Brescia e Trapani, calcio e basket, Gravina e Petrucci: il papocchio si ingrossa tra norme, misteri e silenzi

“Il processo sportivo nel calcio, norme e procedura” e “la figura dell’agente sportivo nel calcio e nello sport, norme e regolamenti” (la seconda parte merita approfondimento a parte, la situazione è torbida e velenosa assai): è questo il titolo del convegno tenutosi nel salone d’Onore del Coni a Roma appena tre giorni fa (23 maggio). All’apertura dei lavori, il presidente (uscente) del Coni Giovanni Malagò ha rilevato come «nell’ambito della giustizia sportiva siano stati fatti moltissimi passi in avanti in questi dodici anni». Nel salone c’erano, con avvocati e agenti, tanti componenti della giustizia sportiva federale ai quali l’invitato ministro Abodi ha inviato un bel messaggio istituzionale: non c’era però (era stato invitato) il procuratore della Federcalcio Giuseppe Chinè che in questi giorni avrà ben altre gatte da pelare. C’era invece il Procuratore dello Sport presso il Coni (il prefetto Taucer) e tra i relatori c’era, of course, il capo dell’Ufficio giuridico Figc Giancarlo Viglione, il braccio destro e sinistro del presidente federale Gravina che, costretto da impegni Uefa (è vice-presidente), dalla Svizzera ha inviato un video-messaggio sintetizzato da questa frase: «Solo attraverso una solida base normativa condivisa e aggiornata possiamo garantire equità, trasparenza e rispetto delle regole». Norme solide per garantire equità, trasparenza e rispetto delle regole, già. Ogni considerazione la lasciamo al lettore: si può almeno dire che nei saloni del Coni sia andata in scena una giornata, e una descrizione dello stato dell’arte, surreale?

Appena il giorno prima (a una settimana dalla fine della stagione regolare di B, venti giorni dopo il gong a quella di terza serie…), la Procura federale Figc aveva deferito il Brescia (serie B) e il Trapani (Lega Pro) per le identiche violazioni disciplinari (secondo l’accusa, stesse scadenze temporali e stesse inadempienze) mandandole a processo con la “probabilità” – secondo il codice di giustizia sportivo e secondo le Noif – di ricevere in termini di sanzioni le identiche penalità, però con la differenza (sostanziale) che la sentenza sul Brescia modificherebbe la classifica di fine stagione incidendo nella lotta salvezza (playout ancora da giocare, ancora non si sa tra chi, ancora non si sa quando, ma questo è un dettaglio… vero presidente Gravina? vero ministro Abodi? vero presidente Malagò?) mentre per il girone di C di Lega Pro la probabile penalizzazione (per le inadempienze di febbraio) del club siciliano non intaccherebbe i risvolti della classifica archiviata (il 27 aprile, un mese fa) all’ultima giornata: anche col -4 il Trapani non sarebbe finito né in serie D e nemmeno ai playout…(le precedenti puntate sul papocchio in serie B qui e qui)

Immaginarsi allora il sospiro di sollievo che avranno tirato il presidente federale Gravina e l’ex figlioccio Matteo Marani (tra i due è sempre più diplomatico gelo), il presidente di Lega Pro che già nel corso di questa stagione si è visto togliere due squadre (Taranto e Turris) nel bel mezzo della competizione con classifica cambiata e corsa promozione influenzata (eufemismo), senza dimenticare le altre penalizzazioni in corso. E come dimenticare poi l’inchiesta sul Foggia e il fallimento della Lucchese? Con un sospiro di sollievo doppio: e già, perché il Trapani all’ultima di campionato aveva perso in casa per 0-3 col Catania vedendo così sfumare la possibilità di agganciare i playoff promozione.

A ripensarci, una gran fortuna per le istituzioni calcistiche italiane, scampate a un disastro (e scempio) ben peggiore: e se il Trapani del patron romano Valerio Antonini avesse agguantato i playoff e poi, come avvenuto, si fosse scoperto (nel caso del Trapani con autodenuncia, però solo poche ore dopo scoppio del caso Brescia), che il Trapani avrebbe dovuto scontare una penalizzazione? Non sarebbe stata inficiata la griglia playoff? Non sarebbe nata una cascata di ricorsi? Meno male, avranno pensato i padroni del vapore, sospirando poi ancora una volta davanti a un altro tremendo pensiero, scorso con un brivido freddo: e se poi il Trapani, dopo aver ottenuto i playoff, fosse stato ancora in corsa, e magari adesso lì, nel lotto delle quattro semifinaliste che proprio in questi giorni stanno giocandosi la B. Che decisione avrebbero preso, cosa avrebbero dovuto dire (“scusateci, dobbiamo rifare tutto daccapo”), cosa avrebbero pensato e fatto le società eliminate? Ne sarebbe (probabilmente) nato un altro guazzabuglio, un papocchio-pastrocchio ancor più grande di quello che già è.

