IL PERSONAGGIO

Scotti Galletta, i baffi di una leggenda

L’addio al portiere campione del Mondo nel 1978 e protagonista nel film di Moretti. La storica promozione in A con la Rari Nantes Salerno
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Scotti Galletta
Mario Scotti Galletta, portiere dela nazionale di pallanuoto campione del Mondo nel 1978, bandiera della Canottieri Napoli e per una stagione alla Rari Nantes Salerno

Un monumento di muscoli e coraggio eternamente sospeso come se fosse sopra un piedistallo e invece era l’ultimo baluardo davanti alla porta sul pelo dell’acqua, una piovra che catturava palloni e vittorie, che stoppava folgoranti beduine e perfide palombelle avversarie: quando “il baffo” decise che quei suoi occhi profondi e azzurri avrebbero dovuto mirare un altro orizzonte, c’erano stipati nella sua valigia di pallanuotista quattro scudetti, una Coppa Campioni, un bronzo iridato, un Mondiale e da neo-allenatore una finale scudetto appena persa nel derby contro il Posillipo dentro una Scandone ribollente di cinquemila anime infuocate. Aveva litigato con Carlo De Gaudio, il presidente della Canottieri Napoli e capo delegazione della nazionale di calcio di Bearzot, Mundial nel 1982: un divorzio amaro ma necessario col club del Molosiglio, dopo vent’anni di gloriosa e ininterrotta militanza. Una bandiera ripiegata in fretta, senza riguardo e senza troppa riconoscenza.

Era la fine dell’anno 1986 quando Mario Scotti Galletta decise di rimettersi in gioco, anzi di rimettersi la calottina da numero uno. A 37 anni accettava un’altra sfida: tornare a giocare, tornare in acqua, tornare baluardo davanti a quella porta che l’aveva issato sul tetto più alto del mondo in una notte di pioggia e tregenda a Berlino nel 1978, finale con l’Ungheria. Nella piscina di Torrione a Salerno, cinquanta chilometri dalla sua Napoli, invece: era ancora scoperta e ancora non si chiamava “Vitale”, quella che adesso vede il figlio Andrea (all’epoca aveva 5 anni) dividersi tra giocatore e allenatore di successo delle giovanili. Anche lui nella Rari Nantes Salerno, un segno del destino, un segno di continuità.

Lasciò il segno quell’anno Mario Scotti Galletta. Sul finire del 1986 aveva accettato la proposta di Enzo D’Elia – il fratello di Pierino l’arbitro di calcio internazionale e presidente della società – un altro baffo innamorato di quello sport che a Salerno non riusciva ad andare oltre la serie B e che in quell’anno riuscì in un’altra impresa impossibile: convincere Goran Sukno, totem della pallanuoto slava, campione olimpico in carica e due mesi prima campione del mondo, a indossare pure lui la calottina giallorossa. Settanta reti in quella stagione indimenticabile per il fuoriclasse che abitava a Vietri sul Mare, a due passi dal mare: Sukno segnava e Scotti Galletta, che faceva avanti e dietro da Napoli, parava. Chiocce di un magnifico gruppo che s’allenava nella piscina scoperta, acqua, pioggia e freddo però non ci si fermava mai. “Vieni a Salerno, torna a giocare per un anno, aiutaci a conquistare la serie A e poi magari farai il nostro allenatore”. Mario Scotti Galletta scrutò senza maliconia quel mare che sta attaccato alla piscina sul lungomare di Salerno e decise di accettare quella proposta, in fondo il colore della calottina sarebbe stato lo stesso: giallo e rosso. Si sarebbe rivelato un maestro di vita e di sport, la guida di giovani e formidabili atleti salernitani, un gruppo allenato da Lucio Mango che avrebbe poi fatto la storia del sodalizio: i fratelli Giuseppe e Marco Iannicelli, i fratelli Barbato, Silvestri, i due D’Auria, Mare, Salvati, Manzo, il secondo portiere Tufano, Giarletta e poi sarebbero arrivati pure Roberto Baviera e i fratelli Ugo e Mariano Rampolla, Tortorella e altri ancora perché il settore giovanile era un serbatoio pieno di talenti. Un campionato trionfale, chiuso con la storica promozione in A/2. A fine stagione le strade del club e di Scotti Galletta si separarono, il portiere si trasferì a Savona mentre la Rari Nantes Salerno gettava le basi per un’altra storica promozione, la serie A/1 che sarebbe stata conquistata tre anni dopo.

