Il nuovo inizio di Daniele Orsato pareva più vicino, più vicino di quanto ci si immaginasse. Tra due settimane il suo nome avrebbe potuto già comparire nel nuovo assetto arbitrale, e con un ruolo di peso: c’era pure il vestito cucito a misura (lui avanti di più di una spanna su Braschi), quello cioè di direttore tecnico dell’Aia. La nuova figura pensata per coordinare il settore tecnico con gli organi tecnici (i responsabili delle Commissioni che designano gli arbitri), e destinata a proporre anche la nomina dei responsabili delle commissioni nazionali: in ballo c’era solo la data d’avvio di questa riforma. Dall’1 luglio 2025, o dall’1 luglio 2026? Il destino dell’ex fischietto di Schio continua a essere legato e intrecciato a quello del designatore della Can A-B Gianluca Rocchi col quale i rapporti, assicurano tutti i bene addentrati, sono prossimi allo zero. Alla fine la montagna ha però partorito il topolino. Ci sarà il nuovo direttore tecnico Aia sì, ma dalla stagione 2026/2027. A Orsato, adesso, restano tre strade: continuare come “commissario per lo sviluppo del talento arbitrale”, prendere con maggiore decisione la direzione estera (pare che una forma di collaborazione ci sia già, ed è compatibile), oppure “accettare” l’ancora possibile nomina a designatore della Can C (ma qui ci sarebbe bisogno che Ciampi lasci, visto che gli incarichi sono biennali): quest’ultima ipotesi resta avvolta però da un punto di domanda, perché pare che Orsato non voglia accettare un incarico che durerebbe solo un anno, e perché in fondo aveva cullato l’idea di arrivare alla Can A-B, strada che però Gravina (le simpatie tra i due non sembrano esserci proprio, almeno non più) ritiene per ora chiusa, riparandosi dietro lo scudo degli incarichi biennali. Rocchi resterà dunque al proprio posto, nonostante fibrillazioni interne ed esterne, e tentativi di ribaltamento, interni ed esterni.
Le ultime designazioni dell’affilato anno sono state quelle per il playout di serie B – manco a dirlo il “degno” coronamento di un’altra stagione calcistica da dimenticare – disputato un mese dopo la data iniziale. Le designazioni erano state comunicate ai due arbitri già a metà della scorsa settimana, in modo che si facessero trovare pronti: e se all’andata al Ferraris la Salernitana si è trovata il sempre equilibrato e compunto Aurealiano al suo passo d’addio (non senza recriminazioni verso il designatore: per il suo addio si aspettava la gratificazione di arbitrare nella sua Bologna la gara di fine campionato Bologna-Genoa; Aureliano ha ben diretto), la Sampdoria per il ritorno all’Arechi può contare sulla designazione di un arbitro assai più di polso come è il romano Doveri (un altro che il prossimo anno potrebbe correre per l’incarico di direttore tecnico).
Tornando al presente, e al futuro di Rocchi: guiderà per un altro anno ancora la Can A-B (ridotta nell’organico, già il 23 maggio vi avevamo dato i dismessi e i bocciati, leggi qui) perché ha ancora un anno di contratto (a 250mila euro), perché non ha mai pensato di gettare la spugna e anche perché una ciambella di salvataggio, in questo mare periglioso e pericoloso, gliel’hanno gettata Gabriele Gravina e Giancarlo Viglione, il presidente federale e il capo dell’ufficio giuridico della Figc (senza perdersi in farseschi retro-pensieri: sono loro due a tenere i collegamenti con i vertici arbitrali) che hanno “valutato” l’anticipo/posticipo di una riforma nell’Aia in cambio della conferma del designatore toscano in un gioco di scacchi col vertice Aia.
La plastica fotografia esce da una lunga notte, la notte di ieri. Una notte che se non è stata di lunghi coltelli, certo è stata affilata. In bilico fino all’ultimo, alla fine la riunione del Comitato Nazionale allargato dell’Aia c’è stata. Iniziata quasi alle venti, si è protratta per ore, tenendo incollati tutti i partecipanti allo schermo grazie al quale erano collegati in video-conferenza. Annunciata da una scarna comunicazione con soli tre punti all’ordine del giorno (“verbale seduta precedente, comunicazioni del presidente, modifiche regolamentari”), era stata in forse fino al giorno prima, perché il fresco e secondo qualcuno fin troppo movimentista (e presenzialista) neo presidente degli arbitri Antonio Zappi (è stato eletto il 14 dicembre scorso) aspettava cenni dalla Figc e in particolar modo dal duo Gravina-Viglione ai quali aveva girato le nuove proposte di modifica (al regolamento Aia) rispetto a quelle approvate appena lo scorso anno. E, tra le proposte di modifica, c’erano due passaggi – soprattutto uno – delicato e strategico. Quello cioè del possibile anticipo di un anno nell’inserimento di una nuova figura, quella del direttore tecnico.