Un guazzabuglio che intanto sale e scende dal Nord al Sud, dalla Lombardia alla Sicilia, fino a fermarsi a Roma infilandosi in un imbuto oscuro, come una specie di brodino. Tutto giocato sull’asse Brescia-Trapani, e mica c’è solo il solito pallone a far da guastafeste. E già, perché a volte il destino si diverte a combinarla grossa: tra pochi giorni scatterà la semifinale scudetto di basket tra Trapani Shark (stessa proprietà del Trapani calcio) e Pallacanestro Brescia. «Andiamo a Trapani con i documenti in ordine», ha detto ironicamente ieri l’altro il patron della squadra bresciana, Mauro Ferrari. A chi gli chiedeva, «ci andate col charter?», avrebbe invece ripetuto, con un sorriso laconico e beffardo: «Ci andiamo coi documenti in ordine», mettendo così sulla metà campo cestistica la stessa palla avvelenata e oscura che sta rimbalzando in questi giorni in quella calcistica. E già perché il Trapani (basket) sempre il 22 maggio – cioè il giorno prima del convegno sul diritto sportivo al Coni – ha ricevuto una penalizzazione di 4 punti decisa e comminata dal consiglio federale governato e amministrato dal monarca del basket italiano (Gianni Petrucci) in base alle risultanze comunicate da Comtec (è la Covisoc calcistica).

Nel silenzio e stupore generale, generato qualche ora prima dalla convocazione di un consiglio federale straordinario Fip (caso più unico che raro), il presidente federale metteva così ai voti la penalizzazione al Trapani basket, sanzione di -4 da scontarsi nella prossima stagione cestistica, rimandando poi gli atti alla Procura della Federbasket “per gli adempimenti di competenza”, così recita il comunicato ufficiale diramato poi dalla Fip. Una sentenza fulminea, mica presa da un tribunale sportivo federale. No. Presa da Petrucci e dal suo consiglio federale, quasi come se Petrucci (presidente del Coni per quattro quadrienni, attuale vice-presidente esecutivo della Salernitana e in questi giorni gran cerimoniere delle trattative per il nuovo presidente del comitato olimpico) volesse dire: guardate come sono bravo, io faccio tutto subito, non sto mica a perdere tempo, non sospendo, non congelo, non aspetto la procura, insomma io decido e basta… Roba da mettere in sottofondo una strofa della famosa canzone (“Il gatto e la volpe”) di Bennato… Roba che nemmeno a tempi di Ceausescu in Romania, roba che nemmeno Kim in Corea del Nord adesso. Dove è la separazione tra potere esecutivo e potere giudiziario? Non è violato il principio democratico, non può essere considerato illegittimo tale comportamento? Si dirà: è previsto dalle norme e dallo statuto federale. Ma è possibile che sia stata fatta passare questa norma statutaria in una (o più) federazioni? Il ministro Abodi non ha nulla da dire, e nulla su cui intervenire? Due anni fa fece approvare in Consiglio dei Ministri una norma che stabiliva «sulla linea guida di efficienza e trasparenza, la visibilità nelle classifica delle penalizzazioni della giustizia sportiva soltanto al consolidamento delle sentenze, quindi una volta che sono passate in giudicato. Questo avverrà anche durante il campionato, ma solo se c’è una sentenza passata in giudicato, per evitare che di volta in volta i punti vengano tolti e rimessi». Un intervento rivelatosi – basta dare un’occhiata a quanto successo in questa stagione – totalmente inutile, inefficace, inappropriato. Una carezza. Da mesi il ministro parla di interventi imminenti che riscrivano e delimitino il potere e i confini della giustizia sportiva: per ora restano parole, davanti alle quali il caso Brescia nel calcio, e il caso Trapani nel basket, scoloriscono. Le federazioni (e i loro organi di giustizia) sono enclavi, che hanno il potere di decidere la vita e la morte dei club (pensate solo al pitere discrezionale del patteggiamento), il sistema dei controlli economico-finanziari poi è come un castello di sabbia, esposto a discrasie nei tempi e nelle modalità tra i controlli, e le competenze, statali e federali. Nella sabbia c’è finito, nel giro di pochi giorni, anche il caso Trapani basket.

