Ricalcando un copione diventato cliché, Gabriele Gravina ha già fatto sapere che no, lui non lascerà la poltrona di presidente federale nemmeno se la Nazionale dovesse perdere per la terza volta di fila la fase finale del Mondiale di calcio. Stavolta, rispetto alle parole del 2022 quando parlò di gufi (leggi qui) appollaiati sulla sua testa e quando nel 2024 (leggi qui), dopo la figuraccia all’Europeo e le parole del ministro Abodi («bisogna sapersi alzare dalle poltrone, Gravina mi ha confidato che vuole fare un passo indietro ma vuole essere lasciato libero di decidere») rispose per le rime («nessuna intenzione di fare un passo indietro, l’ho detto pubblicamente e anche privatamente al ministro»), il suo ragionamento è stato semplice e, per fortuna, stringato: «Non c’è nessuna norma che lo impone, è un destino che viene individuato e cercato all’esterno della Federazione». È un pensiero che riconduce quindi alla stretta osservanza delle norme federali alle quali il numero uno della Figc ossequiosamente si allinea: sempre buono a sapersi, vuol dire che il palazzo di via Allegri è davvero una casa di vetro…
“Solo chi non cambia mai idea non cambierà mai nulla”: la storica frase pronunciata da Winston Churchill deve invece, e senza dubbio, aver inciso e influito nei suoi pensieri visto che, quando l’Italia del ct Ventura e dell’allora presidente federale Carlo Tavecchio perse lo spareggio con la Svezia (novembre 2017), fu proprio lui a chiedere a gran voce la testa («Tavecchio si dimetta, serve una rivoluzione culturale») del presidente della Federcalcio, presentandosi come il “rivoluzionario” poi eletto. All’epoca Gravina era il presidente della Lega Pro che tra i suoi consiglieri aveva Giancarlo Abete, l’ex parlamentare democristiano, già per tre volte presidente Figc (2007-2014). Fu proprio Abete a veicolare e perorare la candidatura e l’ascesa di Gravina; fece persino da garante a un patto (si narra leggendariamente custodito in una cassaforte da Giancarlo Viglione, attuale capo dell’ufficio giuridico federale) con l’allora presidente della Lnd Cosimo Sibilia che fece un passo indietro. Avrebbero però dovuto darsi il cambio al successivo mandato ma tutto sarebbe però poi andato in carta straccia, compreso i rapporti personali. Nel 2021 Gravina veniva così rieletto (contro il candidato Sibilia) e pochi mesi dopo centrava il suo primo obiettivo, cioè scalzare, disarcionare ed eliminare Sibilia: Lnd commissariata, Giancarlo Abete commissario per pochi mesi e poi eletto (inverno 2022) da candidato unico come presidente, presidente poi riconfermato (sempre da candidato unico) a fine 2024.
C’è uno stretto e complesso rapporto tra Abete e Gravina, il primo ha fatto da mentore e da garante al secondo più volte, e il secondo ha riconosciuto e riconosce al primo un ruolo fondamentale nel mantenimento della propria posizione di potere e controllo; forse qualche leggerissima fibrillazione s’era registrata a luglio del 2024, dopo il flop all’Europeo, quando Gravina aveva inizialmente annunciato la convocazione dell’assemblea elettiva federale per il 4 novembre (tramutata poi in straordinaria con il cambio dei pesi elettorali che nulla hanno cambiato, leggi qui) con Abete che aveva sottolineato come i tempi non fossero corretti né rispettosi delle norme, poi però tutto si è ordinatamente e silenziosamente ricomposto. Tra i due scorre amicizia (magari anche funzionale), qualche bene informato riporta come ci siano state negli ultimi mesi anche nomine, stabilizzazioni e assunzioni, frutto di suggerimenti bipartisan, in Figc e Lnd; di sicuro c’è che Gravina ha manifestato l’intenzione di non prendere esempio da Abete che, nel 2014, dopo l’eliminazione al primo turno dell’Italia al Mondiale, diede le irrevocabili dimissioni.
