Le casse vuote, le scrivanie piene d’inchieste, le caselle di posta elettronica intasate da comunicazioni, autogol e toppe, le chat inondate da messaggi e veleni: già sui livelli di guardia, la tensione adesso è salita alle stelle. Più che dietro l’angolo, la rottura definitiva è data alle porte. Alle porte della sede di via Campania a Roma (lì dove vi è anche la sede della Procura federale), a un tiro di schioppo da via Allegri. Perché tra la Figc del presidente Gravina e l’Aia del presidente Zappi si viaggia ormai in rottura conclamata, l’ipotesi già paventata (leggi qui) del commissariamento dell’associazione italiana arbitri – tenuta in sospeso, blandita, aleggiata – (ri)prende sempre più corpo. Narciso Pisacreta, l’ex vice-presidente dell’Aia ai tempi di Nicchi, era già stato sondato e allertato, pare dal capo dell’ufficio giuridico federale Giancarlo Viglione; l’idea resta quella di affiancare a un esponente del mondo arbitrale la “gestione tecnica” dell’associazione, mentre uno tra il segretario generale Figc Marco Brunelli e il vice-segretario (e uomo buono per tutte le stagioni) Antonio Di Sebastiano potrebbe rivestire il ruolo di commissario occupandosi della “gestione economica, finanziaria e amministrativa” dell’Aia.
Più per l’esaurimento del corposo e sostanzioso budget stanziato e girato dalla Figc (53.295.561 euro per il 2025 rispetto a 53.453.318 euro del 2024 a leggere il bilancio di previsione, la differenza è di soli 157.757 euro) col conseguente brutale, indistinto e improvviso taglio a tutte le attività previste sino alla fine dell’anno, innanzitutto cancellando tutti i raduni arbitrali previsti e tutti i necessari aggiornamenti tecnici? O invece per quelle mail quantomeno capziose inviate ai responsabili degli organi tecnici e ai presidenti dei comitati regionali nelle quali, per giustificare il provvedimento firmato dal presidente dell’Aia Antonio Zappi, si legge “a causa del tendenziale esaurimento del budget Aia a disposizione per l’anno 2025, oggetto purtroppo di un importante taglio economico rispetto al periodo precedente”? Oppure per i risvolti dell’attesa (e imminente) chiusura indagini della Procura Federale guidata da Giuseppe Chinè (che nella prossima settimana arrivi qualche sorpresa, magari sotto forma di deferimento?) che ha acceso i fari sulle presunte pressioni esercitate in estate nei confronti di alcuni responsabili di commissione (Ciampi e Pizzi in particolare, ce ne siamo occupati diffusamente nelle scorse settimane, a partire da agosto) affinché si dimettessero dall’incarico (biennale) per lasciare spazio a nuove nomine (poi di fatto avvenute: Orsato al posto di Ciampi e Braschi al posto di Pizzi), inchiesta che sta per chiudersi dopo che Chinè ha riascoltato Marchesi, e poi Zappi e la segretaria Aia Silvia Moro? O perché, sempre a proposito d’inchieste, nuovi sviluppi sta fornendo la lente di ingrandimento posta sulla sezione Aia di Roma 2 dove nei mesi scorsi il servizio ispettivo Aia ha verificato una serie di ammanchi, ingiunzioni di pagamento e violazioni amministrative-finanziarie (leggi qui e qui), un comportamento quantomeno negligente che coinvolge anche, come culpa in vigilando, il Cra Lazio dell’allora presidente Massini diventato poi vice-presidente della Aia a governance Zappi?
Le domande sui motivi per i quali il commissariamento sarebbe alle porte ballano ormai da giorni se non mesi, ma sono però aumentate nell’ultima settimana nel corso della quale ha preso il sopravvento un’incredibile girandola di comunicazioni ufficiose e poi ufficiali, un balletto infinito che ha alzato il livello della tensione come mai prima.
