INDISCRETO

Ulivieri ammette i vaffa all’arbitro ma è sconto sulla squalifica. I giudici Figc: «Nel referto manca la specifica dell’insulto»

Il presidente dell’Aiac e direttore della Scuola federale di Coverciano aveva rivolto insulti e ingiurie all’arbitro anche dopo l’espulsione nel corso di una gara del suo Pontedera femminile. Stop ridotto da quattro a tre giornate
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Sembra uno scherzo, eppure è tutto vero. È tutto scritto, basta scorrere ad esempio le pagine del sito Figc per trovarne puntuale conferma. A Coverciano è terminato da qualche giorno il primo corso – scrive il sito Figc – “dedicato a formare una figura ritenuta sempre più importante all’interno dei club ai massimi livelli del calcio italiano, ovvero quella del dirigente addetto agli arbitri”. Organizzato dal settore tecnico diretto da Demetrio Albertini della Figc in combinazione con l’Aia di Trentalange, tra i docenti del corso è salito in cattedra anche Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori (il sindacato si chiama Aiac, proprio in queste ore a Rimini si tiene “The Coach Experience 2022”, iniziativa promossa dall’Associazione Italiana Allenatori Calcio per affrontare diverse tematiche tecniche e formative alla presenza delle altre componenti federali e di numerosi professionisti del settore) dal 2006 e direttore della prestigiosa (specie un tempo, visti risultati attuali) “Scuola allenatori” federale di Coverciano dal lontano 2010: la formazione della nuova tipologia di dirigente è diventata una stringente necessità visto il clima che si respira ogni domenica sul prato tra quaterne arbitrali, giocatori e allenatori. La stagione appena conclusa ha fatto registrare il record di cartellini rossi per gli allenatori, a fine ottobre nella stessa giornata di campionato (quella del 26 ottobre) espulsi per proteste Gasperini, Mourinho, Inzaghi e Spalletti. Un record commentato così da Renzo Ulivieri, il presidente degli allenatori del calcio italiano in veste di pompiere. «A me è capitato anche di ricevere 8-9 giornate di squalifica, una volta anche cinque tutte insieme. Oggi gli arbitraggi hanno un sapore diverso, ci può essere un errore ma sappiamo che sono tali quindi in realtà siamo tutti più tranquilli». Detto che a quella frase ambiguaoggi gli arbitraggi hanno un sapore diverso, siamo tutti più tranquillinessuno – né la Figc, né l’Aia, né l’Aiac né tantomeno gli organi di informazione – ha chiesto conto e spiegazione, c’è da aggiungere che l’81enne Renzo Ulivieri continua a collezionare squalifiche per proteste e soprattutto insulti. È infatti l’allenatore del Pontedera femminile che milita in serie C, lo è da anni anche perché nella squadra c’è la figlia che fa il dirigente: questione affettive, insomma. Questione di carattere, al solito focoso. Nonostante gli anni, nonostante i tanti anni da consigliere federale (vi presenzia ancora da “invitato”), nonostante la carica di presidente dell’Assoallenatori e soprattutto quella di direttore della scuola allenatori federale. Ben quattro giornate di squalifica: tanto gli aveva inflitto il giudice sportivo a metà aprile (leggi qui l’articolo) con questa motivazione: “Per aver rivolto espressioni irriguardose all’indirizzo del direttore di gara. Alla notifica del provvedimento disciplinare, ritardava l’uscita dal terreno di gioco e subito dopo si collocava nella zona antistante gli spogliatoi. Successivamente si posizionava all’esterno del terreno di gioco e rivolgeva ripetute espressioni irriguardose all’indirizzo del direttore di gara, allontanato”.

Una notizia che avrebbe avuto stranamente poco eco, troppi imbarazzi e fastidio (come imbarazzi, fastidio e silenzi in un’altra vicenda – leggi qui – di quasi due anni fa con il procuratore capo Figc Giuseppe Chinè al centro di un esposto presentato da un tesserato dell’Associazione allenatori, Daniele Serappo, alla Commissione federale di garanzia. A Chinè contestata la violazione del dovere di riservatezza e di terzietà: l’accusa era aver trasmesso al presidente dell’Assoallenatori Renzo Ulivieri gli atti di un procedimento che non lo riguardava. Lo aveva candidamente ammesso proprio Ulivieri mentre gli atti erano stati negati a Serappo nonostante fosse lui l’autore dell’esposto: qualche mese fa la Commissione ha ritenuto che l’operato di Chinè non fosse perseguibile) – imbarazzante il silenzio ad esempio del presidente federale Gabriele Gravina e di quello del settore tecnico Albertini, tanto più che il presidente Figc continua a parlare di «formazione, della necessità che gli allenatori siano eticamente inappuntabili, che la buona educazione è sempre da ricercare a partire dagli allenatori che devono essere buoni maestri» – eppure un’autentica figuraccia. Certo, nulla a che vedere con i tre anni di squalifica inflitti a Ulivieri nel 1986, nel cosiddetto processo Totonero-bis”: all’epoca era l’allenatore del Cagliari e fu tirato in ballo tra gli altri dallo stopper Chinellato. Ulivieri fece ricorso, si dichiarò innocente, ma anche in secondo grado, con sentenza inappellabile, fu confermata la squalifica di tre anni. Un approccio alle sentenze della giustizia sportiva un po’ diverso lo ebbe dopo. Dopo i tanti anni da consigliere federale, così replicò a Del Piero che aveva commentato Calciopoli rivendicando tutti gli scudetti sul campo vinti dalla Juve. «Non sono d’accordo, nel modo più assoluto. Del Piero non si è accorto che qualcosa non andava. C’è stata un’inchiesta della Federazione. Un conto è l’inchiesta della giustizia ordinaria, un altro conto è l’inchiesta della giustizia sportiva, che ha dei parametri diversi. Le valutazioni fatte dalla giustizia sportiva credo che siano abbastanza chiare e io sto a quelle. Credo che non ci si debba mettere a discutere sulle sentenze in via definitiva».