Sottolineato come la vicenda specifica sia stata trattata (e molto dettagliatamente) dal sito “Pianeta Basket” (leggi qui e qui), andiamo un attimo a (ri)leggere il comunicato ufficiale della Fip. “Il Consiglio Federale, riunitosi oggi in seduta straordinaria, visto il verbale redatto in data odierna dalla Commissione Tecnica di Controllo (Com.Te.C.) sulla base dei riscontri effettuati dall’Agenzia delle Entrate e comunicati con nota del 16 maggio, ha sanzionato la società Trapani Shark con quattro (4) punti di penalizzazione in classifica per irregolarità amministrative relative al corretto adempimento di versamenti Irpef ed Inps. La sanzione verrà applicata nella stagione sportiva 2025-2026 così come previsto nella sezione 11 comma 5 lettera B del Manuale per la Concessione delle Licenze Nazionali Professionisti”. 

Quali sono le irregolarità amministrative che la Comtec ha rilevato sulla scorta dei riscontri dell’Agenzia dell’Entrate, e comunicati il 16 maggio, cioè sette giorni dopo quelli che l’Agenzia delle Entrate aveva comunicato per il Brescia, facendo così scattare la nota Covisoc che avrebbe portato il 17 maggio la Procura federale a segnalare la fulminea chiusura indagini, a sole 24 ore dalla disputa del playout Frosinone-Salernitana, avviando così il percorso verso l’inferno del Brescia, e almeno verso il purgatorio per la Sampdoria? Quando sarebbero state commesse, per quale prevista finestra di adempimenti? Come si spiegano, e a cosa si riferiscono, i 4 punti di penalizzazione (da applicarsi alla stagione successiva)? Domande legittime, che si legano alla lettura (e rilettura) del Manuale delle licenze del basket tricolore. Perché il Manuale prevede delle finestre temporali precise per ogni adempimento, abbinando le relative (e conseguenti) sanzioni per ciascuna infrazione.

A differenza della Procura Figc e della Federcalcio, nel basket non c’è nemmeno stato un comunicato di chiusura indagini, non c’è stata nemmeno una comunicazione di deferimento, non c’è stato nemmeno un processo. Insomma, ma ci dovrà pur essere (saremo stati noi non all’altezza nel trovarlo?), non è stato ufficialmente pubblicato (in maniera visibile, in ossequio alla trasparenza) un comunicato. Restano così i legittimi interrogativi: il Trapani basket è “cascato” nella (presunta) truffa della società milanese che ha venduto crediti di imposta inesistenti anche al Brescia calcio di Cellino e al Trapani Calcio di Antonini che è il proprietario anche del Trapani basket? E il Trapani basket ha utilizzato questa forma di versamento solo da marzo, non come il Brescia e lo stesso Trapani calcio (la proprietà è la stessa) che invece lo hanno fatto – c’è un comunicato ufficiale di deferimento della Procura Figc a spiegarlo – anche per gli adempimenti di febbraio?

A non far luce sulla questione anche il comunicato della Lega serie A di basket che, laconicamente, il 22 maggio (il giorno cioè nel quale la Fip comminava i 4 punti), scriveva: “La LBA prende atto del Comunicato con cui il Consiglio Federale, sulla base dei controlli effettuati dalla Comtec e dei successivi riscontri della Agenzia delle Entrate,  ha comminato alla società associata Trapani Shark la sanzione di 4 punti di penalizzazione per irregolarità amministrative e ha rimesso gli atti alla Procura Federale per gli adempimenti di competenza. La LBA prende altresì atto che, richiamando l’art. 11.5, lett. b), del Manuale per la Concessione delle Licenze Nazionali Professionisti, il Comunicato Federale precisa che la sanzione verrà applicata nella stagione sportiva 2025/2026. Ai sensi della richiamata norma, infatti, per inadempienze commesse dal 1° marzo al 30 giugno “la penalizzazione si applica per essere scontata nella stagione sportiva successiva 2025/2026. Alla luce di quanto precede, la LBA ribadisce pertanto che i playoff della stagione sportiva 2024/2025 in corso proseguiranno come già programmati”. Un bel sospiro di sollievo (l’ennesimo), nel silenzio generale. Non una parola del presidente Gandini né della Lega, nemmeno per chiedere chiarimenti; non una parola di uno (almeno uno) dirigente di una delle altre società di basket di serie A. Niente di niente. Almeno fino alle parole del patron del Brescia, Ferrari («A Trapani ci andiamo con i documenti in ordine»).

