Cerca
Close this search box.

Arbitri e veleni, bufera su Orsato. Il Comitato Aia vuole chiarimenti: hai davvero chiesto il commissariamento a Gravina?

Dopodomani riunione del Comitato: all'ordine del giorno lumi sull'incontro tra il rappresentante degli arbitri in attività, gli internazionali e il presidente federale. L'ipotesi di un commissario che rinvii l'assemblea elettiva e riscriva le regole elettorali: la lotta intestina continua

Nelle stesse ore in cui il consiglio Figc – il primo da quando il presidente Gabriele Gravina, vittima di dossieraggio, è ufficialmente indagato dalla Procura della Repubblica di Roma – dovrebbe approvare la prima parte del controverso e contrastato piano strategico di riforme del calcio italiano, si riunirà anche il Comitato Nazionale dell’Aia. E se il 28 marzo, giovedì Santo, in via Allegri non sarà una mattinata da rose e fiori, è facile dedurre dai punti all’ordine del giorno che per gli arbitri sarà un mezzogiorno letteralmente di fuoco. Sul tavolo c’è infatti la richiesta urgente di chiarimenti promossa da uno dei nove componenti (uno dei quattro della minoranza, il Comitato è da mesi plasticamente spaccato in due), ma poi sottoscritta anche dagli altri: chiedono conto e ragioni a Daniele Orsato, vogliono sapere se abbia davvero chiesto a Gravina di commissariare l’Associazione italiana arbitri nel corso del colloquio riservato chiesto, e ottenuto, in una stanza dell’hotel Parco dei Principi a Roma il 7 marzo, al termine dell’incontro plenario tra tutti gli arbitri e il presidente federale. Vogliono sapere perché, e a che titolo, abbia chiesto l’incontro e di cosa si è discusso. Già il vìs a vìs in una saletta riservata aveva destato lo stupore e il malumore della gran parte degli arbitri presenti. Ma come, dopo aver sentito dire da Gravina, «io e voi siamo sotto attacco, io e voi siamo vittime di accuse anonime che poi anonime non sono, voi dovete fare squadra, dovete essere uniti», Orsato e gli arbitri internazionali presenti chiedevano un incontro a quattr’occhi e il presidente Gravina glielo concedeva? Cosa si sarebbero detti Orsato (e gli internazionali) e Gravina, con il presidente dell’Aia, Carlo Pacifici addirittura tenuto distante e messo in disparte, come se figurativamente fosse quasi costretto ad origliare dal buco della serratura? E che figura ci avrebbe fatto il designatore Gianluca Rocchi, l’uomo forte che predica a ogni piè sospinto unità e compattezza degli arbitri? E proprio nessun imbarazzo per Gravina, che avrebbe ascoltato una richiesta così insolita provenire dagli arbitri internazionali e poi soprattutto da Orsato, che è il rappresentante in attività di tutti gli arbitri italiani e che per questo ruolo siede nelle riunioni del Comitato allargato dell’Aia? Domande che portano tutte a una richiesta di chiarimenti, ed eventualmente a provvedimenti disciplinari. Domande che confluiscono dal sospetto (una parte del Comitato lo ritiene fondato) che Orsato e gli arbitri internazionali abbiano davvero chiesto a Gravina di commissariare l’Aia, in questi mesi – sarebbe meglio dire anni – attraversata da veleni, congiure, inchieste e denunce, lotte intestine che ancora una volta preparano la nuova tornata elettorale. Magari lo hanno fatto, se lo hanno fatto, in buona fede, suggerendo una soluzione che possa mettere fine a mesi logoranti. Però.

Se fosse vero però, può il rappresentante degli arbitri in attività, di tutti gli arbitri in attività, chiedere il commissariamento della propria associazione per un interesse di un gruppo ristretto di persone e non dalla richiesta che viene dall’intero comitato o dalla base? In quanto a Pacifici, o non era presente e sarebbe davvero un segno del poco peso specifico, oppure era presente e dunque potrebbe essere definito complice di una tal richiesta? Come può il designatore Rocchi, dopo aver chiesto di fare squadra a tutti, permettere questa spaccatura? È poi normale che Gravina incontri un gruppo ristretto di arbitri, magari senza i propri dirigenti, e ascolti senza battere ciglio una richiesta così dirompente? Sono solo alcune delle domande che rimbalzeranno nella riunione di giovedì. Una riunione infuocata (non da meno lo sono state quelle di fine anno), nel corso della quale potrebbero essere chieste a Orsato le dimissioni; e se fosse accertata l’insolita (sarebbe la prima volta che un arbitro chiede a un presidente federale di commissariare l’Aia) vicenda, potrebbe eventualmente anche scattare un’azione disciplinare nei confronti del fischietto di Schio e degli arbitri internazionali presenti.

