Salernitana, lo staff che centrò la A

Da Pietro Mennea a Salvatore Cicalese: indispensabili uomini e donne che dietro le quinte lavorarono per quel successo
De Luca, Mennea e Aliberti
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Si può vincere anche con un colpo di penna sul foglio giusto, con un tasto del computer da schiacciare oppure con una cornetta del telefono rispondendo con cortesia per un appuntamento da fissare. Si vince con la contabilità da mandare avanti, pianificando piani e progetti, fissando ritiri e programmi oppure lavando maglie e lucidando scarpini, scaldando e sciogliendo muscoli, seguendo da vicino il tecnico e i giocatori. Ogni giorno per un anno, senza mai finire in prima fila, senza mai la luce dei riflettori. Nella corsa senza freni di quella Salernitana del ‘98 ci furono tanti protagonisti, silenziosi eppure preziosi. Un plotoncino affiatato e omogeneo, un’altra squadra che conquistò la storica promozione in serie A.

Una squadra vincente, partendo da un’icona dello sport mondiale, il compianto e mai rimpianto abbastanza Pietro Mennea. Oro olimpico a Mosca, primatista mondiale dei duecento piani per diciassette anni, l’uomo bianco più veloce della storia: era il direttore generale della Salernitana, fu chiamato da Aliberti a dicembre ‘98 per rinforzare il management granata. Si occupò della parte amministativa, soprattutto a lui furono delegati i passaggi burocratici per il finanziamento del centro sportivo di Castelrovere, l’incompiuta opera nei piani di Aniello Aliberti. Il vice-presidente era Luigi De Prisco, paganese, ex fischietto, addetto agli arbitri e delegato a sostituire il presidente nelle riunioni in Lega. L’amministratore delegato era Michele Aliberti, cugino e fedelissimo del patron: la sua ombra, il suo confidente. E poi il deus ex machina, il segretario generale, l’uomo ovunque: Diodato Abagnara da Sant’Egidio del Monte Albino. L’uomo dei silenzi, l’impenetrabile filtro tra la squadra e l’ambiente, l’uomo dei contratti e l’uomo dei segreti: sette anni di Salernitana festeggiati con una promozione in serie A. In serie A c’è ancora: a Genova e al Genoa da anni però la Salernitana la porta sempre nel cuore. E in quegli anni con lui si formava al settore giovanile Vincenzo D’Ambrosio, adesso segretario generale del Torino ma anche a lui il cuore batte sempre forte per la Salernitana.

Il responsabile delle relazioni esterne e l’addetto alla comunicazione era Massimo Iorio: romano timido, sempre compunto e garbato, mai un’isteria eppure con i cronisti ci sarebbe stato di che sbraitare. Viaggiava in coppia fissa con Domenico Lomuto, lui più esuberante: era il responsabile delle attività di marketing della società che in quegli anni pensava persino alla quotazione in Borsa. Enrico Coscia era il responsabile di un settore giovanile che al torneo di Viareggio non faceva solo passerella, anzi. I loro volti erano più conosciuti rispetto a quelli di altri. Ad esempio di Salvatore Cicalese che si occupava della parte contabile: salernitano della quartiere Carmine, silenzioso, puntuale e infaticabile, un imprescindibile professionista mancato giovanissimo qualche anno fa. Insieme a lui Angela Odierna, un’altra che lavorava ai conti e alla parte amministrativa della società: ore e ore in sede, lei e Sasà Cicalese che il cuore l’aveva granata sin da bambino. Altra presenza insostituibile in sede era quella di Rosaria Valletta, l’addetta alla segreteria: telefonate, visite in sede, procuratori e giocatori a cui rispondere. Un angelo custode come Vincenzo Marino e Gigi Genovese, i due angeli custodi di Delio Rossi, vice allenatore uno e preparatore dei portieri il secondo, l’unico ancora alla Salernitana: loro sì si vedevano sempre ma mai una parola. Non c’è più invece Nino Vita, stroncato da un infarto proprio a Salerno il 9 dicembre del ‘98. Un toscano preparato, ex calciatore, competente, sempre elegante e sempre sul pezzo: era il team manager ma era soprattutto il papà dei calciatori, un golden boy di classe pura che fu poi rimpiazzato da Ruben Buriani. E come dimenticare la bravura e la competenza di Pino Palumbo, il dottore che masticava medicina, calcio e basket. Sempre garbato, sempre disponibile il medico sociale, anche lui sempre in viaggio con la squadra. Per le visite specialistiche, diagnosi e terapie ci si rivolgeva al centro Check Up del dottor Antonio Borsellino. E poi gli scatti, le foto, mille e mille foto di gare e allenamenti, e poi la foto di Natale del ’98 – i giocatori granata protagonisti del presepe, i pastori, i re magi, la Madonna e San Giuseppe – che resta tra i ricordi più belli dell’album dell’anno: il collaboratore esterno Tano Pecoraro era proprio un vulcano. Al volante del pullman c’era Antonio Sica: la vigilia delle gare casalinghe i giocatori le trascorrevano a casa. Appuntamento il sabato sera alle 19 al ristorante ‘O Scuorzo di Peppino Rosolia, custode di segreti e dispensatore di risate: la messa nella sala al primo piano, poi tutti a cena, e poi tutti a casa propria. Appuntamento la domenica mattina sempre allo ‘O Scuorzo sul cavalcavia a Mercatello: il pranzo alle 11.30 e poi a piedi fino al parco Arbostella, lì dove c’era il bus ad attendere i giocatori. Dei loro muscoli si occupava il massaggiatore Maurizio Belfiore affiancato poi da Carlo Massaro, di panni, magliette, palloni, birilli, scarpini e lavanderia se ne occupava Alfonso De Santo aiutato dal fratello Enzo, un altro che purtroppo non c’è più. Tutti dietro le quinte ma il pensiero rimane: quella storica promozione in serie A fu merito anche loro.

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