Arbitri e soldi, audit della Figc anche sull’Erasmus arbitrale. L’Aia e l’accordo con una società che ha lo squalificato Gavillucci tra i soci

Intanto mercoledì il presidente Zappi sarà interrogato dal procuratore Chinè sull'inchiesta relativa a presunte pressioni. Resta la lente di ingrandimento su spese e iniziative dell'associazione. La Referee Abroad Limited inglese e la nuova Referee Abroad Ssd italiana
Zappi con Affinito (alla sua destra) e Gavillucci (alla sua sinistra) nella riunione a Coverciano a febbraio 2025 (foto dal sito Aia)

Mentre si definisce il varo della “Pgmol italiana”, l’organizzazione arbitrale professionistica che avrà come azionisti Figc, Lega serie A e Lega B staccandosi così dall’Aia, progetto e varo a cui stanno da tempo lavorando il segretario generale federale Marco Brunelli coadiuvato da Giancarlo Viglione (capo ufficio giuridico Figc), Gianluca Rocchi (attuale designatore della Can A-B e futuro direttore dell’organismo) e dirigenti delle due leghe professionistiche (progetto e decisione anticipate due mesi fa, leggi qui) con il presidente federale Gabriele Gravina che ormai anche ufficialmente ha lanciato il countdown («sono favorevolissimo all’autonomia. Gli arbitri sono già usciti dal consiglio federale e mi auguro che dall’1 luglio 2026 ci sia una nuova società autonoma con dei soggetti azionisti», così nell’intervista al “Corriere dello sport” del 3 dicembre), mentre il presidente dell’Aia Antonio Zappi si prepara a rispondere alle domande (interrogatorio fissato a mercoledì, dopo una richiesta di leggero slittamento) del capo della Procura federale Giuseppe Chinè che il 19 novembre gli ha notificato (l’altro destinatario è Emanuele Marchesi del Comitato Nazionale) l’avviso di conclusione indagini che fa pesantemente pendere sul suo capo precise (e gravi) responsabilità tanto da lasciar presagire un deferimento (come annunciato, leggi qui) che potrebbe portare anche al commissariamento dell’Aia (sull’ipotesi, che balena da mesi, il presidente federale ha scelto la linea della prudente attesa («commissariamento? Non corriamo troppo. Zappi per ora ha ricevuto solo una comunicazione di conclusioni indagini»), mentre è in fase embrionale l’indagine della procura federale sul componente del Comitato Nazionale Pierpaolo Perrone, autore di un audio diventato virale nel quale addossava tutte le colpe alla Figc per la sospensione (forzata) di tutte le attività (compreso i raduni) perché l’Aia, con due mesi d’anticipo, ha terminato il corposo budget annuale messo a disposizione dalla federazione, una vicenda (leggi qui) accompagnata da una serie di mail e da un perentorio aut-aut della Figc nei confronti dei vertici Aia, invitati senza troppi giri di parole a dire la verità, continua in profondità una indagine complessiva sui conti e sulle spese dell’Aia nell’ultima stagione (e non solo).

Un profondo e circostanziato audit (si vuol capire come sono stati impiegati i fondi, se sono state rispettate tutte le procedure, quali sono stati i beneficiari) è infatti partito da settimane e coinvolge, come investigatori, non solo gli uomini del Sin (Servizio ispettivo nazionale, che aveva acceso a fine estate i riflettori sulla vicenda della sezione Roma 2 e sulle “responsabilità del Comitato regionale arbitri al tempo guidato da Massini, ora vice-presidente Aia, leggi qui) ma anche funzionari della Federcalcio. Tra gli spunti di maggiore interesse e su cui s’è posata particolare attenzione c’è quello legato a un progetto – denominato un po’ impropriamente “Erasmus arbitrale” – che da qualche anno vede giovani arbitri italiani dirigere gare di alcuni tornei che si disputano in Europa e anche dall’altra parte dell’Atlantico.