Il 75enne Giancarlo Abete attualmente è presidente della Lega Nazionale Dilettanti, presidente della “Federcalcio Srl” (è la società che gestisce gli immobili della Figc), presidente della “Lnd Servizi Srl” (cassaforte della Lega Dilettanti il cui amministratore unico è Antonello Valentini, in passato capo ufficio stampa e poi direttore generale Figc ai tempi della presidenza Abete, fu liquidato dalla Federcalcio di Tavecchio con una buonuscita milionaria, ora è a libro paga della Lnd, pare per 50mila euro annui) e presidente della “Lnd Impianti Srl”: per le quattro cariche, riceve una indennità.
Giancarlo Abete, dopo le ultime esternazioni di Gravina (“non lascio, non c’è una norma che me lo impone”) è rimasto in silenzio. Da “padre nobile” del calcio italiano, continua a navigare nel mondo dei Dilettanti, partecipando a eventi e manifestazioni senza mai perderne il passo; sempre il sorriso, sempre una parola buona, sempre quel suo imperscrutabile sguardo: tra le ultime partecipazioni, si segnala quella denominata “Lnd Quarto tempo”, una tre giorni svoltasi ad ottobre a Ferrara organizzata dalla Lega Dilettanti grazie al lavoro in trasferta svolto dal presidente del Comitato regionale Abruzzo Ezio Memmo (aveva organizzato anche la prima edizione: dicono sia un fedelissimo di Gravina e che tra i rispettivi figli ci sia un legame di amicizia) caratterizzata da una valanga di partecipanti, testimonial, relatori e (anche) da costi che avrebbero superato i 400mila euro.
Quanto hanno messo gli sponsor e quanto invece la Lega Dilettanti per questa manifestazione che, tra l’altro, il presidente del Comitato Emilia Romagna Simone Alberici avrebbe voluto far svolgere in un altro capoluogo della sua regione?
Sarebbe forse una domanda da rivolgere al presidente Abete che intanto, proprio nell’ultimo fine settimana, è stato a Matera dove si è svolta un’altra “tre giorni”, stavolta in occasione della riunione del consiglio direttivo Lnd. Insieme a Giancarlo Abete e ai componenti del direttivo, c’era naturalmente anche l’avvocato pugliese Luigi Barbiero, che (da parecchi anni) è il coordinatore del Dipartimento Interregionale, organo che ha raccolto nel 2011 le ceneri del Comitato Interregionale e che di fatto gestisce la serie D. «Scelta migliore non poteva esserci: con la rielezione di Abete non si premia solo il lavoro e la professionalità, ma una visione gestionale futurista (sì, proprio così c’è nella dichiarazione ufficiale, futurista e non futuristica: forse l’avvocato pensava a Marianetti…) che ha saputo passare momenti assai delicati»: così l’avvocato Barbiero in occasione della rielezione (sempre da candidato unico) di Abete come presidente della Lnd il 23 settembre del 2024.
Due anni prima (4 novembre 2022) l’avvocato Luigi Barbiero veniva confermato (come si evince dal comunicato ufficiale della Lnd, leggi qui) dal presidente Abete quale coordinatore del Dipartimento Interregionale della Lnd, al termine dell’assemblea elettiva delle società di serie D. «Ringrazio il presidente della Lnd Giancarlo Abete che ci consente di operare in totale sintonia su percorso e obiettivi e soprattutto per la fiducia nei miei confronti. Da parte mia continuerò a mettere in campo il massimo impegno, passione e professionalità, con l’importante supporto di tutti consiglieri». Queste le parole dell’allora riconfermato (da Abete) Luigi Barbiero, confermato come coordinatore del Dipartimento Interregionale al termine del voto che aveva espresso i nove eletti al Dipartimento, divisi (tre ciascuno) come espressioni delle aree (Nord, Centro, Sud) geografiche del Belpaese. L’avvocato Luigi Barbiero è anche docente di un corso (“Diritto dell’Economia dello Sport”) organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Macerata.
