L'ANALISI

Basket, l’abisso che divide Italia e Spagna

L’Acb riparte nel centro sportivo di Valencia, realizzato in 16 mesi. In Italia tornei sospesi, club in agonia e il presidente Fip propone il “lodo Petrucci”
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L'Alqueria di Valencia
L'Alqueria di Valencia: una struttura sportiva dedicata al settore giovanile della società di basket. Nella foto tutti i tesserati nella "Pista Central"

Un topolino che salva la montagna: negli Stati Uniti è sempre tutto a effetto. Questa mancava e a pensarci è geniale: la Nba trasferisce tutto il carrozzone in Florida, chiudendo così la stagione dei cesti a stelle e strisce nella casa di Topolino, Pippo e Paperino. Matrimonio d’interessi, in perfetto stile americano: sull’altare delle audience mondiale il prezioso anello e l’immagine del villaggio delle fiabe da rilanciare nel post lockdown. Dal 31 luglio si giocherà all’Espn Wide World of Sports Complex, ad Orlando. Cento km quadrati con hotel e campi da basket che, come dentro una bolla perché il Disney World sarà off-limits, ospiteranno i partecipanti dell’ultima parte di regular season e poi dei playoff. Non si giocheranno le 259 partite sospese causa pandemia. Soltanto 88: sul parquet 22 squadre e ognuna ne giocherà 8, superando così il minimo di 70 per il quale scatta il pagamento dei diritti delle tv locali. Le prime 8 per conference accederanno ai playoff che si giocheranno al meglio delle 7 partite, permettendo così alla Nba di recuperare un miliardo di dollari in diritti tv. La vincitrice dell’anello a ottobre: l’eventuale gara-7 delle Finals fissata per lunedì 12, il “Columbus Day” che negli Usa celebra lo sbarco di Cristoforo Colombo in America. E Cristoforo Colombo quel viaggiò lo cominciò nel 1492 salpando dalle coste spagnole. Già, la Spagna, la vincitrice dell’ultimo Mondiale di basket disputato quasi un anno fa in Cina: i campioni, ma sarebbe più giusto dire gli avanzi Nba, un’altra volta alle spalle delle furie rosse.

La Spagna del basket: ventuno anni fa perdeva la finale degli Europei a Parigi, sconfitta dall’Italia allenata da Tanjevic e guidata sul parquet da Meneghin e Myers, Galanda e Marconato. Azzurra capace di vincere, nei vent’anni seguenti, appena un bronzo agli Europei del 2003 e un argento olimpico nel 2004. Poi nulla, il vuoto: eliminazioni brucianti e un livello sempre più scadente, la nazionale emblema e figlia di un movimento di incapaci e incompetenti, incapace di tornare a essere la culla del basket europeo. Un movimento senza più spinta semplicemente perchè non ha più la base. La Spagna, da quel ‘99, invece: due argenti e un bronzo alle Olimpiadi, due titoli mondiali, tre titoli europei. Roba da chiedersi: come e perché? E nel viaggio tra domande e pensieri s’approda alla risposta. A Valencia.

Anzi, all’Alqueria del Valencia, squadra campione dell’Acb nel 2017 ma certo non uno squadrone dal budget sconfinato come Barcellona o Real Madrid. Il budget lo riserva al futuro. L’Alqueria è infatti una struttura interamente dedicata al settore giovanile, maschile e femminile, situata accanto al proprio palasport, la “Fonteta”, capienza 8.500 posti, tra due anni sostituito dall’Arena che conterrà 18mila spettatori. Numeri da grande eppure i numeri che spiegano cosa sia il basket in Spagna, e perché in Spagna crescano campioni, sono quelli dell’Alqueria: 13 campi regolamentari, 9 al coperto e 4 all’aperto. Poi: 52 spogliatoi per 54 squadre giovanili, 75 allenatori, 600 atleti, 100 persone che ci lavorano per tutti e sette i giorni della settimana, 6 sale riunioni con wi-fi per i genitori che lavorano mentre i figli si allenano, 4 sale-studio per permettere ai ragazzi di studiare prima o dopo gli allenamenti, un centro di fisioterapia-riabilitazione. Per costruirla –  dal progetto alla consegna sono passati appena sedici mesi – sono stati spesi 18 milioni di euro, interamente finanziati dal proprietario del club, Juan Roig Alfonso, proprietario della Mercadona, azienda leader nel campo della distribuzione. Un mecenate che unisce la propria passione per la pallacanestro al progetto di costruire in casa i campioni, di club e nazionale. La capienza massima della “Pista Central”, il campo centrale dell’Alqueria, è di 500 posti. Ecco, in Italia per costruirne una del genere, solo una, ci vorrebbero anni e milioni di euro. Vederla fruibile, beh, sarebbe poi come assistere a un’impresa. Per dirla tutta, due anni fa al Tufello a Roma avevano invitato Danilo Gallinari al taglio del nastro di un campo all’aperto: alla prima schiacciata si scoprì come uno dei due canestri fosse stato montato storto. Nella “Pista Central” dell’Alqueria invece c’è una parete chiamata “Muro dei Sogni”: ci sono tutti i nomi degli atleti delle giovanili che hanno giocato almeno un minuto in prima squadra. E chi debutta viene festeggiato davanti a tutti al centro del campo.

