese Academy. Una carezza nel primo caso, uno schiaffetto per ua leggerezza nell’altro caso. E così Cacicia, se ritenuto responsabile della violazione “dell’articolo 4 comma 1 del codice di giustizia sportiva in relazione all’art. 33 comma 1 e art. 40 comma 1 del regolamento del settore tecnico”, rischia una multa e una squalifica. Le segnalazioni su possibili posizioni d’irregolarità di Cacicia e Rampulla nella Salernitana erano state segnalate alla Procura Figc con un esposto a fine febbraio da Apport, l’associazione dei preparatori dei portieri italiani guidata da Claudio Rapaccioli, associazione che per salvaguardare i diritti di tutti i preparatori associati (in migliaia sono a spasso pur avendo conseguito la costosa abilitazione) monitora tutte le situazioni dei club italiani: non è raro trovarvi infatti posizioni border-line se non addirittura posizioni promiscue o irregolari. Nei mesi scorsi era stato ad esempio il caso di Gori al Benevento (dopo la lunga squalifica mitigata col patteggiamento che però gli ha impedito anche per il prossimo biennio di sostenere il corso, il Benevento ha tesserato il 42enne come giocatore nonostante pubblicamente due stagioni fa avesse annunciato l’addio al calcio giocato) o Indiveri al Taranto o ancora quello più mediaticamente clamoroso di Nelson Dida al Milan (l’articolo scritto sull’indagine è qui) conclusosi poi con la squalifica di 30 giorni e una multa di 15mila euro per il preparatore dei portieri ed ex numero uno rossonero, una multa di 12mila euro per il legale rappresentante del Milan Ivan Gazidis e una multa di 15mila euro al Milan.

Deferimento Cacicia. Partita da un esposto su presunti comportamenti anti-regolamentari a fine febbraio, iscritta nel registro dei procedimenti della Procura federale a metà marzo e comunicata la conclusione delle indagini a fine maggio, la vicenda che coinvolge il vice-allenatore della Salernitana è approdata al deferimento solo a luglio. Nel corso dei mesi gli investigatori federali hanno ascoltato Dianda (presidente dell’Asd Academy Lucchese), il dirigente Simone Dante Angeli e il presidente Tommaso Vichi della Lucchese 1905 e a fine aprile hanno ascoltato Manuele Cacicia, vice di Nicola alla Salernitana. Hanno poi verificato l’estratto storico dei tesseramenti dell’allenatore ed i fogli di censimento per la stagione sportiva 2021/22 delle due società toscane. Eliminata dal contesto la Lucchese perché ritenuta estranea ai fatti, l’inchiesta è andata avanti alla ricerca dei profili di responsabilità dell’altra società toscana e dell’allenatore, senza nemmeno sfiorare la Salernitana perché ritenuta estranea totalmente alla vicenda, all’oscuro cioè, al momento della contrattualizzazione di Nicola e del suo staff, della posizione di Cacicia.

Così l’avviso di chiusura indagini recapitato dalla Procura a fine maggio restringeva il quadro delle presunte violazioni a Dianda (e Asd Lucchese Academy) e Cacicia. Il primo, “per aver consentito e comunque non impedito a Cacicia di svolgere nella stagione sportiva 2021/21 – e precisamente dal novembre 2021 e sino a febbraio 2022 – l’attività di allenatore in favore dell’Asd Academy Lucchese in assenza di regolare tesseramento per la predetta società”. Cacicia invece, “all’epoca dei fatti non tesserato e attualmente tesserato come allenatore per la U. S. Salernitana 1919, per la violazione dell’art. 4, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva, in relazione all’art. 33 comma 1 e art. 40 comma 1 del Regolamento del Settore Tecnico e art. 38 comma 1 e 4 delle N.O.I.F. poiché nella stagione sportiva 2021-2022 – e precisamente dal mese di novembre 2021 e sino al mese di febbraio 2022 – ha svolto l’attività di allenatore in favore della ASD Academy Lucchese in assenza di regolare tesseramento con tale società e dal mese di febbraio 2022 in costanza di regolare tesseramento ha prestato la propria attività in favore della U.S. Salernitana 1919 svolgendo di fatto attività per più di una società nella medesima stagione sportiva. Ritenuto altresì, che da tali comportamenti consegue la responsabilità diretta ed oggettiva, ai sensi dell’art. ai sensi dell’art. 6, commi 1 e 2, del CGS, della società ASD Academy Lucchese alla quale appartenevano al momento della commissione dei fatti il signor Bruno Dianda e, comunque, nei cui confronti o nel cui interesse è stata espletata l’attività ai sensi ai sensi dell’art. 2, commi 1 e 2 Codice di Giustizia Sportiva da parte del soggetto avvisato signor Manuele Cacicia”.