La novità doveva partire dal 2026, e invece si è provato ad anticiparla all’1 luglio 2025. Sarebbe stata una mossa che avrebbe scatenato un effetto domino e mille fibrillazioni: la risposta affermativa (“si può procedere alle modifiche regolamentari”), accompagnata però dalla decisione di stoppare questo inevitabile domino, ha dato così il via libera alla riunione.
Ad aggiungere altro sale (e pepe) alla vigilia c’era stata un’altra voce, piuttosto sostenuta: pare che l’intenzione di Zappi fosse quella – davanti alla solennità del Comitato nazionale allargato al quale partecipano anche gli organi tecnici – di chiedere a tutti i responsabili (e anche ai Cra), un passo indietro, nonostante tutti abbiano un incarico biennale, come da regolamento approvato lo scorso anno. Tutte nomine però conferite a luglio dello scorso anno, quando cioè il comitato nazionale Aia era diviso e spaccato in due tronconi: cinque (compreso l’allora presidente Carlo Pacifici) da una parte, e quattro (l’ala di Alfredo Trentalange) dall’altra parte della barricata. Da dicembre però il comitato nazionale Aia è tutto espressione del neo-presidente Zappi (sostenuto in campagna elettorale anche dal presidente federale Gravina), sebbene inizino già ad esserci delle increspature in alcuni rapporti ai piani alti dell’associazione arbitri, e sebbene ai piani alti di via Allegri non vengano visti benissimo alcuni atteggiamenti.
Tornando al desiderio (o alla voce velenosa?) di Zappi di chiedere un passo indietro a tutti i responsabili degli organi tecnici (da Rocchi alla Can A-B passando per Ciampi della Can C e finendo a tutta la lunga scala che termina con il beach-soccer, nell’elenco ci sono anche gli osservatori arbitrali): il senso sarebbe stato quello di compiere un gesto nobile, inviando il messaggio di non essere attaccati alla poltrona e di non voler restare solo perché legati da un contratto biennale. Come dire: non restiamo a dispetto dei santi, dei (vecchi) patti elettorali, dei contratti. Zappi, pare, avrebbe comunque rassicurato tutti, o quasi: “date le dimissioni ma comunque non vi molliamo”.
In realtà, questa ipotesi avrebbe invece aperto un altro fianco. Perché le tensioni e i veleni circolati nell’ultima stagione sono stati tanti, a cominciare ovviamente dalla gestione del designatore Rocchi e dal rendimento dei suoi fischietti, non tanto sul campo quanto al Var. E proprio Rocchi è finito al centro di polemiche e accuse (leggi qui) da parte di un assistente in uscita, e sulle cui accuse sta indagando la procura federale guidata da Giuseppe Chinè.
Non è un mistero che qualche club abbia chiesto la testa di Rocchi, e non è un mistero come Rocchi continui a essere difeso da Gravina che, magari, avrà forse pure vacillato ma poi non ha voluto sentire ragioni. “Rocchi non si tocca”. Secondo qualcuno, dietro la paventata richiesta di Zappi poteva nascondersi invece anche una polpetta avvelenata. Il presidente dell’Aia avrebbe chiesto un passo indietro a tutti ma a Rocchi avrebbe poi assicurato la conferma: e se poi non fosse andata così? Non è un mistero nemmeno come in questi mesi Zappi sia stato assalito dalla richiesta di chi gli chiede di “onorare” le cambiali elettorali: senza far spazio negli organi tecnici, come fare? Non è un mistero nemmeno come ci sia grande lotta anche per la poltrona del designatore della Can C, dove siede il romano Maurizio Ciampi. Lo scorso anno era riuscito a resistere, difeso da Pacifici, ma quest’anno sarebbe stata dura tenere il posto nonostante un altro anno di contratto. Dietro la paventata richiesta di beau geste, ci sarebbe stato anche il desiderio di eliminare quelli che sono rimasti fedeli all’ala Trentalange, ormai fuoriuscita dal Comitato nazionale. E, come detto, di dare una sverniciata post elettorale agli organi tecnici (a cascata, nelle loro squadre) che al momento sono questi: Can A-B (Rocchi), Can C (Ciampi), Can D (Pizzi), Con prof (Tozzi) Con Dil (Gaggero), Can 5 Elite (Galante), Can 5 (Falvo), Can beach-soccer (Balconi), Con 5 (Scarpelli), Con beach-soccer (Conti), e dare una sverniciata anche ai presidenti dei Comitati regionali. Non è infine un mistero come la