Mentre anche il terzo Mondiale di fila rischia di svanire, di Mondiale per l’Italia (calcistica e non solo) resta solo questa figuraccia. Mondiale, anzi planetaria. Nella 888esima partita della storia della Nazionale sulla panchina siederà un ct esonerato il giorno prima dal presidente federale. Che, stavolta, ancora una volta auto-assolvendosi (ma se uno abita su un altro pianeta, che colpa potete mai dargli?) ha dato la colpa dell’ennesimo disastro al voyeurismo. Ecco, stringata, la cronaca – con qualche intermezzo -degli ultimi giorni. Dall’unità di crisi o dal teatro dell’assurdo?
Giovedì 5 giugno 2025. Mentre la Nazionale di Gravina e Spalletti plana a Oslo, a Roma l’85enne Franco Carraro, già per tre mandati presidente del Coni (la prima volta elezione il 4 agosto 1978, il giorno del record mondiale di Sara Simeoni che superava a Brescia i 2,01 metri) e per due volte presidente Figc (nel 2006 si dimise allo scoppio di “Calciopoli”, in primo grado fu condannato dalla giustizia sportiva a 4 anni e mezzo, condanna poi convertita in ammenda pecuniaria, assolto invece nel processo per frode sportiva) deposita la propria candidatura a presidente del Comitato olimpico italiano: candidatura poi sì ammessa, ma con asterisco. È una candidatura soggetta a ricorsi giudiziari e pareri normativi. Nel rumoroso silenzio di tutti, viene però definita da qualcuno come la discesa in campo del “pacificatore”. Non ridete per favore, che è tutto vero.
Venerdì 6 giugno 2025. A Parma, proprio nel giorno di Norvegia-Italia, nel corso della tre giorni organizzata dalla Lega serie A (“Il festival della serie A”: manifestazione organizzata da tempo, ma al tempo si conosceva il calendario delle qualificazioni mondiali?), viene ufficializzato il calendario della stagione di serie A 2025/26. Le nuove rose non ci sono ancora, ma mentre Inter e Juve si preparano al Mondiale per club che regalerà una pioggia di salvifici milioni, il Milan strizza l’occhio al 40enne Modric e il Bologna al 39enne Dzeko. All’evento di Parma è assente Gravina, che come presidente federale e come presidente del Club Italia (incarico per il quale prende 240mila euro, la nomina è del 2021 e fu approvata dal consiglio federale, che Gravina presiede e governa da ottobre 2018), è con gli azzurri di Spalletti. Una tempistica perfetta…
Nelle stesse ore della vigilia del match contro la nazionale scandinava, raccontano di un Gravina nervosissimo e teso per le notizie che rimbalzano da Roma (e dalla Covisoc) sugli adempimenti (e non adempimenti) di un discreto numero di club di Lega Pro (e per ora fermiamoci alla serie C…), senza contare del guazzabuglio-papocchio-pastrocchio di un playout di serie B sospeso prima sine die e poi fissato senza però, ufficialmente ancora, il nome delle due sfidanti. La lunga notte delle domande d’iscrizione diventerà, qualche ora dopo a Oslo, la notte fonda (più buia: visti gli ultimi anni, sarebbe termine in continuo aggiornamento…) del calcio italiano. Tre a zero, e tutti a casa. Tutti, o meglio uno soltanto (Spalletti).
Sabato 6 giugno 2025: mattina. Mentre sui quotidiani e in tv parte il processo al ct tanto da far rimpiangere Aldo Biscardi, e tutti, ma proprio tutti, s’indignano interrogandosi sui motivi di questa “nuova” crisi” di una nazionale che rischia per la terza volta consecutiva di non centrare il Mondiale, a Parma intanto il fior fiore del movimento calcistico tricolore – la serie A – discute invece sui problemi del calcio italiano. Primo tra tutti, la “piaga della pirateria” (è una battaglia dell’ad Luigi De Siervo che da Parma annuncia una sequela di denunce verso i “pezzottari”, tra cui avvocati, uomini delle forze dell’ordine etc. etc.). Intanto, di rientro dal freddo norvegese, la nazionale fa tappa a Coverciano perché deve preparare la sfida alla Moldova, numero 154 del seeding Fifa. Spalletti è sul filo dei nervi, sulla graticola; si narra di uno spogliatoio spaccato, di una squadra che non lo segue proprio più… Intanto il presidente del “Club Italia” (ma il nome non vi dà l’idea di un resort cinque stelle?) comincia a seguire le piste alternative consultandosi coi suoi più stretti collaboratori (cioè se stesso e l’avvocato Giancarlo Viglione, capo dell’ufficio giuridico Figc) puntando a un nuovo ct. Esplora profili diversi (Pioli? Ranieri?) e c’è chi addirittura ipotizza come possa fare la pace con Roberto Mancini (l’ex ct qualche giorno prima s’era detto contrito e pentito della scelta) che, nel bel mezzo dell’estate del 2023 (Ferragosto) e in piena rincorsa verso la qualificazione all’Europeo, l’aveva piantato in asso, ammaliato dai petrodollari d’Arabia. Lo costringe così a scegliere (o pescare?) un sostituto, un nome e un profilo che potessero chiudere in fretta quella crisi, che somiglia tanto a quelle balneari dei governi italiani nel pieno degli anni ’60, ’70 e ’80.
