INDISCRETO

Serie A-Figc, guerra sulle licenze. Gravina fissa l’indice di liquidità, la Lega minaccia ricorsi e chiude i rubinetti della mutualità

Oggi il consiglio federale che deve approvare il nuovo sistema per le iscrizioni al campionato. Fallito il tavolo tecnico, il presidente federale insiste per lo 0,5% senza correttivi. I presidenti di A sul piede di guerra e coinvolgono la serie B e la Lega Pro. E domani prima puntata del ricorso di De Laurentiis sulle multiproprietà
Gravina e il suo braccio destro, Giancarlo Viglione
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Mezzogiorno di fuoco. Il pallone torna a rotolare sul ring. Su quel ring, come pugili suonati, sono pronti a darsele ancora. È l’ultimo gong, l’ultima ripresa. La vista è annebbiata, il fiato è corto: la Figc del presidente Gabriele Gravina (presidente pure del Club Italia, carica di coordinamento e supervisione sulle nazionali per la quale intasca 240mila euro) che ha fallito la qualificazione al Mondiale e la serie A che da oltre un decennio produce solo debiti si preparano così all’ultimo round. Eppure il tempo per i contendenti sarebbe abbondantemente scaduto: suonato da tempo, scandito da fallimenti e incapacità. Solo un falò di debiti e vanità, le parti però fanno finta di nulla, continuando a scivolare dentro il baratro, sfidandosi a colpi di minacce e dispetti. Appuntamento a mezzogiorno in via Allegri a Roma per il consiglio federale. All’ordine del giorno c’è soprattutto l’approvazione del sistema di licenze nazionali per la prossima stagione. La nuova stagione bussa già alle porte. Tra due mesi i club dovranno presentarsi all’esame con i conti in ordine. Osservando quali adempimenti, secondo quali parametri? Domande senza ancora una risposta: è il calcio italiano, tutto in divenire, tutto di corsa, tutto in sospeso. Di cosa sorprendersi? Restano poche ore ancora, poi sul tavolo federale sarà servito il verdetto. È l’ultimo round di uno scontro che dura da mesi anche su questo punto (leggi qui e leggi qui) tra Gravina e i presidenti di serie A, l’ultimo atto di un logorante braccio di ferro che continua, che promette nuove e lunghe battaglie. Tutto ruota intorno ad una percentuale, tutto gira intorno a uno 0,10 in più o in meno, è il risultato della frazione-rapporto tra attività e passività correnti nei bilanci dei club. Si chiama indice di liquidità, è una percentuale che vale milioni e milioni e che almeno da tre mesi agita lo scontro tra il capo della Figc e i presidenti (guidati da Lotito e De Laurentiis) di serie A. È un numero che pesa molto più dei milioni: ne passa immagine e prestigio del presidente federale che torna oggi sulla scena dopo un lungo letargo. Sulla scena dopo il flop Mondiale e nemmeno un pensiero di mettersi in discussione, sulla scena dopo esser stato ascoltato nella caserma della Finanza da un magistrato della Procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta Prisma che riguarda i conti della Juve, sulla scena dopo l’esclusione del Catania, sulla scena dopo il giudizio del tribunale federale che ha stroncato l’affrettato giudizio promosso dal procuratore Figc Giuseppe Chinè sulle plusvalenze di alcuni club: tutti i club e tutti i dirigenti accusati sono stati prosciolti, nelle motivazioni del collegio del tribunale federale una secchiata di acqua gelida sul lavoro della procura federale. Un corto circuito, l’ennesimo, anche questo non ha prodotto scossoni. Se ne annunciano invece da oggi, dopo le decisioni del consiglio federale. Dell’indice di liquidità da introdursi come criterio per l’ammissione ai campionati Gravina ne ha fatto questione di principio più che di sostanza, al contrario la pensano invece i presidenti, specie quelli di serie A che da gennaio sono in piena sommossa. E un’altra si prepara. Gravina pressa perché venga approvato l’indice allo 0,5 senza correttivi, indice necessario per ottenere l’iscrizione al campionato e si fa forte dell’ampia maggioranza in consiglio federale, la Lega di serie A è pronta ad impugnare la delibera sia con ricorso sportivo che ordinario, ed è pronta soprattutto a chiudere i rubinetti: niente più soldi (quelli stabiliti dalla mutualità) alle altre Leghe e alla Figc. Nuovi strappi, mentre si prova a coinvolgere anche i club di serie B e di Lega Pro, consapevoli che il momento sia decisivo.

