Buzz, Il barbiere di Siviglia e Verdi

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Non tutte le storie sono a lieto fine. La vita non è una fiaba, sono pagine reali che solo gli uomini e le donne scrivono coi gesti, le parole, l’esempio. Ad avercela sempre l’ingenuità dei bambini, a volte fa miracoli. Ad esempio. Il 2 luglio era iniziata una storia: Matteo, un bimbo di 5 anni, era andato in gita con i genitori a Bardonecchia. Sulla sdraio a bordo piscina aveva lasciato il giocattolo preferito, “quello che apre le ali e vola, quello con cui vivo storie fantastiche, stanotte non ho chiuso occhio: aiutatemi a ritrovarlo”. Questo il passaggio di una lettera ai poliziotti del Commissariato. Commossi e scossi, gli agenti avrebbero cominciato le complicate indagini però niente da fare: Buzz aveva spiccato il volo per chissà dove, magari tra le braccia di un altro bambino, magari inconsapevole del furto. Giorni e giorni d’attesa per Matteo che aspettava il suo Buzz, giorni d’indagini dei poliziotti con quella lettera davanti agli occhi, la lettera di un bambino di cinque anni piena di amore e ingenuità. Alla fine i poliziotti hanno fatto scattare il piano B, invitando Matteo a Bardonecchia. Lì ha trovato un pacco. Dentro un Buzz tutto nuovo, proprio quello che “si mettono le pile e apre le ali” e un biglietto: le firme di tutti gli agenti rinchiuse in un cuore. La storia, che pare una fiaba ma che realmente è accaduta, ha avuto così lieto fine.
Il 2 luglio era cominciata un’altra storia: Morgan De Sanctis alla Salernitana. Consigliato a Iervolino, scelto dall’imprenditore di Palma Campania per porre le basi di un lungo e solido progetto, chiamato a sostituire il defenestrato Sabatini, il 9 giugno quest la nota ufficiale: “La scelta si inserisce in un progetto più ampio all’insegna dell’innovazione e a un nuovo modo dinamico e trasversale di intendere il mondo del calcio”. Dopo quasi un mese di silenzio, il 2 luglio pronunciava le sue prime parole da ds in una conferenza stampa nel ventre dell’Arechi. Da remoto collegato l’ad Milan, accanto a lui l’addetto stampa Lambiase. Prima dello stillicidio di domande e risposte su obiettivi, nomi, acquisti e trattative, l’ex portiere aveva ammonito. “Fatemi ora tutte le domande, poi non parlerò per un mese. Più in là vedremo di organizzare qualcosa, ma non è che posso parlare tutti i giorni o a cadenza fissata”.
Trentaquattro giorni dopo è ritornato a parlare, almeno ufficialmente. Sempre in conferenza stampa, sempre nel ventre dell’Arechi. Da remoto non era collegato nessuno, accanto a lui c’era la responsabile della comunicazione Mara Andria.
Piccolo inciso. A quest’ora le dichiarazioni del ds saranno state ascoltate, lette, interpretate e commentate migliaia e migliaia di volte, c’è chi s’è accontentato di poche righe e chi invece s’è digerito la diretta testuale. Chi l’ha vista bianca, chi l’ha vista nera: giusto così. Ed è quindi un esercizio ozioso e pesante riportare tutto qui adesso, così come – è alla base del giornalismo, almeno quello di un tempo passato ahimè da parecchio – riprendere in un articolo scrivendo “come detto, come anticipato, come scritto” bla bla bla. Non ha senso. Il lettore assiduo sa bene cosa uno abbia scritto in precedenza mentre un nuovo lettore mica può sorbirsi tutta la pomposa tiritera auto-celebrativa. Dunque inutile tornare al post di ieri, quello delle domande dell’oracolo e di Socrate, della legge bavaglio e degli exit-poll, quello dei magnifici sette “possibili” concetti del ds. Che per quasi un’ora ha parlato oggi, alla vigilia della sfida col Parma. Inutile tornare pure indietro, fino alla fine di maggio: su questa bacheca tra post e articoli tutto è rimasto com’era (come pagine di quotidiani, perché con l’on-line è facile cambiare, modificare, cancellare), dall’adrenalinica notte del 22 maggio al fango e gli stracci in piazza d’inizio giugno, dalla foto di qualche consigliere all’irritazione del ds per l’inspiegabile (!?!) fuga di notizie, dai “pesi” del mercato (Mazzocchi, Mikael tra questi) al vivace confronto tra ds e tecnico in ritiro, sino ad arrivare al “giusto compromesso” pronunciato appena sette giorni fa da Davide Nicola.