Intermezzo estate-autunno 2023. Via Mancini, decide allora di andare dall’allenatore fresco di scudetto (da Antonio Conte no, magari perché tempo addietro fu scelto da Tavecchio, il presidente federale ribaltato da via Allegri dopo il ko di Ventura e company con la Svezia che significò prima figuraccia mondiale, ribaltato dopo la rivolta mossa proprio da Gravina, presidente di Lega Pro…) che però ha appena mollato il suo club, perché – dice – è stanco, perché ha bisogno di una pausa. Strappa così, dal breve esilio e da un robusto contratto in essere, Spalletti al Napoli. “Che potranno mai dirmi? Ho preso l’allenatore vincente”, pensa (e tutti, ma proprio tutti, plaudono alla scelta). Senza per questo interrogarsi, lui e tutti gli altri, se sia l’allenatore adatto per carattere, per storia, per modo di allenare, una nazionale: del resto, nella sua stretta cerchia di “consulenti” lui, Gravina, è quello che ha la maggiore (o unica?) esperienza calcistica…
Strappa così, anzi sfila, Spalletti blindato dal Napoli, sfidando conteziosi. Come fosse un qualsiasi ds, e non il presidente di una federazione che ha sul petto 4 stelle mondiali, va a rompere le uova in casa altrui. Il tecnico molla De Laurentiis e accetta la corte di Gravina: il patron azzurro minaccia una causa e chiede un indennizzo-risarcimento, in forza di una clausola contrattuale che obbligava il tecnico a non potersi legare a qualsiasi club (anche le nazionali) fino al 2026 se avesse sciolto prima il contratto. De Laurentiis prima abbaia, poi però cala la cresta: conviene mettersi contro il presidente federale?
Il presidente di federazione che intanto, da qualche mese (marzo 2023), è nell’occhio del ciclone per via di un’inchiesta giudiziaria che poi, a fine 2024, porterà la Procura della Repubblica di Roma a chiudere le indagini con l’accusa di auto-riciclaggio…
Intanto i primi mesi di Spalletti e la Nazionale sono una luna di miele, per nulla scalfita dall’irruzione della Polizia giudiziaria nel ritiro di Coverciano, alla vigilia di due gare di qualificazione all’Europeo: a due calciatori della Nazionale – Tonali e Fagioli – viene recapitato un avviso di garanzia perché al centro di una inchiesta sulle scommesse, presto ridotta e ricondotta però a isolati casi di ludopatia. Il caso verrà subito circoscritto, ai due azzurri toccherà una squalifica ridotta perché Procura federale e Figc concedono il patteggiamento. Solo qualche giorno prima, sempre a Coverciano, Spalletti aveva ricevuto l’onorificenza di “Ambasciatore dello sport e del calcio italiano all’estero” direttamente dalle mani del vice-premier e ministro degli Affari Esteri, il forzista Antonio Tajani il cui figlio intanto sta per iniziare l’esperienza lavorativa (da poco è finita quella della figlia del ministro del Mef, Giorgetti) proprio all’interno della Figc.
