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Fagioli e le scommesse d’azzardo: il talento Juventus rischia 3 anni di stop. L’indagine della Procura, la denuncia a Chinè e Corona…

Il centrocampista bianconero "pizzicato" da un'inchiesta sul gioco in piattaforme illegali. Il codice della giustizia sportiva e quello penale. La Procura Figc riceve gli atti

Il suo nome è nel fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Torino, compare in un’inchiesta avviata del pubblico ministero Manuela Pedrotta, iscritto nel registro degli indagati dopo un’indagine condotta dal nucleo di polizia della squadra mobile di Torino su un giro di scommesse on-line: l’accusa è di “aver utilizzato piattaforme illegali per praticare il gioco d’azzardo”. La notizia dell’indagine è stata rivelata nell’edizione odierna del quotidiano “La Stampa” in un dettagliato articolo di Matteo De Santis e comparsa a stretto giro di posta sul sito de “la Repubblica” in un articolo firmato dai colleghi Enrico Currò, Matteo Pinci e Sara Martinenghi prima che facesse poi in mattinata il giro dei siti web e delle agenzie di stampa: l’indagato è un calciatore. Un giovane calciatore. Un calciatore della Juventus. È il 22enne centrocampista Nicolò Fagioli, ad oggi 43 presenze in bianconero e un’apparizione nella nazionale maggiore.

La giustizia sportiva. Il suo nome compare nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Torino, non ancora però in quello della procura federale guidata da Giuseppe Chinè che ha ricevuto la notizia dell’inchiesta giudiziaria il 30 agosto, un pm della procura federale ha già ascoltato il calciatore: dopo aver ricevuto i primi atti, ha aperto un fascicolo in attesa di notizie dalla Procura della Repubblica di Torino. A Chinè la segnalazione sarebbe arrivata dai legali del giovane calciatore. All’inizio della scorsa settimana inoltre il procuratore Figc avrebbe invece avuto un colloquio riservato con un avvocato della Juventus: top secret i motivi dell’incontro a Roma. Era stata invece uffciosamente derubricata dalla Juventus a “semplice visita di cortesia” l’apparizione del presidente bianconero Gianluca Ferrero e del responsabile dell’area tecnica Francesco Calvo, passati e visti nella sede della Figc in via Allegri a Roma lo scorso 20 settembre. Magari era solo una semplice visita di cortesia e della vicenda non si sarebbe parlato, oppure no. Chissà. I particolari sono importanti, anche perché il codice della giustizia sportiva parla chiaro.

Le sanzioni sportive. Recita all’articolo 24. “Ai soggetti dell’ordinamento federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle società appartenenti al settore professionistico è fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o indirettamente, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, che abbiano ad oggetto risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIGC, della FIFA e della UEFA”; è fatto divieto, altresì, di effettuare o accettare scommesse, direttamente o indirettamente, presso soggetti autorizzati a riceverle relativamente a gare delle competizioni in cui militano le loro squadre”. In base ai commi 1 e 2, “i giocatori professionisti non possono effettuare scommesse sportive relative ad eventi organizzati in ambito nazionale o internazionale neanche presso soggetti autorizzati a riceverle (ad esempio un centro scommesse)”. Per il comma 5 “i soggetti che siano venuti a conoscenza in qualunque modo che società o persone abbiano posto o stiano per porre in essere taluno degli atti indicati nei commi (1) e (2), hanno l’obbligo di informare, senza indugio, la procura federale”. La violazione del divieto di scommesse e dell’obbligo di denuncia prevede delle sanzioni. Per la violazione dell’obbligo di scommesse la sanzione minima è l’inibizione o squalifica non inferiore a tre anni e l’ammenda non inferiore a 25mila euro. “Se nella violazione è accertata la responsabilità della società, il fatto è punito con l’applicazione di sanzioni che vanno dalla penalizzazione in classifica alla retrocessione”. Fagioli, se riconosciuto colpevole dalla giustizia sportiva, se venisse aperto un deferimento (non c’è ancora) e dopo un processo, rischia così una stop di almeno tre anni. La società rischierebbe ma solo se venisse accertata una sua responsabilità: anche se si ricostruisse che ne era solo a conoscenza e che non aveva compiuto alcuna azione di denuncia o prevenzione?
L’estate calda e Fabrizio Corona. La voce di un presunto coinvolgimento di Fagioli era spuntata in estate. Come un temporale d’agosto. “Il ragazzo è diventato un calciatore professionista da poco, quindi i suoi guadagni non raggiungono cifre così alte, eppure mi hanno raccontato in maniera assolutamente credibile che sia già sotto di oltre un milione di euro di debiti per gioco d’azzardo”. Così Fabrizio Corona, l’ex paparazzo finito anni fa in carcere per estorsione, aveva lanciato la “bomba” sul suo canale Telegram, in piena estate. Secondo le affermazioni di Corona che faceva apertamente il nome di Fagioli, il giovane calciatore sarebbe stato affetto da ludopatia. Alle gravi dichiarazioni di Corona non ci sarebbe stato un pubblico seguito, né Fagioli avrebbe risposto o replicato, così come la Juventus. Nulla, come se la cosa fosse caduta nel vuoto, tutti coi piedi di piombo. Un temporale, l’ombrello e poi un’altra volta il sole.

L’indagine penale. L’indagine sul giro di scommesse è di mesi fa, avviata dalla Mobile guidata da Luigi Mitola e tesa a far luce su un giro di scommesse su siti on line illegali, non direttamente collegati al calcio-scommesse. Il nome di Fagioli comparso soltanto come uno dei tanti profili di scommettitori. Individuato, oltre al gruppo accusato di gestire queste piattaforme illegali, come un semplice utente che pare però incautamente abbia usato un nickname riconducibile a lui sul conto intestato: dettagli emersi perché gli investigatori hanno scandagliato gli accessi, incrociato dati e transazioni, analizzato nomi e nickname. Su cosa avrebbe scommesso Fagioli? Le indagini sono ancora in corso. Giocare d’azzardo non è un reato. Ma farlo su piattaforme illegali sì. La questione è giuridica. Dal punto di vista penale giocare d’azzardo su piattaforme illegali è una contravvenzione che si risolve con un’oblazione che estingue il reato. Dal punto di vista sportivo però la questione è diversa, comporta specifiche sanzioni. Come la squalifica per almeno tre anni se un calciatore professionista scommette su manifestazioni calcistiche targate Figc, Uefa, Fifa. Per questo il destino di Fagioli è appeso alla tipologia di scommesse effettuate. Per non incorrere almeno nella mancata denuncia, ecco così che i suoi legali il 30 agosto avevano informato la procura federale guidata da Chinè. Che ha aperto un fascicolo, che ha ricevuto i primi atti dalla Procura di Torino in attesa di altri. Il deferimento, adesso, pare inevitabile.

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