Puntava a essere il nuovo astro nascente della vela tricolore nel nome della trasparenza e della legalità con una serie di esposti nei quali denunciava presunti conflitti d’interesse all’interno degli organi della giustizia federale e nel contempo evidenziando anche presunte e gravi irregolarità amministrative e finanziarie nella conduzione della governance federale; si era poi candidato alla presidenza della Federazione italiana vela (Fiv) intentando (e riproponendo) una serie di denunce, esposti e ricorsi a spron battuto e senza mai fermarsi, pur se quei ricorsi e quegli esposti erano stati rigettati e ritenuti infondati; si era infine candidato alla presidenza Coni alle elezioni dello scorso giugno (quelle, cioè, per il post Giovanni Malagò), calandosi su Roma come fosse nei panni da Don Chisciotte, nel caso specifico però non della Mancia ma dalle Marche, cioè la sua regione di provenienza. Le vele però si sono sgonfiate, la traversata è naufragata, l’imbarcazione è affondata sotto i colpi della giustizia sportiva, proprio quella a cui (nei diversi gradi, dalla Procura federale a quella del Coni) più volte si era rivolto, chiedendo trasparenza, verità e giustizia.
Il punto, anzi il conto, a questa vorticosa e voluminosa vicenda è così finalmente arrivato. Sono quattordici i mesi di sospensione inflitti all’ingegnere Saimon Conti, il protagonista di questa lunga e tortuosa vicenda: questo è il verdetto emesso dal tribunale federale della Fiv che ha persino mitigato lo stop, perché in realtà i mesi di sospensione potevano essere addirittura ben 21 (niente cumulo per le diverse responsabilità riconosciute – cioè indebita acquisizione di documenti non pubblici, uso di questi documenti per esposti e denunce ad Autorità nazionali, denunce pretestuose abusando dei propri diritti – ma continuazione della condotta più grave: così il collegio giudicante).
Brevissima cronistoria. Diventato nel 2021 presidente della decima Zona della FIV (il Comitato Marche) battibeccando (anche a colpi di carte bollate) con gli altri competitori, aveva poi cercato di “intrufolarsi” nella rielezione (poi avvenuta a dicembre 2024) del presidente uscente Francesco Ettorre (denunciandone in ogni dove presunti abusi e malefatte) e infine, dopo essersi candidato alla presidenza del Coni (candidatura rigettata dai diversi gradi delle commissioni preposte per mancanza di requisiti previsti dall’articolo 8, comma 3, dello Statuto Coni), quest’estate aveva presentato ricorso al Tar Lazio chiedendo l’annullamento dell’esito elettorale (cioè l’elezione di Luciano Buonfiglio) e dunque l’indizione di un nuovo procedimento elettorale per la presidenza del Comitato olimpico nazionale.
L’esito. Tuttavia, da cacciatore è finito… cacciato. Leggendo le motivazioni del Tribunale FIV, si è infatti scoperto che, pur di raggiungere gli ambiziosi obiettivi che si era dato, l’ingegnere Saimon Conti non ci ha pensato due volte a sottrarre dagli uffici della Fiv (da solo o con l’aiuto di chi ancora non si sa… perché Conti non ha voluto minimamente cooperare alle indagini del procuratore Gianfilippo Traversa) una serie di documenti (ma non si escludono possibili sviluppi…).
Il tribunale federale della Fiv (presidente l’avvocato Avilio Presutti, relatore Marco Tupponi), con una sentenza pubblicata venerdì scorso (leggi qui), dice in sostanza che Conti si è comportato in maniera poco commendevole: perché quei documenti avrebbero potuto essere tranquillamente chiesti ai sensi della Legge 241 e invece Conti se li è presi, punto e basta. Questo c’è scritto, nemmeno tanto tra le righe, nella sentenza, come peso aggravante. Nella sintesi: grave mancanza di sensibilità istituzionale perché dal responsabile di un territorio non ci si aspettano condotte furtive o fraudolente per acquisire documenti che avrebbero potuto esser acquisiti legalmente. Insomma: davvero un cattivo esempio.
Il disegno. Non basta. Si legge sempre nella sentenza che Saimon Conti aveva un preciso disegno: forzare i meccanismi democratici a proprio vantaggio, per guadagnare peso e visibilità. Per il collegio, infatti, “ciascuno dei fatti per i quali è stata nella specie affermata la responsabilità disciplinare è collegato agli altri: ogni episodio è infatti ragionevolmente parte di un complessivo ed unitario intento di acquisire maggior visibilità e quindi maggior ruolo nella Federazione, peraltro non attraverso il comune dispiegarsi della relativa vita associativa secondo le regole democratiche ma cercando di forzarne le dinamiche grazie al discredito gettato ora su quello ora su quell’altro degli appartenenti al sistema”.
Una battaglia a colpa di ricorsi. Per questo, presi (ottenuti, sottratti) i documenti (questo dice la sentenza del tribunale, questo risulta dalle accuse e rilievi del procuratore federale nell’atto di deferimento, il deferimento è qui 03-2025 deferimento) ha mandato tutto a tutto il mondo così pensando – dice la sentenza del tribunale federale – di mettere pressione a chi era incaricato delle verifiche. Ad esempio, l’esposto su “Segnalazione di irregolarità della gestione federale della Federvela”, dopo essere stato inviato agli organi federali, era stato inviato anche al ministro dello Sport Andrea Abodi e a quello del Mef Giancarlo Giorgetti, ai rispettivi capi di Gabinetto (Atelli e Varone) al capo Dipartimento per lo sport Siniscalchi, alla Ragioneria dello Stato, ai vertici di “Sport e Salute” (Mezzaroma e Nepi-Molineris oltre che al responsabile dell’ufficio Internal Audit, Marco Befera), al segretario del Coni Mornati, al Procuratore generale del Coni Ugo Taucer e al professore Giuliano Amato, garante del “Codice di comportamento sportivo” del Coni.