La proposta del sostituto procuratore federale Maurizio Gentile (nella quale si conviene col procuratore per l’applicazione di una sanzione ridotta o commutata) accolta dalla Procura che a luglio ha così notificato i deferimenti. Per l’illecito ipotizzato Cacicia rischia multa e squalifica, la difesa – come capitato per altri casi simili – potrebbe optare anche per il patteggiamento (anche in questa fase è possibile farvi ricorso).

 

Rampulla con la tuta della Salernitana

La vicenda Rampulla. Curiosamente, la segnalazione a fine febbraio su Cacicia (con tanto di allegati) è nata in coda e in relazione ad un altro esposto molto più articolato e complesso, quello sulla posizione di Michelangelo Rampulla alla Salernitana. In chiusura nell’esposto di Apport, si leggeva: “Una condotta alquanto disinvolta parrebbe essere anche quella tenuta dal vice allenatore Manuele Cacicia che (come da allegati) solo nello scorso novembre 2021 dichiarava di essere addetto alla Scuola Calcio della Lucchese 1905 in più interviste: se oggi è possibile il tesseramento di Cacicia alla Salernitana, si deve forse pensare che questi abbia operato in Toscana senza tesseramento in attesa di una chiamata valoristicamente più allettante?”. Il riferimento di Apport alla “condotta disinvolta” si riferiva a quelle di Salernitana e Rampulla. L’ex portiere della Juventus, l’ex collaboratore di Marcello Lippi (il figlio Davide è un procuratore, decisivo ad esempio nell’arrivo di Ribery alla Salernitana) nell’esperienza in Cina, aveva infatti cominciato la scorsa stagione nel Siena come vice allenatore subentrando insieme all’allenatore Maddaloni (anche lui ex Juventus) a ottobre, dopo l’esonero di Gilardino. A dicembre però il Siena aveva esonerato anche Maddaloni e con lui il suo staff: a inizio febbraio, su decisione del ds Walter Sabatini, la Salernitana chiamava così in servizio Rampulla. I riscontri contenuti nell’esposto di Apport alla Procura federale: date, foto, interviste, video, comunicati ufficiali. A partire dalla data dell’esonero (15 dicembre), passando per la notizia (riportata sul sito ufficiale del Siena) della risoluzione contrattuale con Rampulla (10 febbraio) fino all’arrivo nella Salernitana dell’ex bianconero, notizia riportata il giorno dopo (11 febbraio) da siti on-line, tv e quotidiani, tutti documenti allegati nell’esposto di Apport. Che, richiamandosi al regolamento sui tesseramenti, nella denuncia alla Procura federale, sottolineava: “…Come noto, è impossibile ricoprire nell’ambito della stessa stagione sportiva attività di tecnico con più società al netto delle deroghe previste esplicitamente nell’ambito del Regolamento del settore tecnico, casistica che, anche in questo caso, non sembrerebbe minimamente attagliarsi nei fatti al caso di specie…”.