Il progetto Erasmus arbitrale. Nel periodo di esercizio che sta per chiudersi (il 2025), l’Aia aveva selezionato 16 tornei/manifestazioni cui far partecipare giovani arbitri (quasi sempre maggiorenni), accompagnati in ogni trasferta da una qualificata delegazione dell’associazione: 52 arbitri sezionali (impegnati tra Danimarca, Boston e Parigi) e 82 arbitri regionali (Usa, Cipro, Portogallo, Svezia, Grecia) hanno così fatto esperienza all’estero. Nelle indicazioni operative presenti nella nota (15845) che il presidente dell’Aia Antonio Zappi aveva inviato il 7 gennaio scorso (ai presidenti di sezione e dei comitati regionali, al responsabile della “Commissione di studio per l’Erasmus arbitrale” Christian Bellè, al responsabile del Sin Alberto Petrelli e a Stefano Papi della “Commissione esperti amministrativi”) si legge della quota di partecipazione (vitto e alloggio, dai 129 euro per arbitro in Danimarca ai 600 euro, ma con volo incluso, per i tornei negli States), dei requisiti per la partecipazione (età tra i 18 e i 25, conoscenza della lingua inglese), delle modalità per l’inoltro delle domande (sottoposte poi a selezione e valutazione), della regolazione della quota di partecipazione (così nella nota del 7 gennaio 2025 a firma di Zappi: “le spese per la quota di partecipazione e quelle per i voli aerei dovranno essere anticipate dalla sezione di appartenenza del partecipante e potranno poi essere successivamente rimborsate nello stesso periodo di esercizio dall’Aia centrale con uno specifico contributo straordinario”) e, infine, con questa importante specifica.

Il (terzo) soggetto del triangolo. “Sarà cura di Referee Abroad, responsabile organizzativo e prestatore dell’organizzazione arbitrale nei tornei di cui la Sezione è committente, far conoscere ai partecipanti, per il tramite dell’Aia, gli orari dei voli utili per la partenza e il rientro. Si ribadisce che la fee di partecipazione comprende vitto, alloggio, assicurazione a cura dell’organizzatore…mentre per gli Stati Uniti nella fee è incluso anche il prezzo del biglietto aereo, mentre non è compresa l’assicurazione sanitaria che, tuttavia, verrà proposta a tariffe convenzionali da Referee Abroad”.

Ecco così comparire sulla scena di questi “viaggi arbitrali” un altro soggetto: la società “Referee Abroad”, che letteralmente significa “arbitri all’estero” e che partecipa a questa iniziativa denominata, impropriamente, Erasmus arbitrale. Si potrebbe dire, forse, con maggiore aderenza, che la corretta denominazione di questa iniziativa (avviata sotto la presidenza Trentalange, rafforzatasi sotto la presidenza Pacifici che aveva nominato Zappi come delegato, e sviluppatasi poi sotto l’impulso della presidenza Zappi) sia proprio quella di “Arbitri all’estero”. Un’iniziativa che si snoda attraverso una curiosa triangolazione: la Figc che mette i soldi, l’Aia che anticipa le quote, e la Referee Abroad che incassa. Ma cosa è “Referee Abroad”, cosa fa nello specifico, e chi ha le quote di questa società?

La società italiana. Referee Abroad è una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata (srl) costituita il 16 gennaio 2024, iscritta dal 24 gennaio dello stesso anno al registro della Camera di Commercio di Brescia, è attiva dall’1 maggio 2024, ha la sede legale a Brescia e una sede secondaria a Latina, ha tre soci, e un amministratore unico. Da visura camerale l’amministratore unico risulta essere il bresciano Daniele Curcio che detiene anche il 40% delle quote (il capitale deliberato e sottoscritto è di 10mila euro, il versato è pari a 2.500 euro), un altro socio (detiene anche lui il 40% delle quote) è l’ex arbitro della sezione di Latina Claudio Gavillucci, mentre il terzo socio (detiene il 20% delle quote) è il britannico Matthew Peter Day.

