Italia nel pallone: Buonfiglio fa il vigile, Malagò avanza e Abete rincorre. In C i casi Ternana e Trapani aprono nuove crepe nelle norme Figc

Il presidente del Coni sul tema commissariamento: dietro le quinte del disastrato calcio italiano continuano manovre e tentativi di accordi. Il balletto tra norme statali e sportive e la paradossale vicenda del club umbro: il silenzio di Gravina e Marani. L'Autority e Abodi
Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio tra Abodi e Gravina

Sono giorni di gran fermento dietro le quinte del calcio tricolore, sprofondato in un sottoscala ammuffito. Disastrato nei risultati: a parte la Nazionale, vogliamo parlare delle società “del campionato più bello del mondo” che, tranne episodiche annate, in Europa da decenni fanno letteralmente da comparsa, se non da materasso?. Denudato da una crisi di vocazione e affiliazione, appesantito da un incolmabile gap strutturale (in Premier League il 72% dei club hanno lo stadio di proprietà, in Italia appena il 5%) e da un deficit economico-finanziario spaventoso (negli ultimi 17 anni l’80% dei bilanci dei club sono stati chiusi in perdita, oltre 90 i club falliti, si è perso il conto delle penalizzazioni in corso d’opera…), e infine (auto)decapitato dopo le dimissioni del presidente federale Gabriele Gravina (rimasto in carica per il “disbrigo” dell’ordinaria amministrazione, un po’ come quei presidenti del Consiglio anni ‘70/’80 i cui governi erano definiti balneari) adesso è tutto preso dall’ansia di rinnovamento.

Anzi, a sentire le parole e gli intendimenti di tutti i suoi (tristi e anziani) papaveri, è pervaso dall’obiettivo di imboccare la strada del cambiamento, del rinnovamento, del “rinascimento” (termine utilizzato a iosa da Gravina nel corso di questi anni).

Cari lettori, per una volta almeno non fate come avete fatto sempre: diamo e date invece credito a questi uomini di calcio, abbiate fiducia in questi navigati uomini che tengono ben separati sport e politica, siate pervasi dalla convinzione che in questi giorni (convulsi) stiano discutendo di programmi e non di poltrone, che stiano trovando la quadra con uno straordinario senso di unità e responsabilità, che mai e poi mai nella scelta (candidati, voto, presidente) peseranno accordi di (personali) convenienze, e che giammai utilizzeranno stratagemmi per evitare che quel palazzo di vetro che ospita la sede della Federcalcio vada in pezzi solo perché qualche “folletto” abbia almeno la possibilità di mettere a soqquadro scrivanie, cassetti e uffici. Non siate malpensanti, maldestri o maldicenti. Siate fiduciosi…

Lasciamoli fare, lasciamoli lavorare, lasciamoli parlare. Come in quello spot: stanno lavorando per noi.

Ad esempio. L’avete sentito il capo, il presidente dello sport italiano, l’avvocato napoletano-milanese Luciano Buonfiglio che un anno fa è diventato presidente del Coni succedendo a Giovanni Malagò (a proposito, nonostante Giancarlo Abete provi a recuperare la corsa – ma chi avrebbe dovuto affiancarlo pare già sfilatosi – per via Allegri pare già decisa… e così giusto un anno dopo Malagò si prenderà la rivincita su Abodi)?

Ospite dell’evento organizzato da “Il Foglio” a Milano, qualche giorno fa, Buonfiglio ha detto. Anzi, ha ripetuto ancora una volta. Ammettendo persino, con quel sorriso sornione. «Sì, ho ricevuto molte pressioni per commissariare la Figc. Ma si può fare quello che si può fare: se non siamo legittimati a commissariare, non si commissaria». E ancora. «Ci sono alcune norme che vanno modificate, e se non lo modifichi insieme al governo difficilmente puoi immaginare di proporre queste norme. Il governo comunque rispetta lo sport rispetta la sua autonomia, ma dobbiamo essere bravi anche noi a meritarci questa credibilità».

