INDISCRETO

Malagò e il relax post Olimpiade. Il presidente Coni si ritempra a Sabaudia e attende il verdetto del Consiglio di Stato

Dopo le medaglie e i veleni di Pechino 2022 il numero uno dello sport italiano si concede una pausa pubblicando due post su Instagram dalla villa sul litorale laziale che da anni è oggetto di un giudizio con la giustizia amministrativa. Dopo la sconfitta al Tar che ha ordinato l’abbattimento degli abusi pende il ricorso presentato ai giudici di Palazzo Spada
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Galeotti post e like sui social. A volte innocenti e ingenue reazioni emotive e istintive finiscono col seminare indizi alimentando dibattiti e interrogativi. Succede ad esempio per l’Italia pallonara che si risveglia interrogandosi su quei cuoricini del romanista Zaniolo ai post su Instagram di tre calciatori della Juventus – Bonucci, Vlahovic e Locatelli – trasformandoli così per molti in indizi sulla futura destinazione del calciatore della Roma. Magari quella di Zaniolo era solo una condivisione di sentimenti. In fondo i social servono anche a questo: a manifestare uno stato d’animo, a condividere un momento, a mettersi alle spalle giornate intense, a guardare il futuro con una nuova spinta. Nella domenica di Nicolò Zaniolo l’ha fatto ad esempio anche il romanista (la fede calcistica è appurata ed è conseguenza anche delle vicende paterne) Giovanni Malagò, presidente del Coni. Dopo le fatiche olimpiche cinesi, dopo le diciassette medaglie conquistate non senza veleni (leggi qui) dalla spedizione azzurra a Pechino 2022, dopo i nove giorni d’isolamento causa Covid e i sei chili persi, s’è concesso una domenica di relax. A Sabaudia, nella sua villa. E lì, in riva al mare, da villa “Le Nanine”, ha postato su Instagram due foto accompagnate da liberatori stati d’animo.

Prima uno scatto dalla palestra all’interno della proprietà, i due labrador stremati e lui davanti allo specchio. “Joe e Nino… distrutti dalla palestra”. Fotografia e post che avrebbero subito catturato parecchi cuoricini e molti commenti dei followers: dal “meravigliosi” al “vita da cani”, “dal mantenersi in forma, felice domenica” al “anche il padrone si allena?”. Qualche ora dopo, prima del congedo, un secondo post. “Ciao Sabaudia, 24 ore nel mio paradiso. Dopo tre settimane a Pechino, mi capirete”. A far da sfondo un magnifico panorama catturato da una camera da letto: sul letto (“notare le lenzuola con i colori dell’Ucraina”, questo il commento di un follower) uno dei labrador e dalla finestra il blu del mare e la luce del sole. Post e foto per uno stato d’animo, un’iniezione di serenità. Un momento di pausa, una condivisione di sentimenti.

«Famiglia, affetti, casa e ricordi. È l’incontro con il mio io più intimo, a contatto con l’incanto della natura. Ci sono legami inscindibili che vivono sull’onda di una connessione emotiva non negoziabile con altre forme di evasione. Volgere lo sguardo all’orizzonte, passeggiare sulla spiaggia con i miei cani e apprezzare la meraviglia di un tramonto sa ritemprare lo spirito e creare i presupposti migliori per affrontare nuove sfide». Questo è il pensiero rilasciato qualche mese fa proprio da Giovanni Malagò in un’intervista a “Latinaoggi.eu”, questo rappresentano Sabaudia e la sua villa: il buen ritiro, l’angolo di mondo dove isolarsi e ritemprarsi. E così il numero uno del Coni si è concesso una domenica di pausa per mettersi alle spalle mesi delicati (ha confessato di aver rischiato anche un ictus prima del viaggio a Pechino) e difficili, mesi consumati per mettere a punto la spedizione olimpica azzurra, per tenere testa nel confronto con il Governo e la politica sull’autonomia del Coni e far sentire la propria autorevole posizione nella mischia col pallone tricolore attraversato da polemiche, veleni e richiesta di ristori. E altri giorni e mesi affilati l’aspettano, perché Milano-Cortina si disputerà tra quattro anni ma il momento è adesso. Meglio concedersi e regalarsi uno spazio di serenità, intimo e personale, prima di buttarsi anima e corpo nella nuova corsa. Lì, nella depandance della villa di Sabaudia, quella dove negli anni ha ospitato personaggi vip (Giuseppe Tornatore, Monica Bellucci, Ilaria d’Amico, Alessia Marcuzzi, Corrado Passera e Carlo Verdone per citarne alcuni) e atleti, famosi e “spaparazzati” quei ritrovi e persino quelle braciate davanti al barbecue. Un angolo di paradiso a Sabaudia, la settimana scorsa scossa da un’inchiesta che ha portato alle dimissioni della sindaca Giada Gervasi destinataria insieme ad altri funzionari e amministratori locali di misure cautelari in relazione ad una indagine su concessioni demaniali. Una storia attuale.

Antica invece è quella che riguarda il presidente del Coni Giovanni Malagò e la sua villa “Le Nanine” sullo splendido litorale laziale che tra qualche mese ospiterà i mondiali di canottaggio giovanili. È una storia che va avanti da quasi due decenni e che ancora non ha conosciuto la parola fine. Ha riempito pagine di quotidiani e servizi fotografici, ha invaso le aule della giustizia amministrativa. Ha tenuto banco e continua a tenerne. Riguarda una serie di opere all’interno della proprietà (una tettoia per le auto, un vialetto con piattaforma in legno e barbecue, una dépendance di 21 metri quadrati con tanto di vogatore e palestra, l’ampliamento della cucina, una tettoia per stenditoio, una dépendance di quasi 60 metri quadrati, una stireria con dispensa e bagno e l’ampliamento di una dépendance esistente per 15 metri quadrati) considerate come opere abusive e per le quali Malagò aveva richiesto oltre dieci anni fa un condono edilizio, sanatoria negata però dall’amministrazione comunale di Sabaudia. Un lungo contenzioso approdato al Tar (per i giudici del tribunale amministrativo gli abusi edilizi sono stati realizzati in un’area dove sono ammesse soltanto “opere di restauro e risanamento conservativo e ripristino degli edifici esistenti”, con vincoli di inedificabilità “particolarmente stringenti”, per la difesa di Malagò invece solo bonificato un locale interrato realizzato vicino alla villa acquistata moltissimi anni prima, nessun aumento di volumetrie e nessuna modifica della natura dei locali, trattandosi di spazi bassi e non abitabili) che ha respinto tutti i ricorsi – Malagò difeso tra gli altri dall’avvocato Angelo Clarizia nominato anni fa proprio da Malagò come commissario giuridico della Figc – ordinando l’abbattimento dei manufatti e condannando Malagò al pagamento delle spese legali nei confronti del Comune di Sabaudia e della Regione Lazio. Perso il giudizio, il presidente del Coni non si è però rassegnato e ha bussato a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. È successo la scorsa estate: resta l’attesa di conoscere il giudizio.

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