Papocchio Monza e casinò, la B verso un’altra corsa in tribunale

Galliani pronto a far ricorso su tutto mentre l’Ats Brianza dispone controlli appellandosi poi al protocollo Figc: Federazione e Lega restano in silenzio
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Uno, nessuno e centomila. Il romanzo di Pirandello? No, il Papocchio Monza. Cinque giorni d’isolamento? No, meglio raddoppiare. Facciamo dieci, che magari è meglio. Anzi no, nessuno che viene anche meglio. Poi dici che non è questione di roulette e numeri. Un casino, altro che casinò. Un ingorgo altro che rettilineo su quei 54 km che dividono Monza da Lugano, 108 a voler fare anche percorso inverso. Un intreccio di norme, regolamenti e provvedimenti che rischiano ancora una volta di portare la serie B e il calcio italiano in tribunale, stoppando i verdetti sul campo, congelandoli, riscrivendoli. Come una bomba deflagrata su quell’asfalto di autostrada, un burrone dentro cui il pallone rischia di precipitare un’altra volta. Nel caos. Perché il Monza potrebbe impugnare non solo il provvedimento annunciato, adottato, modificato, ricontestualizzato e via così, dall’Ats Brianza – filo telefonico assai caldo tra frettolosi slanci in avanti e repentini dietrofront – e presentare successivamente ricorso anche alla giustizia sportiva se non ottenesse il via libera di tutto il gruppo per il viaggio verso Salerno, l’Arechi, la Salernitana: i verdetti sulla volata playoff e sul secondo posto potrebbero essere così demandati in un’aula di tribunale federale e magari arrivare fino alla corte del Coni. Arrivare se non rimandare alle calende greche, tra congelamenti, cristallizzazioni, coercizioni, ricorsi e riscritture delle “sacre” regole: tutto può ancora succedere.

“Sarà romantico”: questa è la scritta che Adriano Galliani aveva fatto trascrivere sulle mura dello spogliatoio biancorosso nel giorno del suo ritorno a Itaca, a Monza, al Monza, lì dove il geometra aveva iniziato la lunga carriera che l’avrebbe portato al fianco di Silvio Berlusconi e nel Milan. Tutto nacque dalle antenne. Sono passati oltre quarant’anni e le antenne continua a tenerle dritte l’ex democristiano che tirò via dal campo il Milan dalla Coppa Campioni perché s’erano spenti i riflettori sul campo. Sotto i riflettori c’è finito adesso il Monza, di cui è amministratore delegato per conto della Fininvest: va bene l’amore per la maglia e per il calcio, ma il calcio è sempre una questione di soldi e di potere e i 19 milioni di euro del monte ingaggi sono investimento che non si può depauperare pur se la classifica dice altro, pur se i regolamenti e le norme (sportive, sanitarie, governative, internazionali) certificano ben altro. E così il geometra deve aver drizzato le antenne e pensato: come si può fare per uscirsene da questo casino?

Questione di numeri, regole e appigli, in situazioni disperate in fondo ci si aggrappa a tutto: in gol si va di solito grazie a un assist, e magari quello che pare un autogol può sempre tramutarsi in contropiede, beffardo, letale, chirurgico. Un gioco di squadra, appunto, e pazienza se mezza squadra se ne vada a giocare al casinò a Lugano (vedi qui) mentre il campionato di B è stato stoppato per colpa del virus che ha preso sette giocatori del Pescara, e pazienza se in rapida successione il Monza debba giocarsela con Salernitana (1 maggio) e Lecce (4 maggio), proprio le squadre che lo sopravanzano in classifica e che gli contendono il secondo posto, quello che porta direttamente in serie A. Pazienza, stupore e perdono. Innanzitutto. Il primo giorno, a notizia svelata. “L’AC Monza ha appreso dagli organi di stampa che ieri pomeriggio, al termine dell’allenamento, alcuni calciatori si sono recati al Casinò di Lugano. Non è vietato recarsi in Svizzera; è però stata senz’altro una leggerezza averlo fatto in questo periodo. I predetti calciatori intendevano trascorrere insieme qualche ora libera del pomeriggio. Hanno peccato di ingenuità e riconosciuto l’errore. L’AC Monza ha prontamente comunicato l’ingresso in Italia al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria locale di riferimento e continua a osservare il protocollo anti Covid-19 della Figc, che prevede che i calciatori possano svolgere le loro attività sottoponendosi a tamponi periodici”. Parole da leggere e rileggere. E così, mentre le indiscrezioni non smentite raccontavano di 8 calciatori, il Monza teneva a precisare “alcuni”. E così, mentre le ordinanze e i regolamenti in vigore dettagliatamente parlano di “isolamento, quarantena e registrazioni” i calciatori biancorossi si sarebbero subito allenati in gruppo, insieme agli altri. Tutti nello stesso gruppo, nessuna precauzione, nessun distanziamento? Alle domande nessun chiarimento e nessuna riposta ieri, come nessun ispettore federale pare avesse fatto ieri capolino a Monzello per verificare l’applicazione del protocollo. Tutto sottovoce, però nel calcio si sa, le voci girano. E così le reprimende (e le multe?) nel chiuso dello spogliatoio sarebbero arrivate sino alle orecchie anche dei procuratori e poi ad altre orecchie: ma proprio sicuri che fossero 8 i giocatori del Monza in trasferta ludica in Svizzera? E se fossero stati di più? O di meno?