Basket, l'abisso che divide Italia e Spagna
Un’immagine eloquente dell’Alqueria di Valencia

In campo l’Acb ci tornerà, ultimando il proprio campionato. Indovinate dove? A Valencia, allenamenti nel centro sportivo da sogno e le partite nel palazzetto dove campeggia una scritta che è il motto della società e dei valenciani: “Cultura del Esfuerzo”. La cultura dello sforzo, il culto del lavoro. Sforzi premiati: quando ai giocatori dell’Acb è stata chiesta una preferenza sulla sede, il 75% non ha avuto dubbi. In campo, a Valencia. Con una formula snella, avvincente, testimonianza che chi guida la pallacanestro spagnola ha idee, voglia, entusiasmo, competenza. Dodici squadre divise in due gironi, le prime due di ognuno in semifinale incrociata e poi finale in gara unica. Le partite saranno trasmesse in diretta da Movistar in patria, su Dazn in Italia.

In Italia invece tutti i campionati sono stati sospesi in fretta – era appena aprile – sotto la spinta di club già agonizzanti. Niente verdetti, niente scudetto e nessuna retrocessioni. Eppure, mentre Olimpia Milano e Virtus Bologna hanno cominciato a rinforzarsi, il destino di molti club di A/1 è in bilico. Piazze e società gloriose si trovano sull’orlo del precipizio, a Pesaro come a Roma. A rischio sono anche Pistoia e Cremona, appena un anno fa vincitrice della Coppa Italia. Brescia potrebbe cambiare padrone e poi c’è il caso Torino, club di Sardara – un po’ il Lotito del basket – proprietario di Sassari: deve obbligatoriamente cedere la società dopo la promozione a tavolino stabilita dal presidente federale Gianni Petrucci non si capisce in base a quali regole visto che la capolista dell’altro girone di A/2, Ravenna, avesse più punti nel momento della sospensione. In A/2 dove regna ancor di più il caos, testimoniato dal botta e risposta tra il presidente della Lnp Basciano che chiude ai ripescaggi e il presidente della Fip, Gianni Petrucci che invece, e nello stesso giorno, ribadisce l’allargamento del roster. Misure concrete per l’intero movimento, già agonizzante prima del covid? Per la prossima stagione saranno decurtate del 20% le tasse di gara, del 10% le quote di rinnovo della tessera di allenatori, preparatori, istruttori di minibasket e dirigenti. Da restare basiti se non ci fosse una perla. Quella decisa dal consiglio federale che ha varato il lodo “Salva città”, copyright di Gianni Petrucci al tempo (era il 2004) presidente del Coni. Un lodo scellerato e per questo poi abrogato nel calcio. Però lui ci riprova. «Se voi ricordate porta il mio nome il famoso Lodo Petrucci, dove c’erano società sull’orlo del fallimento e qualcuna si salvò. Imprenditori che investano su società che hanno valenza sociale per il territorio vanno preservati. Dobbiamo individuare nuove risorse umane e finanziarie, le città che danno lustro e possono avere imprenditori importanti sono fondamentali. Le squadre che rinunceranno al campionato di appartenenza potranno fare il torneo inferiore. A uno che fa la A, come fai a dire no a una richiesta di giocare in A2?». Una domanda che chiama solo un’altra domanda: Petrucci, ma passare la mano no?

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