Silvio Berlusconi e l’immunità pallonara

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«Palladino merita di allenare il Monza. E io lo consiglierò. Farò con lui come ho fatto nel Milan». Così, questa stamattina nell’edizione de “La Gazzetta dello Sport” (“Nel segno di Silvio”, così il quotidiano di Cairo a tutta pagina), l’85enne Silvio Berlusconi parlava del Monza, della sua prima, storica vittoria in serie A, del nuovo giovane allenatore promosso dalla Primavera a discapito di Stroppa. Qualche giorno prima, sempre Silvio Berlusconi aveva detto: «Palladino è giovane, bravo, preparato. Non è una soluzione temporanea, gli ho consigliato anche il modulo da adottare. Chi lo ha scelto? Ho deciso io, con Adriano Galliani».

Si sa, parlare di calcio è un biglietto da visita importante, più di quelli che i candidati stampano (stampavano) distribuendoli ad amici e parenti, tutti elettori. Si sa, vantare successi calcistici rende copertine, consensi e spazi, annullando così la par condicio. Silvio Berlusconi lo sa bene, in fondo è dalla sua discesa in campo (era il 1993, le elezioni l’anno dopo) che il pallone del suo Milan – capace di successi nazionali, europei e intercontinentali in fila – ha rotolato un po’ ovunque presentandolo come l’uomo del fare, dei successi, del tutto è possibile. Il Milan è il passato, ma il Cavaliere non sa stare senza calcio. E nemmeno starsene in silenzio.

«L’Udinese ha giocato in dodici. L’arbitro Di Bello dovrebbe chiamarsi Di Brutto». Così qualche settimana fa, a caldo, davanti a taccuini e microfoni aveva commentato la sconfitta casalinga del Monza contro l’Udinese. Una battuta? Una frase di cattivo gusto? Una goliardata? Bah, ognuno la legga come vuole. Certo è che per dichiarazioni lesive (e offensive) nei confronti di tesserati, dirigenti, istituzioni calcistiche e arbitri, si rischia il deferimento sportivo. Non esiste l’immunità. Per dichiarazioni, anche meno affilate, la Procura Figc ha deferito e il Tribunale Federale Nazionale ha punito.

Il candidato e capo partito Silvio Berlusconi che magari sogna e punta ancora al Quirinale, se l’è invece scampata. Gode di totale immunità calcistica: c’è ma è come se non ci fosse. La Procura guidata da Giuseppe Chinè aveva avviato indagini ma s’è dovuta fermare. Se l’è piegata a libretto. S’è arresa. Perché? Perché Silvio Berlusconi non è il proprietario del Monza, pur se da quattro anni è la Fininvest l’unica (generosa) azionista. Silvio Berlusconi non detiene nemmeno lo 0,0000 delle azioni e non ricopre cariche. Non le ricopre nemmeno nel Monza: non è il presidente, non è il presidente onorario, non è l’amministratore, non siede nel cda, non è un dirigente. Nei quadri del Monza compare sì un Berlusconi ma è il fratello Paolo, presidente onorario. Silvio Berlusconi va semplicemente allo stadio, scende negli spogliatoi, decide l’allenatore (magari anche gli acquisti) e gli dà consigli tattici. Parla pure degli arbitri ma niente. C’è, ma è come se non ci fosse. È soltanto uno che ha finalmente raggiunto la tanto sospirata immunità. Calcistica. Che, vuoi mettere, vale assai più di quella parlamentare.

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