INDISCRETO

L’Italia di Mancini in visita al Bambin Gesù, tutti con la mascherina tranne Viglione

Guidata dal presidente Gravina la nazionale regala sorrisi e doni ai piccoli pazienti alla vigilia della sfida con la Svizzera. Misure di sicurezza rispettate dalla delegazione azzurra ad eccezione del consigliere giuridico Figc che ha sostenuto l’accusa sui tamponi contro la Lazio e Lotito
Giancarlo Viglione senza mascherina al centro della foto: la visita della Nazionale al Bambin Gesù
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Una foto come un quadro, uno scatto come un dipinto che riscalda i cuori, accende le speranze, regala sorrisi: è una foto postata a testimonianza di come lo sport azzurro e in questo caso i calciatori azzurri, siano sempre in prima linea, accanto a chi soffre, vicini ai pazienti più deboli, i bambini e i ragazzi. È la foto della nazionale azzurra al completo, il ct Roberto Mancini e il presidente Figc Gabriele Gravina che guidano la visita nei vari reparti dell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma: c’erano già stati, l’ultima prima dell’inizio della cavalcata culminata poi nella vittoria europea. La Figc e gli azzurri sono così tornati sul Gianicolo, a due giorni dalla partita più importante, decisiva per la qualificazione ai Mondiali 2022: hanno portato la Coppa dell’Europeo, hanno dispensato doni e sorrisi, hanno ricevuto applausi e disegni proprio alla vigilia della partita più delicata. Il destino dell’Italia è in palio nella sfida contro la Svizzera all’Olimpico, la capienza dello stadio tenuta al 75% dopo il no del Cts: Gravina sperava nell’apertura totale ma la curva dei contagi in risalita ha sbarrato aspettative e speranze. Le regole e i protocolli sono ancora rigidi: allo stadio si va ancora con la mascherina, tanto più d’obbligo e d’ordinanza nei luoghi al chiuso. Ancor di più se si fa visita agli ammalati. No, non si può rischiare, non possono rischiare nemmeno i calciatori della nazionale che già ha perso pezzi per infortunii, a due giorni dalla partita decisiva per la qualificazione ai Mondiali, appuntamento cruciale per l’Italia e la Figc di Gravina dopo la figuraccia del 2018, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali russi. Bisogna far attenzione a tutto, bisogna stare tutti allineati e coperti, in assoluta e completa sicurezza. E bisogna dare l’esempio, bisogna osservare ogni precauzione: bisogna farlo innanzitutto indossando la mascherina.

Lo dimostra una delle ventiquattro foto nella fotogallery (vedi qui) postata sul sito ufficiale della Figc, fotogallery a corredo del comunicato che dà conto della visita della Nazionale ai piccoli pazienti del Bambin Gesù, l’ha ribadito proprio il presidente Figc. «Siamo qui per testimoniare vicinanza e affetto a chi, nonostante la sofferenza, ti infonde ancora più forza e coraggio. A distanza di due anni, sono stati gli Azzurri a chiedere di tornare a visitare i reparti del Bambino Gesù e questo testimonia la loro grande sensibilità». La visita ai piccoli pazienti e loro familiari, al personale medico e infermieristico: tutto testimoniato dai sorrisi, dalle parole, dalle foto. Tutti con la mascherina, da Gravina a Mancini, dai giocatori della Nazionale allo staff, dagli ammalati e familiari ai medici.

L'Italia di Mancini in visita al Bambin Gesù, tutti con la mascherina tranne Viglione

