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Gravina prepara un valzer in Federcalcio e Abodi gli suggerisce Bedin. Anche Grazioli e Viglione per la carica di Brunelli

Aria di divorzio tra Figc e segretario generale. Pronta la nomina di due vice. Gioia e Valentini in pole. Meloni, ex segretario Aia, a capo del personale. Via alla rotazione negli uffici di via Allegri

Epocale. L’aggettivo compare nelle parole, nei programmi, negli annunci di svolte. Riforme campionati, introduzione nuove norme finanziarie, regolamento procuratori oppure base culturale dell’intero sistema calcio: epocale è l’aggettivo, quasi sempre abbinato al sostantivo svolta. Una delle ultime volte, a luglio. A Coverciano, ai margini dell’incontro promosso dall’ufficio Licenze Uefa e Sostenibilità Finanziaria della Figc coi club di A per approfondire principi e peculiarità della riforma voluta dall’Uefa per mettere in sicurezza il calcio europeo sotto il profilo economico-finanziario. «Questa riforma rappresenta una svolta epocale per il calcio europeo». La frase è di Gabriele Gravina, presidente Figc e anche capo della commissione “Club Licensing” Uefa. Una rivoluzione epocale: dopo aver minacciato la chiusura obbligata del centro tecnico federale di Coverciano perché il conto delle bollette dell’energia elettrica – in attesa di quelle del gas – è diventato salato, dopo esser tornato a sollecitare aiuti e attenzione al Governo e alla politica (mesi fa, deluso e sfiancato, aveva promesso di non farlo più), dopo aver annunciato un’assemblea straordinaria prima di Natale, l’aggettivo abbinato al sostantivo è ricomparso qualche giorno fa. In via Gregorio Allegri a Roma, sede della Figc.

Sarà una svolta epocale, una rivoluzione. Epocale”: così nel corso dell’incontro coi responsabili di uffici e strutture della Federazione. Parole solenni, e un obiettivo dichiarato: il personale deve ruotare negli uffici, compresi i responsabili. “Così le cose non vanno bene, ognuno lavora da solo, la gente negli uffici non si parla, non comunica. Bisogna fare squadra: la job rotation è necessaria”. Così nel corso dello staff-meeting: pare però che non proprio tutti abbiano accolto col sorriso questo (pre)annuncio di svolta. Però Gravina va deciso, un nuovo valzer di spostamenti e nomine sta per arrivare. Una specie di rivoluzione. Il momento è delicato, la campagna elettorale è finita, ora c’è una nuova maggioranza, profondamente diversa non solo nel colore ma anche negli uomini. E – particolare non di poco conto – l’antico avversario Claudio Lotito è diventato senatore e nelle questioni del pallone ha vecchi conti da regolare, non da ultima la vicenda della cessione della Salernitana che resta tra i tanti capitoli aperti. Venti di guerra annuncerebbero tempesta. Intanto bisogna farsi trovare preparati e pronti, mentre si allacciano vecchi e nuovi rapporti. Certo, la ventilata nomina all’Interno di un ministro come l’ex prefetto Giuseppe Pecoraro (ex capo della Procura Figc che lasciò sbattendo la porta, sostituito poi da Chinè) o del prefetto di Roma Matteo Piantedosi – s’era opposto alla sfilata degli azzurri dopo il trionfo europeo visti i rischi legati alla pandemia, era luglio 2021, ricevendo però la risposta dei vertici federali e del capitano Bonucci: la sfilata per le vie di Roma alla fine si fece – potrebbe suonare non proprio come una melodia. Oltre alle questioni politiche, c’è da affrontare la parte sportiva. È tempo di rilanciare, riprendersi, riavviare. Il calcio italiano è un pallone in crisi da anni, rischia il default. Insufficienti, anzi deludenti, sono poi stati i risultati di tutte le nazionali, in calo non solo l’immagine ma proprio le entrate commerciali, in calo i contratti di sponsorizzazione: la mancata partecipazione al Mondiale appesantirà il bilancio Figc del 2022 che s’annuncia in rosso.

Bisogna ordinare e riordinare, è il momento di tirare una linea, serrare le fila. C’è accelerare. C’è da avviarsi al nuovo anno approntando le basi, puntellando e ridefinendo spazi, ruoli, operatività: in attesa dell’annunciata assemblea straordinaria di dicembre, c’è da fare ordine negli uffici, nei posti di comando e controllo. Bisogna arrivare ai risultati. La presentazione del progetto esecutivo è prevista a giorni, l’entrata in vigore invece dall’1 gennaio. Per il ruolo strategico di capo del personale circola il nome di Francesco Meloni: non è un parente di Giorgia, futuro premier. Dalla tarda primavera del 2021 è in servizio a tempo pieno in Federcalcio (leggi qui) – l’ufficio in via Allegri è sullo stesso piano di quello dove opera il presidente federale, il ruolo quello di coordinatore “Operatività e servizi”. Fino a febbraio 2021 era stato il segretario dell’Aia (associazione italiana arbitri), per anni il segretario dell’Aia di Marcello Nicchi. Gravina l’aveva voluto con sé a Londra, tra i pochi invitati sul palco – al suo fianco c’era anche Giancarlo Viglione – nella finale dell’Europeo a Wembley, regno del pallone inglese poco amato da Churchill che non c’è più da anni ma il cui pensiero andrebbe letto e riletto: “In tempo di guerra affidarsi a chi conosce ogni palmo e ogni segreto del territorio nemico può rivelarsi una mossa astuta e vincente”.

