Arbitri, Chinè chiude inchiesta su Zappi: deferimento in arrivo. Il presidente Aia (per ora) resiste, la Procura Figc apre altra indagine

Le accuse: responsabilità apicali e presunte pressioni per dimissioni di organi tecnici. Continua intanto l'audit federale sule spese dell'associazione. Zappi si affida all'avvocato di Gavillucci. Nel mirino di Chinè finisce anche Perrone. Lunedì consiglio federale: per Gravina la grana Udinese con la richiesta di rinvio a giudizio del consigliere federale Campoccia sul caso plusvalenze Udinese
Il presidente Aia Antonio Zappi tra i suoi vice, Massini e Affinito

“Cronaca di una morte annunciata”. È il titolo di uno straordinario romanzo scritto da Gabriel Garcia Marquez con una chiave giornalistica: partì dalla minuziosa ricostruzione di una vicenda realmente accaduta alla quale aggiunse elementi narrativi. L’opera fu poi trasposta in un epocale film da Francesco Rosi: il romanzo aveva come tema la responsabilità collettiva di un delitto, tanto che fece scrivere a Rossana Rossanda, “questo non è il dramma della fatalità, ma il dramma della responsabilità”.

“Cronaca di una fine annunciata”: potrebbe chissà essere (anche) questo il titolo di una vicenda il cui epilogo è stato chiaro, sin dall’inizio del suo voluminoso e stupefacente dispiegarsi, una storia nata in estate e giunta adesso, alle porte dell’inverno, accompagnata da un rintocco violento e dirompente, tanto da scardinare così definitivamente le già traballanti architravi dell’Aia, l’associazione italiana arbitri le cui stanze sono da anni (non mesi) attraversate da violente lotte intestine e da vicende per nulla trasparenti e alle cui porte spira sempre più furibondo il vento del commissariamento (l’ultima puntata di storiesport è qui). Il dramma della responsabilità collettiva si annida proprio in questo particolare: sono anni, senza alcuna distinzione tra le opposte anime e fazioni, che il mondo (politico) arbitrale è protagonista di vicende che sconfinano nel tragico e nell’assurdo. Eppure, tutto reale.

Nemmeno un anno fa Antonio Zappi veniva eletto (con il suffragio del 73% dei voti) come nuovo presidente dell’Aia, annunciando l’avvio di una nuova era che avrebbe dovuto essere all’insegna anche di una più spinta e decisa autonomia finanziaria e gestionale: adesso invece deve difendersi da un’accusa pesante, aver cioè indebitamente esercitato (lui ma altri esponenti del Comitato Nazionale?) in estate pressioni sui responsabili di alcune commissioni (nella fattispecie Maurizio Ciampi della Can C e Alessandro Pizzi della Can D) affinchè lasciassero il proprio posto in favore di altri (avvicendamento poi avvenuto, con la nomina di Daniele Orsato, e dei suoi fedelissimi Carbone e Giallatini, alla Can C con tanto di aumento nel contratto giustificato però dallo sviluppo dell’Fvs, e quello di Braschi alla Can D), lasciando poi – per l’accusa della procura federale – una serie di tracce, ad esempio alcuni verbali di riunioni del Comitato nazionale più volte cambiati e l’offerta ai “rinuncianti” di cambiare ruolo mantenendo però il compenso (da responsabili) per i nuovi incarichi mentre intanto continua l’audit di funzionari Figc sull’esaurimento (o sforamento) del budget messo a disposizione dell’Aia e che già di per sé potrebbe essere causa di commissariamento (a proposito, dopo il vorticoso giro di mail e audio relativi al taglio imposto da Zappi e dalla piccata risposta-rettifica chiesta dal segretario Figc Brunelli, Chinè ha aperto inchiesta nei confronti di Perrone, componente del Comitato Nazionale Aia e autore di un audio velenoso) per non parlare delle tensioni coi vertici federali sul progetto di professionismo per gli arbitri di A e B e distacco dall’Aia (il progetto è ormai definito, via libera dalla prossima stagione, sarà Rocchi a guidare il nuovo organismo).

Della vicenda (e delle vicende, comprese quella relativa alle indagini per violazioni amministrative e finanziarie della sezione Roma 2) storiesport se ne è diffusamente occupata sin da agosto (qui solo un esempio), adesso però siamo all’epilogo, al countdown. Il capo della Procura Figc Giuseppe Chinè ha chiuso le indagini e inviato le conclusioni (16 pagine) al presidente dell’Aia che adesso avrà quindici giorni di tempo per farsi ascoltare (o produrre memorie): c’è chi arriva a ipotizzare che a darne notizia nella tarda serata di ieri sia stato proprio lui, magari con l’intento di “depotenziare” una notizia nell’aria da giorni, cioè quella della richiesta di rinvio a giudizio che per la giustizia sportiva si traduce in deferimento.