Nel curriculum depositato, si legge come dal ’90 al 2002 sia stato “dirigente di numerose società sportive”, che dal 2013 sia “capo delegazione della Rappresentativa nazionale di serie D” e dal 2009 “coordinatore del Dipartimento Interregionale”. In realtà prima era il Comitato Interregionale, ma non è questo il punto principale di una questione che invece da mesi corre e scorre velenosamente nel mondo calcistico tricolore, in special modo nell’ambiente del Nazional Dilettanti. La domanda che corre è: ma l’avvocato Luigi Barbiero ha i titoli per (continuare a) essere il coordinatore del Dipartimento? Il presidente Giancarlo Abete poteva, nel rispetto delle norme e dei regolamenti, confermare l’avvocato Luigi Barbiero nel ruolo (delicato, apicale) di coordinatore del Dipartimento Interregionale, cioè responsabile della gestione organizzativa della serie D e dei campionati giovanili, minori e delle rappresentative nazionali dilettanti?
Il comma 2 dell’articolo 22 del Regolamento Lnd (l’ultimo aggiornamento del 7 giugno 2025 è pubblicato sul sito della Lnd) contempla il caso della decadenza automatica dalla carica di coordinatore e/o dei componenti del Dipartimento, in caso di mancanza (o assenza, o perdita) dei requisiti essenziali e fondamentali, tra cui c’è quello di essere rappresentanti di una società che aderisce ai campionati di competenza (dunque o serie D, o campionati juniores). C’è espressamente scritto, e disposto. “Il coordinatore referente e i componenti il consiglio del Dipartimento decadono automaticamente dalla proprie cariche se perdono la qualifica di dirigente di società aderente al Dipartimento Interregionale”.
La questione affonda nell’attualità perché sarebbero arrivate alla Lnd (e anche al presidente Abete, pare anche a Gravina) segnalazioni sulla posizione di Barbiero che, secondo alcune verifiche effettuate, non sarebbe perfettamente in regola. Non risulterebbe cioè tesserato (o non più tesserato) per alcuna società affiliata al Dipartimento. Secondo queste risultanze, Barbiero non era tesserato al momento della sua elezione tra i nove del Dipartimento e poi all’atto della sua nomina a coordinatore (come riporta il comma 1 dell’articolo 22, “il presidente della Lnd nomina un proprio coordinatore-referente tra i nove eletti rappresentanti le società, sentiti gli stessi”): se fosse così, dovrebbe decadere (o essere già decaduto) automaticamente dall’incarico, un incarico che ricopre da (parecchi anni). Anche rispetto alle nomine precedenti ricevute dai precedenti presidenti della Lnd? Si va avanti così dal 2017? Oppure, nel caso, solo dall’ultima nomina, quella cioè avvenuta nell’autunno del 2022? O è tutto a posto? O è stato chiarito?
In attesa delle risposte alle domande, c’è comunque da osservare come, nel caso, sussista una precisa responsabilità istituzionale, di vigilanza e politica del presidente della Lega Nazionale dilettanti (attualmente Abete, e, nel caso, dei suoi predecessori) se davvero Barbiero ha ricoperto (e ricopre) l’incarico pur avendo perso (siamo nel campo delle ipotesi) i requisiti essenziali. Con quale legittimazione ha operato e continua a operare?
È una tra le domande che sarebbero state poste nelle segnalazioni inviate; accanto al silenzio ufficiale dei protagonisti della vicenda, c’è da segnalare come sia stata richiesta a Barbiero una documentazione aggiornata, completa e ufficiale e che il materiale prodotto dall’avvocato pugliese sia al vaglio negli uffici romani di federazione e Lnd. Per ora Abete ha mantenuto il silenzio, mentre una segnalazione pare sia stata inviata anche alla Procura federale guidata da Giuseppe Chinè e, per conoscenza, anche al presidente federale Gravina.
