LA STORIA

Italbasket, Azzurra riaccende la passione

Olimpiadi: l’Italia esce ai quarti contro la Francia. A Tokyo le prestazioni del gruppo di Sacchetti hanno cancellato 17 anni di buio. Ora serve uno scatto
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L'Italiabasket a Tokyo

Tutti in piedi. Per quest’Azzurra che ha lottato, che s’è tenuta in piedi, che non ha mai arretrato. Che è rimasta dentro la partita sempre, che è rimasta aggrappata alla Francia, ripresa e agguantata al minuto 38 di una sfida fisicamente impari eppure in equilibrio sino alla fine, sino a quel tiro da tre di Fontecchio che gira sul ferro a 50 secondi dalla sirena. Quel pallone che rotea come una sentenza, che ha spinto Azzurra fuori da Olimpia eppure che l’ha stretta ancor di più nel cuore di antichi e nuovi appassionati.

Un idillio (ri)scoccato un mese fa a Belgrado nello spareggio contro la Serbia. Un mese di emozioni, trenta giorni di un fiato, d’afflato. Palpitante. Il mese di riscoperta della pallacanestro italiana. Un mese di Azzurra, tornata a riaccendere i lumi di un Paese, di mille piazze, di una speranza. Ha spezzato le frustrazioni di 17 lunghi anni, anni di delusioni e buio. Anni di assenze e umiliazioni. Ha volato sopra le macerie di un movimento da decenni violentato da politiche federali e sportive indecenti, s’è lasciata guidare, condurre, ammaliare da un allenatore che un mese fa doveva essere alla sua ultima partita in nazionale. S’è ribellata al destino e a madre natura: troppo più alti e troppo più grossi gli avversari. E invece. E invece se l’è giocata, sino alla sirena.

Tutti in piedi per l’Italbasket che ha provato a buttar giù le torri francesi, che s’è tuffata su ogni pallone, che s’è sbucciata le ginocchia, che s’è lanciata in contropiede correndo anche troppo: ci ha messo le unghie, le braccia, le gambe, la testa. Ci ha messo il cuore. Contro i colossi d’ebano francesi s’è arrampicata, sin quasi in cielo. Come la parabola di uno splendente Fontecchio che s’inerpica per sfuggire ai tentacoli di Gobert, come le braccia di Ricci che contiene e difende su Fall, un armadio che ha venti centimetri e venti chili in più, come Gallinari che pur su una sola gamba squaderna basket celestiale. Non si è arresa mai Azzurra, nemmeno alla sirena: la rabbia e le lacrime dell’esordiente eppure già veterano Pajola danno appuntamento alla prossima estate. C’è l’Europeo in casa, l’anno dopo ci saranno i Mondiali, e l’anno seguente le Olimpiadi. In Francia. Lì, proprio lì dove Azzurra ha conquistato due volte l’oro continentale. Non c’è tempo da perdere, non c’è tempo per piangere. «I ragazzi stavano uscendo a testa bassa, ho chiesto loro di sorridere: abbiamo fatto qualcosa di straordinario». L’ha detto Meo Sacchetti, lo pensa tutta l’Italia. E allora tutti in piedi, per Azzurra.

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