E ancora: “Nonostante il clamore della notizia, sia i dirigenti che il club campano non hanno minimamente provveduto ad alcuna smentita o preso le distanze facendo intuire quindi, quasi assecondando, chevox populi, vox Dei”. Possibile? Apport sottolineava. “…si rileva quanto mai un sempre più frequente utilizzo di dizioni improprie o quantomeno sconosciute alla nomenclatura del Settore Tecnico in quanto all’impiego nei ranghi degli staff tecnici e nella più ampia sfera della “collaborazione” di soggetti privi di abilitazione o nell’impossibile facoltà di tesseramento a causa di un precedente vincolo. Per il Rampulla, ad ora, parrebbe essere stato affibbiato il ruolo di supervisore”. E quindi Apport chiedeva alla Procura Figc: “..Se quanto esposto dovesse rivelarsi fondato, si verificherebbe evidentemente una elusione della normativa, sia da un punto di vista formale (un tesseramento che, se fatto con il Siena, non potrebbe essere fatto dalla Salernitana nel medesimo anno sportivo) che sostanziale (una sottoscrizione di un qualsiasi accordo economico, palese o meno, e un impiego che se anche legittimato da una abilitazione sufficiente – Rampulla ha infatti una abilitazione Uefa A e una abilitazione “A” che gli permetterebbe di seguire i portieri come da prescrizione federale – non giustificherebbe un inserimento nella griglia dello staff come “consulente dei portieri” o “supervisore” o “scouting” o “osservatore” e/o altro)”. Allegando minuziosamente foto, video pre-gara e conferenze stampa, Apport faceva notare: “Nei due video allegati e relativi all’inizio dell’avventura di Nicola a Salerno, si può viceversa riscontrare la presenza con abbigliamento tecnico della medesima società granata proprio del Rampulla (vedi anche foto agli allegati, nel primo caso con il collaboratore Simone Barone e nel secondo caso proprio con il tecnico Davide Nicola): in un video dal 20’ al 22’ secondo compare Rampulla mentre nel secondo caso – estratto della conferenza stampa di presentazione di Nicola del 16 febbraio 2022 proposto sulla pagina facebook della Salernitana in cui sono presenti anche il presidente Iervolino e il ds Sabatini, Nicola stesso presenta lo staff facendo estrema cura nell’omettere proprio il ruolo del preparatore dei portieri che è invece obbligatorio in serie A come da disposizione del Settore tecnico. Per inciso nel ruolo resterebbe formalmente confermato Mauro Lamberti”.

A questa prima documentazione ne sarebbe seguita un’altra, a metà marzo. Corredata anche da altri video (ad esempio la partita a San Siro contro l’Inter con Rampulla immortalato sul prato e indosso abbigliamento tecnico societario) e interviste. Da una rilasciata a “Il Mattino” (presentato così: “Oggi gravita all’interno del mondo Salernitana nelle vesti di consulente esterno con il chiaro compito di occuparsi dei portieri”. Nota a margine: gravita, interno, esterno, chiaro. Totale e sincera solidarietà all’articolista costretto a slalom difficile e delicato) ad altre testate on-line, ad esempio della galassia Juventus, alla quale avrebbe confidato poi così. «Avevo voglia di ritornare in campo e di ritornare in Italia, in più abitando a Paestum da tanti anni mi considero un salernitano di adozione. Sono molto contento di essere alla Salernitana. La nuova società ha voglia di fare calcio nel modo giusto, ci sono tutti i presupposti per fare bene. Sarebbe per me un onore continuare questa esperienza».

In presenza di tutta questa corposa e minuziosa documentazione la Procura federale ha però dopo quasi quattro mesi archiviato il procedimento (“in merito alla presunta attività svolta dal tecnico Michelangelo Rampulla per la società US Salernitana1919 srl in mancanza di tesseramento, iscritto nel registro dei procedimenti della Procura federale in data 17 marzo al n. 558 pf 21-22”) con appena due righe, inviando la notizia a Rampulla, alla Salernitana, ad Apport e al presidente federale Gravina: “Le indagini relative al procedimento in oggetto sono concluse e, allo stato, non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare”.

In sintesi: deferito un allenatore perché mesi prima di firmare un contratto aveva collaborato senza tesseramento (per amicizia, dietro corrispettivo?) con un club giovanile (deferito pure il club giovanile), archiviato invece il caso di un allenatore regolarmente tesserato e contrattualizzato da una società professionistica e poi passato ad altra società professionistica, per giunta di serie A (anch’essa scampata al deferimento) per la quale ha “lavorato” prestando una sorta di consulenza, rilasciando interviste e finendo immortalato da foto e video praticamente sul prato anche pochi minuti prima della partita. Come è possibile che per il primo caso (che pare veniale al confronto) arrivi il deferimento e per il secondo invece no? Bisognerebbe chiederlo al procuratore capo Chinè, ma in questo momento è impegnato con il taglio dell’Iva. Oppure bisognerebbe rivolgersi al classico santo in paradiso. Lì dove almeno pare non si applichi un antipatico adagio: forti con i deboli, deboli con i forti.

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