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Juventus e processo plusvalenze, il Tar ordina alla Covisoc e boccia la Figc: «La nota della Procura di Chinè agli avvocati del club»

La sentenza della terza sezione del tribunale amministrativo spezza la sequela di dinieghi e rifiuti di accesso agli atti: la nota dell'aprile 2021 può essere decisiva ai fini del giudizio al Coni
Juve plusvalenze

Se quella nota 10940, se quel carteggio sulle “indicazioni interpretative” intercorso tra la Covisoc e la Procura Figc a metà aprile 2021 possa diventare un punto (magari decisivo) a favore della Juventus nel ricorso al Collegio di Garanzia del Coni contro il -15 irrogato dalla Corte Federale d’Appello nella revocazione del processo sulle plusvalenze chiesta dal procuratore capo Figc Giuseppe Chinè (sulla linea accusatoria e sul procedimento leggi qui), questo non si sa. O meglio, lo si vedrà nell’imminente giudizio davanti alla sezioni unite dell’organo Coni. Intanto però il collegio difensivo bianconero (gli avvocati Clarizia, Paolantonio, Sangiorgio e Apa) può sorridere, almeno una lunga ed estenuante battaglia è stata vinta: quella nota, negata in più istanze nel corso di un anno e mezzo e in più giudizi (dalla Covisoc, dalla Procura federale, dalla Corte federale), deve invece essere trasmessa ai difensori della Juventus e nella fattispecie ai dirigenti inibiti.

La sentenza. “Non è un atto pre-procedimentale” c’è scritto nelle motivazioni, racchiuse in dodici pagine tra una marea di omissis su date e protagonisti: quella nota è invero un “atto provvedimentale”. Il collegio della prima sezione del Tar Lazio (presidente e relatore Francesco Arzillo, consigliere Anna Maria Verlengia, referendario Raffello Scarpato) ha così accolto il ricorso presentato contro la Figc (rappresentata e difesa dall’avvocato Giancarlo Viglione) e la Covisoc nei confronti della Procura Figc, respingendo le richieste federali su inammissibilità e infondatezza del ricorso. La sentenza pubblicata ieri riconosce la valenza pubblicistica di un documento di una struttura tecnica di controllo come la Covisoc che agisce di supporto alla Figc che è sì associazione privata “ma è al contempo, come tutte le federazioni sportive, inserita nell’ambito dell’ordinamento sportivo ed esercita sia poteri di autonomia privata sia potestà amministrative rilevanti per l’ordinamento statale” e per questo vi è diritto di accesso agli atti. Sulla “pregiudiziale sportiva” il collegio sottolinea invece come sia ancora pendente un giudizio sportivo (il ricorso davanti al Coni contro la sentenza della Corte federale d’Appello dopo la revocatoria) e inoltre che, per una serie di ragioni (tra cui l’assenza di una puntuale disciplina dell’accesso difensivo in materia di ordinamento sportivo), il ricorso è ammissibile, assunta l’assenza di pregiudizialità sportiva. Quella famosa nota, quel carteggio tra Covisoc e Procura federale di metà aprile 2021 vanno quindi trasmessi alle difese: è illegittimo, secondo il Tar, il diniego avanzato dalla Covisoc a fornire la nota che, “pur essendo stata formata dalla Procura federale, deve ritenersi detenuta dalla Covisoc”.

Il muro di gomma. Nel concreto e in soldoni, la sentenza mette fine a un lungo e vorticoso rimpallo di dinieghi, stoppa un gioco di continui rimbalzi di linea tra Procura federale, Covisoc e viceversa: rimpalli e rimbalzi erano iniziati da un anno, quando cioè ad aprile del 2021 si arrivò all’originario deferimento della Juventus, degli altri club e dei dirigenti delle società sulla questione plusvalenze, e da cui scaturirono i due processi sportivi, terminati però in bolle di sapone. In bolle di sapone sarebbe finita anche la continua richiesta formulata dai collegi difensivi, prima all’atto del deferimento (aprile 2022), poi in costanza dei due processi sportivi dello scorso anno (aprile e maggio 2022) e poi di nuovo adesso, mentre Chinè avanzava la richiesta di revocatoria e nel corso del processo alla Corte federale d’Appello che ha prodotto il -15 per il club bianconero e la squalifica dei dirigenti Juventus: avere poi una copia di quella nota con la quale la Covisoc procedeva a una segnalazione “in ordine alla valutazione degli effetti della cessione dei calciatori sui bilanci di alcune società professionistiche ai fini dell’iscrizione ai rispettivi campionati” era diventata un’impresa impossibile. Che c’era, cosa c’è, in quella nota? Un passo indietro.