E la precedente…inglese. Mattew Peter Day e Daniele Curcio erano soci (al 50% ciascuno) di una società – “Referee Abroad limited” – iscritta nel 2015 nel Registro delle Imprese inglese (Companies House) cancellata (come risulta da documenti scaricati e visionati) il 2 luglio 2019 da una dichiarazione dei due soci: dal 24 settembre 2019 accanto alla sua denominazione c’è scritto “dissolta”. Quindi, quasi cinque anni dopo, i due soci della società inglese hanno costituito una nuova società – “Referee Abroad SSD r.l.” – in Italia, iscrivendola alla Camera di Commercio di Brescia e “chiamando” a bordo anche Claudio Gavillucci. Che, nella sua vita e carriera, ha tracce inglesi.

Il ruolo di Gavillucci e il ritiro tessera. Dismesso dall’Aia alla fine della stagione 2018, fu prima al centro di una lunga e complessa vicenda giudiziario-sportiva, terminata con il “ritiro tessera” per motivi disciplinari da parte degli organi di giustizia dell’Associazione Italiana Arbitri, una vicenda lunga e complessa terminata a suo sfavore con il giudizio (11 marzo 2019) del Collegio di garanzia dello sport presso il Coni (leggi qui) e, dopo il ritiro tessera, decise di trasferirsi a Liverpool, proseguendo così la sua carriera arbitrale in Inghilterra (nel novembre del 2019 divenne arbitro della National League). Tornato in Italia, a distanza di anni è entrato nella nuova società “Referee Abroad SSD” che nella denominazione sembra rievocare quella inglese (“Referee Abroad Limited”) cancellata a fine 2019 dai due soci (Curcio e Day) che sono adesso soci insieme a lui. Nell’oggetto sociale c’è scritto: “la società esercita in via stabile e principale l’organizzazione e la gestione di attività sportiva dilettantistica ai sensi dell’art 7.1, lettera B, D Lgs 36/2021, con particolare riferimento…”.

Erasmus arbitrale o arbitri all’estero? Tornando al cosiddetto Erasmus arbitrale italiano (viene forse usata in maniera impropria e abusiva la dizione “Erasmus” che, come è noto, è invece il programma della Commissione Europea che promuove e finanzia scambi internazionali in materia di studio, cultura e sport e che prevede forme di partenariato che coinvolgono stakeholder stabiliti nell’Unione Europea e negli altri Paesi individuati appartenenti allo See, Spazio economico europeo, e all’Efta, Associazione europea di libero scambio). La direzione, a titolo gratuito, di gare di tornei calcistici per i quali “Referee Abroad SSD” opera in qualità di agente di arbitri (referee agent) viene descritta come partecipazione “a progetti formativi finalizzati alla promozione dell’attività arbitrale giovanile”, con costi a carico dei giovani arbitri e anticipo da parte delle sezioni.

Modalità, costi e spese. Nella richiesta di partecipazione, unico documento con valore giuridico, il presidente della sezione di appartenenza del (giovane) arbitro deve dichiarare “di essere a conoscenza che il prestatore dell’organizzazione del Torneo di cui la Sezione è committente è Referee Abroad – Associazione no-profit (qui il link dell’associazione) e che il responsabile di riferimento per l’evento è Daniele Curcio, presidente, Referee Abroad. Inoltre, viene richiesto di dichiarare di essere “a conoscenza che l’Associazione Italiana Arbitri non è l’organizzatrice dell’evento ed interviene nella presente attività esclusivamente per autorizzare gli associati selezionabili per la partecipazione, secondo le previsioni del Regolamento Aia”.

Ufficialmente, la società italiana (una srl, quindi una società di capitali; quindi non una no profit?) comincia ad operare nel 2024 ma già nel 2023 pare avesse iniziato a fornire “servizi arbitrali” per una serie di tornei. Sotto la presidenza Pacifici, e poi con l’avvento di Zappi, la società ha chiuso l’accordo con l’Aia per l’espletamento di questo servizio (ovviamente dietro corrispettivo).