Intermezzo due: estate 2024-inverno 2025. Il ministro Tajani è quello che, con Gravina e Spalletti, taglia anche il nastro a “Casa Azzurri” a Iserlohn in Germania, quartier generale della Nazionale che deve almeno superare il primo turno per evitare l’ignominia e il nuovo disastro. E invece ignominia e disastro sarà ancora, stavolta per mano dell’armata Svizzera. Il ministro dello Sport Andrea Abodi urla a mezzo stampa (“bisogna sapersi alzare dalle poltrone”), il destinatario del messaggio (il presidente Gravina) gli risponde piccato (“bisogna distinguere le responsabilità politiche da quelle tecniche”; “questo è un progetto pluriennale e non di soli 8/9 mesi”). Addossa le cause dell’ennesima disfatta al mondo intero, vara una commissione di saggi ed esperti, tra cui c’è anche il fresco presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta.
Domanda: qualcuno ha notizia di qualche riunione, di qualche proposta, di qualche decisione, da parte di questa Commissione varata nell’estate del 2024 (è passato un anno)? A rileggere le cronache, nulla, se non qualche incontro semi-clandestino alla Pinetina tra Gravina, Marotta e Viglione.
Oltre a rispondere al ministro (che intanto chiuderà il botta e risposta eclissandosi…), “non ho alcuna intenzione di dimettermi”, il presidente federale Gravina, mentre è sotto il fuoco di fila di una parte politica che ne chiede le dimissioni, prende carta e penna e scrive una lettera al direttore del quotidiano “la Repubblica” (al tempo era Maurizio Molinari) che è di proprietà dell’azionista di maggioranza anche della Juventus. Le quattro austere colonne dell’austero intervento si chiudono con questa frase: “Niente difende meglio la democrazia e la sovranità del calcio quanto il senso del limite”. Il senso del limite, già… Intanto, mentre il giocattolo azzurro si è già rotto e mentre per la seconda volta Gravina sceglie di non chiamare Conte che così accetta la proposta del Napoli, si assiste, nel silenzio più desolante e mortificante dello sport e dell’informazione italiana, al viaggio verso la rielezione federale.
Gabriele da Castellaneta diventa così “Tomasi di Lampedusa”: parte l’azione gattopardesca. Cambia, senza cambiare, i pesi elettorali, aprendo alla serie A con una serie di promesse (intanto si è liberato di Lotito e De Laurentiis, suoi oppositori in Lega calcio), e vola verso la rielezione mentre intanto, a dicembre, dopo la chiusura indagini della Procura della Repubblica che lo accusa di auto-riciclaggio, le carte (scottanti) passano alla Procura di Sulmona (in Abruzzo, lì dove Gravina ha costruito la sua ascesa imprenditoriale e calcistica) perché la Procura generale di Cassazione ne fissa i criteri di competenza.
Prima dell’elezione, scrive anche il programma elettorale. In quello del 2021 citava Seneca (“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”), mentre quello del 2025 (“A vele spiegate”) si chiude con una frase dello scrittore (o dello psichiatra) Paolo Crepet: “I grandi marinai hanno sempre saputo utilizzare le tempeste, perché le tempeste fanno gonfiare le vele”. Al 3 febbraio 2025 si arriva così nel silenzio generale: nessuno, ma proprio NESSUNO, che abbia letto quel programma, che parli di quell’inchiesta, che abbia perso il tempo di leggere quelle paginette del programma, che affronti il tema di punti e riforme, sempre messe sul tavolo, ma mai affrontate: figurarsi se realizzate… Tra l’acclamazione nell’hotel di Fiumicino e i titoloni dei giornali, Gravina ottiene così il 98,7% dei consensi. Sono i voti del sistema calcistico italiano, sembrano quelli di passanti distratti (e attratti). Intanto da mesi è congelata la partenza dell’Autority varata dal ministro Abodi per sostituire la Covisoc, intanto da mesi è congelata la questione del commissario sugli stadi per l’Europeo del 2032, che l’Italia avrebbe dovuto organizzare da sola ma per il quale invece ha “ottenuto” la coabitazione con la Turchia di Erdogan, grazie al lavoro diplomatico del ministro Tajani.