Tutti con la mascherina, tranne uno: è lì – al centro della fotografia, alla sua destra c’è Lorenzo Insigne – colto sorridente dall’obiettivo. È l’avvocato Giancarlo Viglione, il braccio destro del presidente federale, il consigliere giuridico Figc, il coordinatore delle segreterie degli organi di giustizia federali, l’avvocato (a contratto?, a gettone?) che ha perorato e perora cause per conto della federazione, l’avvocato ad esempio che ha sostenuto l’accusa (insieme al procuratore capo Giuseppe Chinè) nei confronti della Lazio e di Claudio Lotito sul caso tamponi, una battaglia lunga ed estenuante sulle regole, sul Covid e sulla sicurezza durata un anno, una battaglia sulle presunte e gravi violazioni compiute dai medici del club capitolino e dal presidente biancoceleste, una guerra alla fine persa nemmeno un mese fa dalla Figc e anche da Viglione, una fine amara tanto da avviare persino un interno regolamento dei conti (leggi qui). Proprio Viglione reggeva le ragioni federali nel dibattimento davanti al Collegio di Garanzia del Coni (leggi qui) a settembre. E quel giorno solennemente disse: «Tutte le condotte di Lotito ci sono e sono rimaste senza risposta. Come possiamo dire che il presidente Lotito non abbia influito nelle attività? C’è stata influenza: il calcio e la Figc, che non è strabica, sono ripartiti grazie ai protocolli, mentre qui è evidente che le regole non sono state rispettate».

Regole che secondo l’accusa non sarebbero state rispettate dai medici e dal patron della Lazio, comportamenti, violazioni e omissioni che avrebbero potuto causare anche conseguenze ben più gravi per la salute dei giocatori, degli avversari e dello staff. Violazioni che avrebbero meritato sanzioni esemplari secondo l’accusa federale, responsabilità e castello accusatorio poi però smontato prima dai giudici del Collegio di Garanzia del Coni e in ultima battuta dal nuovo giudizio davanti alla Corte federale (leggi qui), le memorie quel giorno presentate dal procuratore capo Giuseppe Chinè. Testualmente, vi si legge. “… Il compito della Federazione e dei suoi organi giurisdizionali, in particolar modo della Corte Federale, è di dare al calcio italiano la sua importanza e il suo rilievo, ma altresì di sanzionare le violazioni normative che, in un contesto assai singolare e difficile come quello vissuto, mettono a rischio il regolare svolgimento dei campionati, la salute dei tesserati e in generale la credibilità e il prestigio della Federazione”.

L'Italia di Mancini in visita al Bambin Gesù, tutti con la mascherina tranne ViglioneL'Italia di Mancini in visita al Bambin Gesù, tutti con la mascherina tranne Viglione

 

Giancarlo Viglione che assicurava come la Figc non fosse strabica, Giuseppe Chinè che ribadiva come e quanto la Figc tenesse alla propria credibilità e prestigio, quanto tenesse alla tutela della salute. Parole e atti solenni che si scontrano però adesso con un’immagine, quella di Giancarlo Viglione che a due giorni dalla sfida con la Svizzera, in visita agli ammalati in ospedale, compare senza mascherina: sarà stato un attimo, una dimenticanza, una leggerezza, una distrazione (la fotogallery è composta da 24 scatti, in tre dove è inquadrato Viglione compare senza mascherina, in un’altra invece anche lui indossa quella col marchio Figc): sarà stato quel che sarà stato. Certo, è uno scivolone, un attimo, un istante che crea qualche imbarazzo. E forse anche una domanda: il procuratore capo Chinè potrebbe mai avviare un’indagine? Ad aprile, in occasione del trittico di partite della nazionale, si generò un vero focolaio nel ritiro azzurro, giocatori e componenti dello staff colpiti da Covid-19, Daniele De Rossi addirittura ricoverato in ospedale allo Spallanzani: la “bolla” che avrebbe dovuto proteggere gli azzurri in ritiro era invece scoppiata creando tensioni, preoccupazioni accompagnate dall’irritazione delle società. Come e perché era scoppiato il focolaio? Alle domande non c’è mai stata alcuna risposta, domande che forse non s’era posto nemmeno il procuratore capo Chinè. Stavolta cosa potrebbe mai fare davanti ad una semplice immagine, se pur davanti alla curva dei contagi in risalita a Roma pochi giorni dopo la sfilata del pullman azzurro che festeggiava il trionfo europeo niente era successo? Resta e resterà solo un’immagine: quella del consigliere giuridico della Figc Giancarlo Viglione che compare senza mascherina, accanto a lui i giocatori della nazionale e i piccoli pazienti di un ospedale, e dunque categoria ancor più fragile, da proteggere e tutelare, proprio come aveva ribadito nemmeno un mese fa. Il prestigio e l’immagine della Figc sono solo una cornice?

 

 

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