Intanto nei corridoi (e non solo) di via Allegri è già partito il toto-nomine. Il primo nodo – cruciale – è legato alla posizione del 59enne Marco Brunelli, segretario generale Figc anche se resta (visibile sul sito ufficiale) la definizione di direttore generale (l’abolizione della figura del dg nelle federazioni voluta anni fa da una riforma del Coni di un Malagò in questi giorni attivissimo come mai e su più tavoli), un “nodo” anche questo che resta da anni, legato com’era a ruolo e incarico di Antonello Valentini, andato in pensione con tanto di buonuscita. Laureato in Economia e Commercio, formatosi a Bologna alla scuola di Nomisma di Romano Prodi, promotore del corso di “Management dello sport” all’Università di San Marino, segretario, poi dg e infine a.d. della Lega serie A, Marco Brunelli volò da Milano a Roma nel febbraio 2019. Gravina era presidente Figc da qualche mese e non fece mistero – almeno a parole e confidenti – di come avesse voluto lui quella nomina. Una candidatura diventata poi assunzione che invece molti hanno sempre ritenuto essere legata ai consigli del defunto Marco Bogarelli, il deus ex machina di Infront e in rapporti assai stretti con Lotito e Galliani. In questi tre anni Gravina e Brunelli non hanno legato molto. Pare che l’insoddisfazione sia sentimento reciproco.

Il segretario/direttore generale potrebbe lasciare entro fine anno la poltrona: correva voce di una sua candidatura (non apicale) per “Milano-Cortina”, nella corsa olimpica erano iscritti tanti candidati alla carica di a.d., non ultimo dei quali Michele Uva che ha un passato anche in Figc proprio come dg e che pare voglia adesso lasciare l’Uefa. Il cammino era partito dalla Parmalat Matera, poi al Parma, alla Lazio, alla Virtus Roma: dopo la candidatura – persa – in Figc del 2016, era “disceso” al Centro Studi della Federcalcio. Poi dg di Coni servizi e poi di Figc. L’ascesa in Uefa come vice-presidente, poi un nuovo ridimensionamento: assai legato a Andrea Agnelli in passato vicino a Ceferin, ora è direttore di “Football & Social Responsability”. Un posto a Nyon dallo scorso anno ce l’ha anche Gravina: dopo essersi lasciati non tra rose e fiori, nel 2021 nelle parole del presidente federale si scorgeva una sorta di parziale riavvicinamento. Il passato è però passato. Il futuro invece bussa alle porte. Il capitolo “Milano-Cortina” ad esempio è stato denso di candidature, spifferi e bruciature, nodo complesso rimandato al post elezioni. Il posto è per il designato Andrea Abodi (leggi qui), bruciato anni fa nella corsa alla presidenza Figc e qualche mese fa per la poltrona di presidente di Lega serie A. Abodi correva, e chissà se ancora, anche per la poltrona di futuro ministro o sottosegretario allo Sport. Intanto, pare abbia caldeggiato a Gravina il nome del possibile sostituto di Brunelli: Paolo Bedin, attualmente direttore generale del Vicenza e per anni dg della Lega serie B. È lì che con Abodi ha lavorato a stretto contatto: l’ex presidente della Lega B stima molto Bedin che anni fa avrebbe dovuto sostituire Giovanni Grazioli all’Aic. La girandola era complessa, rientrava nel presunto “patto elettorale” fissato dal candidato Gravina prima dell’assunzione al soglio di via Allegri: Grazioli sarebbe entrato – come poi è successo – al “Club Italia” liberando la poltrona di dg all’Associazione italiana calciatori. Poi però, l’ha mantenuta. Anche Grazioli comunque corre adesso per la poltrona di segretario in via Allegri.

Intanto, nella clessidra della Figc la sabbia scende. In attesa di sciogliere il nodo Brunelli che qualche anno fa provò a sistemarsi all’Inter e che è in ottimi rapporti con Roberto Ghiretti (l’ex dg della Lega Pallavolo a Parma è titolare di un apprezzato studio di consulenza sportiva), Gravina conta comunque di nominare presto due vice-segretari. Se Brunelli restasse, il suo perimetro d’azione verrebbe ancor più “delimitato”, per non dire depotenziato. È una scelta importante, delicata, dirimente, dirompente. L’attuale vice-segretario, l’esperto di carte e regolamenti federali Antonio Di Sebastiano (uomo che in passato più di qualcuno aveva sostenuto e sussurrato essere assai vicino a Lotito e Tavecchio), sta per andare in pensione. Però non è detto che scelga di andarci. Potrebbe restare in Figc, nel ruolo di vice-segretario lui che nel 2006 fu nominato segretario dal professor Guido Rossi, commissario straordinario della Figc scossa dall’esplosione di “Calciopoli”: Francesco Ghirelli – attuale presidente di Lega Pro e vice-presidente Figc – fu costretto alle dimissioni dopo la pubblicazione di una serie d’intercettazioni. Segretario fino al 2019, poi vice con l’avvento di Brunelli: Di Sebastiano potrebbe quindi restare, mantenere il ruolo di vice e potrebbe essere affiancato.