Diplomazia all’asciutto e fuoco sulle fiamme. A poche ore dalla riunione del consiglio federale si respira aria pesante: le diplomazie hanno lavorato fino all’ultimo minuto utile, hanno provato a smussare angoli e posizioni, eppure i messaggi degli sherpa hanno lasciato poco spazio alla possibilità di una mediazione, di una decisione che sia la sintesi tra le richieste della serie A e la volontà della Figc di dare una scossa e non solo un segnale politico al carrozzone pallonaro che si trascina tra debiti e lagnanze. Per un mese, dopo l’elezione di Lorenzo Casini, Lega A e Figc hanno provato a parlarsi, hanno cercato punti d’intesa, hanno provato a svelenire i rapporti. Parole di collaborazione e promesse di intenti che rischiano di volare via oggi, al primo vero e decisivo banco di prova. “Ancora non avete capito chi comanda qui?”: questa è la frase che sarebbe sfuggita venerdì scorso a Giancarlo Viglione – coordinatore delle segreterie degli organi di giustizia federale ma vero braccio destro (qualcuno dice armato, l’altro braccio è Chinè) di Gravina – nel corso dell’ultima riunione tecnica, preparatoria al consiglio federale di oggi. La commissione della Lega A istituita per lo scopo un mese fa e composta dai consiglieri Lotito e Marotta, da Chiavelli (Napoli), Marino (Atalanta), Romei (Sampdoria) e Peri (Spezia) aveva portato le proposte passate dopo il voto assembleare ed aveva ascoltato dalla voce del segretario generale Marco Brunelli quelle approntate dalla Figc: indice di liquidità fissato allo 0,5 e senza correttivi, nessuna richiesta della A (0,5 sì ma ammorbidito da indici correttivi, oppure 0,4 senza correttivi) può essere accolta. Le proposte della A stracciate invece una dopo l’altra, pare proprio da Viglione, considerate come semplici misure elusive, come delle scorciatoie alla via maestra che si sarebbe data la Figc per dare sostenibilità e credibilità al sistema ma soprattutto a se stessa, al tentativo di dare un segnale di vita e credibilità. Alla riunione non c’era Gravina, non c’era Casini. Il presidente di Lega avrebbe telefonato nel week-end al presidente federale cercando una mediazione: niente da fare la risposta. Niente da fare, “vi ho già concesso molto, partivo da sette e sono arrivato a cinque”: così il presidente federale ad altri emissari che hanno provato a farlo ragionare, a trovare una sintesi, una mediazione. Niente da fare nemmeno sabato sera a San Siro, dopo la partita dell’Inter contro la Roma: in tribuna il presidente Figc avrebbe scambiato un veloce parere col consigliere federale Giuseppe Marotta, annunciando la volontà di tirare dritto, di portare al voto il nuovo sistema di licenze nazionali considerato come il primo passo verso le riforme annunciate da anni. “Ma come si può pensare di cambiare le norme a due mesi dalla nuova stagione? È una follia”: è questo il refrain che ha accompagnato i presidenti e i dirigenti di serie A, è questo il tasto sul quale batteranno anche oggi in consiglio Lotito e Marotta, con il presidente Casini rappresentanti della Lega maggiore, quella che ha almeno sette società in difficoltà concreta e altre in trepidante attesa.