Sabato 7 giugno 2025- pomeriggio/sera. Assalito da paure e pressioni, il presidente Gravina decide di cambiare: quel programma “non di 8/9 mesi ma a lunga gittata”, è già finito (in realtà è finito già da tempo). Si consulta con i suoi collaboratori, chiede il termometro dello spogliatoio al capo delegazione (che lui ha nominato) Gianluigi Buffon, e a Spalletti di rassegnare le dimissioni. Gli chiede però di andare in panchina due giorni dopo contro la Moldavia, soprattutto di tenere il silenzio per evitare nuove tensioni. Spalletti non ci sta: “Presidente, se vuole cambiare, che mi esoneri, che mi licenzi”. Pare di stare in un club di terza serie (ma anche serie A o B, eh), non nel ritiro della Nazionale. La notte diventa ancor più surreale: perché mentre a Coverciano va in onda tale siparietto, a Pescara, dove Silvio Baldini ha appena vinto il playoff promozione, ai microfoni Rai, prima si scaglia contro «il mondo del calcio, un mondo di ipocriti e lestofanti», e poi sul ko della Nazionale di Spalletti – mentre mamma Rai che è partner della Figc prova a sfilargli il microfono – affonda: « Il problema non è Spalletti; hanno creato una generazione che non sa più cos’è la bandiera italiana, cosa vuol dire indossare la maglia azzurra. La Nazionale vera è quella del 198. Se i dirigenti non capiscono queste cose, andranno avanti i lestofanti”. A Pescara si festeggia, a Coverciano la notte dei coltelli si chiude col triste sipario: Gravina esonera Spalletti, che intanto resta sulla panchina fino alla sfida con la Moldova di due giorni dopo, cioè lunedì 9 giugno. Rinuncia allo stipendio (fino a giugno 2026), ma non rinuncerà al silenzio.
Domenica 8 giugno, mattinata a Parma. Spalletti è a Coverciano, Gravina viaggia invece dalla Toscana fino a Parma. È ospite del “Festival della serie A”. Siede sul palco, viene intervistato. Il volto è scuro e tirato, le parole fluide restano però opache. Il segreto di Pulcinella viaggia ormai di bocca in bocca, come la stretta verso Ranieri che dovrà essere liberato dai Fredkin (come era successo con De Laurentiis per Spalletti). Spalletti è già passato, è stato congedato, ma la commedia prova (deve) ad andare avanti. Così.
Prima rispondendo all’attacco di Lotito che ne aveva chiesto le dimissioni: «Con le dimissioni sarebbe peggio. Non mi va di rispondergli, perché tende a portare i discorsi su livelli molto bassi e non accetto la sfida. Gli attacchi di certi soggetti sono l’emblema di un immobilismo che abbiamo ereditato, ma che dobbiamo rivoluzionare. Sono strumentali e inutili». E ancora: «Il nostro campionato ci ha consegnato giocatori stremati. Molti giocatori sono arrivati pochi giorni prima della partenza, non si può preparare una partita contro una corazzata in così poco tempo».
La corazzata (nota bene) è la Norvegia: a proposito, visto che molti dei mali del calcio italiano verrebbero dalla pirateria: ma i club norvegesi quanto incassano dai diritti tv? Nessuno se lo chiede, nessuno chiede.
Intanto a Parma continua però l’interpretazione di Gravina. Che difende Spalletti, allontanando quelle voci di rottura che sono il segreto di Pulcinella, e le voci di rottura anche tra tecnico e spogliatoio. Come se nulla fosse, come se Spalletti fosse ancora il ct della Nazionale, e non quello cui ha dato il benservito solo poche ore prima. «Ho parlato con i ragazzi e Spalletti, non c’è spaccatura. Con Luciano stiamo parlando, con grande senso di responsabilità dobbiamo trovare la migliore soluzione per trovare un rilancio che deve partire da domani sera, poi abbiamo il tempo tecnico per poter fare delle riflessioni ed arrivare alle ultime sei partita col coltello tra i denti. Gli attacchi che sta subendo sono immeritati. Non c’è un appuntamento fissato per martedì, c’è un continuo contatto. Parlo tantissimo con Luciano, abbiamo parlato ieri sera fino a tardi. Gli scenario sono diversi, lui è molto responsabile, gli faccio i complimenti. Oggi continueremo a parlare e vediamo che verrà fuori. È davvero una persona perbene, un animo nobile. Subito dopo la partita ha indossato l’elmetto, è molto ferito. È la persona più bella che ho incontrato nel calcio, è un signore». Intanto, lungo un copione che tragicamente si ripete, la federazione ha già allacciato i contatti per il nuovo allenatore. I due preferiti, Ranieri e Pioli, sono sotto contratto. Il mandato esplorativo viene affidato a Giancarlo Viglione, da cinque anni braccio destro e sinistro di Gravina, ora capo dell’ufficio giuridico della Figc: un passato in diversi ministeri, non vi è però cenno di precedenti esperienze calcistiche…
