INDISCRETO

Anche Malagò dà il via libera a Gravina: Dilettanti all’ultimo nodo, smontato Sibilia

Il consiglio Figc pronto a ratificare il commissariamento, Giancarlo Abete scalda i motori. Per evitare ricorsi, tempi rapidi per l’elezione. Lotito prova a opporsi mentre il presidente federale rassicura i dipendenti della Lnd. Giallo in Basilicata
Gravina, Sibilia e Malagò
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Sta tutto in una riga. Confinato com’è in una voce burocratica, stretto fra i punti all’ordine del giorno del consiglio federale del 4 novembre eppure si legge benissimo: è il vero nodo della riunione, è l’epilogo della guerra tra Gabriele Gravina e Cosimo Sibilia, l’ultima pagina di una vicenda ormai logora, consumatasi tra minacce, pressioni, dossier, colpi bassi. Da almeno due anni, l’ultimo come fossero dieci. Una storia finita. “Informativa sulla situazione della Lega Nazionale Dilettanti: determinazioni conseguenti”. Il senso sta tutto qui, in questa riga formale che anticipa la sostanza, il verdetto, la sentenza: la Lega Nazionale Dilettanti sta per essere commissariata. Dopo le anticipazioni su una fine inevitabile, la parola fine e la porta spalancata a Giancarlo Abete al termine di un risiko (leggi qui) e dopo il disperato tentativo di tenersi a galla (leggi qui), congedandosi una settimana fa lo sconfitto s’era retoricamente rifugiato addirittura in Gabriel Garcia Marquez. “Non piangere perché è finito, sorridi perché è successo”. Cronaca di una morte annunciata. Un salto però nella letteratura che forse non calza quanto invece una descrizione di Erodoto. Era il V secolo a. C. “La rete è stata lanciata, le maglie si sono distese. I tonni vi entreranno in una notte di luna”. Era la tonnara, la rete calata dai pescatori dentro la quale i tonni s’infilano: ignari, è così che compiono l’ultimo viaggio, l’azzurro del mare che si trasforma nel rosso della morte. Una trappola. Un sistema di reti a camere progressive, un sistema inventato dagli arabi e tramandato agli spagnoli che trovò poi la sua apoteosi in Sicilia. Proprio un antico proverbio siciliano riassume l’oggi, riporta al consiglio federale che si terrà in via Allegri a Roma, spiega come e perché dell’epilogo che sarà scritto nella stanza dedicata all’indimenticato e implacabile Paolo Rossi. “Unn’è u’ piso và a balanza”. Dove c’è il peso, va la bilancia. La bilancia adesso pende tutta dalla parte di Gabriele Gravina: consigliato pare dal Richelieu di via Allegri Giancarlo Viglione, il presidente federale s’è fatto recapitare una lettera dai presidenti dei comitati regionali, ormai in larga maggioranza. “Me lo chiedono tanti, praticamente tutti. Come non ascoltare?”: il refrain pare già ascoltato altre volte. Deciso e decisi a destituire Sibilia, a infrangerne la melina, a smontarne definitivamente il suo disegno – prendere tempo e magari recuperare Comitati regionali per poi tornare all’assalto, operazione riprovata negli ultimi giorni pare persino nella sua Campania ma nulla da fare, però chissà dalla Campania potrebbe provare sempre a ripartire – dopo il passaggio forzato di consegne al suo vice-vicario Ettore Pellizzari nel giorno delle dimissioni: il 26 ottobre, due giorni prima del voto al bilancio (in rosso)  fissato in una riunione del Consiglio direttivo nelle Marche, appuntamento saltato che avrebbe avuto un esito scontato. Quel no sui conti come una macchia d’inchiostro indelebile, la fine di un’era, l’inizio di un’altra. Ormai su un piano inclinato, ecco il disperato tentativo di prendere tempo. Sette giorni d’incontri, trattative, tentativi. Da una parte e dall’altra. Tutto sta adesso racchiuso tra norme e commi, tra le pieghe di passaggi previsti nello Statuto federale e in quelli del regolamento della Lnd, curiosamente entrambi previsti dallo stesso numero di articolo, il numero 9. Questione d’interpretazioni e cavilli, eppure è (pare) tutto straordinariamente chiaro. Anche Giovanni Malagò è lontano, il rapporto con Gravina adesso è saldo, l’asse s’è capovolto da tempo, l’amicizia con Sibilia appartiene al passato. Gravina vuole forzare la mano, accelerare, procedere con il commissariamento, affidare le chiavi al suo mentore e sponsor, l’ex presidente Figc Giancarlo Abete. Gli chiederà di fissare tempi brevi per indire le nuove elezioni, gli chiederà (glielo ha già chiesto, l’ha già detto ai presidenti dei comitati regionali della Lnd, rassicurandoli) di presentarsi poi anche come candidato. Forte, praticamente unico. C’è da sgomberare il campo, dal Coni ha ricevuto segnali rassicuranti, garanzie. La strategia di condotta è chiara: tempi rapidi perché così, mentre ciò che resta dell’opposizione impugnerà gli atti al