La linea federale. Il 26 gennaio, nel corso del consiglio federale, Gravina aveva esposto la sua linea. In piena bagarre con la A, aveva annunciato la ferma intenzione di introdurre l’indice di liquidità come parametro per l’iscrizione ai campionati inserendolo nel manuale delle licenze nazionali e non più invece come limite per la campagna di trasferimenti. Questo “come presupposto per la continuità aziendale, per contenere il rischio di default dei club”. Gravina aveva annunciato la decisione di portarlo dall’attuale 0,6% allo 0,7% e farlo diventare come il primo paletto da superare per l’ottenimento delle licenze nazionali, un indice da innalzare progressivamente nei prossimi anni fino all’1% del 2025/2026. Un indice senza sterilizzazioni (indebitamento e costo del lavoro), un paletto ritenuto quasi insormontabile da un sistema che un mese dopo – metà febbraio – avrebbe immesso seicento milioni di euro per adempiere a versamenti e pagamenti. Proprio un anno fa, nel programma elettorale che l’avrebbe portato alla rielezione, Gravina s’era impegnato a pubblicare il Manuale delle Licenze entro la fine dell’anno: le società non possono aspettare troppo per programmare la nuova stagione, aveva detto. E invece, anche quest’anno, tutto è saltato: perché siamo a fine aprile e le società (di A, di B, di Lega Pro) ancora non conoscono i termini e i parametri fissati per l’ottenimento delle licenze nazionali. Tutta colpa degli altri, aveva fatto intendere allora Gravina, preso a blindarsi prima dell’impegno della Nazionale. «Purtroppo alcune situazioni, il commissariamento della LND e la mancata elezione del presidente della Lega Serie A, hanno rallentato il processo. Non appena sarà completata la governance dei dilettanti, il prossimo 21 marzo, e non appena la A, mi auguro entro il 24 marzo, avrà scelto il nuovo presidente, procederemo sul tema della riforma subito dopo avere peraltro definito, il 16 marzo, le licenze nazionali». Così aveva detto dopo quel consiglio federale di gennaio. Stoppata la corsa, avrebbe dovuto aspettare. Aspettare che la serie A eleggesse il suo nuovo presidente dopo l’elezione di Percassi a vice, aspettare che le diplomazie tornassero a lavorare per un’intesa. Conciliante, aveva lasciato la porta aperta al dialogo. Subito aperta da Lorenzo Casini, eletto solo a fine marzo. E così anche il consiglio federale di metà marzo sarebbe finito senza la definizione del manuale delle Licenze. La A ancora ad ammonire: la crisi è ancora in atto, gli aiuti promessi da Gravina non sono arrivati, un accanimento senza motivo insistere sul parametro dell’indice di liquidità senza una riforma strutturale, senza porre delle basi. La richiesta principale della A all’inizio era quella di escludere l’indice di liquidità dai criteri per l’iscrizione al campionato che, «anche con particolare riferimento ai tempi “in corsa” di questa modifica delle condizioni d’iscrizione, rischia di pesare gravemente sulla gestione delle società sportive che si fonda su piani industriali già programmati e in corso di attuazione e che non possono essere modificati nel brevissimo lasso di tempo che corre tra la riforma e i termini posti per l’iscrizione». Alla Figc era stata poi rappresentata la necessità di modificare i criteri ma a partire dalla stagione 2023-24 e di prevedere tempi pluriennali di attuazione dell’indice tendenziale attraverso un’applicazione progressiva di indici crescenti rispetto a quello attuale, compatibili coi tempi necessari ai club per programmare nuovi piani industriali che garantiscano la sostenibilità dell’attività. Infine era stato chiesto di prevedere dei sistemi correttivi. E poi un messaggio, chiaro come pochi. Parole che servivano a spazzare via le voci su club di A in difficoltà. Genoa, Sampdoria e Lazio (la Lazio di Lotito, nemico numero uno di Gravina) in primis, poi almeno altri quattro club in seria difficoltà. «L’indice di liquidità? Non ci sono squadre in bilico, trovo negativo ipotizzare che ce ne siano. Stiamo parlando di società importanti, finché non c’è qualcosa di scritto parlare di società che hanno problemi non è corretto, come ho già detto più volte. Non si è parlato del tema, si è aggiornata l’assemblea che il gruppo di lavoro sta lavorando a una proposta seria. Serie A e Figc hanno lo stesso spirito: andare verso un modello sostenibile con gradualità, attraverso un programma serio che porterà alla sostenibilità. L’indice di liquidità fino alla stagione 2018/19 era già un criterio di ammissione ai campionati, ma il punto è graduarlo in modo coerente e proporzionato rispetto ai tempi e ai momenti. La Figc ha dato disponibilità a lavorare affinché si vada verso un sistema che renda il calcio più sostenibile e sano ma con gradualità e senza intervenire a danno del sistema stesso, fermo restando il periodo ancora difficile legato alla pandemia». Così aveva parlato Lorenzo Casini il 5 aprile. Parole finite in un altro falò, l’incendio pronto a riaccendersi.