Per partecipare, gli organizzatori chiedono un pagamento di una retta che andrà a coprire le spese di vitto e alloggio, rimangono a carico dell’arbitro (quindi della sezione) le spese di trasferimento; pertanto, gli accordi tra Aia centrale e sezioni sono: 1) La sezione paga direttamente a Referee Abroud la retta e la società è tenuta ad emettere una ricevuta; 2) l’arbitro, o direttamente la sezione, provvede a fare i titoli di viaggio (se vengono fatti dall’arbitro la sezione lo rimborsa immediatamente).

Chi paga? Chi paga, alla fine della fiera? L’Aia centrale indica una finestra temporale in cui le sezioni devono provvedere a richiedere rimborso per tale attività denominata “Progetto Erasmus” . L’operazione viene fatta in due momenti. Il primo: per poter consentire una efficace pianificazione delle risorse disponibili, le Sezioni interessate al contributo straordinario del “Progetto Erasmus” fanno un’istanza di prenotazione del contributo. Poi, se prenotazione del contributo viene approvata, la sezione provvede a caricare la richiesta con tutti gli allegati. I contributi vengono erogati con delibera del Comitato Nazionale che deve essere assunta entro il 15 ottobre di ogni anno (difatti è già in itinere la programmazione del nuovo “Erasmus arbitrale”). Il Comitato Nazionale precisa che i fondi “saranno erogati nei limiti delle assegnazioni dei fondi federali e delle risorse finanziarie disponibili” e che, in caso di impossibilità di finanziare integralmente tutte le richieste di contributo, le istanze approvate saranno inserite in un piano di riparto che attribuirà in misura percentuale i fondi erogati in ragione della disponibilità delle risorse finanziarie. Ricapitolando, e in sintesi: Referee Abroad SSD (cioè la società che ha come soci Gavillucci, Curcio e Day) incassa; le sezioni anticipano; la Figc paga (pare per una cifra intorno ai 100 mila euro, tra rette e rimborsi).

Domande e il paradosso del partner. Su questi movimenti, e per questi importi, è in atto un audit del Servizio Nazionale ispettivo e degli organi della Figc. Si vuol veder chiaro, capire. Intanto, alcune innocenti osservazioni miste a domande. La prima. “Referee Abroad SSD” a responsabilità limitata può ritenersi un soggetto dell’ordinamento sportivo non essendo affiliata ad alcuna Federazione? È un punto (che ci pare) delicato. Il riconoscimento ai fini sportivi di un’associazione o di una società consegue infatti solo dopo l’affiliazione ad una federazione sportiva o a un Eps riconosciuto dal Coni. Può Gavillucci (che ha legittimamente curato la campagna di comunicazione di Zappi per l’elezione alla presidenza dell’Aia lo scorso anno), “squalificato a vita” dall’Aia, essere socio di una SSD e partecipare a riunioni che si tengono anche a Coverciano, oltre che nella sede Aia? E può l’Aia commissionare servizi a un soggetto gravato da questo provvedimento? Possono essere “autorizzate” prestazioni arbitrali all’estero a titolo gratuito di arbitri per lo più giovanissimi, e le cui prestazioni lavorative sono poi cedute ai vari organizzatori di tornei in assenza di regolamentazione di questi rapporti lavorativi, con riflessi anche in materia di utilizzo (si può usare la parola sfruttamento?) di lavoro minorile e di “safeguarding” degli stessi giovani direttori di gara? Per quanto riguarda le trasferte (come si può leggere dai comunicati sul sito Aia, come esempio leggi qui, qui e qui), i giovani arbitri sono stati accompagnati da una serie di referenti e illustri associati, ad esempio tra questi Orsato, Braschi, Affinito. Ci sono andati a proprie spese?

Ci sembrano situazioni che (almeno) meritano risposte, insieme a un’altra. “Referee Abroad” (che opera anche con altre associazioni e federazioni arbitrali estere) utilizza il marchio Aia sul proprio sito. C’è stata un’espressa autorizzazione, c’è un documento, un atto? La società del trio Curcio-Gavillucci-Day dichiara come Aia sia un suo technical partner. Cioè è l’Associazione italiana arbitri a essere partner di Referee Abroad e non il contrario. Possibile?

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