Se doveva costituire l’overture della nuova stagione calcistica facendo soprattutto da richiamo e ribalta del calcio femminile tricolore, allora proprio non è andata: interesse e seguito pari al quasi zero, nonostante l’ampia copertura televisiva, nonostante gli scontatissimi prezzi dei biglietti (3 euro per le semifinali e 5 euro per la finale, ridotti di 1 euro per gli under 20 e over 65, per gli abbonati della Juve Stabia e per gli studenti universitari, e inoltre un ulteriore biglietto da 1 euro per tutti gli acquirenti), nonostante i tanti tagliandi-invito (inviati ai settori giovanili femminili della Campania) e nonostante anche l’invito partito il 22 settembre con una mail dell’Ufficio Personale della Figc di via Allegri a tutti i dipendenti della Federcalcio…(così, testuale: “Vi informiamo che, in occasione della Serie A Women’s Cup” in programma al Menti di Castellammare di Stabia, ogni dipendente potrà usufruire di un biglietto gratuito per sé e per eventuali accompagnatori, per ognuna delle tre partite previste, fino ad esaurimento dei posti disponibili”…).
Se doveva invece essere una sorta di warm-up per verificare la qualità complessiva del movimento calcistico donne, allora si può dire che niente di nuovo sia spuntato sotto il sole: la differenza tra organici, pur della stessa categoria (la serie A) resta davvero abissale (le sfide nei gironi di qualificazione ben hanno rappresentato l’impari dislivello) e il calcio femminile italiano, dopo la bellissima avventura della nazionale di Soncin all’ultimo Europeo, proprio non tira. Lo ha dimostrato la prima volta della “The Women’s Cup”, una sorta di Coppa di Lega organizzata dalla Divisione calcio femminile della Figc prima di dare avvio al campionato (Divisione guidata dal 2023 da Federica Cappelletti, vedova di Paolo Rossi, voluta lì dal presidente federale Gabriele Gravina dopo lo sbolognamento di Ludovica Mantovani), evento che non passerà certo agli annali. In bacheca resterà soltanto l’emozionante vittoria della Juventus che in zona cesarini, nella finalissima, ha superato (3-2) le resistenze della Roma, sfida diretta da Maria Marotta, premiata alla fine da Daniele Orsato, il designatore della Can Pro e “convocato” pure lui al Menti di Castellamare di Stabia, forse per dare un po’ di colore e ulteriore ribalta alla manifestazione insieme al consigliere federale e vice-presidente dell’Aic Sara Gama che nel corso della settimana ha fatto visita a tante realtà giovanili del territorio campano. Testimonial che però non hanno richiamato l’attenzione, come pure i desolanti dati dello share dimostrano, oltre a quelli del botteghino (il resoconto da tabellino per la finale parla di 2200 spettatori presenti, nelle due semifinali c’era il vuoto…): la copertura televisiva dell’evento assicurata dalla diretta con le telecamere di Sky e in streaming su Now (per semifinali e finali) e in aggiunta anche con quelle della Rai (e Raiplay) per la finalissima non è servita a nulla. Le inquadrature delle telecamere hanno provato a “restringere” il quadro degli spalti ma il quadro è apparso comunque assai desolante.
La manifestazione si è rivelata così, nei fatti e nei numeri, un flop di pubblico ed organizzativo, un evento affrettato e raffazzonato, non certo uno sfolgorante spot attrattivo: la prima edizione – tenutasi allo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia e organizzata in collaborazione con il Comune di Castellammare di Stabia e Juve Stabia dal 23 al 27 settembre – è così andata in archivio con scarsi risultati di pubblico sugli spalti, accompagnati da innumerevoli difficoltà logistiche ed organizzative per le quattro società qualificate alla Final Four – Lazio, Roma, Inter e Juventus – dopo la fase a gironi disputata tra metà agosto e metà settembre.
Affannosa era già stata la ricerca degli alberghi dove poter far alloggiare le quattro squadre, in una zona in cui il periodo di settembre si è rivelato (il trend va avanti da diversi anni) come il mese con la maggiore affluenza turistica rispetto ai già caldi (non solo in ambito climatico) mesi estivi e primaverili. Il risultato? Squadre alloggiate a decine di chilometri di distanza da Castellammare di Stabia, e in molti casi senza la possibilità di soddisfare le esigenti richieste delle squadre partecipanti: colpa anche della scellerata scelta della Divisione Femminile di non decidere in origine l’accoppiamento delle semifinali, ma di svelarlo solo nel sorteggio svoltosi in diretta social martedì 16 settembre dal porto di Marina di Stabia, a soli sette giorni dall’inizio dell’evento.
In quell’occasione non era passata inosservata nemmeno l’assenza dei vertici del Comitato Regionale Campania (il presidente è Carmine Zigarelli) della Figc (la cui vice presidente Giuliana Tambaro siede anche in consiglio federale con la delega proprio al settore femminile) alla conferenza stampa di presentazione dell’evento tenutasi alla Reggia di Quisisana e nella semifinale inaugurale dell’evento, che aveva visto il remake del derby capitolino in salsa rosa, con successo bis del club giallorosso. Due assenze (la vice-presidente del Comitato regionale campano e consigliere federale Giuliana Tambaro c’era però alla finalissima e nel corso della settimana ha accompagnato la Gama nel suo tour campano) che hanno lasciato interrogativi e seminato qualche veleno: ad estrarre i bussolotti la presidente della Divisione femminile insieme al sindaco di Castellammare Luigi Vicinanza e all’esponente del cda della Juve Stabia, Filippo Polcino: che la Juve Stabia abbia provato a ritagliarsi una posizione per rivendicare poi il posto da consigliere federale in quota Lega B?, posto che però andrà a Gozzi dell’Entella.