Le proposte della A. Da metà marzo la Lega di serie A si sarebbe messa al lavoro, affidando a una commissione di esperti la stesura di un progetto legato al sistema delle licenze. Una bozza più volte limata e aggiornata, per tre volte portata all’esame dell’assemblea. I presidenti di serie A tutti d’accordo sulla linea. Il presidente del collegio dei revisori dei conti Dallocchio aveva inoltre segnalato l’esistenza del modello Z-score del professor Altman (composto da cinque indicatori) come base su cui lavorare poiché ritenuto affidabile sulle capacità previsionali di crisi. Da quei cinque parametri si sarebbe partiti: capitale circolante/totale attività; utili non distribuiti/totale attività; utile ante imposte e interessi/totale attività; capitalizzazione/totale passività; ricavi/totale attività. Fino alla stesura dell’ultima bozza, presentata venerdì scorso nell’ultima riunione tecnica prima del consiglio federale di oggi. Una bozza anche questa stracciata.

L’ultima proposta. Ecco i punti salienti. “Il rispetto dell’indicatore di liquidità non deve essere vincolante per l’ammissione al campionato. Ove introdotto l’indicatore di liquidità come criterio di ammissione al campionato 2022/23, tenuto conto del fatto che tale criterio verrebbe fissato in corso di campionato, dopo che la chiusura della finestra di mercato invernale, si chiede che venga ridotto il valore soglia e siano introdotti anche taluni criteri correttivi. L’eventuale crescita del coefficiente sarà stabilito nell’ambito del tavolo permanente tra federazione e leghe. Introduzione dei correttivi dell’indicatore: prevedere la possibilità di coprire la carenza finanziaria con un deposito vincolato, polizza assicurativa o fidejussione bancaria. I depositi/le polizze/le fidejussioni bancarie potranno essere liberate, in tutto o in parte, solo con il saldo attivo della campagna trasferimenti estiva successiva; qualora il saldo non sia capiente, gli importi residui dovranno essere versati nel club secondo le modalità attualmente previste. Da definire le modalità tecniche di tale meccanismo. Considerare tra le Attività correnti: i diritti pluriennali dei calciatori. Tenuto conto che i valori dei calciatori sono in gran parte ammortizzati e che non sono valorizzati a bilancio i giocatori a parametro zero e i giocatori del settore giovanile, tenuto conto altresì che l’attività di player trading è da considerarsi come attività caratteristica delle società calcistiche, si chiede di utilizzare, come criterio rettificativo, il parametro del costo storico dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori risultanti dalla situazione patrimoniale intermedia al 31 marzo 2022, come eventualmente rettificato in applicazione delle disposizioni legislative per limitare gli effetti della pandemia Covid, nonché di prevedere come ulteriore criterio rettificativo una percentuale degli investimenti nel settore giovanile per i club che hanno nella rosa della prima squadra un determinato numero di giocatori provenienti dal settore giovanile. I crediti netti oltre i 12 mesi derivanti dalle campagne trasferimenti nazionali e internazionali in quanto cedibili pro soluto (crediti netti gestiti e garantiti in stanza di compensazione), valorizzando anche ì bonus e obblighi di riscatto. Le rimanenze destinate alla vendita. Togliere dalle passività correnti: i debiti verso Istituti bancari/Istituti Finanziari/Fornitori legati ad infrastrutture (es. stadio, centro sportivo, altri immobili) anche