Il presidente dell’Aia Zappi che invia il 10 novembre una mail ai responsabili delle commissioni e un’altra ai presidenti dei comitati regionali. Ai primi (da Rocchi a scendere) comunicando, nell’ottica del contenimento dei costi, la sospensione di tutte le attività “a causa del tendenziale esaurimento del budget Aia a disposizione per il 2025, purtroppo oggetto, come noto, di tagli rispetto al periodo precedente, è necessario, per evitare eventuali sconfinamenti rispetto al preventivato, ridurre al minimo le spese mediante annullamento di tutte le attività previste fino a dicembre, compresi i collegiali in presenza”. Ai secondi (cioè i presidenti dei comitati regionali), dopo aver riproposto sempre la stessa situazione “contingente”, impartendo il seguente imperativo: “blocco di tutti gli acquisti di materiale dallo sponsor Givova, delle riunioni dei Cra in presenza e delle rappresentanze istituzionali sul territorio, da effettuarsi solo per comprovate necessità”. Casse vuote, meglio fermarsi: questo l’imperativo lanciato a tutti, un imperativo lanciato nemmeno un mese dopo il raduno dei presidenti di sezione tenutosi in una struttura a cinque stelle in Cilento, evento pare stimato in un costo complessivo di quasi 140mila euro (90mila per il resort, 35mila versati alla società che si occupa dell’acquisto dei titoli di viaggio, 15mila per il rimborso ai 230 partecipanti) mentre intanto ancora teneva banco l’aumento riconosciuto a Orsato (e ai suoi due storici assistenti di linea – Carbone e Giallatini – che si sono dimessi per entrare nella Can C) rispetto al precedente responsabile di commissione; e dire inoltre che alla vigilia, considerata la situazione già precaria del budget Aia (ad agosto era spuntata la riduzione dei contributi alle sezioni pari al 13% rispetto agli anni precedenti: la circolare Aia del 20 agosto aveva come oggetto “l’ottimizzazione delle designazioni arbitrali e delle relative visionature, la riduzione del costo complessivo dei raduni in presenza, downgrade degli organi tecnici cui affidare le designazioni di alcune categorie di gara, altre razionalizzazioni di costo, la necessità di monitoraggio costante del budget”), molti presidenti e tesserati Aia avevano invocato l’annullamento del raduno.
A queste due mail ne è poi seguita un’altra il giorno dopo, inviata a tutti i dismessi della Can della scorsa stagione: nel corpo della mail il presidente Zappi ha comunicato l’invio di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa da firmare e poi inviare, un contratto “predisposto a seguito del tuo avvicendamento dai ruoli Can, per consentirti di supportare Aia e Figc nell’attività di promozione dei valori educativi della figura dell’arbitro”. Cosa aggiungere, se non che questa nuova forma di “collaborazione lavorativa” offerta ai dismessi della Can potrebbe configurarsi come una sorta di trattamento di fine rapporto (o trattamento di fine attività), un’istanza proposta anche dal sindacato arbitri che da tempo però chiede a gran voce che non si configuri come un mero “mascheramento” ma invece che emerga alla luce come un legittimo riconoscimento previsto, per legge, ai lavoratori sportivi, e non quindi come una forma di “liquidazione” che passa per ipotetiche (sono ancora da definire) attività di immagine.
L’immagine più reale dei reali rapporti tra Figc e Aia l’ha invece rilasciata la successiva sequenza di mail originatasi tra il 13 e il 14 novembre. Anzi, cronologicamente, bisogna innanzitutto tornare indietro; tornare al 7 novembre, quando cioè era stato comunicato l’annullamento del raduno in presenza degli arbitri (e assistenti) della Can C previsto il 20 novembre a Monastier: nella serata del 7 novembre era stata pubblicata su una chat arbitrale questa comunicazione, “a causa del tendenziale esaurimento del budget AIA a disposizione per l’anno 2025, oggetto purtroppo di un importante taglio economico rispetto al periodo precedente, risulta necessario ridurre al minimo livello tutte le spese mediante l’annullamento o il rinvio di tutte le attività previste sino a fine dicembre. Quanto sopra vi sarà a breve anche formalizzato nei prossimi giorni con apposita nota e riceverete anche un contatto telefonico da un componente del CN per un opportuno passaggio informativo preventivo. Siamo certi che comprenderete una situazione che, purtroppo, attiene ad esigenze di razionalizzazione di spesa comunicataci dagli uffici Figc in ordine alle disponibilità finanziarie assegnabili a tutte le componenti federali, tra cui ovviamente anche l’Aia. Grazie per la collaborazione”. Da rilevare proprio l’ultimo passaggio, nel quale si tratteggia come la razionalizzazione di spesa venga comunicata dagli uffici Figc. Un passaggio non di poco conto, lasciando intendere come quel brusco taglio a raduni, spese etc. etc. fosse dovuto a una decisione federale e non perché il corposo budget assegnato dalla federazione all’associazione arbitri fosse stato invece praticamente già tutto consumato due mesi prima della fine dell’anno.