Sul sito della Lega basket la pubblicazione del comunicato del Trapani Shark di Antonini avrebbe provocato (almeno in noi) stupore e sconcerto. Perché il 22 maggio la nota del club scriveva, tra l’altro: “Considerando che al momento sono stati ugualmente applicati 4 punti di penalizzazione per la prossima stagione alle due società dalle rispettive federazioni, la Trapani Shark Srl sta preparando con i suoi legali la difesa, per dimostrare la totale estraneità da tentativi illeciti e per dimostrare altresì il danno subito che già di per sé è notevolmente afflittivo, col tentativo di vedere eliminata tale penalizzazione”. Cioè il club di Antonini il 22 maggio scrive(va) che Brescia Calcio e Trapani calcio hanno già ricevuto una penalizzazione di 4 punti…

In realtà, il 22 maggio la Procura Figc di Chinè ha solo comunicato l’avvenuto deferimento dei due club calcistici. Il processo (il primo grado federale è il 29 maggio) deve ancora essere celebrato, le sanzioni devono ancora essere irrogate. Ci sono, su carta, solo i (pesanti) capi d’accusa. Per il Brescia e i suoi legali rappresentanti (Massimo e Edoardo) Cellino “per non aver ritualmente assolto agli obblighi di versamento, entro il termine del 17 febbraio 2025 di quota parte delle ritenute Irpef e dei contributi Inps, relativi alle mensilità di novembre e dicembre 2024 e gennaio 2025, ed entro il termine del 16 aprile 2025 delle ritenute Irpef e di quota parte dei contributi Inps relativi alla mensilità di febbraio 2025, mentre il Trapani e i suoi rappresentanti legali (Valerio Antonini e Vito Giacalone), “per non aver ritualmente assolto agli obblighi di versamento, entro il termine del 17 febbraio 2025 delle ritenute Irpef e di quota parte dei contributi Inps, relativi alle mensilità di novembre e dicembre 2024 e gennaio 2025, ed entro il termine del 16 aprile 2025 delle ritenute Irpef e di quota parte dei contributi Inps relativi alla mensilità di febbraio 2025”. Quindi, inadempimenti simili (il Brescia a febbraio però una parte dei versamenti Irpef li ha versati in soldoni) e stesse finestre temporali. Tra l’altro, è stato il Trapani calcio a auto-denunciarsi con un comunicato il 18 maggio, cioè poche ore dopo la deflagrazione del caso Brescia (sempre da ricordare come l’Agenzia delle Entrate abbia comunicato il responso sui versamenti del Brescia il 9 maggio, il 9 maggio era di sabato).

Una vicenda che conserva tratti poco chiari: quella del basket contribuisce a renderla, ancor più, una vera e propria sceneggiatura da brividi. In assenza di documenti ufficiali, ci ha però pensato il patron del Trapani (calcio e basket) a spiegarla, a modo suo, almeno sul versante cestistico. In una diretta live da Las Vegas (per antonomasia capitale del gioco d’azzardo e dei casinò), ha tra l’altro, detto: «…A febbraio non avevo messo il basket, avevo pagato regolarmente le imposte di novembre e dicembre. Per quello che riguarda la scadenza di aprile fidandomi – perché per due mesi mi era stato detto che era tutto apposto nel cassetto fiscale (sempre per quanto riguardava il calcio), nessuno ci aveva mai comunicato nulla – sono caduto, sempre in buona fede, in questa ulteriore truffa di compensare altri crediti /inserendo quelli del basket. Credo sia talmente evidente il tema che andare subito a togliere – come fatto dalla Federazione – quattro punti per il campionato prossimo che si gioca tra cinque mesi, secondo me è un’azione abbastanza preventiva e molto afflittiva. Il regolamento parla chiaro, l’unica cosa che poteva fare la Federazione è darci quattro punti. Con una procedura non idonea, è stata la decisione presa dal Consiglio Federale. L’avvocato mi dice che è una procedura abbastanza inusuale e mai avuta prima negli ultimi 30 anni. Anche qui facciamo giurisprudenza. Si è cercato di dare un colpo alla reputazione. Sono convinto che una volta che sarà dimostrata la buona fede, i quattro punti verranno cancellati anche in corso d’opera».