Della vicenda e delle denunce di Conti ce ne eravamo occupati (8 dicembre 2024, leggi qui), una vicenda che poi era stata ripresa anche dal quotidiano Repubblica (13 dicembre, edizione on-line). Le segnalazioni riguardavano ipotetiche irregolarità nella gestione dei contributi erogati dal Dipartimento Sport alla Federvela, presunti conflitti d’interesse dei membri della giustizia endofederale Fiv e una vicenda legata a presunte irregolarità nella gestione dei premi assicurativi dopo la morte di un tecnico. L’esposto era stato iscritto dal procuratore generale dello Sport presso il Coni, il prefetto Ugo Taucer, sulla piattaforma informatica della Procura generale del Coni.
Il modus. Un modo di agire sostanzialmente collaudato, sostiene il Tribunale FIV presieduto dall’avvocato Presutti, perché più o meno Conti aveva fatto la stessa cosa in precedenza bombardando di esposti e di denunzie i suoi avversari nella Zona X (Marche), arrivando a denunciare anche chi era morto…(sul punto, leggere il deferimento della Procura, è qui 03-2025 deferimento).
Torniamo alla sentenza. Provata la “clandestina acquisizione di documentazione presso gli Uffici federali, l’incolpato ha detenuto materiale documentale di pertinenza della Federazione senza che questo sia stato formalmente rilasciato dai competenti uffici”, il collegio ha fissato in nove mesi di sospensione la condotta di Conti, ritenendola contraria ai principi di lealtà e correttezza con l’aggravante della posizione apicale, denotando “una grave mancanza di sensibilità istituzionale”, riconoscendo però che la mancata rivelazione di chi gli abbia fornito i documenti (o di come ne sia entrato in possesso) non possa essere sanzionata.
Sull’uso e sull’utilizzo di questa documentazione, invece, il collegio ha stabilito che “l’incolpato non può esser perseguito per aver sottoposto all’esame della Procura (Generale e Federale) la documentazione in questione ancorché la sua acquisizione e detenzione non fossero giustificabili”. Però. Però nella sentenza si legge come la diffusione di una serie di documenti attraverso esposti e denunce presentate a autorità amministrative statali prima che i fatti segnalati vengano imparzialmente accertati (anche nella loro materialità) dai competenti organi di giustizia dell’Ordinamento sportivo è “condotta rilevante in punto di lealtà e correttezza”. In altre parole, “non è corretto né leale chiedere a terzi rispetto all’ordinamento sportivo di intervenire in relazione a fatti consumati all’interno di quell’ordinamento per i quali sia già pendente una segnalazione ai competenti Uffici. Rivolgersi all’esterno in pendenza o in parallelo all’accertamento interno all’ordinamento sportivo (a meno che non vi siano in ballo decadenze) significa infatti indubbiare capacità e credibilità degli organi di giustizia sportiva (e insieme a questi della Federazione di volta in volta coinvolta) e rappresenta obiettivamente un fatto capace di condizionarne indipendenza ed autonomia; il che – va da sé – non collima con i principi di lealtà e correttezza”.
In poche parole: se tu ti rivolgi alla giustizia federale e a quella del Coni e sei ancora in attesa di un giudizio e non si profilano inerzie di questi organi, non puoi rivolgerti ad altre autorità, perché il tuo comportamento (da figura interna, e nel caso specifico, apicale) porta discredito e reca danno d’immagine alla federazione di cui fai parte.
Lo stop, il Tar e il Coni. La vorticosa parabola di ricorsi ed esposti (nel tempo tutti ritenuti infondati, respinti e archiviati) è così costata a Conti una pesante squalifica (14 mesi che peraltro sarebbero stati 21 se il tribunale federale non lo avesse ammesso a fruire del beneficio della continuazione) e che di conseguenza mette così al riparo anche l’elezione del (da poco eletto) presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Conti, non ammesso alle elezioni del Comitato olimpico nazionale, aveva infatti proposto ricorso al Tar Lazio contro Buonfiglio. Quel ricorso però, sostengono gli avvocati del Coni, non avesse la minima speranza neppure di essere esaminato perché Conti non si è rivolto a un avvocato chiedendogli di perorare la propria causa, ma ha voluto fare da solo. Tuttavia questa possibilità è consentita solo per le elezioni comunali e regionali (che non ci azzeccano nulla con le elezioni del Coni).
L’ultima strada. Dopo la sentenza del tribunale Fiv, la partita è comunque chiusa per Saimon Conti. Perché, squalificato per 14 mesi (la Corte di Appello della Fiv potrebbe sempre aggravare la sanzione), Saimon Conti non potrebbe mai partecipare alla rielezione del Coni che invoca davanti al Tar, sostenendo che la tornata elettorale di giugno non sarebbe stata valida. Restano altre strade, all’ingegnere Saimon Conti, per riaprire le proprie vele? Una, forse. Trascorsi sette mesi di squalifica, potrebbe infatti chiedere la grazia al presidente della Fiv, Ettorre. Ed Ettorre (viene descritto come un presidente instancabile, democratico e certamente estraneo al motto romano del vae victis) potrebbe anche pensarci sopra. Ma (questa è la vera domanda) uno come Conti la chiederebbe mai?