Coni e poi al Tar, un nuovo presidente, forte del mandato elettorale, siederà già saldo sulla poltrona della sede di piazzale Flaminio. Come tornare indietro? La strada pare ormai segnata, norme e regolamenti giusto per il ripasso. Un’ultima voce sussurra, ed è da tenere in grande considerazione: non è da escludere che il commissariamento su cui punta Gravina serva anche ad adeguare le prescrizioni normative della Lnd in ossequio alle indicazioni del Coni e della Figc che parrebbero quantomeno non aderenti. Un’altra chiave, un altro chiavistello. Sulla soglia s’intravede già nitido il profilo aquilino di Giancarlo Abete, dentro la stanza del consiglio federale invece pare di sentire già la voce del rientrante consigliere federale Claudio Lotito. L’ultimo oppositore di Gravina, a febbraio aveva sponsorizzato l’elezione di Sibilia in Figc: battaglia persa rovinosamente, eppure domani – norme e regolamenti alla mano – pronto a far verbalizzare passaggi che considera forzature. Ma basterà?

Le carte.Su proposta del presidente federale, il Consiglio federale, a maggioranza qualificata e con esclusione dal voto del presidente e dei consiglieri della Lega interessata, può dichiarare la decadenza dei dirigenti responsabili di una Lega, per gravi motivi che impediscano il regolare o normale svolgimento delle attività a essa demandate ovvero in caso di gravi irregolarità o violazioni che ne impediscano il funzionamento. La Lega interessata provvede secondo le norme del proprio regolamento all’immediata sostituzione dei dirigenti decaduti. In caso di mancata sostituzione nel termine indicato, il Consiglio federale nomina un commissario straordinario o un commissario ad acta, fissandone i poteri e i limiti di durata”. Così recita l’articolo 9 comma 9 dello Statuto federale. Ed è a questo che Gravina vorrà attenersi per congedare la presidenza Sibilia, per chiudere i sette giorni dell’interregno Pellizzari, per godersi la definitiva vittoria sull’avversario sgomberando il campo, ormai tutto del presidente federale che deve mettere mano alle riforme e assicurare soldi all’intero movimento tricolore per evitare di capitolare anche lui. Tradito da promesse irrealizzabili. “In caso d’impedimento o assenza temporanea del presidente le sue funzioni sono svolte dal vice presidente vicario, il quale è anche componente del Consiglio Federale. In caso di vacanza della carica di presidente della Lega o di impedimento definitivo che determina la decadenza dalla carica medesima, decade altresì il Consiglio Direttivo e il vicepresidente vicario assume le funzioni del presidente e provvede alla convocazione dell’assemblea entro il termine massimo di centottanta giorni dall’evento, per procedere a nuove elezioni di tutte le cariche associative. Durante il periodo di reggenza, il vice presidente vicario ha la piena rappresentanza della Lega e ne garantisce il normale funzionamento sentiti gli altri vice presidenti che restano in carica, e i consiglieri federali che rappresentano la Lega. In caso di mancanza o impedimento del vice presidente vicario le funzioni di reggenza sono assunte dal vice presidente più anziano nella carica e, in caso di pari anzianità, dal vice presidente più anziano di età; qualora anche gli altri vice presidenti non possano assumere la reggenza la stessa è attribuita ad un Commissario nominato dal Consiglio Federale”. È il comma 3 dell’articolo 9 del regolamento della Lega Nazionale Dilettanti. È su questo che punterebbe ancora Sibilia per provare a stoppare il disegno di Gravina e l’opposizione interna diventata oramai larga maggioranza, per provare a tenere con il fido Pellizzari le chiavi della sede di piazzale Flaminio, proprio lì dove nelle ultime quarantotto ore il presidente federale ha incontrato i dipendenti, rassicurandoli, lo ha fatto anche con quelli della Divisione “Calcio a 5”: la gestione con il commissariamento andrà avanti senza ritorsioni né provvedimenti. Anzi, con il pieno sostegno della “casa madre”: Sibilia ormai è il passato. Ne ha parlato a quattr’occhi anche con Pellizzari, cercando toni soft per uscire dalle macerie e dal reggente ha trovato parole diplomatiche, assicurazioni anche da lui su tempi brevi e trasparenza. Basteranno? Sibilia ormai è il passato, Pellizzari riuscirà a continuare da reggente? La decadenza di Sibilia era stata ufficializzata nel comunicato 131 firmato proprio da Pellizzari che dichiarando decaduto anche il Consiglio direttivo assicurava invece “il normale funzionamento della Lega” fino alla convocazione dell’assemblea straordinaria elettiva. Questione di norme e di regolamenti. Di tempi (troppi 180 giorni) e di traghettatori. Al quadro, si aggiunge un fiume di parole.