Avete capito l’avvocato Buonfiglio? Vien voglia proprio di urlarlo: bravissimo! Bravissimo nell’assestare un colpo alla moglie (ubriaca) e uno alla botte (vuota, non piena). È come se ci avesse fatto immaginare una scena bucolica e romantica: lo sport è come una margherita con tanti petali, ma se arriva qualcuno, la coglie e decide poi di toglierli uno a uno, va a finire che la spenna…

Tornando dalle bucoliche al prato, tornando sull’ipotesi di commissariamento Figc. In fondo ha ragione Buonfiglio, noto non giurista. Parentesi: sarà stato per caso imbeccato (pardon, informato) da Danilo Di Tommaso, ritornato a fare da (gran) cerimoniere a Palazzo H (e lontano da Palazzo H) dopo l’addio di Malagò? Ce l’ha ripetuto come fosse una poesia, semplice semplice da mandare a memoria. «Il Coni, Ente di sorveglianza, può commissariare una federazione in questi tre casi: bilancio non approvato; gravi illeciti, amministrativi, economici, fiscali; quando in un gioco di squadre un campionato non può partire o il campionato si interrompe: in questo momento non ricorre nessuno di questi tre casi». Infine, quasi esausto per le continue domande, ha chiuso così il sipario. «Il presidente del Coni è lì per vigilare per cui tutto vada bene. Mai mi strapperete qualche parola su candidature, candidati, commissari: sarebbe un’invasione di campo».

Bene, bravo, bis. Bravissimo Luciano Buonfiglio. L’ha detto solenne: mentre si sta giocando questa partita (ripetiamo: per il bene del calcio italiano) io da presidente del Coni mi sono trasformato in un vigile. Sto qui e vigilo, sorveglio, controllo. Sembra quasi di immaginarlo col fischietto in bocca, pronto a fischiare in caso di (strane) manovre oppure di pericolose infrazioni, pronto a intervenire e sanzionare, pronto a buttarsi nel traffico (o contro i trafficanti?) pur di far rispettare le regole in questa solenne corsa verso il rinnovamento. C’è da essere sereni e fiduciosi: Buonfiglio e il Coni ci sono.

C’è anche il ministro Abodi, che ripete e ci ripete come «più che di un presidente, abbiamo bisogno di una comunione d’intenti. E se non si è trovata con il 98,7%, il 22 di giugno sulla base di quale miracolo si può trovare? Posso essere ragionevolmente confidente che cambiando un presidente improvvisamente si trovi l’armonia necessaria per fare quello che è necessario fare? Io ho qualche ragionevole dubbio. Il commissariamento percorso migliore per rifondare il calcio? Non lo so. Se oggi riuscissimo in un confronto con le componenti a raccogliere un consenso sulla base di un programma che deve essere la risultante dei programmi, non abbiamo bisogno dello strumento. Però non vedo convergenza sull’obiettivo. Sono 17 anni che discutiamo. Sono sinceramente infastidito da questa cantilena: “La politica si deve occupare dello sport, ma non deve occupare lo sport”. La dobbiamo un po’ piantare».

E magari chissà, la pianteranno una volta e per tutte tutti i signori del nostro bellissimo calcio: non si metteranno lì a brigare, non staranno lì a fare accordi sottobanco, non staranno lì a lavorare per salvaguardare poltrone e interessi (e rendite). No, non lo faranno gli uomini del calcio, non lo faranno i signori della politica (anche sportiva). Quindi mettiamoci l’animo in pace: da Abodi a Giorgetti, da Gravina a Viglione, da Abete a Malagò, da Calcagno e Marani, da Bedin a Ulivieri passando per Carraro, Matarrese (l’incursore Petrucci, più presente sulle pagine dei quotidiani che sui parquet) e Marotta (prego: completare a piacere l’elenco), tutti in questi giorni e ore solenni stanno lavorando per il bene comune, per il bene del calcio italiano. E poiché stanno (alacremente) lavorando al programma, al progetto, alle idee (e non ad accordi, patti, congiure e trappole per l’avversario, etc. etc.) mica possono accorgersi di quanto sta capitando, ancora una volta, nel calcio italiano…

Altro che distratti, sono seriamente occupati. Non è che non vogliono sapere, non possono proprio… Non è per cattiva volontà.

Non sanno, ad esempio, di quanto è accaduto in questa settimana. A Terni. Alla Ternana. Sintesi estrema (ce ne siamo occupati in tempo reale con alcuni post su fb, qui, qui, qui e qui).

Il 13 aprile l’amministratore unico della società che fu dell’attuale sindaco Bandecchi, convoca la proprietà chiedendole di ricapitalizzare, altrimenti bisogna chiudere pallone e bottega: la proprietà dice no e l’amministratore unico decide la messa in liquidazione volontaria della società. Prima di dimettersi, affida l’atto di deposito al notaio. Che, però, fa una leggera e involontaria melina. Non riesce a depositare subito l’atto presso il registro delle imprese (il termine è di 30 giorni, nel calcio però il termine è labile, si gioca anche più di una volta a settimana…). Il 14 aprile, tutto il girone B di Lega Pro è già in pieno subbuglio (restano due gare al termine della stagione “regolare”, Arezzo e Ascoli appaiate in testa duellano per la B, Sambenedettese e Bra lottano per evitare il playout) perché, in base alle Noif (comma 7, articolo 16) in caso di club liquidazione volontaria al presidente federale (e alla Figc) spetta l’obbligo di escludere la società. Un guaio.

