Socrate, l’oracolo e il bavaglio

Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram
Nella più torrida estate e nell’anno più caldo degli ultimi due secoli, sulla desertificata e arida terra italica si sta consumando la più surreale campagna elettorale dalla nascita della Repubblica. Alleanze e addii si consumano al ritmo dei secondi, quello che è adesso non lo è più un amen dopo. Ci sarebbe da pregare che scompaiano tutti, che se ne vadano almeno al mare. Invece.
Accordi, patti e parole, tavoli si riempiono e sedie restano vuote. I cosiddetti capi partito – capi di partito che non arrivano a tremila iscritti – si rivolgono ai tremila iscritti per chiedere se debbano firmare l’alleanza di turno. Senza considerare per giunta come poi altri capi di partiti infinitesimali più di un condominio diventino ago della bilancia di un accordo che è come un brodo: figurarsi nell’estate più torrida come debba restare sullo stomaco. Tutto surreale.
Buttate ad esempio l’occhio un attimo a sinistra. Oggi ad esempio il capo dei Verdi ha detto sì all’accordo con Letta ma su Calenda ha detto, tanto per sancirne la comunanza d’idee. «Non va trattato come un bambino capriccioso, ma educato». Come partenza, non male. Volgendo l’orecchio a destra oggi la Meloni – mentre Salvini si preparava al buon riposo nella villa di Berlusconi dopo esser passato per Lampedusa – alla rete americana Fox ha assicurato, convinta: «I could be the first woman leading the italian government».
Verrebbe voglia di mettere un bel bavaglio a tutta la classe politica. Di silenziarla. Come una sorta di nemesi. Il termine bavaglio fu coniato nel 2008 per definire un disegno di legge presentato dal quarto Governo Berlusconi che puntava a una limitazione delle pubblicazioni delle intercettazioni sui quotidiani e in tv. Sostanzialmente, fu definito come un editto contro la stampa e la libertà d’informazione, dopo l’editto che anni prima aveva dato il benservito in tv a Biagi e Santoro. Nonostante tante fanfare, quel disegno di legge però non approdò mai al voto e addirittura sulla questione avrebbero poi pasticciato altri governi e altre maggioranze. Sinistra, centro, destra: da qui al 25 settembre sarà una lunga volata di programmi, parole, promesse. Ci saranno i sondaggi, ci saranno gli exit-poll, i commenti affrettati sugli exit-poll, le proiezioni sorprendenti, il risultato del voto. Alla fine della giostra si arriverà da dove si è partiti. Al nulla, dal nulla.
A proposito di exit-poll, alleanze e bavaglio. Da stamattina a Salerno, in una sorta di continua cieca e sorda isteria, hanno preso piede domande accompagnate persino da alcune risposte perentorie. Come se uno andasse a Delphi e dall’oracolo ricevesse pronto uso la risposta, ovviamente a proprio uso e consumo. “Ma come mai domani parla De Sanctis?”. “Ma che deve dire? Tranquillo, magari annuncia qualche acquisto”. “No, magari. Quello invece dirà che alza i tacchi e se ne va…”. Solo un piccolo estratto dei tanti interrogativi e delle relative risposte registrate per strada e nella rete. Il tutto semplicemente perché domani, dopo 34 giorni, tornerà a parlare il ds della Salernitana. All’Arechi, come nel giorno della sua presentazione, datata 2 luglio. Da quel giorno purtroppo solo l’acqua non è passata sotto i ponti: è l’estate più torrida da due secoli e Salerno non si sottrae alla media. Quel giorno la conferenza stampa si risolse in uno stillicidio di nomi, di piste, di acquisti e di gradimenti. Da quel giorno sarebbe seguito un altro stillicidio di nomi, un esercito di giocatori – potenziali acquisti – tale da poter allestire almeno cinque formazioni, tra l’altro di livello assoluto. Mentre Nicola avviava il lavoro in Austria, De Sanctis provava (e prova) a completare la rosa. Un paio di volte si sono confrontati vivamente in ritiro, poi dopo il rientro in città. Cosa dirà De Sanctis? La domanda continua a rimbalzare. Poche ore, e si saprà.
Mentre la domanda rimbalza, verrebbe quasi voglia di ribaltarla: ma non è insolito che nel giorno della vigilia di una partita parli in conferenza stampa il direttore sportivo e non invece l’allenatore? Alla domanda, un preparato coro potrebbe rispondere così: “ma ha parlato già sabato scorso, cosa parla a fare un’altra volta, tanto vale sentire il ds che ci parlerà degli acquisti e degli obiettivi”. In effetti a Davide Nicola – allenatore caratteriale, preparato, maniacale – gli si riconoscono tanti pregi. Chi lo conosce bene però sussurra: è soprattutto un ragazzo molto intelligente. Sabato scorso Nicola aveva parlato, subito dopo il triangolare. «In questo momento non siamo così tanto competitivi, questo è un dato di fatto. Per avere continuità serve una rosa completa e mi aspetto di non arrivare al 31 di agosto, ci saranno già partite importanti. Non vogliamo acquistare “tanto per” ma so anche che serve il giusto compromesso». Parole precise, definite. Da sabato scorso non sono arrivati acquisti mentre ha salutato Mamadou Coulibaly e agli infortunati Radovanovic, Lovato e Bradaric si è aggiunto pure Jaro. Che avrebbe potuto dire di nuovo, Nicola? Nulla. O magari, altro.
Meglio allora che parli De Sanctis, deve aver pensato la società: in fondo la gente vuol sapere e capire.
Cosa dirà De Sanctis in conferenza stampa? Gli exit-poll si focalizzano su queste risposte. 1) La Salernitana sta facendo di tutto per rinforzarsi davvero e non per comprare tanto per comprare. 2) C’è assoluta identità di vedute tra me e il tecnico. 3) Non ci sono interferenze di nessuno nel mio lavoro, la società mi ha messo a disposizione tutto. 4) Non siamo completi ma lo saremo. 5) C’è piena sintonia tra me, la proprietà, i dirigenti e lo staff tecnico. 6) Non c’è alcun problema legato ai procuratori. 7) C’è stato qualche rifiuto ma è nella normalità delle cose di questo periodo e di questo mercato.
Sarà stato solo un esercizio sterile, una volgare imitazione dell’oracolo di Delphi? Chissà, domani si saprà. Intanto, a proposito di vaticinii.
Tra gli uomini più saggi e sapienti che abbiano mai popolato la Terra, Socrate, a proposito del responso dell’oracolo di Delphi, sosteneva come un uomo debba arrivare alla risposta usando la propria capacità d’indagine e razionalità. Ma questa è filosofia spiccia. Mica è pallone.
© 2022 riproduzione riservata
Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram

Articoli correlati