Per responsabilità apicali”, questo c’è scritto negli atti di chiusura indagini depositata da Chinè che – stando ad alcune ricostruzioni – avrebbe inizialmente ricevuto la “notizia criminis” da un associato Aia (A. P. ?) con una nota apocrifa poi – si dice – disconosciuta dall’autore che avrebbe poi sporto querela per uso improprio (e falso) dei propri dati personali e della propria firma. Chinè però è andato avanti, ha più volte ascoltato “persone informate sui fatti”, tra cui più di una volta Zappi, Pizzi e Ciampi, Marchesi (anche lui finito nel mirino di Chinè e dunque anche per lui si sarebbe nella fase di chiusura indagini con ipotesi di deferimento) e la segretaria Aia Silvia Moro, ha raccolto e letto i diversi verbali (e le aggiunte, e le correzioni) delle riunioni del Comitato nazionale Aia, e alla fine ha chiuso l’inchiesta. Mentre Gabriele Gravina osserva da vicino l’evolversi della questione con un grado di fastidio sempre più crescente, Zappi (coi suoi vice Affinito e Massini) e i vertici Aia si sono trincerati nel silenzio, accompagnato invece dal frastuono assordante della base, degli oltre trentamila associati ormai naufraghi. Contrariamente a quanto scritto in prima battuta, il presidente Aia non si affiderà all’avvocato Gianluca Ciotti di Latina (sarà chiamato un altro avvocato di “grido e peso”), in passato anche difensore dell’ex arbitro Claudio Gavillucci (ma anche di molte altre importanti casue, vedasi quella vinta al Collegio di Garanzia del Coni che riguardava Pietro Nicolosi), Gavillucci al quale, dopo deferimento e condanna, anni fa fu ritirata la tessera (sia pur da squalificato a vita, è stato tra i grandi elettori di Zappi per il quale ha curato l’informazione durante la campagna elettorale). Non avrebbe intenzione di fare un passo indietro Zappi, lasciare la carica per evitare inevitabili conseguenze anche all’attuale governance è al momento un’idea che non alberga nella propria testa e nel proprio animo; è pronto a difendersi e sicuro delle proprie ragioni (e condotte).

Si è nella fase della chiusura indagini, il deferimento pare il suo naturale epilogo, così come resta una possibile strada quella della richiesta di patteggiamento prima del deferimento (ex art. 126 codice giustizia sportiva), con un’inibizione ridotta: nel caso di processo, e di condanna, sarebbe però anche l’Aia a farne le spese, ed anche nell’ipotesi di patteggiamento non si andrebbe poi lontani dal default. Al di là della questione di immagine, c’è poi un altro particolare importante: dal 2017 Antonio Zappi ha già cumulato (per due diverse vicende) dieci mesi (prima 8 mesi e poi 2) di inibizione. Arrivasse a 12 mesi e un giorno decadrebbe dalla carica. Tre anni fa, dopo il deferimento (sul caso D’Onofrio) ma prima del processo, l’allora presidente dell’Aia Trentalange (ne uscì poi pulito dopo il secondo grado di giudizio) diede le dimissioni evitando così il commissariamento dell’Aia che tornò al voto, affidandosi a Pacifici, a cui poi lo scorso dicembre è succeduto Zappi.

Cosa farà adesso Zappi (farà come Trentalange oppure no?), cosa farà l‘Aia, e cosa farà la Figc (lunedì c’è un consiglio federale, la questione che non era in calendario, sarà inevitabilmente sul tavolo, così come quella della richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Udine per il vice-presidente dell’Udinese nonché consigliere federale Maurizio Campoccia insieme al presidente bianconero Soldati e alla società Udinese: il caso è quello delle plusvalenze e si riferisce alla compravendita di Mandragora con la Juventus)? Domande che roteano nell’aria, insieme a quelle sull’esaurimento (o sforamento) del budget annuale dell’Aia a due mesi dalla fine dell’anno, motivo per il quale più di qualcuno ipotizza il commissariamento, a prescindere dalla vicenda delle presunte pressioni sfociate nella chiusura indagini di Chinè.

Cronaca di una fine annunciata: questo sì, potrebbe essere il titolo (definitivo) e adatto per l’ennesima catastrofe arbitrale italiana.

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