Non solo. Oltre alla posizione di Barbiero, sarebbero al vaglio le posizioni di almeno due tra gli altri otto componenti il consiglio del Dipartimento. In particolare, sarebbero arrivate segnalazioni sulle posizioni dei consiglieri dell’area Centro Maria Teresa Montaguti e Giuseppe Pandolfini. La prima è una storica dirigente calcistica (nel suo passato anche tracce di giornalismo), già segretaria, dirigente e direttore finanziario di club dilettantistici dell’Emilia Romagna (anche in uno di basket) che nel luglio del 2024 aveva partecipato come relatrice a un corso di formazione organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Macerata (casualità: è lo stesso dove l’avvocato Barbiero ha un corso di docenza da due anni) sul ruolo del direttore sportivo. Il nome di Maria Teresa Montaguti (responsabile della segreteria dell’Adise, l’associazione dei direttori sportivi italiani presieduta da Beppe Marotta) compare anche nell’elenco del registro “delle associazioni sportive e società dilettantistiche” del Coni come legale rappresentante del “Crevalcore Promo Calcio Associazione sportiva dilettantistica”, società che però, alla data dell’1 dicembre 2025 sul sito del Coni compare con 0 tesserati agonistici, 0 tesserati praticanti, 0 eventi sportivi e 0 eventi didattici. Dati non corretti oppure attuali? La Montaguti ha i requisiti per mantenere la carica di consigliere del Dipartimento Interregionale? La domanda (o le domande) potrebbero riguardare chissà anche la posizione del consigliere del Dipartimento Giuseppe Pandolfini? Nel 2017 fu nominato segretario della Sangiovannese (squadra toscana) e presentato dall’allora dg del club Nicola Del Grosso come “il re dei ripescaggi”, in virtù del suo lavoro al tempo dell’incarico a Borgo San Lorenzo con la Fortis Juventus. Al tempo si schernì, «ho fatto solo il mio lavoro». Chissà adesso cosa direbbe, se davvero non risultasse avere i requisiti essenziali per mantenere (anche lui, come Montaguti, confermato nel 2022 dal voto dei club) la carica di consigliere?
Le risposte alle domande spettano agli uffici competenti e anche presidente Abete che nel 2022 ha confermato Barbiero come coordinatore: è stata verificata la posizione di Barbiero e dei consiglieri eletti? Sono perfettamente in regola, sono legittimati? Sono state rispettate le norme di trasparenza e legalità? Se così non fosse, gli atti presi avrebbero effetto? Le domande corrono, mentre intanto galoppano, tra inchieste, denunce e veleni, altre vicende che riguardano la Lnd e alcuni comitati regionali.
La principale e più scottante investe al momento il Comitato regionale dell’Emila Romagna presieduto da Simone Alberici (in seguito alla pubbicazione dell’articolo, ha poi inviato richiesta rettifica, leggi qui), al suo secondo mandato e – dicono – tra i “pupilli” del presidente Giancarlo Abete. Per Alberici fino a poco tempo fa si era parlato anche di una nomina nel settore Giovanile scolastico, nomine, come quelle per il settore tecnico (Albertini è andato via a marzo, dopo esser stato scaricato) congelate da Gravina: da mesi ci sono caselle da riempire eppure tutto resta fermo. È forse real politik? Tornando alla vicenda Emila Romagna. Pare che in azione sia entrata anche la Procura federale guidata da Chinè dopo una serie di denunce ed esposti (anche alla Procura della Repubblica?) che sarebbero stati presentati da alcuni dipendenti: rappresentanti dell’ufficio federale avrebbero già ascoltato alcune dipendenti del Comitato regionale Lnd Emilia Romagna, il presidente Alberici e la segretaria del Comitato, Sara Bottarelli. È una vicenda che si è provato a tenere nascosta ma sospiri e veleni corrono impetuosi. Riportano voci su presunte offese, minacce e maltrattamenti; fari sarebbero stati accesi anche sulla gestione economico-amministrativa del Comitato. Vicenda che è arrivata anche all’attenzione di Gravina, raccontano infastidito e in attesa di risposte chiare, inequivocabili. Anche qui viene da porgere una domanda al presidente Abete, la cui integrità morale non è in discussione: è a conoscenza di queste vicende? E, se sì, quali sono i provvedimenti presi?