candidatura di Zappi sia stata sostenuta sin dall’inizio dal corregionale Orsato che, dopo aver appeso il fischietto al chiodo, mentre lasciava intendere di volersi prendere almeno un anno sabbatico, cominciava la nuova vita di “aspirante” dirigente arbitrale. Non ha mai nascosto il desiderio di volersi dedicare alla formazione delle nuove leve, ma nel tempo ha iniziato a pensarsi in altra veste, una veste che per qualcuno (in primis Zappi) dovrebbe essere la Can A-B. Ma sarebbe forse un passo iniziale troppo lungo, e poi al momento Gravina vuole tenere Rocchi. A Orsato era stata già paventata l’ipotesi di cominciare come designatore della Can C (un anno, questo che sta per partire, e poi si vede..). L’anticipo di un anno della “riforma” con l’introduzione dell’articolo 10 bis – la figura del direttore tecnico – avrebbe potuto aprire un’altra strada, alla fine però scontratasi contro il “niet”: che poteri avrebbe avuto già dal 1 luglio 2025 il dt, se gli incarichi dei responsabili delle Commissioni nazionali sono blindati fino al 30 giugno 2026? La postilla – 2025 o 2026? – compariva nelle 114 pagine della bozza prima della riunione; alla fine è stata approvata per il 2026, col contemporaneo e temporaneo raffreddamento della posizione di Rocchi, che continuerà così per un altro anno alla Can A-B.
Un vestito che pareva (chissà se ancora sarà così il prossimo anno) cucito per Daniele Orsato. Al comma 4 dell’art.10 bis si legge che “il direttore tecnico, su proposta del presidente Aia, viene nominato dal Comitato nazionale tra gli associati con particolari competenze e che abbiano svolto una prestigiosa attività in ambito Aia e che siano stati arbitro o assistente internazionale…”. Si legge inoltre che “resta in carica per tutta la durata del quadriennio olimpico del presidente Aia proponente” e ancora “che il direttore tecnico supporta gli organi tecnici, può partecipare ai raduni, visionare senza attribuzione di voto gli arbitri, gli assistenti e gli osservatori”. Il direttore tecnico sarà – come da regolamento – “il responsabile del coordinamento tra il settore tecnico Aia e gli organi tecnici dell’Aia”. Tutto rinviato al prossimo anno: toccherà a Orsato, oppure Orsato sarà già lontano (all’estero)? Resta un’altra strada, comunque: la posizione di Ciampi alla Can C, blindata da un altro anno di contratto, non è solidissima. A Ciampi potrebbe essere offerto un ruolo nella Can A-B, cioè nella squadra di Rocchi; se accettasse, dovrebbe dimettersi e lasciare la poltrona (certo molto meno remunerativa del responsabile della Can A-B) che, a quel punto, potrebbe essere ri-offerta a Orsato al quale poi toccherebbe decidere, magari insieme ai suoi fedelissimi (Carbone e Giallatini sarebbero pronti a seguirlo, uscendo dai quadri di assistenti). Ancora qualche giorno, e si capirà…
Un altro punto (importante) scaturito dalla riunione è stato quello di riconoscere, per la prima volta, una specie di “trattamento fine rapporto” agli arbitri e agli assistenti in uscita. Era uno dei punti fissati dalla riforma del lavoro sportivo approvata nel 2022, ma in questi tre anni non era mai stata osservata. Dietro l’approvazione di questo riconoscimento, che Zappi avrebbe provato a intestarsi, ci sarebbe in realtà il pressing del neonato sindacato arbitrale – per la precisione è il Coordinamento nazionale arbitri SLC-CGIL, “Sezione lavoratori della comunicazione”, al cui interno il sindacato della Cgil ha aperto un gruppo di lavoro dedicato a tutti i direttori di gara (e associati) di ogni disciplina sportiva – che (come riportato qui) aveva minacciato uno sciopero su questo punto e anche su quello dei non ancora effettuati pagamenti (si parla di parecchie mensilità) nei confronti di tutti quei tesserati Aia (oltre trentamila) che non hanno né lo stipendio né le tutele dei big. Dopo l’esposizione di un significativo striscione davanti alla sede di via Campania a Roma (“Da dicembre non vediamo 1 euro”), c’era stato anche un vivace confronto sul punto tra una delle anime del sindacato (Giuseppe Fonisto) e il responsabile dell’ufficio giuridico Figc (Giancarlo Viglione) ai margini di un convegno in Senato.