Ben più lieve di quei tre anni l’ultima squalifica, appena quattro giornate. Eppure Renzo Ulivieri che ha riconosciuto di aver mandato a quel paese l’arbitro («l’ho mandato a vaff…ma non è mica un reato grave e poi io rispetto le regole: lui mi ha buttato fuori e sono uscito subito», così in una intervista a “Il Giornale di Vicenza” dell’11 maggio) ha fatto ricorso alla Corte Sportiva d’Appello nazionale, presidente Patrizio Leozappa, vice Fabio Di Cagno, relatore Andrea Galli e come rappresentante dell’Aia Franco Granato. Ulivieri si è presentato al dibattimento, ha chiesto che la squalifica venisse attenuata. Ha preso la parola, ha sostenuto la contraddittorietà del referto arbitrale, ha ammesso “di aver perso la serenità dopo l’espulsione di mia figlia (Valentina, è un dirigente della società, anche lei squalificata) da parte dell’arbitro e di non aver mantenuto la pazienza”. Ha poi sostenuto di non aver proferito più volte l’insulto “Va a fare in culo” al direttore di gara, di aver abbandonato immediatamente il terreno di gioco dopo l’espulsione, e di aver stazionato, “ma solo per sbaglio”, solo pochi minuti nella zona antistante gli spogliatoi. Davanti alle parole di Ulivieri ma davanti al circostanziato referto dell’arbitro (Andrea Giordani di Aprilia), i giudici della Corte d’Appello se ne sono usciti trovando una mediazione, riducendo la squalifica di Ulivieri da quattro a tre giornate.

Ulivieri ammette i vaffa all’arbitro ma è sconto sulla squalifica. I giudici Figc: «Nel referto manca la specifica dell’insulto»

Il motivo? Una dimenticanza nel referto relativa alla specificazione delle ingiurie rivoltegli da Ulivieri dopo l’espulsione che l’arbitro aveva riassunto con “insulti, ripetuti ad ogni mio fischio”. Nella decisione della Corte si legge: “Pur non risultando revocabile in dubbio la gravità dell’espressione insultante rivolta ripetutamente dal signor Renzo Ulivieri al direttore di gara a seguito della decisione tecnica di espulsione della signora Valentina Ulivieri, cui ha fatto seguito un contegno irrispettoso consistito nell’aver ritardato l’uscita dal terreno di gioco e nell’essersi collocato nella zona antistante gli spogliatoi, con conseguente aggravamento della sanzione minima prevista, non trovando però esplicita conferma nel referto ufficiale la qualificazione di tali insulti in termini di irriguardosità operata dal giudice sportivo, l’appello proposto dal signor Renzo Ulivieri può essere accolto con conseguente riduzione della pena irrogata, che viene stabilita in tre giornate di squalifica”. Riconosciuti dunque i vaffa iniziali, mancava la specifica delle ingiurie successive: una mancanza da ascrivere all’arbitro. Così i giudici Figc che dopo lo sconto ad Ulivieri, hanno disposto la restituzione al presidente dell’Assoallenatori e al direttore della scuola di Coverciano del contributo per accedere alla giustizia sportiva: spese rimborsate, dunque. Un mese da incorniciare, per l’81enne Ulivieri. Gli è stato assegnato il premio “Panchina d’argento” per la stagione 2020/21 (il premio non era stato ancora consegnato: terzo posto (primo posto alla Tesse che aveva portato il Pomigliano in A e secondo posto all’Ardito del Chievo femminile) e riconoscimento nonostante il suo Pontedera femminile a fine stagione fosse retrocesso dalla serie B senza passare nemmeno per i playout. Domani a Rimini per la chiusura dell’evento “The coach Experience 2022” Renzo Ulivieri prenderà parola (al suo fianco Vito Tisci, presidente del settore Giovanile e Scolastico Figc) nel corso del convegno dal titolo “Il calcio come strumento educativo. Scuola di Sport e di vita”. Sembra tutto uno scherzo, invece è tutto vero.

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