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Lecco in serie B, Reggina bocciata, c’è il Brescia. Dopo 70 giorni il salomonico Consiglio di Stato “chiude” il papocchio calcistico di Figc e Lega

Le motivazioni dei giudici amministrativi sul Lecco: una sentenza morale più che giuridica. I rilievi e una "pezza" ai comportamenti del sistema calcistico. Respinte Perugia e Foggia. Casertana in lega Pro

“Ferma e incontestata la perentorietà dei termini, risulta pacifico come il Lecco abbia subito uno spostamento in avanti dei playoff, con la conseguenza che il termine doveva corrispondentemente essere spostato in avanti e che l’adempimento effettuato dal Lecco rientra in tale spostamento”. Andate in pace. Anzi, andate a giocare, adesso. Adesso, dopo settanta giorni sospesi e cinque gradi di giudizio comprensivi delle decisioni assunte (e obbligatoriamente adeguate) in consiglio federale. Così, in poche righe e senza sorprese, potrebbe riassumersi la decisione (per le motivazioni leggere qui) assunta dalla Quinta sezione del Consiglio di Stato (presidente Paolo Lotti, relatore Gianluca Rovelli) che il giorno dopo la discussione dei ricorsi ha messo la parola fine al caos-caso dell’estate: il caso Lecco per il quale il presidente Di Nunno valuta adesso e a caldo «se intentare causa per danni». Per il Consiglio di Stato la perentorietà dei termini, l’esigibilità (altro termine di neo conio nel caso di specie) dei comportamenti e la scadenza fissata dai comunicati federali (20 giugno) non valevano e non potevano valere. Ancor più “buonista” del Tar e “più realista del re” la sentenza del collegio del Consiglio di Stato in sostanza riconosce “la piena autonomia della Figc” nel gestire certe “grane” e che queste “grane” non sono di competenza del giudice amministrativo. A un certo punto scrive infatti: “La Figc ha correttamente concesso una proroga”. In realtà la sentenza pare aver fatto un giro largo intorno alla questione sollevata: come si risolve tecnicamente il caso di un termine perentorio che non è stato rispettato? Le vie erano due: o proroghi il termine (secondo il Codice di procedura civile persino il termine ordinatorio può essere prorogato ma prima della scadenza però, figurarsi con il perentorio) oppure lo rimetti in termini.

Il Consiglio di Stato ha invece trovato una terza via scrivendo che la Figc ha “correttamente consentito a una proroga del termine negli stretti limiti volti a rimediare al difetto di coordinamento suddetto e a garantire la par condicio delle società calcistiche legittimate a partecipare al campionato di B“: però la terza via (stando ai fatti) sembra mancare, e cioè la proroga. Perchè in realtà la Figc non ha concesso proroga al Lecco ma l’ha semplicemente rimesso in termini per mancato rispetto dovuto a causa “di forza maggiore” (cioè lo spostamento dei playoff e qui entra in gioco anche l’esigibilità) interpretando così in maniera diversa un caso di qualche anno fa. Alla fine però, come in una partita di calcio, conta il risultato, che si può leggere nel PQM… “Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, n.13162/2023”. Tradotto: bocciati i ricorsi e le speranze di Perugia e Foggia, può sorridere il Lecco (il club ha meritato sul campo la promozione, domenica esordio all’Euganeo di Padova con il Catanzaro) che non andava penalizzato. Però, insieme alle evidenti responsabilità del sistema calcistico e della catena Figc-LegaB-LegaPro che per mettere una pezza ai guasti provocati ha dovuto battersi il petto, resta una considerazione generale che dovrebbe valere per il futuro, almeno ce lo si augura: non vi può più essere approccio formalistico a queste tematiche. La sentenza sul caso Lecco del Consiglio di Stato (il Lecco al 15 giugno non poteva presentare documenti alla B perché era ancora in Lega Pro e non aveva le password nemmeno per accedere al portale, il termine ultimo del 20 giugno non rispettato perché solo il 18 sera era stato promosso, in fondo però i 5 giorni di tempo rispettati perché entro il 23 giugno aveva presentato documento su stadio di Padova, come se dunque si fossero “creati e rispettati” i 5 giorni…) ha un sapore morale più che giuridico: cioè il Lecco non meritava di non disputare la B e non meritava di dover ripartire dai Dilettanti. Sul come e perché è altra questione.

