Duello Salernitana-Balata, Gravina tiene fuori il presidente

Tutti i grandi elettori nel Comitato di presidenza Figc tranne quello della Lega B: il ricorso del club al Collegio del Coni può ribaltare sentenze e assetti
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Consiglio figc

Fuori. Dietro la porta. Dopo aver studiato giorni, mesi, anni. Pensava proprio d’essersela meritata, la promozione. E invece, niente: prima riabilitato, poi corteggiato, infine escluso. Niente seggio nel Comitato di Presidenza Figc, in fondo corre (ancora) il rischio di perdere pure la poltrona di presidente della Lega B. Sempre più debole, colpito persino dal fuoco amico. Tullio Marco Cicerone aveva ragione. “La base di quella stabilità e di quella costanza che cerchiamo nell’amicizia è la fiducia; nulla che sia infido è stabile”. Come una sentenza di Cassazione. Esperto di latino e di diritto, l’avvocato cassazionista Mauro Balata se l’era preparata la citazione a effetto, magari fidandosi pure di qualche prezioso e amichevole consiglio. Tra avvocati funziona così, in fondo. In fondo dalle stanze del palazzo Figc ne escono di pareri e consigli. Anche legali, anche senza richiesta, anche gratis, anche sotto l’Epifania. E così per il giorno del grande giorno aveva rovistato dentro un’opera dell’ultimo periodo ciceroniano. Il “Laelius de amicitia”, riflessione amara sulle visioni dell’amicizia. Epicurea e stoica soprattutto, storia di ventuno secoli fa ma pur sempre all’ordine del giorno. Già.

Solenne, dal palco dell’Astoria a Roma è così che l’assediato presidente della Lega B il 22 febbraio chiudeva la celebrazione del rieletto presidente federale Gabriele Gravina: «Le persone perbene rispondono al codice etico della propria coscienza mantenendo gli impegni e perseguendo il bene comune. Cicerone sosteneva che nulla è stabile senza lealtà». Poi dici, le ultime parole famose. Due settimane e zac, ecco che la lezione di Cicerone risalta fuori. Al primo esame sull’amicizia e sugli impegni. Alla prima riunione del Consiglio federale, il giorno di nomine, di pegni all’incasso. Chi resta fuori? Lui, proprio lui. Balata. Fuori, in panchina, con il rischio addirittura di finire in tribuna. E pensare che il ticket-Galliani pareva l’avesse blindato. Vatti a fidare.

Eppure è da mesi che fa su e giù per lo Stivale, tra accelerate improvvide (solo come esempio, la delibera sulle tre retrocessioni in corso d’opera) e brusche retromarce (contr’ordine, le retrocessioni sempre quattro nemmeno una settimana dopo, dopo gli strilli di Ghirelli) sull’infuocata autostrada della B. Cosa non si fa? Sempre di corsa, anche cantando “Highway to Hell”. E’ un’autostrada sull’inferno, l’ha persino postata sul profilo twitter tanto per non dimenticarselo. E’ da settembre che fa il portiere, il difensore, il centrocampista, persino l’attaccante: a tutto campo, tra sponde e contropiedi, palloni velenosi e cross taglienti. Una faticaccia, per evitare autogol. Un logorio, per metterla dentro. A Coverciano dovrebbero riconoscergli il patentino d’allenatore e invece ingrati, i federali a Roma gli sfilano la poltrona.

Gliel’aveva promessa, Gravina. Dentro il Comitato ristretto anche lui, per blindare una presidenza costruita e conquistata dopo lungo patire e meditare, frutto di una tela infinita di accordi, cambi, patti: amicizie ventennali infrante e nuove sorte sotto Natale pur di non andare a fondo. Un posto a Paolo Del Pino, presidente della Lega A ormai in minoranza, anche lui triturato dall’abbraccio fatale ai fondi ormai affondati. Mal che vada galleggeranno insieme nella stessa acqua, nella stanza intitolata a Paolo Rossi. Nella stanza del calcio italiano. “Oggettiva impossibilità a giocare” aveva detto Gravina, prodigo nel tentativo di salvaguardare la regolarità della A e mica solo Cairo, il nemico dell’ex amico Lotito, pur questa è questione di fondo e non solo di tamponi. Lui invece, costretto a stretto giro di… posta: “Lazio-Torino si deve giocare”. Uno scontro? No, sempre unico è il copione. Tanto che quello del “si deve giocare” farà il vicario a quello della “oggettiva impossibilità”. L’altra vice-presidenza a Umberto Calcagno, il presidente dell’Assocalciatori, base decisiva per la rielezione e per giunta bonificata con interventi a sostegno della crisi, in piena fase pre-elettorale e non si sa se passibili di ricorso.