per i pagamenti delle rate di mutuo scadenti nei 12 mesi. Ulteriori correttivi: Considerare le rinegoziazioni di debiti pregressi (anche mediante contrazione di debiti a medio/lungo termine e l’anticipo di crediti oltre 12 mesi intervenuti successivamente al 31 marzo 2022 e sino al 22/06/2022 come attività che migliorano l’indice al 31 marzo 2022. Prevedere la possibilità di ridurre l’eventuale carenza risultante dall’indicatore con eventuali cessioni di calciatori effettuate dopo il 31/03/2022 ed entro il 22/06/2022 (valorizzando anche bonus e obblighi di riscatto). Mantenere gli indicatori correttivi del «costo del lavoro allargato» e di «indebitamento» così come previsti nelle N.O.I.F. ai fini della riduzione di 1/3 ciascuno della carenza finanziaria legata all’indicatore di liquidità. Rettificare il calcolo del costo del lavoro allargato facendo la media delle stagioni 19/20 e 20/21 al numeratore ed inserendo al denominatore la media rettificata di quattro stagioni (17/18, 18/19, 19/20 e 20/21)come previsto dalla normativa UEFA (per le società che chiudono il bilancio al 31.12 si dovrebbe considerare la media dei relativi esercizi o proforma calcolato sulla base della stagione sportiva)”.

Il voto e le contromosse. Il corridoio è diventato invece un’altra volta strettissimo, un passaggio strozzato da debiti e minacce, un percorso disseminato da ostacoli e paletti. Lungo questo corridoio continua la corrida mentre le lancette scorrono inesorabili: segnalano di nuovo forte burrasca mentre il traguardo resta avvolto da una pioggia di dichiarazioni, pareri, opposizioni. Lungo questo corridoio sempre più stretto continuerà lo scontro: non c’è più tempo, la fotografia dei conti è la trimestrale da presentare entro il 31 maggio e che fotografa la situazione al 31 marzo. Gravina non ha intenzione di scendere dallo 0,5, la serie A ha coinvolto nel discorso anche i club di B e di Lega Pro: anche per loro sarebbe una montagna insormontabile adeguarsi in corsa a norme approvate a fine aprile. “Mai successo che in corsa si cambino parametri così limitanti con contratti in esecuzione”: è questa la frase più ascoltata in questi giorni. Questa risuonerà anche oggi in Consiglio federale. Gravina conta sulla sua ampia maggioranza ma potrebbe aprirsi una crepa: che dirà poi il presidente Balata ai suoi presidenti di B? E come si comporterà Ghirelli, vice-presidente federale e presidente di Lega Pro che appena quindici giorni fa ha visto escluso il Catania dopo mesi di agonia. Manifesterà ancora “profonda sofferenza”? E come si comporterà Calcagno, vice-presidente e vicario federale ma anche presidente dell’Assocalciatori? Domande in attesa di risposta, mentre la Lega di serie A si prepara alla battaglia. È già pronta l’impugnazione della delibera federale, una strada che porterebbe a una richiesta di sospensiva prima di entrare nel giudizio, sportivo e ordinario. E, soprattutto, la serie A minaccia di chiudere il rubinetto della mutualità: nel già desertificato sistema italiano, porterebbe alla morte di parecchi club minori. Dopo l’eliminazione ai Mondiali, Gravina potrà permetterselo? Potrà affrontare il percorso di riforme promesse, dovendo far fronte poi a un’altra battaglia che sta per cominciare: domani c’è la prima puntata sul ricorso presentato da De Laurentiis contro i termini perentori di cessazione della multiproprietà. Mezzogiorno di fuoco: il pallone italiano ormai è solo questo.

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