I termini perentori e l’esigibilità dei comportamenti ad esempio valgono invece per l’altro caso (diverso nella sostanza) che ha tenuto banco e tenuto col fiato sospeso in questa calda estate della serie B. Valgono invece, e infatti, per la Reggina, definitivamente decapitata dalla spada di Damocle calata da Palazzo Spada che prima di pubblicare la sentenza ci ha messo tempo, mentre fughe in avanti e indietro (comprese figuracce editoriali) si rincorrevano: il giudizio uguale ai precedenti, dalla Covisoc al consiglio federale passando poi per il Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni fino al doppio pronunciamento della giustizia amministrativa. Respinto il ricorso, improcedibile il ricorso incidentale (leggi qui le motivazioni). La Reggina non ha rispettato i termini perentori fissati dai comunicati ufficiali Figc dettati dalle Noif, quei 750mila euro pendenti con l’Agenzia delle Entrate andavano versati entro il 20 giugno e non entro il 12 luglio, e cioè il termine ultimo fissato dal Tribunale di Reggio Calabria in base alla ristrutturazione del debito, anche perché l’omologa non è definitiva visto il ricorso in discussione il 25 settembre. Anche per questo il Consiglio di Stato ha certificato la bocciatura già agli atti della Covisoc (parere non vincolante), delle decisioni conseguenziali assunte dal Consiglio federale, dal Collegio di Garanzia e infine dal Tar. Che la situazione della Reggina fosse senza speranze lo si era capito da tempo, del resto le vicende calabresi – e le doglianze degli altri club, compresi gli imbarazzi della Lega B presieduta dall’avvocato (e consigliere federale) Mauro Balata – risalgono all’inverno, da quando cioè il club amaranto non aveva adempiuto agli obblighi (onorati dalle altre società) economico-finanziari nel corso della stagione sportiva (ricevendo una doppia penalizzazione in classifica – prima 7 punti poi ridoti a 5 – che non le avrebbe però impedito di disputare i playoff) “trincerandosi” dietro l’attesa del pronunciamento del tribunale reggino al piano di ristrutturazione del debito (presentato a dicembre) che a giugno avrebbe poi stralciato il 95% delle pendenze della società di Saladini. Versati 5,5 milioni tra stipendi e Irpef, 14 milioni di debiti verso l’Erario ridotti appena e soltanto a 750mila euro. Da versare entro il 20 giugno per la Figc (e per il Collegio di Garanzia, il Tar e il Consiglio di Stato), entro il 12 luglio per il club e i legali del club. Per chiudere il discorso già ampiamente trattato in questi mesi (basta cliccare sui vari link nel sito) ci si può avvalere di un antico proverbio: per un acino di sale è andata a male l’intera minestra. Al posto della Reggina riammesso il Brescia di Cellino, primo tra le retrocesse: dopo lo stand-by di settanta giorni, l’esordio in serie B (il campionato monco ha già “celebrato” tre giornate) programmato per domenica contro il Cosenza a porte chiuse, proprio contro la squadra che l’aveva eliminato nella finale playout chiusa con la pagina nera degli incidenti nello stadio lombardo, una fine che aveva fatto dire al presidente federale Gabriele Gravina il 23 luglio a Rivisondoli, nel corso di un convegno: «Dobbiamo mettere mano in maniera definitiva a certe situazioni: non va che chi paga magari retrocede e chi non paga a volte vince a discapito di chi ha rispettato le regole». E ancora: «Quest’anno le ultime immagini dei campionati italiani sono state quelle di due spareggi: quelle della festa del Lecco promosso in B e quelle del saccheggio e delle violenze a Brescia per la retrocessione dalla B. Oggi ci ritroviamo col Lecco in Terza Categoria e col Brescia in serie B. È evidente che c’è qualcosa che non va…».