Un enorme accidenti, come non fosse bastato, ad esempio, l’esempio dello scorso anno in B quando, a stagione “regolare” appena conclusa, e prima dell’avvio dei playout, scoppiò con effetti ritardati il caso Brescia: playout sospesi, avvio di ricorsi e contro ricorsi, alla fine classifica riscritta, Brescia retrocesso, Frosinone in salvo, e salva la Samp (retrocessa sul campo) dopo la vittoria nel doppio spareggio contro la Salernitana.

Un altro guaio serio, un’altra volta a distanza di un anno. Perché, con l’esclusione (a due turni dalla fine) della Ternana e il relativo annullamento dei risultati ottenuti dagli umbri sul campo, la corsa promozione sarebbe decisa a tavolino: “guadagnando” 5 punti, l’Arezzo ipotecherebbe la B mentre all’Ascoli resterebbero le briciole. Non solo: vista l’esclusione (a novembre) del Rimini, e l’eventuale esclusione della Ternana (ad aprile) anche la lotta salvezza sarebbe già decisa: l’attardato Pontedera sarebbe la terza retrocessa mentre Samb e Bra sarebbero in salvo.

In salvo. Mentre l’eco (giornali e tv) del caso Ternana rimbalza da Nord a Sud evidentemente senza arrivare in Centro (Roma, Firenze), si studia una soluzione che metta tutto (e tutti) in salvo, evitando ruzzoloni, figuracce e chissà… pure il pericolo commissariamento. L’eco non deve essere arrivato nella sede di via Allegri, dove tutto apparentemente scorre in un apparente normalità. La Ternana nulla ha comunicato, e poi il notaio non ha depositato (il deposito fa “nascere” la liquidazione volontaria). Dal cilindro spunta allora un creditore che fa istanza al Tribunale di Terni per evitare che il proprio credito venga pregiudicato. Il 15, mentre l’atto di liquidazione volontaria ancora non è stato depositato, mentre Gravina e Marani (presidente Lega serie C) non sono stati ancora ufficialmente investiti della questione, il giudice del tribunale di Terni (Ufficio procedure concorsuali), accogliendo il ricorso depositato il 14 aprile da un creditore, avvia la procedura di liquidazione giudiziale convocando le parti (cioè la Ternana e il creditore) per il 17 aprile, il giorno prima di Bra-Ternana.

Per rendersi conto della portata di questo atto, basta leggere qualche passaggio. “…ritenuta l’assoluta ed eccezionale urgenza che il Tribunale provveda nell’immediatezza sull’istanza di apertura della liquidazione giudiziale, alla luce del serio rischio che per effetto della messa in liquidazione volontaria della società deliberata ai sensi degli artt. 2484 e ss. c.c. in data 13/04/2026 nei prossimi giorni venga revocata l’affiliazione alla F.I.G.C. ai sensi dell’art. 16, co. 7, NOIF per la società calcistica debitrice, con conseguente grave ed irreparabile pregiudizio sul valore dell’attivo patrimoniale (dato dal titolo sportivo e dall’affiliazione F.I.G.C.) e, dunque, del soddisfacimento dei creditori nella liquidazione giudiziale eventualmente da aprire..”.

Il giudice dunque mostra (lo scrive proprio) di essere al corrente dell’ineluttabile corsa verso l’oblio (stante le norme di diritto civile, diritto fallimentare e norme federali) della Ternana. Domanda: ma se il notaio (su istanza dell’ex amministratore unico) non ha ancora depositato l’atto di liquidazione volontaria come lo ha saputo? Attraverso le cronache della stampa? E ancora: come mai il notaio non ha ancora depositato, visto che ha ricevuto l’atto il 13 pomeriggio? Cosa è accaduto il 14 aprile? C’è stato qualche incontro (non a Terni)? E se l’ha saputo il giudice, come fa a non saperlo Gravina, come fa a non saperlo Marani? Mentre le domande rimbalzano, mentre il pallone rotola nel burrone, continuano anche le sorprese. Intanto, con la liquidazione volontaria, la Ternana non sarebbe esclusa, può giocare le due gare che restano e persino i playoff.