«Un maestro di sport e di vita, travolgente per simpatia e carica agonistica. Un vero campione che mai fece pesare il suo palmares e che invece ci spingeva e ci spronava con l’esempio, come fosse un ragazzino, come non avesse mai vinto nulla. Una bella persona davvero, non solo un campione, non solo una leggenda di questo sport», dice di lui adesso Giuseppe Iannicelli, una bandiera per anni di quella Rari Nantes Salerno e che nel 1987 era al suo primo anno di Università. Lui compagno di stanza di Scotti Galletta nelle vigilie in trasferta. E certe notti non l’ha dimenticate. «E come potrei? E quando ci penso, ancora rido. In quel periodo dovevo dare Diritto Privato, portavo con me i libri. La sera studiavo, Mario però voleva dormire. “Guaglio’, tu devi fare l’esame ma io devo riposare. Vai a studiare nel bagno”, mi diceva. Io ero un po’ intimorito, anche perché Mario dormiva praticamente nudo. “Devo stare fresco e riposato, devo stare libero”, mi diceva. E io me ne andavo a studiare in bagno. “Guaglio’, vieni a dormire che domani si gioca”. Un grande campione che alternava consigli a ricordi, dalla notte di Berlino ai colpi del terribile e cattivo Budavari. Nel tempo ci siamo incrociati tante volte a bordovasca, e lui sempre: “Guaglio’, ma hai finito di studiare?”».

Oggi Mario Scotti Galletta se n’è andato: a 70 anni, vinto da una malattia perfida e subdola che negli ultimi anni ne aveva minato il fisico ma non lo spirito indomito. E in cielo si è ricompletato quel triangolo magico e irripetibile che fece grande la Canottieri Napoli, campione d’Italia nel ‘73, ‘75, ‘77 e ‘79 e campione d’Europa nel ’78: ora è lì con Paolo De Crescenzo ed Enzo D’Angelo, campionissimi anche loro piegati, ancora giovani, da un destino crudele. La pallanuoto nazionale è a lutto per un’altra figura leggendaria che se ne va in silenzio, un’icona di un movimento che ha dato e dà lustro allo sport italiano, un personaggio unico catapultato poi nella pellicola “Palombella rossa” di Nanni Moretti, anche lui ex giocatore di pallanuoto nella fila della Lazio e d’estate per anni in uno stabilimento a Vietri sul Mare, avversario in acqua ma amico fuori di Mario Scotti Galletta. Il regista e attore volle lui per immortalare una scena memorabile, una soltanto ma la più significativa, una scelta dovuta anche allo sguardo magnetico del portiere campione d’Europa e pluricampione italiano della mitica Canottieri Napoli di Fritz Dennerlein. Una chiamata al ciak improvvisa, che proprio Scotti Galletta raccontò un giorno così. «Ero sul terrazzo della casa di mio padre a Procida quando arrivò la telefonata di Nanni Moretti: stava lavorando a un film sulla pallanuoto, mi chiese di raggiungerlo ad Acireale: vieni per un giorno e poi te ne vai, devi fare solo una parata. La sera uscivamo, di giorno la troupe lavorava e io andavo al mare». Nel film, Scotti Galletta para il rigore decisivo a Michele Apicella, funzionario del Pci interpretato dallo stesso Moretti. «Non potevamo girare la scena più di una volta perché dopo la mia parata tutti i tifosi si dovevano buttare in acqua per festeggiare la vittoria. Il problema era che quando la telecamera alle spalle di Nanni mi inquadrava, lui faceva le smorfie e a me scappava da ridere. Il giorno successivo piazzarono la telecamera alle mie spalle e ricambiai con le smorfie: ci volle una settimana per chiudere la scena».

Campione del Mondo nel primo storico oro del settebello azzurro, quello conquistato a Berlino nel ’78, lui e Alberani a dividersi i pali della porta. Una coppia di portieri che sembra come un’altra, anche questa indimenticata: i baffi dell’istrionico Mario Scotti Galletta come quelli dell’istrionico Ricky Albertosi e l’aspetto severo di Umberto Alberani come quello di Dino Zoff. Campioni che hanno lasciato il segno. Portierone del settebello Mario Scotti Galletta, pioniere della pallanuoto femminile. Che in Italia nacque grazie a lui. Era il 1975. Era in Olanda con la Canottieri, incontrarono alcune ragazze che giocavano a pallanuoto: per fare bella figura dissero che anche loro avevano una squadra a Napoli. Rientrati in Italia furono chiamati dalle olandesi: “veniamo a Napoli per giocare”. E così Scotti Galletta organizzò una partita reclutando mogli, fidanzate e amiche, fondando poi la “Fuorigrotta”. Iniziò tutto per scherzo, poi il movimento crebbe e la Federazione creò il settore femminile. Così cominciò l’epopea del setterosa (dal ‘93 al ‘97 Scotti Galletta fu il vice di Formiconi), poi campione mondiale e olimpico. Un tempo purtroppo trapassato, quello nel quale si metteva il campo in mare eppure si seminava. E i semi davano i frutti. Come quel monumento di coraggio e muscoli nascosto sotto i baffi. I baffi di Mario Scotti Galletta.

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