Più di qualcosa (eufemismo) non è andato nel caso del Lecco, promosso sul campo il 18 giugno e poi tenuto in bilico per settanta giorni tra imbarazzi, levate di scudo e continui ribaltamenti, tutto per la questione relativa allo stadio dove almeno iniziare la stagione, in attesa dell’adeguamento dell’impianto di casa. Il “caso Lecco” aveva evidentemente ingredienti e termini diversi, almeno per la Figc, per la Lega B: entrambe hanno affiancato il Lecco contro il ricorso presentato dal Perugia e dal Foggia, dal Collegio di Garanzia presso il Coni in poi: “Ferma e incontestata la perentorietà dei termini, risulta pacifico come il Lecco abbia subito uno spostamento in avanti dei playoff, con la conseguenza che il termine doveva corrispondentemente essere spostato in avanti e che l’adempimento effettuato dal Lecco rientra in tale spostamento”. Andate in pace, la messa è finita: si può sostanzialmente racchiudere così la decisione del Consiglio di Stato (viste le motivazioni pare che Campedelli del Chievo che fu sia pronto a nuovo ricorso) che ha chiuso salomonicamente, senza scomporsi e senza nulla aggiungere rispetto al Tar, la vicenda nella quale si sono registrati i (tardivi) atti di dolore e di contrizione della Figc e della Lega serie B.

Una sentenza che ha confermato in pieno quanto già stabilito dal Tar (sentenza il 3 agosto, motivazioni il 7 , leggi qui, qui e qui), e che in premessa alle motivazioni scrive “ciò che è accaduto è molto più lineare di come è stato descritto nell’atto di appello”. E ancora: “Tutta la questione, perfettamente colta dal primo Giudice, ruota intorno al concetto di esigibilità. La sentenza impugnata individua lucidamente il “fuoco” della vicenda controversa laddove si legge: La questione sottoposta all’attenzione del Collegio richiede l’individuazione esatta di quali fossero i comportamenti esigibili dalla Lecco Calcio entro la scadenza dei termini del 15 giugno e del 20 giugno individuati dal Manuale delle Licenze”. Ragionevolezza, causa di forza maggiore, par condicio e buona fede: i termini letti nella sentenza del Tar ripresi, riutilizzati e riscritti anche dai giudici del Consiglio di Stato.

Si legge, nelle motivazioni. “In punto di fatto, la società Calcio Lecco 1912 s.r.l., vincitrice delle partite di play off, solo in data 18.6.2023 ha conseguito il titolo sportivo che la ha resa eligibile per la partecipazione al campionato di serie B; risulta che solo dopo il conseguimento del predetto titolo la società Calcio Lecco è stata abilitata ad accedere al portale della FIGC nell’area dedicata al campionato di serie B per completare gli adempimenti necessari; in virtù di tali circostanze, la società Calcio Lecco si è trovata nella impossibilità giuridica, indipendente dalla sua volontà, di rispettare il termine del 15.6.2023 quanto al deposito della documentazione relativa ai requisiti infrastrutturali, non potendo accedere al portale FIGC, campionato di serie B entro il 15.6.2023, avendo conseguito solo in data successiva al 15.6.2023, il necessario titolo sportivo; il criterio fissato dal manuale delle licenze, che stabilisce un termine di 5 giorni, dal 15 al 20 giugno 2023, per regolarizzare la documentazione depositata entro il 15.6.2023, risulta di fatto rispettato dalla società Calcio Lecco, che ha depositato la documentazione relativa ai criteri infrastrutturali il 20.6.2023 e la ha regolarizzata il 23.6.2023; neppure era ragionevolmente esigibile che la società Calcio Lecco fosse pronta con la documentazione relativa ai criteri infrastrutturali prima della finale di play off o nei due giorni successivi ad essa, in quanto non costituisce comportamento economicamente razionale e ragionevolmente esigibile che una società calcistica affronti gravosi oneri burocratici e ingenti costi economici in una situazione di incertezza circa il conseguimento del titolo sportivo; neppure la società Calcio Lecco aveva l’onere di impugnare il manuale delle licenze, quanto alle clausole che prevedono i termini del 15.6.2023 e del 20.6.2023, entro un termine decorrente dall’adozione del manuale, o entro un termine decorrente dall’aggiornamento del calendario delle partite di play off, perché difettava un interesse concreto e attuale a siffatta impugnazione sino alla data del 18.6.2023 quando la società è risultata vincitrice dei play off”.