Un messaggio diventato ben presto virale, così come l’audio del componente del Comitato Nazionale Pierpaolo Perrone che, in occasione del raduno del 12 novembre (in video-conferenza) degli arbitri e assistenti della Can C aveva spiegato che «siamo alla fine di una corsa; semplicemente, è inutile negarlo, la Federazione ha delle problematiche economiche, questo è un dato di fatto, quindi a noi dispiace tanto, abbiamo cercato in tutti i modi affinché non sospendessimo il vostro raduno…». Le frasi di Perrone, che nei mesi scorsi aveva promesso, nel suo tour tra le sezioni del Nord Italia, che le sezioni avrebbero riottenuto il 13%, sono così arrivate anche alle orecchie dei vertici federali, già intanto tempestati da richieste, spiegazioni e chiarimenti. L’irritazione ha così rotto tutti gli argini: Gravina ha quindi intimato al segretario generale Brunelli di scrivere una severissima nota all’Aia, indirizzata al segretario Silvia Moro (e non al presidente Zappi, né al Comitato Nazionale: dettaglio di non poco conto) nella quale viene sottolineato come il “tendenziale esaurimento a disposizione per l’anno 2025 è da ascriversi esclusivamente alle modalità di esercizio dell’autonomia gestionale e amministrativa dell’AIA, prevista dallo statuto”. Non quindi ai (presunti) tagli effettuati della Figc: il budget approvato il 30 gennaio, rimasto invariato davanti anche alle successive richieste di aumento (26 giugno e 1 agosto) avanzate dall’Aia. Non solo.
Nella nota, il segretario Brunelli sottolinea un passaggio cruciale, e cioè: “l’importanza che per questa Federazione riveste la formazione degli arbitri, alla quale conseguentemente l’Aia non può non dare priorità nella gestione del proprio budget”. Una violenta bacchettata sul dorso delle mani dei vertici Aia: perché la funzione fondamentale dell’Aia sono l’aggiornamento tecnico e la formazione, ma se queste attività vengono tagliate, sospese, annullate, significa che viene meno la funzione precipua dell’associazione, e dunque incapaci i vertici di assicurarne le regolari attività, in conseguenza di una cattiva gestione economico-finanziaria. Due cause che rientrano tra i motivi del commissariamento. La lettera della Figc (a firma di Brunelli, e indirizzata alla segretaria Moro) chiusa con una vera e propria intimazione: “se il contenuto di questa nota non venisse portato a conoscenza dei destinatari delle precedenti note (quelle sui tagli e sull’annullamento delle attività inviate a firma di Zappi) questa Federazione si riserva di effettuare esplicita comunicazione in tal senso”. Cioè: se non inviate subito una rettifica, motivando i motivi dei tagli, decisi a causa della vostra (mala?) gestione, lo faremo noi. E allora saranno…Come dire: Zappi si è dato la…zappa sui piedi.
Davanti a questo aut aut, ecco così il giorno dopo (14 novembre) arrivare la precisazione Aia a firma del presidente Zappi, nella quale tra l’altro si legge: “..si precisa che il budget Aia del 2025 non ha subito ulteriori riduzioni rispetto a quanto approvato dal consiglio federale del 30 gennaio 2025… il riferimento all’importante taglio economico rispetto al periodo precedente indicato nelle precedenti note e alle esigenze di razionalizzazione espresse in altre comunicazioni associative, fa dunque riferimento al citato budget del 30 gennaio (-568.146 euro, di cui 335.594 per Aia centrale e 232.552 per i comitati)…è quindi solo a fronte di tale decurtazione iniziale che sarebbe risultato assai problematico replicare, le medesime attività tecniche e associative…ed è quindi, al mero fine di evitare sconfinamenti rispetto a quanto preventivato che è stato chiesto responsabilmente di ridurre al minimo i costi di gestione di quest’ultima parte dell’anno assumendo apposite azioni correttive dei rischi”. Una nota apparsa ai più una toppa peggiore del buco.
Sul campo di battaglia si aggiungono così nuovi motivi di tensione che potrebbero a breve trasformarsi in nuovi capitoli, ufficiali e dilanianti. Innanzitutto, le dichiarazioni del componente Perrone e le iniziali note firmate da Zappi potrebbero (anche) essere configurate come violazione all’articolo 4 del codice di giustizia sportiva e dunque nuovo materiale per il capo della Procura federale Giuseppe Chinè che potrebbe aprire un fascicolo e chissà, farlo sfociare in deferimento. Il taglio alle attività di aggiornamento tecnico e formativo – funzione precipua dell’Aia come ricordato nella nota federale da Brunelli – si potrebbe poi configurare come inadempimento principale allo scopo dell’associazione, un’incapacità legata all’esaurimento (o sforamento?) del corposo budget messo a disposizione dalla Figc. Nella normativa di legge che disciplina il funzionamento degli enti, quando un ente non è in grado di garantire le funzioni fondamentali, si procede con la nomina di un organismo di liquidazione. Per l’Aia eventualemente potrebbe configurarsi il caso di un commissario? Che, insieme al taglio imposto da Zappi, non si aggiunga anche il taglio (di testa) di Gravina alla governance Aia?






