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Petrucci e Chimenti guidano la fronda dei monarchi dello sport, battaglia ad Abodi senza il sì di Malagò: riunione carbonara al Coni

Nel mirino le nuove norme approvate per l'elezione dei presidenti federali oltre il terzo mandato: vogliono farle cassare dalla politica. Ben ventiquattro sono i presidenti interessati, molti governano da oltre trent'anni. Il ruolo di Barelli che punta a un ministero nel rimpasto di Governo, e il pensiero di Giorgetti
Da sinistra a destra. Barelli, Binaghi, Petrucci e Chimenti

Finita la Pasqua di resurrezione, e celebrato anche il Lunedì Santo dell’apparizione, adesso provano a risorgere pure loro. In fondo si considerano quasi dei santi, e in qualche caso anche dei martiri. Non vogliono abdicare, non vogliono scendere dal trono che in alcuni casi li vede arroccati da oltre trent’anni al vertice di alcune federazioni sportive, non ci pensano nemmeno a cedere lo scettro di monarca. Non vogliono accettare il disposto di una legge dello Stato, e non vogliono per giunta nemmeno accettare le nuove regole che si è dato il mondo dello sport. Per questo hanno deciso di dare battaglia. Addirittura vogliono ribaltare, e completamente stravolgere, quello che loro stessi hanno votato (e dovuto votare) appena un mese fa in Giunta Coni. «Avete scelto una strada dopo esservi incontrati in commissione e questo documento è stato già approvato dal ministro che tra l’altro aveva intenzioni diverse. Non approvarlo adesso sarebbe poco serio e anche uno sgarbo istituzionale»: così Malagò (leggi qui) quando, a fine febbraio, c’era chi tra i presidenti di federazione oltre il terzo mandato, aveva mosso rimostranze all’obbligata riscrittura delle norme elettorali inserite nei principi fondamentali dello Statuto del Coni, principi ai quali tutte le federazioni devono adeguarsi: il Coni ha nominato un commissario straordinario, Michele Signorini (responsabile dell’Ufficio “Statuti e Regolamenti del Coni”) che è già al lavoro, anche perché tutte le federazioni sportive dovranno andare al voto dopo le Olimpiadi (si terranno a luglio) e prima che si celebri l’elezione del presidente del Coni (entro maggio 2025).

Delle decisioni e del pensiero del ministro dello Sport Andrea Abodi se ne infischiano, e se ne infischiano anche di quello che ha ripetuto, anche in questi giorni, il presidente del Coni Giovanni Malagò che pure li ha ammoniti e avvertiti: da me nessuna benedizione, anzi. Loro però vanno avanti. Buttano e strizzano un occhio alla politica, al Governo. E per oggi pomeriggio, alle ore 16, hanno convocato una riunione nella Sala Giunta del Coni, a Roma. L’invito è stato girato a tutti i presidenti di federazioni sportive affiliate al Comitato Olimpico, non tutti però risponderanno presente. È una riunione informale, perché Malagò non ha voluto e potuto darle i crismi dell’ufficialità né un profilo istituzionale. A muovere le fila, in questi giorni di feste, pare siano stati il presidente della Fip Gianni Petrucci e quello della federazione Golf, Franco Chimenti. Sono due dei ventiquattro presidenti resuscitati da un emendamento votato a notte fonda a luglio scorso in Parlamento, un emendamento inserito in un decreto relativo alla Pubblica Amministrazione, grazie al quale, in barba alla legge numero 8 del 2018 (la famigerata legge “Lotti”) potranno candidarsi alla presidenza della federazione di riferimento, alla scadenza del loro terzo (od oltre) mandato di fila. Scampati alla ghigliottina, adesso però vogliono far saltare il boia.

Vogliono ritornare al passato: per essere eletti, pur venendo da tre o più mandati, vogliono poter conseguire il 50% più 1 dei voti degli aventi diritto (con la legge in vigore, e con i nuovi principi fondamentali invece, devono conseguire il 66,7% dei voti sui voti espressi) e vogliono potersi ricandidare anche se nella prima tornata non ottenessero il quorum necessario (con le nuove norme, sarebbero invece esclusi). Lo scopo della riunione è scrivere una mozione, e presentarla alla politica: tra i ventiquattro in ambasce e in guerra ci sono onorevoli e senatori, tra questi ad esempio Maurizio Casasco (presidente della Federazione medici sportivi) di Forza Italia, e il senatore Paolo Barelli di Forza Italia e presidente (da più di tre mandati) della Federnuoto. Barelli però se ne vuol stare defilato, un po’ perché avverte come non si possa presentare una simile richiesta proprio mentre ci si avvicina alle Europee, perché in fondo lui è sicuro di ottenere almeno l’80% dei voti alla prossima tornata elettorale (il controllo, diretto e indiretto, sul mondo delle piscine italiane è vasto) e soprattutto perché è in corsa per un posto da ministro (Ministro della Funzione Pubblica) nel rimpasto che la premier Giorgia Meloni farà dopo le elezioni al parlamento europeo. L’altro anno era in corsa per un posto da vice-ministro, però la vicenda che lo teneva impegnato in un giudizio al Tas di Losanna lo aveva tenuto fuori dai giochi. Uscitone prosciolto, ora è in corsa per un ministero e dunque la battaglia degli altri monarchi dello sport italiano non lo coinvolge e non gli interessa.

Interessa invece tutti quei presidenti che hanno capito e compreso, in questi mesi, di non potercela fare: al di là delle dichiarazioni di facciata, hanno compreso come arrivare ai due terzi dei consensi e nella prima tornata elettorale, sia praticamente (quasi) impossibile. Alcuni lo hanno compreso e non ci stanno, è il caso ad esempio di Petrucci che per la Fip si trova di fronte un avversario come l’avvocato Guido Valori e il no di parecchi comitati regionali di pallacanestro (proprio il ricorso contro il divieto di candidature al quarto mandato dei presidenti dei comitati regionali delle federazioni aveva aperto al decreto passato a luglio scorso, poi vidimato di incostituzionalità dalla Corte Costituzionale), e quello di Chimenti che alla Federgolf oltre a Rota a breve si troverà opposto anche un altro rivale: loro, come altri, con le norme attuali rischiano seriamente di andare a casa, di uscire di scena senza nemmeno la possibilità di ricandidarsi per la seconda tornata o ballottaggio.

Petrucci e Chimenti sarebbero dunque i promotori di questa riunione semi-carbonara, tra le fila dei presidenti che sperano in un ribaltamento ci sono ad esempio anche Matteoli (Federazione pesca sportiva), Binaghi (Federtennis), Aracu (pattinaggio), Rossi (tiro al volo), Iaconianni (motonautica), Scarzella (tiro con l’arco), Casasco, Barelli e altri. In tutto sono ventiquattro i presidenti che si trovano almeno al terzo mandato già finito, molti addirittura sono oltre il sesto. Alla riunione informale non parteciperanno tutti i presidenti di federazione, alcuni non hanno voluto raccogliere l’invito rivolto con il passaparola. Alcuni perché non rientrano nella scure imposta, per legge, dei mandati, altri perché considerano l’iniziativa un affronto, e non solo uno sgarbo, al ministro Abodi. E chissà cosa ne penserà un altro ministro, il ministro del Mef Giancarlo Giorgetti. Malagò poi se ne terrà distante, in fondo ancora spera di ottenere dalla politica la possibilità, con un provvedimento ad hoc, di potersi candidare al quarto mandato al Coni. Che gli altri vadano alla guerra. Magari con l’elmetto, ma senza colpi in canna.

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