E poi, come a spiegare il motivo per cui si è arrivati a questo caos, ecco un passaggio che risuona (dovrebbe, almeno) forte nelle coscienze di Figc, Lega serie B e Lega Pro. “Il mancato coordinamento tra le date del calendario delle partite di play off del campionato di serie C e le date previste dal manuale delle licenze, avendo prodotto l’effetto di lasciare in vita un termine di impossibile osservanza (quello del 15.6.2023), non può andare in danno della società calcistica, e, pertanto, correttamente, la FIGC ha consentito a una proroga del termine negli stretti limiti volti a rimediare al difetto di coordinamento suddetto e a garantire la par condicio delle società calcistiche legittimate a partecipare al campionato di serie B”. E infine la chiusura, a confermare la ragionevolezza della sentenza del Tar e per chiudere definitivamente una partita durata settanta giorni: tutto causato dallo spostamento delle date dei playoff della Lega Pro (decisione presa dopo ricorso del Siena relativo a penalizzazione), anche qui chi governa il calcio italiano e chi vi sovraintende dovrebbe guardarsi quantomeno allo specchio. “La sentenza non ha fatto altro che utilizzare il criterio della ragionevolezza partendo da un dato di fatto: vale a dire lo spostamento delle date degli incontri dei play off di Lega Pro. Non può che convenirsi, in particolare, con quanto affermato dalla difesa della Lega Nazionale Professionisti Serie B, a pagina 11 della memoria depositata il 16 agosto 2023, laddove si legge: Aspetto sul quale si fonda la pronuncia del TAR è quello riferito ad un principio di carattere generale che deve trovare applicazione nel caso che occupa, ovvero quello della ragionevolezza del termine assegnato ad un soggetto interessato a conseguire un bene della vita (in questo caso la partecipazione al campionato ottenuta tramite merito sportivo): il Lecco è stato chiamato a disputare l’ultimo incontro dei “play off” organizzati dalla Lega Pro per la promozione in serie B solamente il 18 giugno 2023, cioè meno di 48 ore prima della scadenza del termine perentorio per la presentazione della domanda di ammissione al campionato di serie B”.

Andate in pace, la messa è finita. O meglio, andate a giocare adesso. E così adesso Gravina potrà serenamente dedicarsi alla Nazionale di Spalletti (dopo 28 giorni manca ancora il ct alla nazionale femminile che intanto a fine settembre giocherà a Castel Di Sangro per la quinta volta in pochi anni..) e il presidente della Lega B Balata potrà dedicarsi al campionato entusiasticamente definito qualche giorno fa così: «La serie B è miglior progetto del calcio italiano». Adesso andate in pace. Adesso, dopo settanta giorni di caos, dopo tre giornate di campionato di serie B già celebrate: Brescia e Lecco in campo nel fine settimana a meno di nuovi provvedimenti (proroga sul mercato certa, entro due mesi dovranno recuperare le prime tre giornate per “garantire la regolarità del torneo”) così come nel fine settimana (si parte venerdì) si celebrerà la prima giornata del torneo di Lega Pro al quale parteciperanno Perugia (in campo dopodomani a Lucca), Foggia e le altre squadre tra riammesse e ripescate (Atalanta under 23 e Casertana). Cosa ne pensano i tifosi in generale? Leggere lo striscione nella foto che accompagna il pezzo…

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