Perché un arbitro in attività (in realtà è all’ultimo anno, anzi è agli ultimi tre mesi, chiude con l’Europeo) come Orsato ha chiesto, e ottenuto, senza che nessuno dei dirigenti arbitrali battesse ciglio, un incontro riservato con Gravina? E perché insieme a lui c’erano i fischietti internazionali (sono dieci: Orsato, Massa, Mariani, Colombo, Chiffi, Di Bello, Guida, Maresca, Pairetto e Sozza) senza che il designatore Rocchi dicesse qualcosa per impedire questo incontro, avvenuto in via riservata al termine di una riunione plenaria di tutti gli arbitri della Can A-B? Il sospetto di una parte arbitrale, appunto, è che abbia chiesto un intervento dopo mesi e mesi di continui veleni, gli ultimi due poi passati costantemente sotto i riflettori e i microfoni televisivi tra denunce anonime e non (Abbattista, ad esempio), nuove accuse (da dimostrare) che comunque rischiano di avvelenare ancor di più l’imminente campagna elettorale per la presidenza Aia e per il nuovo Comitato. La frattura, dopo le dimissioni di Trentalange in seguito all’inchiesta e al deferimento per il caso D’Onofrio, si è allargata e non ci sono più margini di composizione. Non è un mistero che Gravina veda di buon occhio la candidatura (e l’elezione) di Rocchi come presidente Aia, mentre per il ruolo di designatore resta in corsa Orsato: un ticket di cui si è già scritto, e da parecchio tempo (ad esempio, leggi qui). Stanco di veleni e divisioni, il presidente federale cerca una soluzione forte e per questo per Rocchi intravede un doppio ruolo, politico e sportivo in senso stretto, sulla tregua del commissioner Nba. «Ora cambiamo l’Aia, politicamente più che tecnicamente», ha detto a tutti gli arbitri il 7 marzo nell’incontro all’hotel Parco dei Principi. Il timore, e il rischio però, sono di arrivare a un’elezione che non produrrebbe risultati, ma anzi testimonierebbe di nuove fratture, e rilascerebbe un Comitato ancor più diviso e bloccato.

Un’indiscrezione da prendere con assoluto rispetto riporta allora come ci sia un disegno per evitare di andare subito alle elezioni. Commissariare adesso l’Aia significherebbe cioè che Gravina nomina un commissario, e che il commissario nominato possa andare avanti anche oltre la scadenza del fu Comitato (tutte le componenti federali devono essere rinnovate prima dell’elezione del nuovo presidente Figc, previste prima di maggio 2025 quando si voterà per il Coni) per prendersi il tempo necessario a riscrivere le regole e le norme tra cui, è qui la novità, modificare la platea elettorale per il presidente Aia, consentendo così il voto a tutti gli associati (sono oltre trentamila) e non più solo ai delegati e ai rappresentanti scelti attraverso il voto delle sezioni. Un modo “democratico” di scelta dei propri rappresentanti che ovviamente però tenderebbe a rendere più accattivanti le candidature di arbitri (o ex arbitri) di fama e prestigio. Sarà vero?

Certo è che questo venticello deve essere arrivato alla parte del Comitato che si frappone alla (risicata) maggioranza. Perché da una parte c’è il presidente Pacifici col vice Zaroli (in realtà molti nell’Aia, e non solo, pensano che il vero presidente sia Zaroli e non Pacifici): entrambi avevano mire di ricandidatura ma hanno inteso come non ci siano più margini e forse anche per questo, pur ufficialmente appoggiando la candidatura Rocchi, si muovono a trecentosessanta gradi. Con loro due, la maggioranza è composta da Affinito, il pontiere Zappi e Archinà. Sono in cinque, contro i quattro della cosiddetta minoranza, plasticamente associati alla coppia Trentalange-Baglioni disarcionata nel 2022 dopo appena un anno e mezzo di presidenza: sono Senesi, Marconi, Mazzaferro e Camiciottoli, e compongono la parte che appoggia Trentalange nel tentativo di ricandidatura. Negli ultimi mesi (leggi qui e qui) hanno animato le riunioni del Comitato Nazionale e minacciato la richiesta di commissariamento in nome di un’autonomia che dicono ormai completamente perduta in favore della dinastia federale. Il tentativo di arrivare al commissariamento, e la presunta richiesta formulata da Orsato, per loro significa non riconoscere la capacità dei presidenti di sezione e dei delegati di arrivare al voto libero superando il momento delicatissimo che sta vivendo l’associazione. Nella famosa riunione pre-natalizia poi, pare che uno dei quattro abbia addirittura confessato, rivolgendosi a Zaroli (e Pacifici), una possibile migrazione. Al vice-presidente e al presidente che parlavano di riforme e autonomia, avrebbe detto: “Noi siamo pronti ad andarcene, a sottoscrivere il programma della Lega di serie A…”. Cosa ha in mente la Lega di serie A? Il 12 febbraio, dopo una delle tante riunioni in Lega a Milano nelle quali i presidenti di A continuano a studiano riforme e a chiedere autonomia, s’era discusso anche di questo: “Riconoscere una piena indipendenza del settore arbitrale, portando anche l’Aia fuori dal consiglio Figc e rendere gli arbitri professionisti sotto il profilo giuridico e contrattuale”.

Un tema che tornerà d’attualità, ma magari non adesso. Non subito, non almeno nella riunione di giovedì: giovedì il tema scottante è la vicenda Orsato. Ha chiesto davvero a Gravina di commissariare l’Aia? E se sì, a quale titolo il rappresentante di tutti gli arbitri, quello che per questo siede nel Comitato allargato, chiede il commissariamento dell’organo di cui fa parte? Una richiesta insolita, inedita. Alla richiesta di chiarimenti, potrebbe seguire quella di presentare le dimissioni da rappresentante degli arbitri in attività.

© 2024 Riproduzione riservata

Correlati