In silenzio, il giorno prima della prima partita ufficiale della stagione, quella col Parma di un ciarliero Pecchia, allenatore che – le pagine delle storie e delle fiabe sono sempre interessanti – avrebbe potuto anche essere l’attuale allenatore granata. A parlare, al suo posto, il ds De Sanctis, al suo fianco la responsabile della comunicazione. Come era logico (previsto non bisogna mai scriverlo) De Sanctis certo non era lì per dare le dimissioni oppure per annunciare un “colpo”. Magari avrebbe anche voluto farlo, eppure l’ha sfiorato, sfiorando però persino un involontario incidente diplomatico. Perché, per tre volte in conferenza stampa, ha parlato “del presidente, dell’amministratore delegato e del dg, come le uniche persone con le quali mi confronto e relaziono, le uniche tre figure sopra di me”. Ma chi è il direttore generale? La Salernitana, sempre così attenta alla comunicazione, non ne ha mai fatto (ancora) nota. «È accanto a me, è lei, la dottoressa Andria». Le parole sono importanti, a volte la mimica del volto lo è di più. Come lo scatto istantaneo d’una foto, di un’espressione. Sorpresa un po’, la dottoressa Andria ha mormorato qualcosa al suo vicino di posto e verso la platea, poi tutto è andato avanti. La spiegazione, richiesta, sarebbe arrivata qualche ora dopo. La dottoressa Andria è sì direttore generale, ma rivestirebbe la carica all’interno della Holding Idi, quella cioè che detiene anche le quote della Salernitana. Il passaggio comunque non è importante, era solo per fissare un punto alle domande.
Un punto. L’ha fatto De Sanctis. Sul mercato, sulle trattative, sui costi dei cartellini e delle commissioni, sull’emergenza “momentanea” così come “momentanea è la mancanza di competitività”, almeno quella che si prefigge di raggiungere lui e il club a fine mercato. Ha parlato degli errori commessi, della fuga di notizie, del confronto con Nicola e della sua ansia. In un passaggio è sembrato quasi vestisse i panni di Renzi in quel celebre “Letta, stai sereno”. Qualcuno certo ricorderà ancora dove andò a finire la serenità.
È tornato sulla vicenda Mazzocchi che, come d’incanto, dopo pagine e pagine d’inchiostro riempite con un primo adeguamento mai firmato e con l’interesse del Monza, s’è fermato per un risentimento alla vigilia della sfida e che “la società non ha ricevuto alcuna offerta per lui”. Qualche ora dopo sarebbe però spuntata una traccia: Mazzocchi allo Spezia in cambio di Maggiore? Certo, Maggiore sarebbe un (vero) gran colpo.
Sarebbero anche tante le cose da sottolineare della conferenza, come le ripetute sottolineature e frecciate che il ds ha indirizzato un po’ qui e un po’ lì. Ha persino confessato, bontà sua, di aver commesso un errore “andando da un barbiere a Salerno per tagliarsi i capelli e ora o vado da tutti gli altri o me li taglio a casa mia”: la frase, usata per spiegare come ci fosse stato un corto circuito all’interno dei fili esterni che legano i principali esponenti della società. Contorto, ma tant’è.
Qui ci sarebbe da fare un breve inciso sul barbiere. “Il Barbiere di Siviglia”, la celebre opera buffa di Rossini: la prima volta che andò in scena fu soffocata da una tempesta di proteste. Poi divenne un’opera magistrale. Però il giudizio lo diede il pubblico.
Vedere e rivedere. Ascoltare. De Sanctis ha poi aggiunto di “aver rivisto in tv la conferenza stampa di Nicola” per capire meglio le parole e magari pure i toni. Niente stress, bisogna guardare avanti. Niente solfa su tutta la conferenza: il quadro è chiaro, almeno se si tolgono i paraocchi e si legge o ascolta senza pregiudizi, o pre – giudizio.
Meglio guardare a domani, alla prima sfida ufficiale che s’annuncia già un inferno tra scioperi e viabilità. La domanda verrebbe spontanea, a proposito di veicolazione ai microfoni: domani Davide Nicola tornerà a parlare? Gli accordi televisivi almeno con l’esclusivista (Mediaset) sono perentori, si vedrà. Come andrà a finire la storia di De Sanctis e la Salernitana? Anche qui si vedrà. Di certo dopo 34 giorni c’è che è tornato a parlare e rispetto al 2 luglio ha cambiato idea: “ho capito che devo parlare più spesso”. Anche qui, si vedrà…
…Si vedrà anche per un’altra storia. Finita il 22 maggio, magari potrebbe pure riaprirsi per un altro capitolo. Simone Verdi aveva lasciato la Salernitana con le lacrime agli occhi, le stesse della moglie che in un bel post ringraziava Salerno e i tifosi, lasciando una porta aperta. La porta sembrava chiusa. È stata chiusa per due mesi eppure adesso dalla porta potrebbe arrivare una sorpresa. Magari come quella che ha ricevuto Matteo che ha scartocciato quel pacco a Bardonecchia abbracciando il suo Buzz Lightyear. Non era lo stesso certo, ma perché rovinare l’ingenua e meravigliosa visione della vita e dei sogni che dà la forza ad un bambino di cinque anni?
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