Un posto nel Comitato di Presidenza assegnato come da pronostico a Francesco Ghirelli che pure in autunno aveva pensato a correre da presidente. Poi però la LegaPro ci aveva ripensato, e sotto la pioggia aveva appoggiato l’uscente. Sfidato da Cosimo Sibilia, a cui è andato il penultimo posto utile perché i Dilettanti sono fetta consistente della torta e un torto no, proprio non si poteva fare al movimento. L’ultimo doveva andare alla serie B, al suo presidente Balata. Un premio, un riconoscimento. Al secondo campionato nazionale. Al “campionato degli italiani”. L’aveva rivendicato lui stesso, nel giorno della rielezione federale. «La Lega serie B ha una grande peculiarità, è il vero laboratorio dei talenti che devono essere valorizzati. Le nostre società danno il 50% dei calciatori delle nazionali under 21 e 20. Altra anomalia del nostro sistema è quello dei pesi politici in Consiglio federale che devono dare la giusta dignità a tutte le componenti». Già. A tutte le componenti. Hanno favorito la rielezione, si candidano a riformare il sistema italiano, a purificarlo, a rinnovarlo. Tutti dentro. Parole solenni. Da mantenere. Come gli impegni. Tutti, tranne uno. Perchè alla fine, incredibile solo a rileggere, l’ultima poltrona è andata a Mario Beretta, rappresentante dell’Assoallenatori che pur con qualche distinguo aveva appoggiato Gravina. Alla fine della fiera a bocca asciutta c’è rimasto solo lui.

Solo Balata. “Perché, ma perché proprio io? Perché solo io?”. Domande legittime, risposte che iniziano a uscire come spifferi, dalle stanze che contano. “La posizione di Balata è debole, la sua rielezione in Lega B è sub-judice, rischia di essere infilzata in punta di diritto al Collegio di Garanzia del Coni”. Come successo più volte, un altro corto circuito nel complesso meccanismo della giustizia sportiva. Valga per tutti il caso Juve-Napoli. C’è la possibilità – concreta? remota? – che le sentenze della giustizia federale vengano ribaltate: l’ha intuito pure Gravina e per questo ha deciso che almeno per ora Balata debba restare fuori, lontano dai riflettori. A proposito di riflettori, piccola e banale nota a margine. Nel comunicato Figc che dà conto della prima riunione del consiglio federale e delle nomine nel Comitato, sono elencati i presenti. “Tutti i consiglieri si sono collegati in conference call, fatta eccezione per Gravina, Dal Pino, Lotito, Ghirelli, Sibilia, Calcagno, Bernardi, Trentalange e Beretta presenti in sede”. Nove, al tavolo. A rivedere la foto fresca postata accanto al comunicato, però i conti non tornerebbero. A contarli in fila, sono undici nella sala “Paolo Rossi”. Ma poi quello con mascherina alla destra di Ghirelli e di fronte a Gravina non è proprio l’avvocato Balata? Bah, forse sarà stata solo una dimenticanza. O un abbaglio. O una somiglianza. Anche questa andrebbe vista alla Var.

Certo è che per ora Balata resta lontano dalla stanza dove si decidono le sorti del calcio italiano. Un’eventuale sconfitta in giudizio rappresenterebbe pur sempre un primo inciampo dell’intero nuovo corso, del rinnovato eppur traballante impianto. Spetterà a Zaccheo e al collegio della Terza Sezione di Palazzo H valutare il ricorso presentato dalla Salernitana (vedi precedente puntata) sulle decisioni assembleari del 23 dicembre e sull’elezione avvenuta con voto da remoto e in tutta fretta il 7 di gennaio. Il Tribunale Federale e poi la Corte Federale d’Appello con una settimana di ritardo sul calendario stabilito (pare che proprio Balata avesse chiesto tempo per allegare un supplemento, sarà mica una variante del tipo inglese?) hanno rigettato il ricorso presentato dall’avvocato Loredana Giani, legale di Claudio Lotito e Marco Mezzaroma, co-proprietari del club rappresentato dall’amministratore unico Luciano Corradi. Un duello che potrebbe azionare la catena di scarico. Molti club cadetti sono stanchi, scontenti, stufati: la Var, i fondi dal fondo della A affondati e che il duo Galliani-Balata aveva promesso, gli sgravi fiscali, l’aiuto economico e ora persino una guerra intestina tra rigori, fuorigioco e bandierine.

Per ora l’avvocato Balata resta presidente sub-judice della Lega B, direttore generale facente funzioni dopo il defenestramento di Stefano Pedrelli, consigliere d’amministrazione della LegaB servizi. E consigliere federale, stesso rango di Lotito, il presidente duale della Lazio che da vicenda tampone risulta essere presidente del Consiglio di Gestione della società biancoceleste ma non di quello di Sorveglianza, co-proprietario della Salernitana e per la prima volta dopo un decennio fuori dalla stanza dei bottoni federali. Da mesi l’amicizia con Gravina è andata in frantumi. Per ora Balata e Lotito si terranno compagnia nella stanza da semplici consiglieri, ricordando magari l’antico sodalizio. Tempo buono per riflettere, magari anche per ripetere Cicerone e altri classici: in fondo Lotito si sente campione di latino. Di massime ne conosce tante. Anche quella.

“Niente è stabile senza lealtà”. Finisse in fuorigioco, Balata potrebbe almeno consolarsi. Avrebbe più tempo per leggere, magari potrebbe approfondire qualche altro classico di Cicerone. Ne ha lasciati tanti. Anche “La solitudine del tiranno”.

Castelli di sabbia, 30.

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