Le parole e il giallo Basilicata. Le ultime, in ordine di tempo, le ha spese proprio Pellizzari, il vice-presidente della Lnd, uno degli ultimi fedelissimi rimasti ancora al fianco di Sibilia. «Starei operando in aperto contrasto con le norme della Figc e della Lega Nazionale Dilettanti? A chi mi ha accusato di violare le regole, offendendomi nella mia integrità, dignità e immagine, dico che intendo procedere con ogni iniziativa a mia tutela. Non ci sono i presupposti per procedere al commissariamento della LND, la sua gestione procede regolarmente e presto si potrà andare a votare per il nuovo presidente. Del resto, anche Gravina non si è detto preoccupato rispetto alla situazione che si è venuta a creare. Ai 14 presidenti che hanno sottoscritto quel documento dico invece che ognuno di loro potrà essere protagonista del percorso democratico elettorale, al quale non ho alcuna intenzione di partecipare. Rinunciare alle nostre prerogative e chiedere il commissariamento non è una bella cosa. Io sono solo una figura di garanzia. Non mi dimetterò, perché così facendo tradirei quel principio di assoluta legittimità del mio operato». Parole pronunciate lunedì sera, in occasione dell’elezione del nuovo presidente della Lnd Basilicata: vittoria di Emilio Fittipaldi sullo sfidante Angelo Esposito. La Basilicata e Fittipaldi unici nel Sud a sostenere ancora l’irpino Sibilia che, uno dopo l’altro in questi mesi – mesi attraversati da veleni, ricorsi, dossier e sentenze di giustizia sportiva – ha perso tutti i comitati meridionali. Parentesi, a proposito di bilanci, Basilicata e ricorsi. Tanto per non farsi mancare nulla, pare che proprio la Basilicata non abbia ancora approvato il proprio bilancio. La morte del presidente Rinaldi  ad agosto non aveva creato motivo di impedimento tanto che il consiglio direttivo era rimasto in essere sotto la reggenza del vice, cioè Fittipaldi, lunedì 1 novembre eletto presidente. Il bilancio però – grazie ad una proroga – pare dovesse essere approvato il 25 novembre, cioè un mese dopo l’approvazione del bilancio della Lnd nazionale. Possibile, in mancanza di una voce, del tassello cioè del bilancio del comitato lucano? Certo, se l’indiscrezione della mancanza gestionale-amministrativa trovasse conferma si potrebbe andare al commissariamento del Comitato. Tornando al caso nazionale, l’inusuale presenza di Pellizzari piombato dal suo Veneto – di solito alle elezioni regionali si invita un presidente di un vicino Comitato – il plastico segnale di come la corrente dell’uscente provi ancora a resistere al diluvio. A dispetto dei numeri. Quattordici Comitati contro (Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte Val d’Aosta, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria), il consigliere federale d’area Sud ovviamente allineato alla maggioranza, come gli altri. La volontà espressa nella lettera indirizzata a Gravina di procedere senza indugi al commissariamento, “sul presupposto in aperto contrasto con le normative federali e della Lega nazionale dilettanti posto in essere, all’esito delle dimissioni di Sibilia, dal vice presidente vicario Pellizzari che ha ritenuto di attribuire a se stesso l’approvazione del bilancio consuntivo della Lega, predisposto dal Consiglio di presidenza”. E ancora. “Oltre a ciò, la condivisa opinione che il vice presidente vicario non possa assicurare il normale funzionamento della Lega nel periodo necessario alla convocazione dell’assemblea elettiva per l‘elezione del nuovo presidente della Lnd, perché nell’attuale contesto ha dimostrato di non sapersi confrontare, dialogare e riconoscere adeguata dignità alle proposte ed effettive esigenze delle articolazioni periferiche. Si evidenzia come, diversamente da quanto sostenuto da Sibilia, che ha definito l’eventualità di una mancata approvazione del bilancio come una “vergogna”, i 14 Comitati della Lega avrebbero voluto esclusivamente esercitare il legittimo diritto-dovere di valutazione, sia da un punto di vista tecnico nei confronti del bilancio, che da un punto di vista politico nelle modalità di gestione della Lnd. La soluzione, a cui si ritiene che il vice presidente vicario dovrebbe addivenire, sarebbe quella di rassegnare le proprie dimissioni così da consentire il miglior traghettamento della Lega all’assemblea elettiva ed, al contempo, il regolare funzionamento della stessa”.