Il giro di valzer. La Covisoc ad aprile 2021 chiedeva lumi interpretativi alla Procura Figc, lumi che le sarebbero stati poi chiariti in una successiva nota. La nota sarebbe però rimasta lì come volteggiasse nell’aria, fin quando non sarebbe discesa a terra nell’ottobre 2021 la notizia di un’inchiesta che la Procura di Torino stava conducendo sui conti Juventus e che avrebbe così indotto la Consob a scrivere (anche qui con richiesta di lumi) alla Covisoc: la commissione di vigilanza segnalava così alla procura Figc e al presidente federale Gabriele Gravina la vicenda (19 ottobre 2021, protocollo numero 8260), da qui sarebbe poi nata l’inchiesta sportiva da cui sarebbe poi stato “partorito” il deferimento. Una vicenda intricata, nodi su nodi da verificare e sciogliere, calendario alla mano: si può dire che il deferimento sia nato in base alle “nuove notizie” pervenute a ottobre alla Covisoc e dalla Covisoc, oppure che tutto sia da retrodatare, sino all’aprile del 2021? Per le difese dei club – e della Juve e dei suoi dirigenti anche adesso – non ci sarebbe stato il rispetto dei termini, un vizio che potrebbe così a invalidare (è uno dei capi difensivi nel ricorso al Collegio di Garanzia) l’intero processo di revocazione, perché l’inchiesta andava aperta entro trenta giorni dalla notizia “criminis” e cioè trenta giorni dopo il 14 aprile, e non quindi trenta giorni da ottobre. Per la Procura federale invece quella “richiesta interpretativa” della Covisoc di aprile 2021 non costituiva elemento d’indagine, non era (e non è) il primo atto dell’indagine: erano soltanto delle richieste di chiarimenti, chiarimenti poi forniti. Nel caldo autunno 2021 sarebbe poi anche arrivata una nota stampa della Figc (si può consultare il sito federale) in risposta alle argomentazioni formulate nel corso di una puntata di Report, su Rai3. Nella nota si legge(va): “Per quanto attiene alle attività della Procura Federale in merito alla vicenda plusvalenze, ci siamo limitati a riportare i fatti, ovvero che la stessa Procura era stata informata dalla Covisoc delle anomalie su 62 trasferimenti sospetti e che ad oggi nessun provvedimento sportivo delle squadre coinvolte in quei trasferimenti è stato preso. E infatti la stessa Procura ci conferma nelle sue risposte che, a fronte delle segnalazioni della Covisoc datate aprile 2021 l’indagine è stata aperta solo il 26 ottobre del 2021, ovvero in concomitanza con le uscite delle notizie di stampa sull’indagine Covisoc. La Procura Federale, in merito all’indagine plusvalenze, si è rimessa agli atti della Procura ordinaria”.

Il nodo. È da sottolineare come la Covisoc sia solo un organo di controllo e non abbia poteri di deferimento: può solo segnalare. L’apertura di un procedimento spetta alla Procura federale: nei deferimenti però non c’è mai la completa istruttoria dell’organo di controllo ma solo dei riferimenti. Ecco perché diventa forse cruciale leggere quella nota dell’aprile 2021: quali erano le richieste interpretative, quali furono le delucidazioni? Si potrebbe far risalire l’inchiesta alle prime segnalazioni? Può essere considerata come un primo atto d’indagine oppure no? Tutte domande rimaste finora senza risposte perché quel documento è sempre rimasto nei cassetti. Almeno sino a ieri. Scongelato invece adesso dalla sentenza del prima sezione (ter) del Tar Lazio che ha intimato alla Covisoc di fornirlo alla difesa del collegio bianconero.

Juventus
La sentenza Tar su Juve

La nota, due anni dopo. La Commissione non potrà così più rispondere, così come aveva risposto anche alla nuova ma reiterata richiesta di accesso avanzata dai difensori della Juventus, dopo l’esito del nuovo giudizio della Corte federale: “Il documento a cui si richiede di potere accedere è stato formato dalla Procura Federale che legge per conoscenza. La Vostra istanza, pertanto, è stata prontamente indirizzata a tale organo per quanto di competenza. Si prega quindi di fare riferimento alla Procura Federale la quale potrà compiutamente esprimersi sull’istanza formalizzata”. Da qui il nuovo ricorso al Tar che chiedeva copia della nota della Procura Federale contenente “le indicazioni interpretative” fornite alla Covisoc, richiesta cui si è opposta la Figc sostenendo come il ricorso fosse inammissibile e infondato. Il Tar invece ha dato ragione al collegio bianconero dichiarando illegittima la declinatoria di competenza della Covisoc “all’ostensione dell’atto richiesto”. La nota “pur essendo stata formata dalla Procura federale, deve ritenersi detenuta dalla Covisoc, la cui nota ne presuppone l’avvenuta acquisizione”, “la nota può considerarsi atto provvedimentale” e quindi il Tar “ordina alla Covisoc di ostendere al ricorrente copia della nota della Procura federale entro sette giorni dalla comunicazione della sentenza”. Quasi due anni dopo (aprile 2021) quella nota salterà così fuori. Se possa pure diventare decisiva lo si scoprirà solo nel giudizio al Coni.

 

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