Domenica 8 giugno, Coverciano, primo pomeriggio. Le parole di Gravina sono arrivate sino a Coverciano, lì dove nella “quiete” del centro federale la nazionale sta intanto preparando la sfida senza domani alla Moldova, lì dove Spalletti sta preparandosi alla conferenza stampa di presentazione (della partita). A Coverciano è arrivato intanto anche Gravina, che siede in sala stampa, mescolato in mezzo ai cronisti. È pronto anche lui ad ascoltare Spalletti, confida nel suo silenzio: la sera prima si sono lasciati con la preghiera di tenere tutto in segreto fino al fischio finale con la Moldova. Da martedì, poi…
Poi invece succede che Spalletti, commosso, teso, affranto, non resista. Quel segreto di Pulcinella non può tenerlo dentro. Magari, non può tenerselo, come pure qualche bel sassolino. E allora: «Ieri sera con il presidente Gravina siamo stati insieme un bel po’ come succede durante i ritiri e mi ha comunicato che sarò sollevato da ct della Nazionale. A me è dispiaciuto. Io non avevo nessuna intenzione di nulla e avrei preferito rimanere al mio posto e continuare a fare il mio lavoro come ho sempre fatto nella mia carriera. Però poi esonero è, e ne prendo atto. Devo prendere atto del percorso, dei risultati, della disponibilità sua nei miei confronti. Io ho sempre interpretato questo ruolo come un servizio alla patria e agevolerò in tutti i modi il futuro della nazionale. Ovvero farò la risoluzione del contratto dopo domani sera: riscuoto fino a domani e da dopo domani non riscuoto più».
Le parole risuonano forti e sgomente nel centro federale di Coverciano, lì dove dirige ancora la scuola allenatori italiana l’ultra ottantenne Renzo Ulivieri, lì dove manca (ancora) il nuovo presidente del Settore tecnico, dopo il benservito a Demetrio Albertini. Tra il trambusto e la commozione generale in sala, accompagnate dalle quasi lacrime dell’ex ct che intanto ringrazia «Giancarlo, Marco, Mauro…» (Giancarlo sta per Viglione, Marco sta per Marco Brunelli segretario generale Figc e Mauro sta per Mauro Vladovich segretario organizzativo del “Club Italia”: sono gli uomini del presidente), al povero presidente federale Gravina viene quasi un coccolone. Qualche giornalista gli chiede un commento, una parola, una frase. Lui risponde, scuro in volto: «Lo stato d’animo? Potete immaginarlo. C’è troppo voyeurismo da parte vostra…»…
Riprendiamo dalla Treccani. “Voyeurismo: perversione per cui si gode spiando gli atti sessuali altrui”. Traslato: il piacere (e la perversione) di vedere (spiare) dal buco della serratura.
Già, la colpa sta tutta qui, le cause dell’ennesimo disastro azzurro e del calcio italiano sono tutte qui. Eppure quel buco della serratura, chiuso e tappato da anni, continuerà a star chiuso. La porta resterà ancora sbarrata e blindata. Nessuno che avrà il coraggio di aprirla, nessuno che avrà la dignità di mettersela alle spalle. Si andrà avanti così, “A vele spiegate”, come il programma sul quale Gravina ha ottenuto il 98% dei consensi dell’apparato.
Del resto trovate qualcuno disposto a voler mettere l’occhio dentro il buco della porta della stanza dove, in via Allegri a Roma, Gravina regna, e continuerà a regnare come nulla fosse, con la complicità dell’intero sistema, non solo calcistico? Ah, dicono dalla regia che forse no, che ci sarebbe ancora una speranza. No, non prendetela a ridere…
Dicono che forse se al Coni ritorna Carraro, tutto cambierebbe nello sport italiano e per prima cosa nel calcio…
E se, per ipotesi (si fa per scherzare, eh), l’85enne ex presidente Federcalcio una volta eletto scongelasse pure l’84enne Tonino Matarrese? Dite che è un periodo ipotetico dell’irrealtà? E perché mai… Voi avreste mai immaginato che per la 888esima partita della Nazionale di calcio sulla panchina dell’Italia potesse sedere un ct esonerato il giorno prima da un presidente federale che appena poche ore prima gli aveva chiesto di mantenere il silenzio fin dopo la partita?





