LA STORIA

Paltrinieri, Rizza e staffetta: cuore e orgoglio

Olimpiadi: a Tokyo il bronzo del nuotatore che ha sconfitto pure la mononucleosi. La grinta dell’ingegnere in canoa e la 4×100 maschile di atletica che sogna l’oro
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Gregorio Paltrinieri

Sembrava impossibile. La mononucleosi due mesi fa l’aveva debilitato, stroncato. L’aveva allontanato dai Giochi, da Tokyo, dall’acqua, da tutto. Eppure ci ha creduto, ha lottato, ci è andato. Sembrava impossibile dopo il quarto posto nei 1500 appena tre giorni prima. Era la sua gara, la gara che gli aveva regalato l’oro cinque anni prima a Rio. Il sogno medaglie svanito nell’acqua che gli aveva regalato solo sorrisi e trionfi. Non ha detto nulla, è andato avanti. Ha proseguito. Ci ha creduto, ha lottato, ha nuotato. Ancora.

Ancora più forte. Avrebbe potuto lasciare, chiudere con l’argento negli 800 stile libero colto con un graffio, col cuore, con tutto quello che gli era rimasto. Sarebbe stato il congedo del campione. Sembrava finita, pareva impossibile che si presentasse anche nella 10 km in acque libere. Una fatica immane, un traguardo impossibile da tagliare. E invece s’è tuffato, s’è gettato nella mischia, quella marina poi diventa mattanza, tonnara, inferno. Alla fine è emerso. Con la bocca assetata, con gli occhi splendenti. Con il bronzo al collo, un bronzo che vale più dell’oro. “Da fuori è sembrata un’impresa”, gli ha detto il giornalista che l’intervistava. «Anche da dentro». Così, proprio così ha risposto Greg. Gregorio Paltrinieri. Il guerriero.

Paltrinieri, Rizza e staffetta: cuore e orgoglio

Sembra impossibile. Che un oro olimpico possa sfumare per 45 millesimi di secondo. Un soffio. Un maledetto nanosecondo. Eppure succede. È successo a Manfredi Rizza, laurea magistrale in Ingegneria dei materiali e delle nanotecnologie. Da oggi medaglia d’argento nella canoa slalom 200 metri. Duecento metri al fotofinish. Decisi da un nanosecondo. “Come ci si sente?”, gli hanno chiesto. «Ho tenuto duro, ma purtroppo c’era qualcuno più duro di me. Questo è lo sport e sulla nostra distanza tutto si gioca sul filo degli attimi, io posso dire di aver dato il cento per cento».  Sul filo dei centesimi, come in pista, come nello sprint.

Paltrinieri, Rizza e staffetta: cuore e orgoglio

Sembrerà impossibile, già. Che l’Italia dello sprint possa correre per l’oro nella staffetta 4×100 pur se in squadra adesso c’è il campione olimpico. Quattro, ce ne vogliono quattro che corrano più veloce del vento, più veloce di sempre. Quattro che superino se stessi, passandosi il testimone senza inciampare. Quattro che sfreccino in mezzo ai giganti. L’Inghilterra, la Giamaica, il Canada, il Giappone, gli Stati Uniti. Sembrerà impossibile. E invece Patta, Jacobs, Desalu e Tortu nella notte di Tokyo accendono una luce, schiudono un orizzonte. Scendono sotto i 38”, stabiliscono il nuovo primato italiano, si qualificano per la finale con il quarto tempo. Sembrerà impossibile ma nella finale non ci saranno gli Usa. Sembrerà impossibile, ma domani l’Italia dello sprint correrà per l’oro.

© 2021 riproduzione riservata

condividi

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Altre storie