Invece di un vice-segretario, potrebbero essercene due. Anzi, addirittura tre se Di Sebastiano non andasse in pensione. Comunque ci sarebbe un vice per questioni regolamentari, legali, amministrative e di giustizia sportiva, un altro legato all’aspetto commerciale e business. Per il primo profilo il candidato più forte è Ilaria Gioia, in passato al “Coordinamento Operatività e Servizi” e adesso agli “Affari legali”. Da sempre molto attiva, lavorativamente assai apprezzata ai tempi del duo Tavecchio-Lotito, già componente dell’ufficio giuridico Federcalcio, molto stimata da Giancarlo Abete: nel 2013 una sua nomina al settore giovanile e scolastico però pare fosse stata voluta da Uva per “limitarne” il raggio d’azione. Pare, disse all’epoca qualcuno, che quella scelta federale fosse stata compiuta anche per “tamponare” l’asse Michele Acampora (ex Digitalia08)-Antonello Valentini: verità o meno, di acqua e di persone ne sono passate sotto i ponti romani. Capo della segreteria del presidente federale Tavecchio, all’arrivo del commissario fu parcheggiata in Procura federale. Qualche anno dopo Ilaria Gioia entrò però nel “tavolo di lavoro” voluto da Gravina, inserita nella commissione “Governance” guidata da Giancarlo Gentile e nella quale sedevano anche Casamassima e Di Sebastiano. Per l’altra poltrona di vice il nome che circola con più insistenza è quello di Giovanni Valentini – figlio di Antonello Valentini e nipote di Giovanni, ex direttore de “L’Espresso” ed ex vice direttore de “la Repubblica” – che in Federcalcio è arrivato nell’estate 2109 dopo il percorso Pubblitalia-Coni-Infront. Attualmente è il responsabile dell’ufficio commerciale della Federazione ed è – ma è solo un inciso – amico d’infanzia di Salvo Nastasi, segretario generale del Ministero dei Beni Culturali e fresco di designazione quale presidente Siae: nella Siae fino a due mesi fa il ruolo di direttore generale era ricoperto da Gaetano Blandini, osteggiato da Gravina (era il candidato di Lotito) ma eletto a febbraio consigliere indipendente della Lega serie A e assai vicino alle posizioni del neo-presidente Lorenzo Casini. Salvo Nastasi è stato il segretario del Ministero dei Beni Culturali guidato dall’uscente Dario Franceschini e anche in tempi recenti aveva fatto da pontiere e ambasciatore non solo nei rapporti tra Gravina e l’esponente di spicco del Pd, ma anche per “svelenire” i rapporti tesi tra Figc e Lega serie A, vedasi ad esempio endorsement di Urbano Cairo. Gravina – che è rimasto in ottimi rapporti con il papà Antonello, al quale è legato da vincoli di amicizia e riconoscenza, anche per i tanti anni di esperienze comuni in azzurro – avrebbe in animo di affidargli l’incarico di vice-segretario, sebbene il nome di Giovanni Valentini corra (ancora) anche per quello di segretario/direttore generale. Un incarico però per il quale sono in lizza anche altri.

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Corre per l’incarico Paolo Bedin, nome pare sussurrato da Abodi a Gravina. Corre Giovanni Grazioli, giornalista, prima segretario generale dell’Aic (l’associazione calciatori il cui presidente Umberto Calcagno è anche vice-presidente vicario Figc) e poi diventato direttore generale Aic, carica che ricopre insieme a quella di coordinatore delle relazioni istituzionali della Figc in seno al “Club Italia”, nominato da Gravina nel 2019: Gravina è anche presidente del Club Italia. Un’altra candidatura sarebbe quella dell’avvocato Giancarlo Viglione, il coordinatore delle segreterie degli organi di giustizia sportiva Figc ma sostanzialmente il consigliere più stretto dell’attuale presidente federale. L’ultima foto pubblica che li ritrae assieme è dell’estate. Insieme in tribuna a Castel di Sangro: mentre il Napoli giocava un’amichevole contro una squadra spagnola, mentre Aurelio De Laurentiis entrava in campo per redarguire l’arbitro, Gravina e Viglione leggevano un fogliettino. Che fossero appunti sull’imminente e annunciata “rivoluzione epocale” nelle stanze della Figc?

 

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