Titoli di coda. Il bilancio non approvato e non discusso dal consiglio direttivo perché quel consiglio non c’è mai stato: fatto saltare per aria da Sibilia che, sentendo ormai forte l’odore del tradimento, aveva provato a congelare tutto dimettendosi due giorni prima. Poi le perplessità avanzate persino da uno dei tre componenti del collegio dei revisori dei conti (il presidente è il campano Felicio De Luca, gli altri due sindaci sono il friulano Gabriele Pecile e l’umbro Andrea Pedetta), infine la lettera dei presidenti regionali recapitata al presidente Figc: è questa la valanga che rotolerà dentro la stanza del consiglio federale. Il primo con il rientrante Claudio Lotito, l’ultimo dei nemici di Gravina, ancora sul campo, deciso ancora a dare battaglia, a chiedere il conto e i danni per quella esclusione dal consiglio del 30 settembre. Gravina intanto aspetta. Sta sulla riva, finge disicanto, conta il gran giorno. La rete è stata calata. Ora è piena. C’è tutto il Palazzo del pallone. «La situazione della Lega Dilettanti? Non sono preoccupato, sono abbastanza sereno. Vedo che c’è molta fibrillazione. Mi dispiace per il presidente Sibilia ma 14 comitati regionali chiedono un intervento della Federazione: questo sarà oggetto di riflessione all’interno del consiglio federale ma dimostra che c’era in atto un progetto di sfiducia verso Sibilia e di questo il calcio deve tener conto. Dobbiamo capire innanzitutto quali sono le cause che hanno portato a questo momento di sfiducia e capire se sia illegittima l’approvazione del bilancio da parte degli stessi soggetti che l’hanno predisposto. Dobbiamo capire se è possibile ad esempio che, dimesso il presidente, il bilancio venga approvato dal vice presidente e non da un altro organo. Questo chiaramente mi fa pensare a una illegittimità che si può sanare convocando ad esempio l’assemblea dei delegati. Dobbiamo ispirarci al rispetto dei principi e delle regole sotto il profilo formale, mentre sotto il profilo politico dobbiamo capire esattamente il livello di fiducia o sfiducia verso l’attuale governance da parte dei comitati». Più chiaro di così? Il Consiglio federale è tutto (tranne Lotito) dalla parte di Gravina: quale discussione ci sarà, quale decisione potrebbe mai essere presa? La rete adesso è come una tonnara, gli ultimi schizzi di vita Sibilia li aveva lanciati prima nella lettera delle dimissioni, «irrevocabili alla vigilia di un appuntamento che per certi versi dovrebbe apparire un atto “formale” ma che, tuttavia, forzatamente, per volontà di terzi, potrebbe avere una rilevanza diversa. Si doveva procedere all’approvazione del bilancio consuntivo della stagione sportiva 2020/2021 che nonostante le grandissime difficoltà economiche derivanti dalla mancata attività a livello territoriale, si chiude con una perdita di gran lunga inferiore alla preventivata. Perdita che nel documento programmatico era stata approvata all’unanimità dal Consiglio Direttivo, organo deliberante che coerentemente col voto precedente, avrebbe dovuto non solo approvare il consuntivo ma esprimere apprezzamento. Sarebbe dovuto accadere se tutti avessero avuto comportamenti coerenti, lineari, esprimendo valutazioni “nel merito” e scevre da posizioni pretestuose ed eterodirette», poi affidando le chiavi al vice-vicario Pellizzari provando a prendere tempo, provando intanto a recuperare qualche comitato regionale. Niente da fare, le porte sono tutte chiuse. “Informativa sulla situazione della Lega Nazionale Dilettanti: determinazioni conseguenti”. L’epilogo sta tutto in una riga. Sembra un pizzino, sottile e stringata passerrebbe finanche sotto una fessura eppure allarga la maggioranza del presidente Gabriele Gravina. L’allarga fino ad occupare tutto il Palazzo. È una maggioranza bulgara.

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