Cinque, solo cinque: almeno questo è stato certificato dal provvedimento adottato martedì 27 aprile dall’Asl Brianza e reso noto in mattinata, in attesa dell’esito dei risultati sui tamponi e annesse postille. Cinque giocatori e come da privacy, nessuna comunicazione sulle identità mentre spifferi, delatori e siti spiattellavano nomi su nomi, spesso diversi, tra big, mezzi big e ragazzi di terza fascia. Altri tre fermati dall’Asl di Milano, questione di domicilio e residenze. Cinque, otto: numeri. Dettagli però, non è proprio questo il particolare che potrebbe fare la differenza. Cinque, otto, di meno o di più, oppure nessuno: comunque i giocatori di Brocchi sarebbero stati fermati per dieci giorni, dunque impossibilitati a giocare non solo contro la Salernitana ma anche contro il Lecce. Dieci giorni e non cinque. O ancora cinque giorni e non dieci. O ancora, niente.

Che cambia? Cambia, forse cambia. Gli svizzeri, noti per la precisione, hanno il potere di sintetizzare i provvedimenti in poche righe. E così basta cliccare sul sito del Consolato generale di Svizzera a Milano, per leggere questo. “Italia: Quarantena obbligatoria 06.-30.04.2021. Attenzione: L’Ordinanza 2 aprile del Ministro della Salute, proroga fino al 30 aprile 2021 le limitazioni disposte 2021 dall’Ordinanza 30 marzo 2021. Tale prevede una quarantena obbligatoria di  5 giorni all’ingresso in Italia anche per chi proviene dalla Svizzera, indipendentemente dall’esito del test molecolare o antigenico già richiesto. È obbligatorio, inoltre, sottoporsi a un ulteriore test al termine dei cinque giorni di quarantena. Si applicano le eccezioni già previste dall’art. 51 comma 7 del DPCM 2 marzo 2021 su salute.gov.it”. Nessuna eccezione che riguardi gli sportivi, se non quelli protagonisti di partite. Quelli del Monza a Lugano sono andati al casinò, mica al campo per una partita ufficiale. Sono andati da cittadini, non come tesserati dell’Ac Monza: le regole quelle sono, altre che distinguo e protocollo Figc al quale si appella il Monza: i giocatori se negativi possono allenarsi e pure giocare. Lo dice il Monza, e poi l’ha ripetuto l’Ats Brianza. Pazienza se da Napoli-Juve di ottobre sia venuta giù una valanga di deroghe, interpretazioni, riscritture.