Chissà, dopo aver dato i quattro punti al Trapani nel consiglio federale e inviato poi gli atti alla Procura federale (il capo della Procura Federbasket è l’avvocato Marco Lucente), potrà anche succedere che il presidente Petrucci, in ossequio ai poteri normativi e statutari del basket tricolore, cancelli i quattro punti per la prossima stagione. Perché sorprendersi? Perché pensare di essere all’anno 2025 e non invece ai tempi del feudalesimo, dove il regnante amministrava anche la giustizia e poteva dispensare pene e grazie? Nello sport italiano attuale del resto tutto può accadere, specie quando il potere della giustizia sportiva, e l’azione di controllo sugli adempimenti, sono totalmente “domestici”. Se poi, come avvenuto nel basket, il potere esecutivo (come se fosse il Consiglio dei ministri) si veste anche da potere giudiziario (comminando sentenze senza che vi sia stato almeno un processo), beh, perché stupirsi? Se è consentito…

Intanto, oggi nel corso del consiglio federale il presidente Figc Gravina dirà qualcosa sul caso Brescia, dirà qualcosa soprattutto sul congelamento dei playout? La questione, che non era tra i punti all’ordine del giorno, sarà infatti posta dal presidente della Lega serie B Paolo Bedin che il 18 maggio (a ora di pranzo) ha sospeso la disputa del playout. Poteva farlo, ma magari con una deliberazione del consiglio direttivo avrebbe avuto più forza. Poteva farlo, ma magari fissando un’altra data (in attesa della definizione delle contendenti: in ballo ci sono il sornione Frosinone che se ne sta defilato, mai sottovalutare il peso politico e non solo sportivo di Stirpe, la Salernitana che adisce tribunali e collegi senza un apparente filo logico e appigli, la resuscitata Sampdoria e il malcapitato Brescia) e non invece congelando sine die? La decisione presa e comunicata il 18 maggio (il 19 doveva disputarsi l’andata tra Salernitana e Frosinone) di certo gli sarà stata “caldeggiata” da qualche piano del palazzo in via Allegri. La sua posizione (cioè quella di Bedin) sarebbe poi stata blindata dalle dichiarazioni successive del ministro Abodi (per 8 anni è stato il dg della B guidata dall’ex ministro): «La decisione di Bedin di sospendere la disputa del playout è stata una scelta saggia ed equilibrata». Ricevuto il paracadute lanciatogli dal Palazzo (sportivo e politico), Bedin attenderà ora un segnale dalla Figc: quando fissare la disputa del playout? Bisognerà attendere il secondo grado di giudizio, e magari andare anche dopo la pausa delle nazionali, prima di far giocare una doppia sfida (e tra chi?) che mette in palio la salvezza in serie B?

Domande in attesa di risposte, mentre si attende sempre il varo dell’Autority, cioè l’organismo che esattamente un anno fa il ministro dello sport Andrea Abodi aveva portato all’esame del Consiglio dei Ministri e che, dopo il decreto legge (31 maggio 2024), è stato convertito in legge dello Stato (luglio 2024).

L’Autority, (istituzione osteggiata da Malagò, Gravina e Petrucci; Petrucci però, dopo solo pochi giorni, avrebbe cambiato idea, plaudendo all’iniziativa) avrebbe dovuto entrare in funzione già da mesi. Anzi, poteva essere attiva da un anno. I decreti legge infatti sono immediatamente efficaci, e la “gara” per i membri non era obbligatoria. E invece, mentre la Covisoc perdeva pezzi (presidente e tre componenti dimissionari in segno di protesta), l’Autority di Abodi è rimasta per un anno un’idea su carta, mentre sulla carta cambiavano i nomi dei suoi componenti (sarà Lago il presidente, o toccherà al capo di Gabinetto di Abodi, il magistrato Atelli)?, in una furiosa battaglia tra desiderata, raccomandazioni e sponsorizzazioni; una battaglia poco sportiva e assai politica, sulla quale il ministro Giorgetti avrà l’ultima parola. Dicono che la prossima settimana i nomi della “short list” saranno sottoposti al vaglio delle commissioni parlamentari: entro fine estate, forse, potrebbe anche entrare in funzione. L’Autority avrebbe dovuto sottrarre il controllo delle verifiche sugli adempimenti dei club professionistici di calcio e di basket a Covisoc e Comtec, cioè gli organi di controllo delle federazioni dove regnano da anni Gravina e Petrucci, sostenuti e legittimati dalla loro corte di norme, codici, giudici e regolamenti. Due amici di vecchia data che, due anni fa a Rivisondoli, in occasione di un convegno intitolato “Il calcio di domani”, si spalleggiavano scambiandosi complimenti e carezze (leggi qui). Il caso Brescia, e il doppio caso Trapani, dimostrano (sia chiaro, norme, codici e statuti lo consentono) che il calcio e il basket sia sempre, e ancora, cosa loro.

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