Il 16 aprile il notaio finalmente deposita l’atto di liquidazione volontaria. Aprendo così un’interessante disputa giuridica: varrà allora la liquidazione volontaria (deliberata il 13, depositata il 16) o quella giudiziale (decretata il 15 ma il 17, cioè ieri, c’è stata l’udienza e dunque..)? Stanche di porsi domande, le altre società hanno intanto mosso passi. Sambenedettese e Bra hanno inviato (il 16) una pec al presidente del Coni (Buonfiglio), alla Figc e alla cortese attenzione del presidente-reggente Gravina, al presidente di Lega Pro Matteo Marani e alla Procura federale (guidata da Chinè) chiedendo l’immediata applicazione dell’articolo 16 comma 7 delle Noif.

Qui un breve, significativo, passaggio. “…la scrivente invita le Istituzioni in indirizzo, per quanto di propria competenza, nella valutazione del caso di specie, ad adottare, senza indugio, ogni iniziativa necessaria a garantire la corretta applicazione della normativa sportiva, in particolare l’art. 16, comma 7, NOIF, per assicurare il pieno affidamento nella certezza delle situazioni giuridiche e il rispetto della regolamentazione federale. Al contempo, ci si riserva ogni opportuna iniziativa e azione, nelle sedi competenti, a tutela dei propri diritti, anche di natura risarcitoria, e dell’interesse collettivo allo svolgimento delle competizioni nel rispetto della parità competitiva”.

Non solo. Hanno poi successivamente inviato anche l’aggiornata visura camerale della società Ternana, accanto alla quale compare la dicitura “scioglimento e liquidazione”, atto del 13 aprile e iscrizione del 17 aprile.

Come è andata a finire la vicenda? Si è scelto il “male minore”: tra una potenziale causa con il tribunale e una con una società di calcio, quale strada si poteva mai scegliere? E così tutto andrà avanti (oggi la Ternana giocherà col Bra), in nome della regolarità del campionato (già!) e in nome delle leggi dello Stato italiano (poi magari tra un mese potrebbe pure fallire, ma che importa…).

Già, questa è proprio bella: a volte la Figc si è trincerata dietro le leggi dell’ordinamento superiore (vedi Chievo, Campobasso, Brescia ad esempio), a volte si è arroccata, avvinghiata, alla bandiera dell’autonomia dello sport. E tanto per non farsi mancare nulla, è proprio da organi della giustizia sportiva – a volte contraddittoria e a volte paradossale – che arrivano le “legnate” più dure. Basterebbe rileggersi la decisione 108 della Corte federale sul “caso” Trapani (per la cronaca, ha già accumulato 25 punti di penalità, in totale in Lega Pro sono 83 i punti inflitti a diversi club, almeno dieci club attualmente sono in vendita, diversi sono sotto amministrazione giudizaria) nella quale il collegio (presidente Antonio Anastasi) senza troppi giri di parole lascia intendere come il Trapani “dovesse/potesse” essere escluso ma che la sentenza non poteva essere tale perché la Procura federale non aveva ben formulato il deferimento e perché chi ha messo mano al codice di giustizia sportiva federale ha lasciato aperta una non meglio chiarita disputa (vale una e o vale una o?) tra congiunzione e alternativo…

Questo è lo stato dell’arte.

Non prendiamocela però con i nostri signori del calcio, adesso hanno ben altre vicende da affrontare per il bene comune. Lasciamoli tranquilli. E poi in fondo c’è Buonfiglio che vigila, che sorveglia, che controlla. Ha detto e ribadito che no, non ci sono i motivi per commissariare la Federcalcio. E forse è vero che non ci siano i presupposti; in un Paese in cui valgono regole democratiche e non si ha potere nelle federazioni, non è un singolo uomo che può cambiare i destini.

Qualcosa però forse ci sarebbe da fare. Mandare a casa la giustizia sportiva della Federcalcio (intanto non c’è che dire, anche l’Autority voluta dal Governo ha dimostrato che il risultato non cambia…: la prossima stagione è ancora lontana eppure in serie B e C ci saranno squadre che partiranno con penalizzazioni…). Ma potrebbe mai farlo il vigile Buonfiglio? È il presidente del Coni che a settembre 2025, tra mille fanfare (e le pressioni del ministro), aveva varato la commissione per le riforme della giustizia sportiva delle federazioni. La commissione si è presa un lungo letargo dal quale non si è più svegliata…

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