E così mentre l’Asl di Salerno veniva tempestata di mail inviate da tifosi della Salernitana che ne chiedevano l’intervento (non è possibile, un’azione può scattare su denuncia dei Nas o di una Procura della Repubblica, o su segnalazione del Ministero della Salute o da altra Asl) quella brianzola avrebbe adottato un provvedimento ben più restrittivo: dieci giorni di stop ai giocatori di pallone e roulette. Appellandosi così alle ordinanze in vigore. I punti salienti, eccoli. “Obbligo di comunicare immediatamente il proprio ingresso in Italia al Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio. Obbligo di presentazione a chiunque sia deputato a effettuare i controlli di attestazione di essersi sottoposti nelle 48 ore antecedenti all’ingresso in Italia a un test molecolare o antigenico effettuato per mezzo di tampone con risultato negativo. Chi non lo presenterà all’arrivo in Italia dovrà sottoporsi a isolamento fiduciario di 10 giorni dalla data di arrivo. Il tampone deve essere eseguito nello Stato estero. Obbligo d’isolamento fiduciario di 5 giorni. Obbligo di un ulteriore test molecolare o antigenico al termine dei cinque giorni di quarantena”.

In sostanza: se non hai fatto tampone all’estero nelle 48 ore precedenti all’ingresso in Lombardia, devi osservare un isolamento di 10 giorni, se invece l’hai fatto sono 5 giorni. Ma l’imprecisato numero di calciatori del Monza poteva mai sottoporsi a tampone a Lugano nei due giorni precedenti se la trasferta al casinò sarebbe durata solo lo spazio di un pomeriggio, il pomeriggio del 26 aprile? Ma poi la registrazione in ingresso e uscita per chi entra ed esce attraverso la Lombardia è obbligatoria, esentati solo i bambini sotto i 12 anni. E al casinò c’è traccia della registrazione dei nomi dei gocatori di pallone e roulette? Le dichirazioni mendaci sono passibili di denuncia penale. Se i carabinieri ad esempio piombassero nel ritiro del Monza chiedendo: lei è stato a Lugano e il giocatore rispondesse di no, si potrebbe sempre verificare. Sarebbero guai, seri. Del resto i carabinieri per due volte sono piombati nel ritiro della Salernitana, alle prese con i postumi di un positivo nel gruppo: a Ferrara in piena notte e poi ad Ascoli, per verificare la negativizzazione di Mantovani. Se succedesse nel pre-gara dell’Arechi? Domande che volteggiano in aria, ancora nel silenzio.

È qui e così che forse si gioca la partita. Nel silenzio. Come sempre. Come quello ad esempio della Figc: nessuna parola, a ieri sera nessun ispettore federale che a Monzello – come capitato per altri club di B – verificasse l’adesione al protocollo. Nessuna parola dalla Lega B di Mauro Balata, tutta presa invece a celebrare (come da comunicato) “l’innovativo accordo con Sky per i diritti televisivi”, e nemmeno una riga sul principale quotidiano di informazione sportiva italiano, quotidiano edito da Urbano Cairo la cui parabola somiglia tanto a quella del cavaliere Berlusconi: nello sport, nell’editoria e altrove. Nemmeno una parola ufficiale finora di Adriano Galliani, davanti alla bocca la mascherina biancorossa dell’Ac Monza e quell’urlo soffocato dalla rabbia e magari dall’astuzia. Roba da far drizzare le antenne? No, roba da aprire gli occhi e magari prepararsi a qualche altra sorpresa, un’altra bella coda velenosa. Il Monza potrebbe chissà dire, sostenere, avanzare, inoculare: mi hanno fermato dei giocatori per dieci giorni quando invece dovevano essere solo cinque anzi nemmeno quelli dice la Figc di Gravina, così si alterano gli esiti del campionato, così non va mica bene, bisogna intervenire. E pazienza se i tempi della giustizia sportiva siano lunghi. Non c’è fretta: intanto giochiamo che poi ne riparliamo. Già, ne riparliamo. Oppure no, non giochiamo. Venerdì 30 è previsto un nuovo consiglio direttivo della Lega B, dopo quello che ha stoppato tutto e come da previsioni (vedi qui) avrebbe portato a questi giorni così affilati: Galliani è il vice-presidente, Sticchi Damiani presidente del Lecce è un consigliere come consiglieri sono i presidenti di alcuni club in lotta per la salvezza che da tempo si agitano, minacciano ricorsi e chiedono interventi. Chissà cosa ne pensano. Roba da drizzare le antenne, peccato però che il consiglio direttivo non vada sui maxischermi. Il titolo ci sarebbe già. “Serie B, autostrada sull’inferno”. Un ingorgo. Un casino. Altro che casinò.

 

 

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